Efrem il Siro


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I. Vita e opere. Gran parte di ciò che si racconta di E. proviene da racconti leggendari o da materiale autobiografico dubbioso. Nato nel 306 ca. da padre pagano e da madre cristiana, secondo le fonti siriache, ma da genitori cristiani, secondo lo stesso E., nella regione di Nisibi (Mesopotamia), oggi Nusaybin nella Turchia sud-orientale, egli è invitato dal vescovo locale s. Giacobbe ( 338) ad insegnare l'esegesi nella nuova scuola teologica di Nisibi. Un altro vescovo del luogo, Vologese ( 361), ha influito decisamente sul suo ideale ascetico. Città di frontiera, Nisibi è esposta agli attacchi dei Persiani, specie sotto l'energico Shapur II ( 379); nei Carmi di Nisibi E. racconta tre invasioni di Nisibi (338, 346 e 350). Da Nisibi E. deve fuggire dopo che i Romani, in seguito alla sconfitta di Giuliano l'Apostata ( 363), abbandonano la città ai Persiani. Stabilitosi ad Edessa, oggi nota come Urfa, in Turchia sud-orientale, E. diviene la gloria della scuola, chiamata " dei Persiani, " alla cui fondazione ha contribuito. L'importanza che egli dà alla verginità ha fatto pensare che fosse monaco; ma è più esatto dire che è asceta e celibe, nello stile dei " figli del patto " (bnäy qyama). Diacono dai tempi di Nisibi, un anno prima della morte (il 9 giugno 373) organizza i soccorsi durante una carestia.

E. è esegeta, predicatore, teologo, poeta. Ha lasciato discorsi in cui polemizza contro Bardesane ( 222 ca.), contro Mani ( 273 ca.), contro Marcione ( 250 ca) (Inni contro gli eretici) e specialmente contro gli Ariani (Prediche sulla fede), oltre a lettere (sono certamente autentiche quelle a Publio e a Ipazio). Come autore siriaco più fecondo le cui opere lui vivo sono tradotte in greco e in armeno, presenta alcuni problemi. Le edizioni ottocentesche dei dotti maroniti J.S. e S.E. Assemani (6 voll., Roma 1732-1746) di B. Mubarak (Benedetti) e altre edizioni sono carenti; con E. Beck possediamo un'edizione critica degli scritti autentici siriaci (1955-1975), ma il lavoro non è concluso. Oltre ai commenti esegetici alla Genesi e all'Esodo, agli Atti degli Apostoli, alla concordanza dei quattro Vangeli o Diatesseron, e un breve commento alle lettere paoline conservato solo in armeno, abbiamo frammenti di numerosi altri commenti biblici. Le opere poetiche si dividono in madrase, poemi in strofe con responsorio, come i Carmi di Nisibi, e memre, prediche metriche senza né strofe né responsorio. Secondo E. Beck, gli scritti autentici che riguardano la spiritualità sono: 1. Inni sulla fede; 2. Inni contro gli eretici; 3. Carmina Nisibena; 4. Inni sulla Nascita del Signore; 5. Inni sulla Verginità; 6. Inni sulla Chiesa; 7. Inni sul paradiso; 8. Inni sugli azzimi; 9. Inni sulla crocifissione; 10. Inni sul digiuno; 11. Prediche sulla fede; 12. Predica su Nostro Signore; 13. Commentario sulla Genesi. Alla lista di Beck si possono aggiungere i cosiddetti Inni armeni (o trasmessi in armeno).

II. Dottrina mistica. Ad E. non solo ripugna ogni razionalismo, ma egli si discosta dal metodo della teologia filosofica greca che adopera definizioni. Invece, si diletta del paradosso e della immagine. Ma un poeta vive in comunione immediata con la realtà e le poesie di E. sono di un innamorato di Dio che si esprime attraverso le creature che lo rispecchiano. Lungi dall'essere arbitrari, i simboli a cui E. ricorre per spiegare creazione e storia della salvezza si focalizzano in Cristo in modo triadico: il simbolo dell'agnello proviene dall'Egitto, ma l'esperienza corrispondente vive tuttora nella Chiesa, anche se il suggello di questa realtà spirituale si avrà nel regno dei cieli. Siccome la parola chiave efremiana razâ (mistero) significa simbolo religioso, tipo veterotestamentario, sacramento e, al plurale, Eucaristia, gli inni di E. si rivelano una miniera mistica. Immagine centrale è la verginità che anticipa il paradiso, il che presuppone un lungo tirocinio ascetico. La preghiera di unione con Dio è come una vergine nella sua stanza, protetta dagli eunuchi del silenzio e della pace interiore. Per pregare bene non basta il digiuno dal cibo, ma occorrono uno spogliamento totale e l'amore del prossimo; in questo senso, la verginità stessa può essere considerata come digiuno e astinenza dalla natura. E. è uno dei primi autori cristiani che formula l'idea spirituale del fidanzamento dell'anima con Cristo. Anche l'idea di penthos (compunzione) viene messa in rilievo, per esempio nella necessità della penitenza e delle lacrime. Una devozione a Maria in quanto Vergine non poteva mancare. Considerando l'Eucaristia come prolungamento dell' Incarnazione che prende inizio da lei, E. mette sulle sue labbra uno dei più delicati inni eucaristici (Inni sulla nascita del Signore, 16).

Se la mistica traccia il cammino dell'anima a Dio, è chiara l'importanza di E. per la spiritualità in genere, e per quella dell'unione in particolare. Egli è il più grande maestro della cristianità siriaca, il più importante poeta tra i Padri, i cui inni si usano tuttora nelle varie liturgie siriache; inoltre ha influenzato le kontakie o inni bizantini e lo stesso Romano il Melode ( sec. VI). La sua descrizione delle realtà escatologiche, specie del giudizio universale, ispirò Dante ( 1321) che forse è l'unico poeta-teologo che può essere paragonato ad E. (R. Murray). Con la sua mistica del fianco squarciato di Cristo (cf Gv 19,34) E. getta un ponte con la devozione occidentale del S. Cuore. Benedetto XV lo ha proclamato Dottore della Chiesa universale. Siccome E. è vissuto prima della separazione tra siriaci che si opera con i Concili di Efeso (431) e di Calcedonia (451), egli continua ad essere loro padre comune, venerato da loro come " l'arpa dello Spirito Santo ". In Oriente, (nelle Chiese bizantina e siriache) la sua festa si celebra il 28 gennaio e nella Chiesa latina il 18 giugno; la Chiesa copta la celebra il 9 luglio.

Bibl. Opere: CSCO 154, 169, 174, 186, 198, 212, 218, 223, 240, 246, 248 (= Scriptores Syri, 73, 76, 78, 82, 84, 88, 92, 94, 102, 106, 108). Studi: E. Beck, s.v., in DSAM IV1 788-800; S. Brock, The Luminous Eye: The Spiritual World Vision of St Ephrem, Rome 1985; I. Hausherr, Penthos, Rome 1944; R. Lavenant - F. Graffin, Éphrem de Nisibis. Hymnes sur le paradis, Paris 1968; L. Leloir, s.v., in DHGE XV, 590-597; J. Martikainen, s.v., in Aa.Vv., Klassiker der Theologie I, München 1981, 62-75; R. Murray, Symbols of Church and Kingdom, London 1975; G. Nedungatt, The Covenanters of the Early Syriac-Speaking Church, in OCP 39 (1973), 191-215 e 419-444; C. Sorsoli - L. Dattrino, s.v., in DES II, 985-1007; P. Yousif, L'Eucharistie chez saint Éphrem de Nisibe, Roma 1984; Id., Il sangue del costato del Salvatore in Sant'Efrem di Nisibi, in Aa.Vv., Sangue e Antropologia. Riti e culto, Roma 1987, 985-1007.

Autore: E.G. Farrugia
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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