Trasfigurazione


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1. Situazione. - Nei vangeli la trasfigurazione di Cristo è collocata in un momento decisivo, quello in cui Gesù, riconosciuto dai suoi discepoli Come Messia, rivela loro Come si compirà la sua opera: la sua glorificazione sarà una risurrezione, il che implica il passaggio attraverso la sofferenza e la morte (Mt 17, 1-9 par.; cfr. 16, 13-23 par.). Questo contesto dà alla scena il suo significato nella vita di Cristo e la sua fecondità nella vita del Cristiano. Gesù vi appare realizzante le Scritture (cfr. Li: 24, 44 ss) ed i loro oracoli sul Messia, sul servo di Dio e sul figlio dell'uomo.

2. Il mistero. - Gesù sceglie come testimoni dell'avvenimento Coloro Che saranno testimoni della sua agonia: Pietro (cfr. 2 Piet 1, 16 ss), Giacomo e Giovanni (Mc 14, 33 par.; cfr. 5, 37). La scena evoca le teofanie di cui furono testimoni Mosè ed Elia sul monte di Dio (Sinai-Horeb, cfr. Es 19, 9; 24,15-18; 1 Re 19, 8-18). Dio non manifesta soltanto la sua presenza parlando dalla nube e dal fuoco (Deut 5, 2-5); ma, in presenza di Mosè e di Elia, Gesù appare ai discepoli trasfigurato dalla gloria di Dio. Questa gloria suscita il loro spavento, timore religioso dinanzi al divino (cfr. LC 1, 29 s); ma provoca pure una suggestiva riflessione di Pietro, Che esprime la sua gioia dianzi alla gloria di colui del quale ha confessato la messianità; Dio abiterà con i suoi, come hanno annunciato i profeti dei tempi messianici. Tuttavia la gloria non è quella dell'ultimo giorno; essa non fa che illuminare le vesti e la faccia di Gesù, come un tempo irradiava il volto di Mosè (Es 34, 29 s. 35). È la gloria stessa di Cristo (Li: 9, 32) che è il Figlio diletto, come proclama la voce che esce dalla nube. Nello stesso tempo questa voce ratifica la rivelazione che Gesù ha fatto ai suoi discepoli e Che è l'oggetto del suo colloquio con Mosè ed Elia: l'« esodo » di cui Gerusalemme sarà il punto di partenza (LC 9, 31), il passaggio attraverso la morte, necessario all'ingresso nella gloria (cfr. Lc 24, 25 ss); infatti la voce divina comanda di ascoltare Colui che è il Figlio, l'eletto di Dio (Lc 9, 35). La parola che echeggia sul nuovo Sinai rivela Che una nuova legge prenderà il posto della legge data anticamente; questa parola evoca tre oracoli del VT: uno che concerne il Messia e la sua filiazione divina (Sal 2, 7), l'altro che riguarda il servo di Dio, il suo eletto (Is 42, 1), il terzo in cui è annunciato un nuovo Mosè (Deut 18,15; cfr. Gv 1,17 s): « Jahve tuo Dio susciterà... un profeta come me: lui ascolterete ». Ascoltarlo, significa di fatto ascoltare il Verbo fatto carne, nel quale il credente vede la gloria di Dio (cfr. Gv 1, 14).

3. Scopo e frutto dell'avvenimento. - La trasfigurazione conferma la confessione di Cesarea e consacra la rivelazione di Gesù, figlio dell'uomo sofferente e glorioso, la Cui morte e risurrezione realizzeranno le Scritture. Rivela la persona di Gesù, Figlio diletto e trascendente, Che possiede la gloria stessa di Dio. Manifesta Gesù e la sua parola come la nuova legge. Anticipa e prefigura l'avvenimento pasquale, Che, per la via della Croce, introdurrà Cristo nella piena manifestazione della sua gloria e della sua dignità filiale. Questa esperienza anticipata della gloria di Cristo è destinata a sostenere i discepoli nella loro partecipazione al mistero della croce.

1. Situazione. - Nei vangeli la trasfigurazione di Cristo è collocata in un momento decisivo, quello in cui Gesù, riconosciuto dai suoi discepoli Come Messia, rivela loro Come si compirà la sua opera: la sua glorificazione sarà una risurrezione, il che implica il passaggio attraverso la sofferenza e la morte (Mt 17, 1-9 par.; cfr. 16, 13-23 par.). Questo contesto dà alla scena il suo significato nella vita di Cristo e la sua fecondità nella vita del Cristiano. Gesù vi appare realizzante le Scritture (cfr. Li: 24, 44 ss) ed i loro oracoli sul Messia, sul servo di Dio e sul figlio dell'uomo.

2. Il mistero. - Gesù sceglie come testimoni dell'avvenimento Coloro Che saranno testimoni della sua agonia: Pietro (cfr. 2 Piet 1, 16 ss), Giacomo e Giovanni (Mc 14, 33 par.; cfr. 5, 37). La scena evoca le teofanie di cui furono testimoni Mosè ed Elia sul monte di Dio (Sinai-Horeb, cfr. Es 19, 9; 24,15-18; 1 Re 19, 8-18). Dio non manifesta soltanto la sua presenza parlando dalla nube e dal fuoco (Deut 5, 2-5); ma, in presenza di Mosè e di Elia, Gesù appare ai discepoli trasfigurato dalla gloria di Dio. Questa gloria suscita il loro spavento, timore religioso dinanzi al divino (cfr. LC 1, 29 s); ma provoca pure una suggestiva riflessione di Pietro, Che esprime la sua gioia dianzi alla gloria di colui del quale ha confessato la messianità; Dio abiterà con i suoi, come hanno annunciato i profeti dei tempi messianici. Tuttavia la gloria non è quella dell'ultimo giorno; essa non fa che illuminare le vesti e la faccia di Gesù, come un tempo irradiava il volto di Mosè (Es 34, 29 s. 35). È la gloria stessa di Cristo (Li: 9, 32) che è il Figlio diletto, come proclama la voce che esce dalla nube. Nello stesso tempo questa voce ratifica la rivelazione che Gesù ha fatto ai suoi discepoli e Che è l'oggetto del suo colloquio con Mosè ed Elia: l'« esodo » di cui Gerusalemme sarà il punto di partenza (LC 9, 31), il passaggio attraverso la morte, necessario all'ingresso nella gloria (cfr. Lc 24, 25 ss); infatti la voce divina comanda di ascoltare Colui che è il Figlio, l'eletto di Dio (Lc 9, 35). La parola che echeggia sul nuovo Sinai rivela Che una nuova legge prenderà il posto della legge data anticamente; questa parola evoca tre oracoli del VT: uno che concerne il Messia e la sua filiazione divina (Sal 2, 7), l'altro che riguarda il servo di Dio, il suo eletto (Is 42, 1), il terzo in cui è annunciato un nuovo Mosè (Deut 18,15; cfr. Gv 1,17 s): « Jahve tuo Dio susciterà... un profeta come me: lui ascolterete ». Ascoltarlo, significa di fatto ascoltare il Verbo fatto carne, nel quale il credente vede la gloria di Dio (cfr. Gv 1, 14).

3. Scopo e frutto dell'avvenimento. - La trasfigurazione conferma la confessione di Cesarea e consacra la rivelazione di Gesù, figlio dell'uomo sofferente e glorioso, la Cui morte e risurrezione realizzeranno le Scritture. Rivela la persona di Gesù, Figlio diletto e trascendente, Che possiede la gloria stessa di Dio. Manifesta Gesù e la sua parola come la nuova legge. Anticipa e prefigura l'avvenimento pasquale, Che, per la via della Croce, introdurrà Cristo nella piena manifestazione della sua gloria e della sua dignità filiale. Questa esperienza anticipata della gloria di Cristo è destinata a sostenere i discepoli nella loro partecipazione al mistero della croce.

Autore: R. ne Suegy
Fonte: Dizionario di Teologia Biblica


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