Riconciliazione


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Già nel VT il fatto che Dio non ha cessato di offrire agli uomini il suo *perdono costituisce un preludio alla sua riconciliazione con essi. Egli stesso si è rivelato come il «Dio di tenerezza e di pietà» (Es 34, 6), che desiste volentieri dal «furore della sua *ira» (Sal 85,4; cfr. 103,8-12) e parla di *pace al suo popolo (cfr. Sal 85,9). I peccati di Israele rappresentano una rottura dell‘alleanza del Sinai; ma Dio, lungi dal rassegnarvisi, prenderà personalmente l‘iniziativa di un‘alleanza nuova ed eterna (Ger 31, 31 ss; Ez 36,24-30); appunto una riconciliazione - anche se la parola non è usata - Jahve propone quindi alla sua *sposa infedele (Os 2, 16-22), ai suoi figli ribelli (Ez 18,31 s). Tutti i riti di *espiazione del culto mosaico, ordinati alla purificazione delle mancanze più varie, miravano in definitiva alla riconciliazione dell‘uomo con Dio. Tuttavia non era ancora giunto il tempo della completa remis sione dei peccati, ed i fedeli del vero Dio rimanevano nell‘attesa di qualcosa di meglio (cfr. 2 Mac 1, 5; 7, 33; 8, 29). La riconciliazione perfetta e definitiva è stata Compiuta da Cristo Gesù «*mediatore tra Dio e gli uomini» (1 Tim 2, 5), ed essa d‘altronde non è che un aspetto della sua opera di *redenzione. Rimane tuttavia legittimo considerare il mistero della *salvezza, sotto questo punto di vista speciale, alla luce di alcuni testi di Paolo (Rom 5, 10 s; 2 Cor 5, 18 ss; Ef 2,16s; Col 1, 20 ss): tale è l‘oggetto proprio di queste righe. I. LA NOSTRA RICONCILIAZIONE CON DIO PER MEZZO DI CRISTO 1. L’iniziativa di Dio. - L‘uomo, da solo, è incapace di riconciliarsi Con il Creatore Che ha offeso Col suo *peccato. Qui l‘azione di Dio è primaria e decisiva, «e tutto questo viene da Dio che Ci ha riconciliati con se stesso per mezzo di Cristo» (2 Cor 5, 18). Egli ci amava già quando noi eravamo suoi «nemici» (Rom 5, 10), e proprio allora il suo Figlio «è morto per noi» (5, 8). Il mistero della nostra riconciliazione è collegato a quello della *croce (cfr. Ef 2, 16) e del «grande amore» con cui siamo stati amati (cfr. Ef 2, 4). 2. Gli e$etti della riconciliazione. - Dio, ormai, non tiene più conto delle mancanze degli uomini (cfr. 2 Cor 5,19). Ma, lungi dall‘essere una semplice finzione giuridica, l‘azione di Dio, a detta di Paolo, è come «una nuova *creazione» (2 Cor 5, 17). La riconciliazione implica un rinnovamento completo per coloro Che ne beneficiano, e coincide con la *giustificazione (Rom 5, 9 s), Con la santificazione (Col 1, 21 s). *Nemici, fino a questo momento, di Dio per la nostra condotta cattiva (Rom 1, 30; 8, 7), -ora possiamo «gloriarsi in Dio» (Rom 5,11), che vuole «farci comparire dinanzi a sé santi, immacolati ed irreprensibili» (Col 1, 22); abbiamo «tutti, in un solo spirito, accesso al Padre» (Ef 2,18). 3. «Il ministero della riconciliazione». - Tutta l‘opera della *salvezza è già compiuta da parte di Dio, ma, sotto un altro punto di vista, continua attualmente fino alla parusia, e Paolo può definire l‘attività apostolica come «il ministero della riconciliazione» (2 Cor 5, 18). «Come ambasciatori di Cristo», gli apostoli sono i messaggeri della 987 «parola della riconciliazione» (5,19 s). Un antico papiro parla qui persino del «vangelo della riconciliazione», e tale è appunto il tenore del messaggio apostolico (cfr. Ef 6, 15: «il vangelo della pace»). Nel loro ministero i servi del *vangelo si sforzeranno quindi, ad esempio di Paolo, di essere per parte loro gli artefici della pace che annunziano (2 Cor 6, 4- 13). 4. L’accoglienza del dono di Dio. - Dal fatto che Dio è l‘autore primario e principale della riconciliazione non Consegue Che l‘uomo abbia qui un atteggiamento puramente passivo: deve accogliere il dono di Dio. L‘azione divina non esercita la sua efficacia se non per coloro che vogliono acconsentirvi mediante la *fede. Di qui il grido pressante di Paolo: «Noi vi supplichiamo in nome di Cristo, lasciatevi riconciliare Con Dio» (2 Cor 5,20). II. LA RICONCILIAZIONE UNIVERSALE 1. La creazione riconciliata. - Parlando della riconciliazione del *mondo (2 Cor 5, 19; Rom 11, 15), Paolo finora aveva di mira soprattutto gli uomini peccatori, senza d‘altra parte misconoscere che lo stesso mondo materiale è solidale Con l‘uomo e deve partecipare alla sua *liberazione (cfr. Rom 8, 19-22). Nelle lettere della prigionia, in Col e in Ef, l‘orizzonte dell‘apostolo si amplia, per abbracciare tutto l‘universo, «sulla terra» e «nei Cieli» (Col 1, 20): riconciliati con Dio in virtù del sangue della croce, gli uomini sono riconciliati anche con gli spiriti celesti; è posto fine persino all‘atteggiamento ostile che nei nostri Confronti potevano assumere le potenze *angeliche sotto il regime abrogato della *legge (cfr. Col 2,15). 2. La riconciliazione dei Giudei e dei pagani. - Paolo corona il suo insegnamento in Ef 2, 11-22. L‘azione di Cristo «nostra pace» (2, 14) vi è messa in piena luce, e soprattutto i meravigliosi benefici che egli procura ai pagani di ieri: essi sono ora integrati nel popolo eletto allo stesso titolo dei Giudei, l‘era della separazione e dell‘odio è terminata, tutti gli uomini non formano più in Cristo che un solo *corpo (2, 16), un solo *tempio santo (2, 21). Poco importano all‘apostolo delle nazioni le *sofferenze gloriose Che gli attira l‘annunzio di questo *mistero (Ef 3,1-13). Paolo è stato il teologo ispirato ed il ministro infaticabile della riconciliazione, ma 1076 Gesù stesso, col suo *sacrificio, ne è stato l‘artefice, «nel suo *corpo di carne» (Col 1, 22); e per primo ne ha pure sottolineato le esigenze profonde: il peccatore riconciliato da Dio non può rendergli un *culto gradito se prima non va a riconciliarsi egli stesso con il suo fratello (Mt 5, 23 s).

Autore: L. Roy
Fonte: Dizionario di Teologia Biblica


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