Re


220
Nell‘Oriente antico l‘istituto monarchico è sempre intimamente collegato alla concezione mitica della regalità divina, comune alle diverse civiltà del tempo. Per tale fatto, è una istituzione sacra che, in gradi diversi, appartiene alla sfera del divino. In Egitto il faraone regnante è considerato come una incarnazione di Oro; tutti i suoi atti sono quindi divini per natura e le funzioni cultuali gli spettano di diritto. A Babilonia il re è l‘eletto di Marduk, delegato da lui al governo delle «quattro regioni», Cioè di tutta la terra; Capo civile e militare, egli è pure il sommo sacerdote della città. Nei due casi la funzione regale fa del suo titolare il *mediatorenato tra gli dèi e gli uomini. Non soltanto egli deve assicurare a questi la giustizia, la vittoria, la pace; ma attraverso la sua mediazione giungono tutte le benedizioni divine, compresa la fertilità della terra e la fecondità umana ed animale. Così l‘istituzione monarchica fa corpo con le mitologie ed i Culti politeistici. In epoca più tarda l‘impero greco e l‘impero romano ne riprenderanno le idee fondamentali, quando divinizzeranno i loro sovrani. Questo è lo sfondo su cui spicca, in tutta la sua originalità, la rivelazione biblica. Il tema del *regno di Dio occupa nei due Testamenti un posto Capitale; quello della regalità umana si sviluppa in base all‘esperienza israelitica e serve infine a definire la regalità di Gesù Cristo. Ma da una parte e dall‘altra, l‘ideologia subisce una purificazione radicale che la pone in armonia con la rivelazione del *Dio unico. Sul secondo punto essa è perforo completamente trasformata: da una parte, fin dall‘origine, la monarchia come istituzione temporale si distacca dalla sfera del divino; dall‘altra parte, al termine dello sviluppo dottrinale, la regalità di Cristo è di ordine diverso da quello del mondo politico. VT La monarchia non appartiene alle istituzioni più fondamentali del *popolo di Dio, confederazione di tribù legate dall‘*alleanza. Tuttavia esisteva in Canaan fin dall‘epoca dei patriarchi (Gen 20), e nei piccoli popoli vicini fin dall‘epoca dell‘esodo e dei giudici (Gen 35,31-39; Num 20,14; 21,21.33; 22,4; Gios 10-11; Giud 4,2; 8,5). Ma Quando Israele adotta la rappresentazione regale per applicarla al suo Dio, non ne trae alcuna conseguenza per le sue istituzioni politiche: *Jahve regna su Israele (cfr. Giud 8, 23; 1 Sam 8, 7; Es 19, 6) in virtù dell‘alleanza, ma nessun re umano incarna la sua presenza in mezzo al suo popolo.

I. L‘ESPERIENZA MONARCHICA
1. Istituzione della monarchia. - Al tempo dei giudici, Abimelech tenta di instaurare a Síchem una monarchia di tipo cananeo (Giud 9, 1-7); l‘istituzione urta contro una forte resistenza ideologica (9, 8-20) e fallisce miseramente (9, 22-57). Dinanzi al pericolo filisteo gli anziani di Israele incominciano a desiderare un re «che li giudichi e conduca 1e loro guerre» (1 Sam 8, 19). Istituzione ambigua, che minaccia di assimilare Israele alle «altre nazioni» (8, 5. 20); quindi uno dei racconti del fatto attribuisce a Samuele un atteggiamento di opposizione (8, 6; 10, 17 ss; 12, 12). Ad ogni modo, Samuele consacra religiosamente l‘istituzione nuova, conferendo l‘*unzione a Saul (9, 16 s; 10, 1) e presiedendo alla sua intronizzazione (10, 20- 24; 11, 12-15). Ma la monarchia si inserisce in una cornice più ampia, di cui il patto di alleanza fissa sempre i tratti fondamentali: Saul è, al pari dei giudici, un capo carismatico guidato dallo *spirito di Jahve (10, 6 ss), che conduce la *guerra santa (11). Gli succede, anch‘esso come capo carismatico di provato valore, David, dapprima in Giuda (2 Sam 2, 1-4), poi in Israele (5, 1 ss). Tuttavia, con lui, la monarchia fa un passo avanti: il regno si organizza politicamente sul modello degli stati vicini, e soprattutto la profezia di Natan fa della dinastia davidica una istituzione permanente del popolo di Dio, depositaria delle promesse divine (7, 5-16). La speranza del popolo di Dio sarà quindi legata ormai alla regalità davidica, almeno nel Sud del paese (cfr. Num 24, 17; Gen 49, 8-12) dove l‘istituzione conserverà sempre la sua forma dinastica. Al Nord, invece, gli ambienti religiosi tenderanno a conservarle una forma Carismatica, e si vedranno profeti suscitare vocazioni regali (1 Re 11, 26-40; 2 Re 9). 2. Le funzioni regali. - In Israele il re non appartiene, come nelle civiltà circostanti, alla sfera del divino. Rimane sottomesso, al pari degli altri uomini, alle esigenze dell‘alleanza e della legge, come i profeti, all‘occasione, non mancano di ricordare (cfr. 1 Sam 131 8-15; 15,10-30; 2 Sam 12,1-2; 1 Re 11, 31-39; 21, 17-24). Egli tuttavia è una persona sacra, di cui bisogna rispettare l‘*unzione (1 Sam 24, 11; 26, 9). A partire da David, la sua situazione in rapporto a Dio si precisa: Dio fa di lui il suo *figlio adottivo (2 Sam 7, 14; Sal 2, 7; 89, 27 s), depositario dei suoi poteri e posto virtualmente a capo di tutti i re della terra (Sal 89, 28; cfr. 2, 8-12; 18, 44 ss). Se è fedele, Dio gli promette la sua protezione. Con le *vittorie sul nemico esterno, dovrà assicurare la prosperità del suo popolo (cfr. Sal 20; 21) e, all‘interno, far regnare la *giustizia (Sal 45, 4-8; 72, 1-7. 12 ss; Prov 16, 12; 25, 4 s; 29, 4. 14). Le sue funzioni temporali si collegano così allo scopo fondamentale dell‘alleanza e della *legge. Inoltre, come capo del popolo di Dio, egli esercita all‘occasione talune funzioni Cultuali (2 Sam 6, 17 s; 1 Re 8, 14. 62 s), che permettono di parlare di un *sacerdozio regale (Sal 110, 4). L‘ideale del re fedele (Sal 101), giusto, pacifico, Corona così in qualche modo tutto l‘ideale nazionale: l‘esercizio del pottre regale deve far entrare questo ideale nei fatti. 3. Ambiguità dell’esperienza monarchica. - Tuttavia i libri storici e profetici mettono in rilievo l‘ambiguità dell‘esperienza monarchica. In tutta la misura in Cui i re rispondono all‘ideale che è loro assegnato, i profeti li sostengono e gli storici non mancano di farne l‘elogio; Così per David (Sal 78, 70; 89, 20-24), Asa (1 Re 15, 11-15), Josafat (1 Re 22, 43), Ezechia (2 Re 18, 3-7), Giosia (2 Re 23, 25). Ma la gloria di Salomone è già più equivoca (1 Re 11, 1-13). Infine i re cattivi sono numerosi, sia in Israele (1 Re 16, 25 ss. 30-33) Che in Giuda (2 Re 16, 2 ss; 21, 1-9). Di fatto la monarchia israelitica è costantemente tentata, soprattutto nel Nord, di allinearsi sull‘esempio dei monarchi pagani circostanti, non soltanto copiando il loro dispotismo (già denunciato da 1 Sam 8, 10-18), ma Cadendo di un‘idolatria favorita d‘altronde dalla concezione mitica della regalità divina. Perciò il movimento profetico denuncia Continuamente i suoi abusi e mostra nelle calamità nazionali il castigo meritato dai re (cfr. Is 7, 10 ss; Ger 21- 22; 36 - 38; 2 Re 23, 26 s). Osea Condanna la stessa istituzione monarchica (Os 8, 4). Il Deuteronomio, sforzandosi di disciplinarla, pone i monarchi in guardia contro l‘imitazione dei re pagani (Deut 17, 14-20). 4. I re pagani. - Nei confronti dei re pagani l‘atteggiamento dei libri sacri presenta delle sfumature. Come ogni *autorità terrena, essi hanno il loro potere da Dio; Eliseo interviene persino in nome di Dio per suscitare a Damasco la rivolta di Hazael (2 Re 8, 7-15; cfr. 1 Re 19, 15). Possono avere *missioni provvidenziali nei confronti del popolo di Dio: a Nabuchodonosor Dio dà il dominio su tutto l‘Oriente, compreso Israele (Ger 27), poi suscita Ciro per abbassare Babilonia e liberare i Giudei (Is 41, 1-4; 45, 1-6). Ma tutti restano soggetti alle sue esigenze, ed egli pronunzia i suoi giudizi per castigare il loro *orgoglio sacrilego (Is 14, 3-21; Ez 28, l-19) e le loro *bestemmie (Is 37, 21-29). Anch‘essi dovranno piegarsi, quando sarà giunta l‘ora, dinanzi alla sua regalità suprema e dinanzi al potere del suo unto (Sai 2; 72, 9 ss). II. VERSO LA REGALITA FUTURA l. Le promesse profetiche. - Giudicando la esperienza monarchica da un punto di vista puramente religioso, parecchi profeti l‘hanno ritenuta in definitiva disastrosa. Osea ne ha annunziato la fine (Os 3,4 s). Geremia ha preso lucidamente in Considerazione l‘abbassamento della dinastia davidica (cfr. Ger 21-22), alla quale Isaia mostrava ancora tanto attaccamento. Nella prospettiva degli «ultimi tempi» l‘insieme dei profeti lascia intravvedere la realizzazione perfetta del disegno divino manifestato dalla vocazione di David ed abbozzato in *figura in qualche raro successo. Nel sec. vili Isaia volge gli occhi verso il re futuro di cui saluta la nascita (Is 9, 1-6): egli darà al popolo di Dio la *gioia, la *vittoria, la *pace e la *giustizia. Questo rampollo di Jesse, animato dallo *spirito di Jahve, farà regnare la *giustizia (cfr. 32, 1-5) così bene, che il paese tornerà ad essere un *paradiso terrestre (11, 1-9). Michea professa la stessa fiducia nella sua venuta (Mi 5,1-5). Geremia, nel momento stesso in cui avviene la caduta della dinastia, annunzia il regno futuro del germoglio giusto di David kGer 23, 5 s). Ezechiele, pur professando la stessa fede fondamentale, segna tuttavia una svolta. AI nuovo David, *pastore di Israele, egli non accorda che il titolo meno splendido di principe (Ez 34, 23 s; 45, 7 s); risalendo oltre l‘epoca regia, il profeta cerca quindi l‘ideale di Israele nella teocrazia dei tempi mosaici. Ponendo quindi al Centro della sua speranza questa teocrazia (cfr. Is 52, 7), il messaggio di consolazione non esclude tuttavia il compimento delle promesse fatte a David (Is 55, 3; cfr. Sal 89, 35-38). 2. Nell’attesa delle promesse. - L‘esperienza della monarchia ebbe termine nel 587. Tutto sommato, non era stata che una parentesi nella storia di Israele; ma aveva segnato profondamente gli spiriti. Durante l‘esilio si soffre per l‘umilíazione della dinastia (Lam 4, 20; Sal 89, 39- 52) e si prega per la sua restaurazione (Sai 80, 18). Per un momento la missione di Zorobabele (Esd 3) fa sperare che questo «germoglio di David» ristabilirà la monarchia nazionale (Zac 3, 8 ss; 6, 9-14); ma la speranza dura poco. Il giudaismo postesilico, riorganizzato sotto una forma teocratica, è sottomesso all‘autorità dei re pagani, che proteggono liberamente la sua autonomia (cfr. Esci 7, 1-26) e per i quali esso prega ufficialmente (6, 10; 1 Mac 7, 33). A misura che la durata della prova nazionale si prolunga, gli occhi si rivolgono piuttosto verso gli «ultimi tempi» annunziati dai profeti. L‘attesa del *regno di Dio costituisce il punto Centrale della speranza escatologica. Ma in questa cornice l‘attesa del re futuro occupa sempre un posto importante. Gli antichi salmi regali sono riferiti ad esso (Sal 2; 45; 72; 110), ed alla loro luce Ci si raffigura il suo regno. L‘immagine di un re giusto, vittorioso e pacifico (Zac 9, 9 s) si profila all‘orizzonte. Quanto ai re pagani, ora vengono dipinti Come soggetti al suo potere e partecipi del culto del vero Dio (cfr. Is 60, 16), ora si annunzia il loro giudizio e la loro condanna (Is 24, 21 s) se si sono levati Contro il regno di Jahve (Dan 7,17-27). 3. Alle soglie del NT. - La restaurazione della monarchia da parte della dinastia asmonea, nel momento in cui la corrente apocalittica si rifugia nell‘attesa di un intervento miracoloso di Dio (cfr. Dan 2, 44 s; 12, 1), non è nella linea della speranza tradizionale. Come la rivolta di Giuda si Collega alla ideologia delle antiche *guerre sante (cfr. 1 Mac 3), così la concentrazione dei poteri nelle mani di Simone (1 Mac 14) appare in seguito Come una innovazione. Inoltre la monarchia asmonea adotta rapidamente costumi e metodi di governo in onore presso i re pagani. Perciò i *Farisei la rifiutano, per fedeltà alla regalità davidica, nella quale deve nascere il *Messia (cfr. Salmi di Salomone). Parallelamente, la Corrente essenica si oppone ad un *sacerdozio Che ritiene illegittimo, ed aspetta la venuta dei «due messia di Aronne e di Israele» (il sommo sacerdote ed il re davidico che gli sarà subordinato). Dopo gli Asmonei il potere d‘altronde passa alla dinastia di Erode, Che agisce sotto controllo romano. Accantonata dai Sadducei, che si adattano a questo stato di cose, l‘attesa del re escatologico è ardente in tutto il popolo giudaico. Ma pur Conservando il suo obiettivo religioso - il regno finale di Dio -, essa riveste generalmente un carattere politico molto accentuato: si aspetta dal re-messia la liberazione di Israele dalla oppressione straniera. NT Il messaggio del NT ha come centro il tema, essenzialmente religioso, del *regno di Dio. Quello della regalità messianica, radicarlo nell‘esperienza di Israele e fondato sulle promesse profetiche, serve ancora a definire la funzione di Gesù, artefice umano del regno. Ma per trovare il suo posto nella rivelazione completa della *salvezza, esso si spoglia totalmente delle sue risonanze politiche.

I. LA REGALITÀ DI GESù DURANTE LA SUA VITA TERRENA
1. Gesù è re? - Durante il suo ministero pubblico Gesù non cede mai all‘entusiasmo *messianico delle folle, troppo intriso di elementi umani e di speranze temporali. Non si oppone né all‘*autorità del tetrarca Erode, che tuttavia sospetta in lui un concorrente (Lc 13, 31 ss; cfr. 9, 7 s), né a quella dell‘imperatore romano, al quale è dovuto il tributo (Mc 12,13-17 par.): la sua *missione è di altro ordine! Egli non rifiuta l‘atto di fede messianica di Natanaele («Tu sei il re di Israele», Gv 1, 49); ma indirizza i suoi sguardi verso la parusia del *figlio dell‘uomo. Quando, dopo la moltiplicazione dei pani, la folla vuole rapirlo per farlo re, egli si sottrae (Gv 6, 15). Si presta tuttavia una volta ad una manifestazione pubblica in occasione del suo ingresso trionfale a Gerusalemme: mostrandosi in umile pompa, conforme all‘oracolo di Zaccaria (Mt 21, 5; cfr Zac 9, 9), si lascia acclamare come il re di Israele (Lc 19, 38; Gv 12, 13)- Ma quello stesso successo affretterà l‘ora della sua passione. Infine, egli parla ai suoi del suo regno in una prospettiva puramente escatologica, nel momento in cui sta per iniziarsi la passione (Le 22, 29 s). 2. La passione e la regalità di Gesù. - L‘interrogatorio di Gesù durante il suo *processo religioso verte sulla sua qualità di *messia e di *Figlio di Dio. In Compenso, nel suo processo civile dinanzi a Pilato, è in causa la sua regalità; gli evangelisti ne approfittano per far vedere che la sua passione ne è la rivelazione paradossale. Interrogato da Pilato («Sei tu il re dei Giudei?», Mc 15,2 par.; Gv 18, 33.37), Gesù non rinnega questo titolo (Gv 18, 37), ma precisa che il suo «*regno non è di qeusto mondo» (Gv 18, 36), per modo che egli non può fare concorrenza a Cesare (cfr. Lc 23, 2). Nell‘accecamento della loro incredulità, le autorità giudaiche giungono allora a riconoscere a Cesare un potere politico esclusivo per meglio respingere la regalità di Gesù (Gv 19, 12-15). Ma questa si manifesta attraverso gli stessi atti che la scherniscono: dopo la flagellazione i soldati lo salutano Con il titolo di re dei Gíudei (Mc 15, 18 par); la iscrizione della croce porta: «Gesù di Nazaret, re dei Giudei» (Gv 19, 19 ss par.); i presenti si accaniscono nello schernire questa regalità da burla (Mt 27,42 par.; Lc 23, 37); ma il buon ladrone, riconoscendone la vera natura, prega Gesù di «ricordarsi di lui quando verrà nel suo regno» (Lc 23, 42). Di fatto Gesù conoscerà la gloria regale, ma ciò avverrà per mezzo della sua *risurrezione e della sua parusia nell‘ultimo giorno. Venuto, Come il pretendente della parabola, per ricevere fl regno, e rinnegato dai suoi concittadini, egli sarà nondimeno investito e ritornerà per domandare i conti e *vendicarsi dei suoi *nemici (Lc 19,12-15.27). Sulla *croce questa regalità sfolgora per chi sa vedere le Cose con uno sguardo di fede: Vexilla regis prodeunt, fulget crucis mysterium, «Gli stendardi del Re avanzano, il mistero della croce risplende» (Inno del tempo della Passione). II. LA REGALITA DI CRISTO RISORTO 1. La regalità attuale del Signore. - *Gesù Cristo risorto è entrato nel suo regno. Ma prima deve far Comprendere ai suoi *testimoni la natura di questo regno messianico, così diverso da quello che i Giudei si aspettano: non si tratta di restaurare la monarchia a vantaggio di Israele (Atti 1, 6); il suo regno si stabilirà mediante l‘annunzio del suo *vangelo (Atti 1, 8). Egli, tuttavia, è re, Come proclama la *predicazione Cristiana, che gli applica le Scritture profetiche: il re di giustizia del Sai 45, 7 (Ebr 1, 8), il re-sacerdote del Sal 110, 4 (Ebr 7, 1). Lo era misteriosamente fin dall‘inizio della sua vita terrena, come sottolineano gli evangelisti raccontando la sua infanzia (Lc 1, 33; Mt 2, 2). Ma la sua regalità, «che non è di questo *mondo» (Gv 18, 36) e che non vi è rappresentata da nessuna monarchia umana cui Gesù abbia delegato i suoi poteri, non fa in alcun modo Concorrenza a quella dei re terreni. I cristiani ne diventano sudditi quando Dio li «strappa al potere delle tenebre per trasferirli nel regno del Figlio suo, nel quale hanno la redenzione» (Col l, 13). Ciò non impedisce loro di sottomettersi poi ai re di questo mondo e di onorarli (1 Piet 2, 13. 17), anche se questi re sono pagani: depositari dell‘*autorità, basta che essi non la oppongano all‘autorità spirituale di Gesù. Il dramma sta nel fatto che talvolta si levano Contro di essa, realizzando la profezia del Sal 2, 2. Ciò avvenne già al momento della passione (Atti 4, 25 ss). Ciò avviene nel Corso della storia quando questi re terreni, fornicando con *Babilonia (Apoc 17, 2) e lasciandola regnare su di sé (17, 18), per ciò stesso partecipano alla regalità satanica della *bestia (17, 12): allora, inebriati del loro potere, diventano i persecutori della Chiesa e dei suoi figli, come la stessa Babilonia che si ubriaca del sangue dei *martiri di Gesù (17, 6). 2. Il regno di Cristo alla parusia. - Nel quadro simbolico degli ultimi tempi tracciato dall‘Apocalisse, la crisi finale si aprirà quindi con ima campagna di tutti questi re Contro l‘*agnello: avendo rimesso il loro potere alla *bestia (Apoc 17, 13), essi si raduneranno in vista del grande *giorno (16, 14), ma l‘agnello li vincerà (cfr. 19, 18 s), «perché è il re dei re ed il *Signore dei signori» (17, 14; 19, 1 ss; cfr. 1, 5). La sua parusia sarà la manifestazione folgorante del suo regno e nello stesso tempo del regno di Dio (11, 15; 2 Tini 4, 1): secondo l‘oracolo di Is 11, 4, il re figlio di *David annienterà allora l‘*anticristo mediante la manifestazione della sua parusia (2 Tess 2, 9). Egli poi rimetterà il regno al *Padre suo, perché, secondo il testo del Sal 110, 1, bisogna Che egli regni «fino a quando Dio abbia posto tutti i suoi nemici sotto i suoi piedi» (l Cor 15, 24 s). Al termine della *guerra escatologica, che egli Condurrà come Verbo di Dio, governerà i suoi nemici, secondo il Sal 2, 9, Con uno scettro di ferro (Apoc 19, 15 s). Allora, in compartecipazione al suo regno (cfr. 1 Cor 15, 24), tutti i martiri, decapitati perché hanno rifiutato di adorare la *bestia, risusciteranno per regnare con lui e Con Dio (Apoc 20, 4 ss; cfr. 5, 10). Parteciperanno così, secondo la promessa di Dan 7, 22. 27, al regno eterno del *figlio dell‘uomo. Non è forse questo Ciò che Gesù stesso aveva promesso ai Dodici nell‘ultima cena: «Io dispongo per voi del regno, e voi siederete su troni per giudicare le dodici tribù di Israele» (Lc 22, 29 s; cfr. Apoc 7, 4-8. 15)?

Autore: P. Grelot
Fonte: Dizionario teologico biblico


LibreriadelSanto.it - La prima libreria cattolica online
Acquista la Bibbia per la Scrutatio dalla Libreria del Santo
LibreriadelSanto.it - La prima libreria cattolica online