Penitenza - Conversione


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Dio chiama gli uomini ad entrare in comunione con lui: Ma si tratta di uomini peccatori. Peccatori - cT llà nascita (Sal 51, 7): per colpa del loro primo padre, il *peccato è entrato nel mondoi(Rom 5,12) e da allora abita nel più intimo del loro «io» (7, 20). Peccatori per colpevolezza personale, perché ognuno di essi «venduto al potere del peccato» (7, 14), ha accettato volontariamente questo giogo delle passioni peccaminose (cfr. 7, 5). La risposta alla chiamata di Dio esigerà qútndI da essi, al pùnto di partenza, nna conversione, e poi, lungo tutta la vita, un atteggiamento penitente. Perciò la conversione e la penitenza occupano un posto considerevole nella rivelazione biblica. Tuttavia il vocabolario che le esprime ha acquistato la pienezza del suo significato soltanto a poco a poco, a mano a mano che si approfondiva la nozione del peccato. Talune formule evocano l‘atteggiamento dell‘uomo che si orienta deliberatamente verso Dio: «Cercare Jahve» (Am 5, 4; Os 10, 12), «Cercare la sua faccia» (Os 5, 15; Sal 24, 6; 27, 8), «umiliarsi dinanzi a lui» (1 Re 21, 29; 2 Re 22, 19), «fissare il proprio cuore in lui» (1 Sam 7, 3)... Ma il termine più usato, il verbo gúb, rende l‘idea di Cambiar strada, di ritornare, di invertire il cammino- In contesto religioso significa che si volgono le spalle a ciò che è male e ci si rivolge a Dio. Questo definisce l‘essenziale della conversione, che implica un mutamento di condotta, un nuovo orientamento di tutto il comportamento. In epoca tarda, si è maggiormente distinto tra l‘aspetto interno della penitenza e gli atti esterni Che essa impone. Perciò la Bibbia greca usa congiuntamente il verbo epistrè/ein, che Connota il mutamento della condotta pratica, ed il verbo metanoèin, che Concerne il rivolgimento interno (la nsetànoia è il pentimento, la penitenza). Analizzando i testi biblici, bisogna considerare questi due aspetti distinti ma strettamente Complementari.

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1. Fin dall‘epoca antica, nella prospettiva della dottrina dell‘*alleanza, si sa Che il legame della comunità Con Dio è suscettibiledi essere rotto dalla colpa degli uomini, sia Che si tratti di *peccati collettivi o di peccati individuali, che impegnano in qualche misura tutta la collettività. Perciò le sventure publiche sono l‘occasione di una presa di coscienza delle colpe commesse (Gios 7; 1 Sam 5 - 6). È vero Che l‘idea del peccato è spesso scialba, poiché ogni mancanza materiale ad un‘esigenza divina è suscettibile di irritare Jahve. Per ristabilire il legame Con lui e ritrovare il suo favore, la comunità deve in primo luogo Castigare i responsabili, il che può giungere fino alla pena di morte (Es 32,25-28; Num 25, 27 ss; Gios 7, 24 ss), a meno che non Ci sia «riscatto» del colpevole (1 Sam 14, 36-45). Questi d‘altronde può votarsi egli stesso ai *castighi divini affinché la sua Comunità sia risparmiata (2 Sam 24,17). 2. Inoltre, finché dura il flagello (oppure per impedirne la venuta), si implora il perdono divino mediante pratiche ascetiche e liturgie penitenziali: si *digiuna (Giud 20, 26; 1 Re 21, 8 ss), si lacerano le vesti e si indossa il sacco (1 Re 20, 31 s; 2 Re 6, 30; 19, 1 s; Is 22, 12; cfr. Giona 3, 5-8), ci si stende sulla *cenere (Is 58, 5; cfr. 2 Sam 12, 16). Nelle riunioni Cultuali si emettono gemiti e grida di cordoglio (Giud 2, 4; Gioe 1, 13; 2, 17). Sono previsti formulari di lamentazione e di supplica, di cui il nostro salterio Conserva più di un esempio (cfr. Sal 60; 74; 79; 83; Lam 5; ecc.). Si ricorre a riti ed a sacrifici *espíatori (Num 16, 6-15). Soprattutto si fa una *confessione collettiva del peccato (Giud 10, 10; 1 Sam 7, 6) ed eventualmente si ricorre all‘intercessione di un capo o di un profeta, come Mosè (Es 32, 30 ss). 3. Le pratiche di questo genere sono attestate in tutte le epoche. Il profeta Geremia sarà implicato egli stesso in una liturgia penitenziale in qualità di intercessore (Ger 14, 1- 15, 4). Dopo l‘esilio esse prenderanno uno sviluppo considerevole. Il pericolo sta nel fatto Che possono restare puramente esteriori, senza Che l‘uomo vi impegni profondamente il suo cuore e senza che poi traduca la sua penitenza in atti. A questo pericolo del ritualismo superficiale i profeti opporranno il loro messaggio di conversione.

II. IL MESSAGGIO DI CONVERSIONE DEI PROFETI

Già all‘epoca di David, l‘intervento di Natan presso il re adultero annunzia la `cdottrina profetica della penitenza: avid è indotto_ a confessare la sua Colpa (2 Sam 12, 13j po .fa-_penitenza secondo le regole ed infine accetta il castigo divino (12, 13-23). Ma il messaggio di conversione dei profeti, soprattutto a partire dal sec. VIII, si rivolgerà a tutto il popolo. Israele ha violato la alleanza, «ha abbandonato Jahve ed ha disprezzato il santo di Israele» (Is 1,4); Jahve avrebbe il diritto di abbandonarlo, a meno che esso non si converta. Perciò l‘appello alla penitenza sarà un aspetto essenziale della predicazione profetica (cfr. Ger 25,3-6). 1. Amos, profeta della giustizia, non si accontenta di denunziare i peccati dei suoi contemporanei. Quando dice che bisogna «*cercare Dio» (Am 5, 4. 6), la formula non è soltanto Cultuale, ma significa: Cercare il bene e non il male, *odiare il male ed amare il *bene (5, 14 s); ciò implica una rettificazione della Condotta ed una pratica leale della giustizia: soltanto una simile conversione potrà indurre Dio ad «essere Clemente verso il *resto di Giuseppe» (5, 15). Anche Osea esige un distacco reale dall‘iniquità e specialmente dall‘*idolatria; promette Che Dio in cambio restituirà il suo favore e stornerà la sua ira (Os 14, 2-9). Stigmatizzando le conversioni superficiali che non possono portare alcun frutto, insiste sul carattere interno della vera conversione, ispirata dall‘*amore (hesed) e dalla *conoscenza di Dio (6,l-6; cfr. 2, 9). 2. Isaia denunzia nei Giudei peccati di ogni specie: vìolazioní della giustizia e deviazioni Cultuali, ricorsi alla politica umana, ecc. Soltanto una vera conversione potrebbe apportare la *salvezza, perché il Culto non conta nulla (Is 1, 11-15; cfr. Am 5, 21-25) quando non c‘è una sottomissione pratica alle volontà divine: «Lavatevi! Purificatevi!, _Togliete la vostra iniquità dalla mia vista! Cessate-di fare il male, imparate a fare il bene! Ricercate il diritto, soccorrete l‘oppresso, rendete giustizia all‘orfano, difendete la vedova... Allora i vostri peccati, scarlatti, diventeranno bianchi come la neve; porpora, diventeranno come lana» (Is 1, 16 ss). Disgraziatamente Isaia sa che il suo messaggio urterà Contro l‘*indurimento dei cuori (6,10): «Con la conversione e la calma sareste stati salvati... ma non avete voluto!» (30, 15). Il dramma di Israele si avvierà quindi verso uno scioglimento catastrofico. Isaia conserva soltanto la certezza che «un *resto ritornerà... verso il Dio forte» (10, 21; cfr. 7, 3). Il popolo che infine beneficerà della salvezza sarà composto dei soli convertiti. 3. L‘insistenza sulle disposizioni interne che bisogna portare a Dio diventa rapidamente un luogo comune della predicazione profetica: *giustizia, *pietà ed *umiltà, dice Michea (6, 8); umiltà e sincerità, fa eco Sofonia (2, 3; 3, 12 s). Ma soprattutto Geremia sviluppa ampiamente il tema della conversione sulla linea di pensiero inaugurata da Osea. Se il profeta annunzia le sventure che minacciano Giuda, lo fa «affinché ognuno abbandoni la sua strada cattiva e Jahve possa perdonare» (Ger 36, 3). Effettivamente gli inviti al «ritorno» costellano tutto il libro; ma precisano sempre le condizioni di questo ritorno. Israele la ribelle deve «riconoscere la sua colpa», se vuole Che Jahve non abbia più per essa un volto severo (3, 11 ss; cfr. 2, 23). I figli ribelli non devono accontentarsi di piangere e di supplicare confessando i loro peccati (3, 21-25); devono mutare condotta e *circoncidere il loro Cuore (4, l-4). Le conseguenze pratiche di un mutamento di Condotta non sfuggono al profeta (cfr. 7, 3-11), che pertanto arriva a dubitare della possibilità di una conversione reale. Coloro che egli chiama preferiscono seguire l‘indu rimento del loro cuore malvagio (18, 11 s; cfr. 2, 23 ss). Lungi dal deplorare la loro malvagità, essi vi si immergono (8, 4-7). Perciò il profeta - non può che annunziare il *castigo alla inconvertibile Gerusalemme (13, 20-27). Ciò nonostante la sua prospettiva del futuro resta pregna di speranza. Verrà giorno in Cui il popolo abbattuto accetterà il castigo ed implorerà la conversione del Cuore come una grazia: «Fammi ritornare ed io ritornerò!» (31, 18 s). E Jahve risponderà a questa umile domanda, perché, nella nuova *alleanza, «scriverà la sua legge nei cuori» (31,33): «darò loro un cuore per Conoscere Che io sono Jahve; essi saranno il mio popolo ed io sarò il loro Dio, perché ritorneranno a me Con tutto il loro Cuore» (24, 7). 4. Fedele alla stessa tradizione profetica, Ezechiele incentra il suo messaggio, nel momento in Cui si compiono le minacce di Dio, sulla Conversione necessaria: «Gettate lontano da voi le trasgressioni che avete commesso, e fatevi un cuore *nuovo ed uno spirito nuovo. Perché vorreste morire, o casa di Israele? Io non desidero la morte di alcuno! _Convertitevi e vivrete» (Ez 18, 31 s). Quando - precisa le esigenze divine, il profeta assegna indubbiamente alle prescrizioni Cultuali un posto più ampio che non i suoi predecessori (22, 1-31); ma insiste pure più di essi sul carattere strettamente personale della Conversione: ciascuno risponderà soltanto per sé, ciascuno sarà ricompensato secondo la sua Condotta (3, 16-21; 18; 33, 10-20). Ed Israele è senza dubbio una «genia di ribelli» (2,4-8). Ma a questi uomini dal Cuore duro Dio può dare come una *grazia Ciò che esige da essi in modo così imperioso: nella nuova alleanza darà loro un *cuore nuovo e metterà il suo *spirito in essi, Cosicché essi aderiranno alla sua legge e si dorranno della loro Cattiva Condotta (36, 26- 21; cfr. 11, 19 s). 5. Da Amos ad Ezechiele la dottrina della conversione si è quindi approfondita in modo Costante, parallelamente alla conoscenza del peccato. Alla fine dell‘esilio il messaggio di consolazione prende atto della conversione effettiva di Israele, od almeno del suo *resto. La *salvezza Che esso annunzia è per «coloro Che sono in Cerca di giustizia, cercano Jahve» (Is 51, 1), «hanno la legge nel Cuore» (51, 7). A questi esso può assicurare Che «la sofferenza è finita ed il peccato espiato» (40, 2). Jahve dice ad Israele suo servo: «Ho dissipato i tuoi peccati colpe una nube... Ritorna a me, perché ti ho riscattato -a (44, 22). In questa nuova prospettiva, che suppone il popolo di Dio consolidato nella *fedeltà, il profeta ha di mira un allargamento inaudito delle promesse di salvezza. Dopo Israele, anche le *nazioni si convertiranno a loro volta: lasciando i loro *idoli, si rivolgeranno tutte verso il Dio vivente (45, 14 s. 23 s; cfr. Ger 16, 19 ss). L‘idea farà la sua strada. Non soltanto il giudaismo postesilico si aprirà a proseliti convertiti dal paganesimo (Is 56, 3.6), ma i quadri escatologici non mancheranno più di menzionare questo universalismo religioso (cfr. Sal 22,28). Il libro di Giona farà persino vedere la predicazione profetica rivolta direttamente a pagani, «affinché si convertano e vivano». Al termine di un simile sviluppo dottrinale, vediamo Come si è approfondita la nozione di penitenza; si è lontani dal puro ritualismo Che occupava ancora troppo posto nell‘antico Israele.

III. LITURGIA DI PENITENZA E CONVERSIONE DEL CUORE

1. La conversione nazionale di Israele è stata il duplice frutto della predicazione profetica e della prova dell‘esilio. L‘esilio è stato l‘occasione provvidenziale di una presa di coscienza del peccato e di una confessione sincera, come rilevano concordemente i testi più recenti della letteratura deuteronomica (1 Re 8, 46-51) e della letteratura sacerdotale (Lev 26, 39 s). Ora, dopo l‘esilio, il senso della penitenza ha radici così profonde nello spirito da dare il tono a tutta la spiritualità giudaica. Sopravvivono le antiche liturgie di penitenza (cfr. Gioe 1 - 2), ma la dottrina profetica ne ha rinnovato il Contenuto. I libri del tempo conservano formulari stereotipati in cui si vede la comunità *confessare tutti i peccati nazionali Commessi sin dalle origini, ed implorare in Cambio il *perdono di Dio e l‘avvento della sua salvezza (Is 63, 7 - 64, 11; Esd 9,5-15; Neem 9; Dan 9,4-19; Bar 1,15-3,8). Le lamentazioni Collettive del salterio sono composte su questo modello (Sal 79; 106), ed il ricordo delle impenitenze passate è ancor più frequente (cfr. Sal 95, 8-11). Si sente Che Israele è teso in uno sforzo di Conversione profonda sempre rinnovato. È l‘epoca in Cui le liturgie di *espiazione prendono pure una grande estensione, tanto grande è l‘incubo del peccato (Lev 4-5; 16). 2. Non minore è lo sforzo sul piano individuale, perché è stata Capita la lezione di Ezechiele. I salmí dei *malati e dei *perseguitati ripiegano più di una volta nella confessione del peccato (Sal 6,2; 32; 38; 103, 3 s; 143, 1 s) ed il poeta di Giobbe rivela un senso profondissimo della radicale impurità dell‘uomo (Giob 9, 30 s; 14, 4), L‘espressione più perfetta di questi sentimenti è il Miserere (Sal 51), dove la dottrina profetica della conversione si trasforma tutta in preghiera: confessione delle colpe (v. 5 ss), domanda della purificazione interna (v. 3 s. 9), ricorso alla grazia che sola può mutare il cuore (v. 12 ss), orientamento verso una vita fervente (v. 15-19). Ora la liturgia di penitenza ha come centro il sacrificio del «*cuore contrito» (v. 18 s). Si Comprende come, formati alla scuola di un simile testo ed eredi di tutta la tradizione Che lo precedeva, i membri della setta di Qumràn abbiano pensato di ritirarsi nel deserto per convertirsi sinceramente alla legge di Dio e «preparargli la strada». Il loro sforzo rimane contrassegnato da un certo legalismo, ma non è molto lontano da quello Che si troverà nel NT. NT Alle soglie del NT, il messaggio di conversione dei profeti si ritrova in tutta la sua purezza nella predicazione di *Giovanni Battista, l‘ultimo di essi. Così Luca riassume la sua missione; «egli ricondurrà molti figli di Israele al Signore loro Dio» (Le 1, 16 s; cfr. Mal 2, 6; 3, 24). Una frase Condensa il suo messaggio: «Convertitevi, perché il regno dei Cieli è vicino» (Mt 3, 2). La venuta del regno apre una prospettiva di speranza; ma *Giovanni sottolinea soprattutto il *giudizio Che la deve precedere. Nessuno potrebbe sottrarsi all‘*ira che si manifesterà nel *giorno di Jahve (Mt 3, 7. 10. 12). L‘appartenenza alla stirpe di *Abramo non servirà a nulla (Mt 3,9). Tutti gli uomini devono riconoscersi peccatori, produrre un *frutto che sia degno del pentimento (Mt 3, 8), adottare un Comportamento nuovo appropriato al loro stato (LC 3, 10-14). In segno di questa conversione Giovanni dà un *battesimo di acqua, che deve preparare i penitenti al battesimo di fuoco e di Spirito Santo che darà il messia (Mt 3, 11 par.).

I. L’ULTIMO DEI PROFETI

II. CONVERSIONE ED INGRESSO NEL REGNO DI DIO

1. Gesù non si accontenta di annunziare l‘approssimarsi del *regno di Dio, ma incomincia a realizzarlo Con potenza; Con lui il regno si inaugura, quantunque esso sia ancora volto verso compimenti misteriosi. Ma l‘appello alla Conversione lanciato dal Battista conserva nondimeno tutta la sua attualità: Gesù lo riprende in termini propri all‘inizio del suo ministero (Mc 1, 15; Mt 4,17). Egli è venuto a «chiamare i peccatori alla conversione» (Lc 5, 32); questo è uno degli aspetti essenziali del vangelo del regno. L‘uo_mo che prende coscienza del suo stato di peccatore può d‘altronde rivolgersi a Gesù con fiducia, perché «il *figlio dell‘uomo ha il potere di rimettere i peccati» (Mt 9, 6 par.). Ma il messaggio di conversione urta contro la sufficienza umana in tutte le sue forme, dall‘attaccamento alle *ricchezze (Mc 10,21-25) fino all‘orgogliosa sicurezza dei *farisei (Lc 18, 9). Gesù si leva come il «segno di Giona» in mezzo ad una *generazione malvagía, meno ben disposta nei confronti di Dio di quanto lo fosse un tempo Ninive (Lc 11, 29-32 par.). Perciò egli pronuncia contro di essa una requisitoria piena di minacce: gli uomini di Ninive la condanneranno al momento del giudizio (LC 11, 32); Tiro e Sidone avranno una sorte meno severa delle città del lago (Lc 10,13 ss par.). Di fatto l‘impenitenza attuale di Israele è il segno dell‘*indurimento del suo cuore (Mt 13,15 par.; cfr. Is 6,10). Se non modificano la loro condotta,. gli uditori impenitenti di Gesù periranno (LC 13, 1-5), ad immagine del fico *sterile (LC 13, 6-9; cfr. Mt 21, 18-22 par.). 2. Gesù, quando esige la Conversione, non fa allusione alcuna alle liturgie penitenziali. Diffida persino dei segni troppo appariscenti (Mt 6,16 ss). Ciò Che conta è la conversione del cuore che a diventare come *bambini (Mt 18, 3 par.). È, in seguito, lo sforzo continuo per «cercare il regno di Dio e la sua *giustizia» (Mt 6, 33), Cioè per regolare la propria vita secondo la nuova *legge. L‘atto stesso della conversione è evocato in parabole molto espressive. Implica una volontà di cambiamento morale, ma è soprattutto umile appello, atto di fiducia: «Mio Dio, abbi pietà di me peccatore» (LC 18, 13). La conversione è una *grazia dovuta all‘inizia tiva divina che previene sempre: è il *pastore che muove alla ricerca della pecora smarrita (Le 15, 4 ss; cfr. 15, 8). La risposta umana a questa grazia è concretamente analizzata nella parabola del figliuol prodigo, Che mette in sorprendente rilievo la *misericordia del padre (Le 15, 11-32). Infatti il vangelo del regno comporta questa rivelazione sconcertante: «C‘è più gioia in cielo per un peccatore che si converte che per novantanove giusti Che non hanno bisogno di penitenza» (LC 15, 7. 10). Anche Gesù riserva quindi ai peccatori un‘accoglienza che scandalizza i farisei (Mi 9, 10-13 par.; Le 15, 2), ma provoca Conversioni; ed il vangelo di Luca si compiace nel riferire in modo particolareggiato taluni di questi ritorni, come quello della peccatrice (Le 7,36-50) e quello di Zaccheo (19, 5-9).

III. CONVERSIONE E BATTESIMO

Durante la sua vita Gesù aveva già mandato gli *apostoli a predicare la conversione annunziando il vangelo del regno (MC 6,12). Dopo la risurrezione rinnova loro questa *missione: essi andranno a predicare in suo nome la penitenza a tutte le nazioni in vista della remissione dei peccati (Le 24,47), perché i peccati saranno rimessi a coloro ai quali essi li rimetteranno (Gv 20,23). Gli Atti e le Lettere fanno assistere all‘esecuzione di quest‘ordine. Ma la conversione assume tuttavia un aspetto diverso a seconda che si tratti di Gíudei o di pagani. l. Ai Giudei si richiede anzitutto la conversione morale a cui già li chiamava Gesù. A questo ravvedimento (metànoia) Dio risponderà accordando il *perdono dei peccati (Atti 2, 38; 3, 19; 5, 3l); suo suggello sarà il ricevere il *battesimo ed il dono dello Spirito Santo (Atti 2, 38). Tuttavia, assieme ad un Cambiamento morale, la conversione deve anche includere un atto positivo di *fede in Cristo: i Giudei si rivolgeranno (epistrèfein) verso il Signore (Atti 3, 19; 9, 35). Ora, secondo l‘esperienza Che ne fa Paolo, una simile adesione a Cristo è la cosa più difficile da ottenere. I Giudei hanno un velo sul cuore. Se si convertissero, il velo Cadrebbe (2 Cor 3, 16). Ma, secondo il testo di Isaia (6,9s), il loro *indurimento li lega all‘*incredu).ità (Atti 28, 24-27). Peccatori quanto i pagani, minacciati al pari di essi dall‘*ira divina, non comprendono che Dio dimostra *pazienza per spingerli al pentimento (Rom 2, 4). Soltanto un *resto risponde alla predicazione apostolica (Rom 11, 1-5). 2. 11 vangelo trova un‘accoglienza migliore presso le *nazioni pagane. Fin dal battesimo del centurione Cornelio, i Cristiani di origine giudaica Constatano Con stupore che «il ravvedimento Che porta alla vita è offerto ai pagani come ad essi» (Atti 11, 18; cfr. 17, 30). Di fatto esso è annunziato con successo ad Antiochia ed altrove (Atti 11, 21; 15, 3. 19); appunto questo è l‘oggetto speciale della missione di Paolo (Atti 26, 18. 20). Ma contemporaneamente al ravvedimento morale (metànoia), la conversione esige in questo caso il distacco dagli *idoli per rivolgersi (epistrèfein) al Dio vivente (Atti 14, 15; 26,18; 1 Tess 1, 9), secondo un tipo di Conversione che già il Deutero-Isaia aveva di mira. Compiuto questo primo passo, i pagani al pari dei Giudei sono portati a «rivolgersi a Cristo, pastore e guardiano delle loro anime» (1 Piet 2, 25). IV. PECCATO E PENITENZA NELLA CHIESA 1. L‘atto di conversione suggellato dal battesimo è compiuto una volta per sempre; è impossibile rinnovarne la grazia (Ebr 6, 6). Ora i battezzati sono suscettibili di ricadere nel peccato: la comunità apostolica ne ha fatto ben presto l‘esperienza. In questo caso il ravvedimento è ancora necessario se, nonostante tutto, si vuol partecipare alla salvezza. Pietro vi invita Simon Mago (Atti 8, 22). Giacomo sollecita i cristiani ferventi a ricondurre i peccatori dal loro traviamento (Giac 5119s). Paolo si rallegra del fatto Che i Corinti si sono pentiti (2 Cor 7,9s), pur temendo che taluni peccatori non l‘abbiano fatto (12, 21). Sollecita Timoteo a Correggere gli avversari, sperando che Dio accorderà loro la grazia del pentimento (2 Tim 2, 25). Infine, nei messaggi alle sette Chiese Che aprono l‘Apocalisse, si leggono chiari inviti al ravvedimento che suppongono destinatari decaduti dal loro primitivo fervore (Apoc 2, 5. 16. 21 s; 3. 3. 19). Senza parlare esplicitamente del sacramento della penitenza, questi testi fanno vedere che la virtù della penitenza deve avere il suo posto nella vita cristiana, come prolungamento della conversione battesimale. 2. Di fatto soltanto la penitenza prepara l‘uomo ad affrontare il *giudizio di Dio (cfr. Atti 17, 30 s). Ora la storia è in cammino verso questo giudizio. Se la sua venuta sembra tardare, si è unicamente perché Dio «usa *pazienza, volendo che nessuno perisca e che tutti, se possibile, giungano al pentimento» (2 Piet 3, 9). Ma, come Israele si è indurito nella impenitenza al tempo di Cristo e di fronte alla predicazione apostolica, così, secondo l‘Apocalisse, gli uomini si ostineranno a non comprendere il significato delle *calamità che impregnano la loro storia e che annunziano il *giorno dell‘ira: anch‘essi si induriranno nella impenitenza (Apoc 9, 20 s), *bestemmiando il nome di Dio invece di pentirsi e di rendergli gloria (16, 9. 11). Non sono in causa i membri della Chiesa, ma soltanto i pagani ed 1 rinnegati (cfr. 21,8). Cupa prospettiva, che il giudizio di Dio verrà a Chiudere. È quindi urgente Che, mediante la penitenza, i cristiani «si salvino da questa *generazione perversa» (Atti 2, 40).

Autore: J. Giblet e P. Grelot
Fonte: Dizionario teologico biblico


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