Esamerone


È così chiamata la descrizione biblica della creazione del mondo, sei giorni (= *** e ***, Gen. 1-2, 3). Il mondo non è eterno; ebbe un principio nel tempo, fu tratto dal nulla «All'inizio Dio creò l'universo» Gen. 1, 1: opera creatrice) e si assestò nella sua bella e armoniosa varietà, non da sé, né per caso, ma per il comando di Dio (opera di distinzione, nei primi tre giorni; opera di ornamento negli altri tre). Gen. 1, 2 descrive lo stato della terra (solitudine e caos, circondata da tenebre e dalle acque dell'abisso) appena creata, prima che incominciasse l'azione ordinatrice di Dio. Questa è disposta in sei giorni: disposizione artistica in due cicli simmetrici, per dire che assolutamente tutto, la materia e la vita, proviene da Dio.

Primo ciclo, giorni 1-3, crea e divide: 1°) luce da tenebre; 2°) cielo da orbe terracqueo; 3°) mare da terra ferma.

Il secondo ciclo, giorni 4-6 è di ornato o completamento: 4°) il cielo di astri; 5°) l'atmosfera di uccelli, il mare di pesci; 6°) la terra di animali e l'uomo, corona di tutto il creato (A. Vaccari).

Esattamente come nello schema seguente (...):
Netto è il parallelismo e la corrispondenza tra il 1° e il 2° ciclo; al 1° giorno risponde il 4°; al 2° il 5°; al 3° il 6° con due opere per parte. Prima son create le regioni della luce, del firmamento e delle acque, della terra ferma, quindi seguono nello stesso ordine, i luminari, pesci e uccelli, animali terrestri e infine l'uomo.

È palese che qui l'autore sacro parla dell'universo secondo le idee e la mentalità del tempo. Così il firmamento è concepito - basandosi sull'illusione ottica - come una volta solida, che poggia sulla terra; al di sopra di essa stanno le acque (dette perciò superiori), come in un immenso serbatoio; al momento delle grandi piogge, esse si riversano sulla terra, attraverso botole «le cateratte del cielo si aprirono» (nel diluvio), Gen, 7, 11; 8, 2; Ps. 149 [148], 4 ecc. Così la luce (v. 3) è distinta dai luminari (vv. 4-18); prima che il sole apparisca, o dopo il tramonto, c’è ancora della luce sulla terra; i Semiti pertanto concepivano la luce qui sulla terra, come qualcosa di indipendente dal sole. Le piante appaiono al 3° giorno, prima della creazione del sole!

Ed è affatto naturale. Mosè non poteva conoscere, ad es., che il sole sta fermo; mentre tutti lo vedevano muoversi dall'aurora al tramonto; non poteva conoscere le epoche geologiche ecc. Sarebbe stata necessaria una rivelazione da parte di Dio. Ma Iddio che ispira lo scrittore sacro, per comunicare ai suoi contemporanei i suoi disegni, il piano per la salvezza spirituale dell'umanità, e le verità immutabili a noi necessarie per partecipare a tale salvezza; non rivela notizie estranee, atte magari soltanto a soddisfare la curiosità. Nel nostro caso, poi, la rivelazione della costituzione fisica dell'universo e delle sue parti, sarebbe stata inutile e dannosa. Inutile perché nessun rapporto e nessun valore ha tale conoscenza con le verità importantissime che Dio intendeva comunicare; dannosa perché molti l'avrebbero ritenuta sbagliata e falsa, facendo così rovinare lo scopo inteso da Dio e da Mosè. Solo una deprecata confusione tra ispirazione (v.) e rivelazione, ha potuto far parlare per l'e. di opposizioni tra scienza e fede, spingendo a interpretazioni concordistiche, insostenibili; come a interpretazioni non letterali infondate. L'esegesi cattolica è ormai concorde: si tratta di una narrazione storica, da intendere in senso letterale; ma distinguendo bene il fatto inculcato da Mosè, dal modo, o dalla veste o forma letteraria, con cui lo propone. Il fatto enunziato con somma chiarezza, è la creazione (v.) dell'universo, di tutto ciò che esiste, di ogni essere vivente, da un unico eterno Dio, ben distinto dal creato, essere spirituale, onnipotente.

Astri ecc., adorati allora come divinità, non sono che effetti del sommo creatore; ai cui cenni stanno compiendo esattamente le funzioni che Egli ha loro assegnate. Dio ha creato l'uomo a sua perfettissima immagine, lo ha posto re del creato. Infine, la bontà della creazione, rispondente pienamente ai disegni divini. Mosè comunica tali verità parlando necessariamente del mondo secondo la mentalità del tempo, e distribuendo artisticamente l'opera creatrice in 6 giorni (vero giorno di 24 ore, da mattino a mattino, come precisa il testo, regolato dall'apparire e dal tramonto del sole), anche per inculcare l'osservanza del riposo festivo, dopo la settimana lavorativa (Ex. 20, 11; 31, 17).

Forma pertanto artistica, mnemonica e pratica insieme. Tutto questo riguarda il modo della creazione, descritto secondo la mentalità e le cognizioni del tempo. Di nessun'importanza è che siffatto modo non risponde a quanto la scienza è più o meno riuscita - e così tardi - a stabilire circa la formazione dell'universo, e in particolare circa le ere (azoica-primaria-secondaria-terziaria-quaternaria, con simultanea e progressiva apparizione di piante e animali), e i milioni di anni passati prima della comparsa dell'uomo. È soltanto una veste letteraria; compito di Mosè non era rivelare agli uomini anzi tempo la reale formazione fisica dell'universo. E si sa che Dio, nell'ispirazione, si serve dell'uomo così com'è, adattandosi alla mentalità dell'agiografo e alla comprensione dei destinatari. Tale distinzione tra fatto e modo si è potuta stabilire con sicurezza, confrontando il racconto biblico con le cosmogonie babilonesi. La più completa pervenutaci è l'Enuma Elis (dalle parole iniziali: quando in alto), in 7 tavolette d'argilla, composta probabilmente durante la 1 a dinastia di Babele (2057-1758 a. C.); la redazione che ne abbiamo è del periodo neo-assiro (721-622 a. C.).

Secondo questo poema che rielabora elementi sumerici, ci furono all'inizio due primi principi, l'uno maschile Apsu, personificazione dell'acqua dolce, e l'altro femminile, Tiamat, (ebr. Tehom, Gen. 1, 2), personificazione dell'acqua salata. Dalla loro unione nacquero, attraverso numerose generazioni, gli dei, a coppie. La prima coppia fu Lachmu e Lachamu (luce e tenebra); quindi Ansar e Kisar (mondo superiore e mondo inferiore); Anu, dio del cielo, e Ea, dio della profondità marina e della sapienza; e poi ancora altri dei. Gli dei tentano mettere ordine nel caos, suscitando il furore di Apsu e Tiamat. Con l'uccisione di Apsu, ad opera di Ea, ha inizio la grande battaglia di Tiamat, del suo nuovo sposo Kingu, con i mostri da lei creati per assisterla, contro gli altri dei. Marduk, figlio di Ea, piglia il comando, uccide Tiamat, incatena gli altri; quindi sale sul corpo immane dell'uccisa, lo spacca in due parti: di una egli fa la volta del cielo, che sigilla e alla quale pone custodi che non lascino precipitare le acque di Tiamat; con l'altra metà forma la terra. La 5a e 6a tavoletta narra come Marduk crea i corpi celesti, determina l'anno e i mesi, fa risplendere la luna e il sole, crea le piante e gli animali e infine gli uomini, per offrire vittime agli dei. La 7a contiene l'inno di gloria che gli dei elevano a Marduk. La luce prima del sole, il caos primordiale, - ma in Gen., come semplice materia agli ordini di Dio - , la successione dalle piante all'uomo, in altri termini, la concezione del mondo fisico è identica. Ed è naturale; è la concezione del tempo. Ma qui termina naturalmente ogni avvicinamento, ogni punto di contatto tra l'e. e le cosmogonie babilonesi. Lo stesso schema artistico, la semplicità maestosa, la disposizione in 6 giorni di lavoro, e il 7° di riposo (per tacere delle verità religiose: Dio essere spirituale, eterno, unico, che crea tutto dal nulla, col semplice suo comando) sono caratteristiche uniche della narrazione mosaica, che la dimostrano con evidenza, assolutamente indipendente da quelle babilonesi.
[F. S.]

BIBL. - A. BEA, De Pentateucho, 2a ed. Roma 1933, pp. 134-46; A. VACCARI, La S. Bibbia, Firenze 1943, pp. 63-66; F. CEUPPENS, Quaestiones selectae ex historia primaeva, 2 a . ed. Torino - Roma 1948, pp. 3-84; P. HEINISCH, Problemi di storia primordiale biblica (trad. it.), Brescia 1950, pp. 15-50.


Autore: Mons. Francesco Spadafora
Fonte: Dizionario Biblico diretto da Francesco Spadafora
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