Nazioni


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Nella prospettiva del VT, il genere umano si div ide in due parti, alle quali il linguaggio biblico tende a riservare nomi diversi. Da una parte Israele, popolo di Dio (`am = gr. laòs), al quale appartengono l‘elezione, l‘alleanza, le promesse divine; dall‘altra le nazioni (gojim = gr. èthne). La distinzione non è soltanto etnica o politica, ma anzitutto religiosa: le nazioni sono ad un tempo coloro Che «non conoscono Jahve» (i pagani) e coloro che non partecipano alla vita del suo popolo (gli stranieri).

I. IL MISTERO DELLE ORIGINI

Nel NT, la nozione di popolo di Dio si evolve, si allarga, per diventare la Chiesa, corpo di Cristo. Ma di fronte a questo nuovo popolo aperto a tutti gli uomini, l‘umanità appare sempre divisa in due: i giudei e le nazioni (cfr. Rom 1, 16; 15, 7-12). La dialettica tra Israele e le nazioni ritma così tutto lo svolgimento della storia della salvezza. Da un lato, il disegno di Dio si inserisce nella storia umana grazie all‘elezione ed alla separazione di Israele; dall‘altro, questo disegno mira sempre a salvare tutta l‘umanità. Per tal fatto la prospettiva oscilla Costantemente tra il particolarismo e l‘universalismo, sino a che venga Cristo a riunire Israele e le nazioni in un solo uomo nuovo (Ef 2, 14 ss). VT Al punto di partenza del VT, la chiamata di Dio risuona in un mondo diviso in cui si affrontano le razze, le nazioni, le civiltà. Fatte storico fondamentale, che pone parecchie questioni: è stato voluto da Dio? Se no, quale ne è la causa? La Bibbia non intende fornire una risposta scientifica; ma nondimeno scruta questo mistero originale della società umana per proiettarvi la luce della rivelazione. 1. Unità e diversità degli uomini- - L‘unità del genere umano è soggiacente alle rappresentazioni schematizzate della Genesi. Dio ha fatto da un solo principio tutta la razza degli uomini (Atti 17, 26). Non C‘è soltanto identità di natura astratta; c‘è unità di sangue: tutte le genealogie partono da Adamo ed Eva; dopo il diluvio ripartono da Noè (Gen 9,18 s). Tuttavia l‘unità non è uniformità indistinta. Gli uomini devono moltiplicarsi e riempire la terra (Gen 1, 28); ciò suppone una progressiva diversificazione delle nazioni e delle razze, che la Scrittura considera come voluta da Dio (Gen 10; Deut 32,8s). 2. Le conseguenze sociali del peccato. - Lo stato attuale dell‘umanità non risponde tuttavia alle intenzioni divine. Ciò è dovuto al fatto che il peccato è intervenuto nella storia: Adamo ed Eva hanno sognato di «diventare come dèi» (Gen 3, 5); gli uomini riuniti nella terra di Sennaar hanno voluto costruire «una torre la cui sommità tocchi il cielo» (11, 4). In entrambi i Casi c‘è la stessa mancanza sacrilega di misura. Ed anche lo stesso risultato, proclamato da un giudizio divino (3, 14- 24; 11, 5-8). La condizione umana quale noi la sperimentiamo, ne è la conseguenza pratica. Perciò la diversificazione della nostra razza, effettuata nel Clima del peccato, sfocia in odii sanguinosi (Caino ed Abele: 4, 1-16) e nella perdita dell‘unità spirituale (confusione delle lingue: 11, 7 ss). Tali sono le condizioni in cui le nazioni nascono alla storia, con la duplice tara dell‘idolatria che le separa da Dio, e dell‘orgoglio che le opporrà tra loro. Tale è lo sfondo del quadro su cui spicca la vocazione di Abramo: Dio lo sceglie in mezzo a nazioni pagane (Gios 24, 2) per farne il padre di un popolo nuovo che sarà il suo popolo, e perché tutte le famiglie della terra siano fmalmente benedette in lui (Gen 12, 1 ss).

II. ISRAELE E LE NAZIONI NELLA STORIA

Israele non ignora la sua parentela naturale con talune nazioni vicine. Le genealogie patriarcali la sottolineano per Ismaele (Gen 16) e Madian (25,1-6), per Moab e gli Ammoniti (19,30-38), per gli Aramei (29,l- 14) e gli Edomiti (36). All‘epoca dei Maccabei, i Giudei ricercheranno persino una parentela razziale con gli Spartani (1 Mac 12, 7. 21). Ma l‘atteggiamento di Israele nei Confronti delle nazioni è dettato da motivi di altro ordine, dalla dottrina dell‘alleanza e del disegno di salvezza. l. Le nazioni, avversarie di Dio. - A motivo della sua vocazione nazionale, Israele è depositario di valori essenziali: la conoscenza ed il Culto del vero Dio, la speranza della salvezza racchiusa nell‘alleanza e nelle promesse. Ora, su tutto questo, le nazioni fanno pesare una duplice minaccia: quella dell‘asservimento politico e quella della seduzione religiosa. a) Minaccia politica. - Rari sono i secoli in Cui Israele non veda minacciata la sua esistenza. L‘orgoglio e la cupidigia guidano le nazioni; Ci si affronta per questioni di prestigio o per il possesso delle terre. Preso nel risucchio della politica internazionale, Israele deve difendere con tenacia il deposito che gli è affidato. Ha conosciuto la schiavitù di Egitto. Poi le guerre di Jahve l‘oppongono ai Cananei, ai Madianiti, ai Filistei... Sotto David, la situazione per qualche tempo si capovolge (cfr. 2 Sam 8) e l‘impero israelitico gode di un certo prestigio. Ma le cose precipitano rapidamente: ostilità e cupidigia dei piccoli regni vicini, volontà di potenza dei colossi internazionali, Egitto, Assiria, Babilonia... L‘epoca regia è piena di questi scontri sanguinosi, di cui talvolta si rivela il vero volto: come al tempo dell‘esodo (Es 5 - 14), le nazioni orgogliose, adoratrici dei falsi dèi, vogliono tener testa al Dio vivente (2 Re 18, 33 ss; 19, 1-7. 12-19). Lo stesso fatto si ritroverà in epoca tarda quando AIItioco Epifane tenterà di ellenizzare la Giudea (1 Mac 1, 29-42). Visti sotto questo aspetto, i rapporti fra Israele e le nazioni non possono porsi che su un piano di ostilità. b) Seduzione religiosa. - Dinanzi al popo ?.o di Dio, le nazioni rappresentano pure il paganesimo, ora seduttore ed ora tirannico. Nato da antenati idolatri (Gios 24, 2), Israele è anche troppo portato ad imitarli. All‘epoca dei Giudici si abbandona all‘idolatria cananea (Giud 2, 11 ss). Salomone, costruttore del tempio, costruisce santuari per gli dèi nazionali dei paesi vicini (1 Re 11, 5-8). Durante i secoli seguenti, ai culti cananei si aggiungono quelli dell‘Assiria, potenza sovrana (2 Re 16, 10-18; 21, 3-7; Ez 8)- All‘epoca dei Maccabei, si sarà pure tentati dal paganesimo greco, che avrà dalla sua il prestigio della cultura, e che Antíoco Epifane tenterà di imporre nel paese (1 Mac 1, 43-61). In queste condizioni si spiegano le severe prescrizioni del Deuteronomio: Israele deve separarsi radicalmente dalle nazioni straniere per non essere contaminato dal loro paganesimo (Deut 7,1-8). 2. Le nazioni nel disegno di Dio. - Sarebbe tuttavia un errore ridurre a questo atteggiamento di opposizione e di separazione la dottrina del VT sulle nazioni. Jahve è un dio universale, da cui esse tutte dipendono: già persino le loro primizie vengono incorporate in Israele per rendergli un culto autentico. a) Le nazioni dinanzi a Jahve. - Jahve ha progetti su tutte le nazioni: fa salire i Filistei da Caftor e gli Aramei da Kir come fa salire Israele dall‘Egitto (Am 9, 7). Affermazione importante, Che dovrebbe vietare ogni nazionalismo religioso. Ma, in Cambio, le nazioni devono sapere che sono soggette come Israele al giudizio del Dio unico (Am 1, 3 - 2, 3). Per questa duplice via indiretta il VT afferma già l‘universalismo del disegno di salvezza. Tuttavia la funzione delle nazioni nel suo svolgimento rimane episodica; ora esse castigano Israele come strumenti dell‘ira divina (Is 8, 6 s; 10, 5; Ger 27); ora, come Ciro, sono incaricate di una missione di salvezza (Is 41, 1-5; 45, 1-6). D‘altra parte i valori umani, di Cui esse sono portatrici, non devono essere disprezzati: in se stessi, sono doni di Dio. Israele potrà quindi trarne profitto: gli Ebrei in fuga spogliano gli Egiziani (Es 12, 35 s); gli invasori di Cancan beneficiano della sua civiltà (Deut 6, 10 s); ogni epoca desume qualcosa di nuovo dalla cultura internazionale (cfr. 1 Re 5, 9-14; 7,13s). b) Le primizie delle nazioni. - Nonostante tutto, queste cooperazioni al disegno di Dio rimangono estrinseche: le nazioni non beneficiano Come Israele dei privilegi divini. Ci sono tuttavia eccezioni. Di fatto taluni dei loro membri offrono a Dio un Culto retto Che egli gradisce: Melchisedec (Gen 14, 18 ss), Jetro (Es i8, 12), Naaman (2 Re 5, 17)... Alcuni vengono incorporati nel popolo dell‘alleanza: Tamar (Gen 38), Rahab (Gios 6, 25) e Rut (1, 16), antenate di Gesù (Mt 1, 2-5); il clan dei Gabaoniti (Gios 9, 19- 27); gli stranieri residenti Che si fanno circoncidere (Es 12, 48 s; Num 15, 15 s). Annunzio lontano dell‘universalismo al quale Dio aprirà infine il suo popolo.

III. ISRAELE E LE NAZIONI NELLA PROFEZIA

Qui la prospettiva della profezia non è più imposta dall‘esperienza; è la realizzazione ideale del disegno di Dio Che i profeti fanno intravvedere alla fine dei tempi. Secondo i valori Che rappresentano, le nazioni figurano in questo quadro sia per subire il giudizio di Dio, sia per beneficiare della sua salvezza. l. Giudizio delle nazioni. - Gli oracoli contro le nazioni sono classici in tutti i profeti (Is 3 - 21; Ger 46 - 51; Ez 25 - 32). Assumono un significato particolare in tempi difficili, quando la rovina degli oppressori pagani appare come una condizione necessaria della liberazione di Israele. Quando verrà il suo giorno, Dio farà a pezzi Gog, re di Magog, tipo di questi tiranni sanguinari (Ez 38-39). Affronterà tutte le potenze nemiche (Gíoe 4,9- 14; Zac 14, 1-5. 12 ss), distruggerà le loro città (Is 24, 7-13) e giudicherà i loro re (Is 24, 21 s). La storia esemplare di Giuditta e l‘apocalisse di Daniele sono costruite su questo tema (cfr. Dan 7; 11, 21-45), al quale la persecuzione di Antioco Conferisce un‘attualità tragica. 2. Salvezza delle nazioni. - Ma il dittico ha un‘altra tavola. Di fatto la salvezza finale non sarà appannaggio esclusivo di Israele. Se il peccato ha spezzato sin dalle origini l‘unità del genere umano, la conversione finale delle nazioni deve permettere di ricostituirla. Eccole arrivare a Gerusalemme per imparare la legge di Dio, ed è il ritorno alla pace universale (Is 2, 2 ss). Esse si rivolgono al Dio vivente (Is 45, 14- 17. 20-25) e partecipano al suo culto (Is 60, 1-16; 25, 6; Zac 14, 16). L‘Egitto e l‘Assiria si convertono, ed Israele serve loro da mediatore (Is 19, 16-25). Ponendo fine alla dispersione di Babele, Jahve riunisce attorno a sé tutte le nazioni e tutte le lingue (Is 66,18-21). Tutti i popoli lo riconoscono come re, tutti si riuniscono con il popolo di Abramo (Sal 47), tutti danno a Sion il titolo di madre (Sal 87). Il servo di Jahve svolge nei loro confronti, come per Israele, una funzione di mediatore (Is 42, 4. 6). Così nell‘ultimo giorno deve riformarsi un unico popolo di Dio Che ritroverà l‘universalismo primitivo. Se la legge dava ad Israele un‘apparenza di esclusivismo, si vede che la profezia si ricollega alle prospettive larghissime del mistero originale- Il giudaismo postesilico, erede sia della legge che dei profeti, oscilla tra queste due tendenze, che rispondono a necessità contrarie. 1. L’esclusivismo giudaico. - La prima necessità è la chiusura al paganesimo: il contagio della sua mentalità e dei suoi culti non è stato forse la causa di tutte le sventure passate? Perciò la restaurazione giudaica, al tempo di Neemia e di Esdra, si compie in un clima di particolarismo rafforzato (Esd 9 - 10; Neem 10; 13). Se in seguito la mentalità a poco a poco si allarga, la crisi dei tempi maccabaici provoca un ritorno di nazionalismo religioso, che persisterà ancora due secoli più tardi nelle sette farisaica ed essenica. 2. Il proselitismo giudaico. - Ma alla stessa epoca, per un paradosso spiegato dalle esigenze complementari della fede giudaica, la comunità di Israele si apre ai pagani di buona volontà più di quanto abbia mai fatto. Si censura lo sciovinismo religioso, di cui l‘autore di Giona presenta una caricatura ironica. Si dà uno statuto ufficiale ai proselití che vogliono aggregarsi ad Israele (Is 56, 1-8), e si racconta con compiacimento Come nel passato taluni l‘hanno fatto: Rut la Moabita (Rut 1, 16), Achior l‘Ammonita (Giudit 5, 5 - 6, 20)... Su questo punto il giudaismo alessandrino si distingue per le sue iniziative. Traduce la Bibbia in greco, abbozza un‘apologetica di cui il libro di Baruc (Bar 6) e quello della Sapienza (Sap 13 - 15) conservano dei saggi. Israele ha quindi acquistato coscienza della sua vocazione di popolo testimone, di popolo missionario.

NT

IV. ANTICIPAZIONI

I. GESÙ E LE NAZIONI Con Gesù sono inaugurati gli ultimi tempi (Mc 1, 15). Perciò ci si aspetterebbe di vederlo entrare, già durante la sua vita pubblíca, nella vita dell‘universalismo Che gli oracoli profetici gli aprivano. Ma le cose si presentano in modo meno semplice. 1. Parole ed atteggiamenti contrastanti. a) Atteggiamenti particolaristici. - Anche quando soggiorna in terra straniera, Gesù non esce dai confini del giudaismo per annunciare il vangelo e compiere miracoli: «Non sono stato mandato che per le pecore perdute della casa di Israele» (MI 15, 24); «Non conviene prendete il pane dei figli per gettarlo ai cani» (Me 7, 27). Anche ai Dodici, Che manda in missione, raccomanda: «Non prendete la via dei pagani» (Mt 10, 5 s). b) Prospettive universalistiche. - In compenso, mentre urta contro la cattiva volontà di queste «pecore perdute», non risparmia la sua ammirazione per gli stranieri che credono in lui: il centurione di Cafarnao (Mt 8, 10 par.), il lebbroso samaritano (Le 17, 17 ss), la cananea Mt 15, 28)... Nel regno di Dio questi uomini sono le primizie delle nazioni. Ora lo sviluppo futuro del regno ne vedrà aumentare il numero: si accorrerà da tutte le parti al banchetto escatologico, mentre gli Israeliti, membri-nati del regno, se ne vedranno esclusi (Le 13, 28 s par.)... Prospettiva sorprendente, in cui si trova capovolta l‘antica situazione dei Giudei e delle nazioni in rapporto ai privilegi dell‘alleanza: la vigna di Dio sarà tolta ad Israele ed affidata ad altri vignaioli (Mt 21, 43). 2. Soluzione dell’antinomia. - Non c‘è contraddizione tra il particolarismo e l‘universalismo di Gesù; ma egli si adatta alle fasi successive di una situazione che si evolve. In partenza, cercava di convertire Israele per farne il missionario del regno, in una prospettiva di universalismo totale. Perciò non usciva dal suo popolo. Ma l‘indurimento dei Giudei si oppone a questo disegno. Dio vi adatterà quindi il corso del suo disegno di salvezza: rigettato dal suo popolo, Gesù verserà il suo sangue «per una moltitudine, in remissione dei peccati» (Mt 26, 28), e questo sacrificio aprirà l‘accesso del regno a tutti gli uomini suggellando l‘alleanza escatologica. Dopo di che il genere umano potrà ritrovare la sua unità interna poiché il suo legame Con Dio sarà riannodato. Perciò, dopo Che avrà portato a termine il sacrificio Con la sua risurrezione gloriosa, Gesù darà ai Dodici una missione universale: annunziare il vangelo ad ogni Creatura (Me 16, 15), reclutare discepoli da tutte le nazioni (MI 28, 19), testimoniare fino alle estremità della terra (Atti 1, 8). Nella luce pasquale il particolarismo giudaico sarà definitivamente superato.

II. L‘EVANGELIZZAZIONE DELLE NAZIONI

1. La comunità primitiva ed i pagani. a) Allargamento progressivo della Chiesa- - Nonostante il significato universalistico della Pentecoste, in cui la lode di Dio è pro clamata «in tutte le lingue» (Atti 2, 8-11), la Comunità primitiva si limita da prima alla evangelizzazione di Israele: di qui deve partire la salvezza per estendersi al mondo intero. Ma sotto l‘impulso dello Spirito, la Chiesa esce a poco a poco da questo Cerchio: Filippo evangelizza la Samaria (Atti 8); Pietro battezza il Centurione Cornelio, un proselito Che non è ancora stato incorporato ad Israele Con la circoncisione (Atti 10); infine, ad Antiochia, il Signore Gesù è annunziato ai Greci che si convertono in gran numero (Atti 11, 20 s). D‘altronde la vocazione di Paolo ha dato alla Chiesa lo strumento eletto di cui aveva bisogno per la evangelizzazione delle nazioni (Atti 9, 15; 22, 15. 21; 26, 17), conformemente alle profezie (Atti 13, 47; cfr. Is 49, 6). b) L’assemblea di Gerusalemme. - Questo allargamento della Chiesa pone una questione fondamentale: bisogna costringere alla legge giudaica i pagani Che hanno aderito alla fede? In occasione dell‘assemblea di Gerusalemme Paolo tiene duro perché non si imponga loro un simile giogo (Atti 15,1-5; Gal 2); Pietro lo appoggia, e Giacomo proclama Che la Conversione dei pagani è conforme alla Scrittura (Atti 15, 7-19). Così infine, alla luce dell‘esperienza, si traggono le conseguenze logiche implicite nella Croce e nella risurrezione di Gesù: nella Chiesa, nuovo popolo di Dio, le nazioni ottengono uno statuto uguale a quello di Israele, e Paolo si vede confermato nella sua vocazione particolare di apostolo dei pagani (Gal 2, 7 ss). 2. Paolo, apostolo delle nazioni. - Tuttavia l‘apostolato di Paolo rispetta l‘ordine di cose Che deriva dall‘antica alleanza: in primo luogo annunzia sempre il vangelo ai Giudei; non passa ai pagani che quando ha urtato contro il loro rifiuto (Atti 13, 45 ss;- 18, 5 s; 19, 8 ss; cfr. Rom 1, 16; 2, 10). Ma d‘altra parte spiega Chiaramente qual è la situazione delle nazioni di fronte al vangelo. a) Le nazioni di fronte al vangelo. - Gli uomini nati dalle nazioni pagane, sono, al pari dei Giudei, sotto il peso dell‘ira di Dio (Rom 1, 18). Dio si era fatto loro conoscere mediante la sua creazione (1, 19 s; Atti 14, 17), ed essi l‘hanno disconosciuto (Rom l, 21 s); aveva fatto loto conoscere la sua legge per mezzo della Coscienza (2, 14 s), ed essi si sono abbandonati alle loro concupiscenze sregolate, in conseguenza della loro idolatria (l, 24-32). Ma oggi Dio vuole usare con essi misericordia come con i Giudei, purché credano al vangelo (1,16; 3,21-31; 10, 12)- Sia agli uni che agli altri la fede apporta la giustificazione: secondo la testimonianza della Scrittura, i veri figli di Abramo, eredi della benedizione che fu a lui promessa, non sono forse quelli che si fanno forti della fede (Gal 3, 6-9)? Il popolo che beneficia ora di questa promessa comprende ad un tempo dei circoncisi e degli incirconcisi, ed in tal modo Abramo diventa il padre di una moltitudine di nazioni (Rom 4). b) I Giudei e le nazioni nella Chiesa. - In Gesù Cristo è quindi restaurata l‘unità umana. Non c‘è più né Greco, né Giudeo (Gal 3, 28); Giudei e pagani sono riconciliati da quando è caduto tra essi il muro di odio. Formano una sola nuova umanità, una sola costruzione di cui Cristo è la pietra d‘angolo, un solo corpo di Cui egli è il capo (Ef 2,11-22). Questo mistero di unità si realizza sin d‘ora nella Chiesa, in attesa della sua Consumazione celeste. Tuttavia l‘antica frattura dell‘umanità in due domina sempre la dialettica della storia sacra. In un primo tempo Dio ha scartato Israele indurito, ad eccezione di un resto; lo ha fatto per procurare la salvezza alle nazioni pagane innestandole sul ceppo di Israele (Rom 11, 1-24), e per eccitare la gelosia di Israele allo scopo di condurlo a resipiscenza (11, 11). In un secondo tempo, quando la totalità delle nazioni sarà entrata nella Chiesa, tutto Israele sarà salvato a sua volta (11,25-29). Le vie divine sfociano nella salvezza finale di tutte le nazioni, riunite ad Israele nel popolo di Dio (15, 7-12)-

III. LA RIFLESSIONE CRISTIANA

1. I vangeli. a) I sinottici. - Raccogliendo i ricordi del passaggio di Gesù in terra, i tre primi evangelisti fanno vedere, Ciascuno a modo suo, il loro interesse per la salvezza delle nazioni. In Marco, tutto il racconto converge verso l‘atto di fede del Centurione pagano ai piedi della croce: «Veramente costui era Figlio di Dio» (Mc 15, 39). In Matteo, che sottolinea la presenza di donne pagane nella genealogia di Gesù (MI 1, 2-6), questi si rivela fin dall‘infanzia come il re delle nazioni (2, 1-11); inaugura il suo ministero nella «Galilea delle genti» (4, 15 s); le sue ultime parole sono un comando di evangelizzare le nazioni (28, 19). In Luca, la genealogia di Gesù risale fino ad Abramo, padre di tutta la razza umana che Gesù viene a salvare (Le 3, 23-38); perciò il vecchio Simeone saluta in lui «la luce che illumina le nazioni e la gloria del suo popolo Israele» (2, 32); infine il duplice libro del vangelo e degli Atti fa vedere che la salvezza, acquistata a Gerusalemme mediante il sacrificio di Gesù, si estende di là «fino alle estremità della terra» (Atti 1, 8). b) S. Giovanni lascia apparire meno questa preoccupazione, perché pensa piuttosto al destino dei Giudei increduli (Gv 12, 37-43). Da popolo di Dio che essi erano, diventano per il loro indurimento uìta nazione analoga alle altre (11, 48 ss; 18,35). In compenso, vivente ancora Gesù, si vedono accostarsi a lui con fede uomini che costituiscono le primizie delle nazioni (4, 53; 12, 20-32). Infine la sua morte opererà la riconciliazione universale: egli morrà non soltanto per la sua nazione, ma per radunare nell‘unità tutti i figli di Dio dispersi (11, 50 ss). 2. L’Apocalisse. - Profezia cristiana, l‘Apocalisse è attenta, come i profeti antichi, alle due situazioni delle nazioni in rapporto al disegno di Dioa) Giudizio delle nazioni ostili. - Come Israele, il nuovo popolo di Dio si trova di fronte delle nazioni pagane Che gli sono ostili (cfr. Apoc 11, 2). Tale è il senso delle bestie che si fanno adorare dagli uomini (13), di Babilonia, la prostituta blasfema, Che si ubriaca del sangue dei martiri (17)... Queste potenze conducono la guerra escatologica Contro Cristo (17, 13 s; 19, 19; 20, 7 ss), perché sono le depositarie del potere di Satana. Perciò saranno giudicate e distrutte (14, 6- 11; 18); cadranno nella loro lotta contro Cristo (17,14; 19,15.20s). b) Salvezza delle nazioni convertite. - Ma di fronte all‘umanità peccatrice che va in tal modo verso la sua rovina, ecco la nuova umanità salvata dal sangue dell‘agnello: è una folla di tutte le nazioni, razze, popoli e lingue (7, 9-17), che saluta in Dio il re delle nazioni (15, 3 s) e Che abiterà per sempre la nuova Gerusalemme (21, 24 ss). Il NT si Chiude su questa visione di speranza, in cui il genere umano redento ritrova infine la sua unità: «O re delle nazioni, tu che esse desiderano! Pietra angolare grazie alla quale tutto si congiunge! Vieni e salva l‘uomo Che hai impastato dal fango!» (Antifona del 22 dicembre).

Autore: J. Pierron e P. Grelot
Fonte: Dizionario teologico biblico


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