Donna


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Premessa. L'attenzione alla d., indicata dalla Pacem in terris (n. 22) come uno dei segni dei tempi, non ha in sé solo un aspetto rivendicativo di conoscenza e di ruoli, ma esprime soprattutto attenzione al « genio » (MD 30) femminile, ossia a quel tipico « donna » che da sempre influenza l'umanità in tutti gli aspetti della sua vita. Esistono, infatti, caratteristiche peculiari nella mascolinità e nella femminilità che si integrano e si influenzano a vicenda, completandosi nel progetto unico della totalità del « maschio e femmina li creò » (Gn 1,27), dove si vedono due persone diverse, ma immagine di un Dio unico. Certamente, la caratterizzazione della d. è soprattutto nell'ordine di una ricettività che genera vita nuova e questo non solo nell'ambito biologico. Semmai quest'ultimo diventa segno di una realtà molto più comprensiva e profonda che, generalmente, viene riconosciuta come espressione di realizzazione femminile: più la d. è profondamente se stessa, più sente l'accoglienza dono come via di realizzazione totale.1 La storia (e non solo quella religiosa) è ricca di esempi di amore oblativo, di servizio, di esperienze di misericordia. Proprio per questo motivo, l'umanità, agli albori, trovò nella Dea Madre l'oggetto primo di adorazione e, anche quando questo culto venne messo da parte, ne rimasero le tracce qua e là nelle varie espressioni religiose.2
E con il Cristo Gesù, però, che viene posta l'attenzione più viva alla d. come prototipo di apertura mistica, come esemplificazione di quella caratterizzazione femminile che coinvolge anche l'uomo in quanto aperto al tu di Dio e alla sua accoglienza dentro di sé.
L' esperienza mistica, infatti, ha la sua radice più profonda in questa accoglienza consapevole dell'immagine di Dio che ciascuno porta in sé e della quale sviluppa la trasparenza: « Questo è stato il sogno del Creatore: potersi contemplare nella sua creatura e vedervi riflettere tutte le sue perfezioni, tutta la sua bellezza come attraverso un cristallo puro e senza macchia ».3

I. La connotazione femminile della mistica biblica. Prima dell'avvento del cristianesimo, in Oriente la religiosità popolare considerava le dee prototipo del sublime, del trascendente. In seguito, il culto si popolò anche di dei.
Di fronte ai culti pagani, tanto pieni di dei e dee, Israele non nomina Dio se non con parafrasi: il Dio di Abramo, Isacco, Giacobbe, colui che è e, tantomeno, gli attribuisce un minimo attributo sessuale. Quando, però, ne parla, Dio diventa un padre che agisce da d.: procrea nelle sue viscere: « Non è lui il padre che ti ha creato, che ti ha fatto e ti ha costituito? » (Dt 32,6); « Succhierete al suo petto..., come una madre consola un figlio, così io vi consolerò » (Is 66,11 13). Siamo nei secc. VII VI a.C.: Isaia parla di Dio madre.
Nel NT, non è più Dio ad avere una connotazione femminile, ma è la d. che diventa quasi paradigma di intimità con lui. Cristo, infatti, parla con le donne delle cose di Dio e queste le comprendono. Si avverte quasi come un'autentica risonanza della mente e del cuore e la risposta di fede sgorga istantanea (cf la samaritana, per esempio, Gv 4). La d., più dell'uomo, si rivela capace di attenzione verso la Parola, perché « capace di attenzione verso la persona concreta » (MD 18) e si ritiene « che la maternità sviluppi ancora maggiormente tale disposizione » (Ibid.). La maternità, perciò, diventa anche capacità e « disponibilità a «custodire» la Parola di vita eterna » (Ibid. 19). I Vangeli mostrano che tale è soprattutto la maternità della Madre di Dio, ma anche la maternità di ogni d. assume un valore diverso: non è solo naturale, bensì genera creature destinate a diventare « figli di Dio » (Gv 1,12), perciò, nella nuova alleanza nel sangue di Cristo, « creature nuove » (2 Cor 5,17).
Nel NT la d. è chiamata, come l'uomo, a realizzare una vocazione comune che trova il suo fondamento in 1 Cor 11,12 e Gal 3,28: ricostruire in se stessi e partecipare al mondo l'immagine di Dio che Cristo esprime in maniera perfetta. Nelle lettere apostoliche, più ci s'inoltra nel mistico, più scompaiono le distinzioni uomo donna: « Non c'è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù » (Gal 3,28). L'esperienza mistica, infatti, trascende l'aspetto maschio femmina per perdersi nello Spirito che, spesso, viene considerato l'archetipo del femminile.4 Dovendosi esprimere con categorie umane, pertanto si usa di solito l'immagine femminile per caratterizzare l'opera propria dello Spirito Santo che genera Cristo nell'uomo.

II. La mistica femminile nella tradizione 5 evidenzia come le mistiche abbiano usato il piano concreto per esprimere la loro esperienza di unione con Dio, a differenza degli uomini che l'hanno espressa più in termini teologici.
Tale esperienza mistica, di solito, ha avuto come punto di riferimento la persona di Gesù, percepito come sposo, richiamando le immagini bibliche del matrimonio fra Dio e Israele o la Chiesa. Nel Medioevo, soprattutto, le mistiche tedesche parlano di Dio in termini sponsali femminili, ma anche Giuliana di Norwich, mistica inglese, assume lo stesso tono, aggiungendovi la visione di Gesù che, come madre, nutre e avvolge di amore.6 Comunque, era stato Bernardo di Clairvaux il primo a parlare in termini di mistica d'amore sponsale, come una caratterizzazione del femminile che è nell'essere umano.
Dalla mistica sponsale nasce la mistica apostolica come generazione del Cristo nelle anime. Questa esperienza è comune a mistiche che vivono in monastero: da Teresa d'Avila 7 fino a Teresa di Lisieux e altre o mistiche che vivono nel mondo, da Maria dell'Incarnazione a S. Weil a M. Delbrêl.
Un altro tema caro alle mistiche è l'accentuazione del Cristo in altre espressioni della sua umanità: Gertrude canta il Cristo, giovane e bello, che sradica i peccati e porta alla Trinità, Caterina da Siena ne percepisce la presenza continua,8 Teresa d'Avila ritroverà la pace del cuore quando sarà rassicurata sull'umanità del Cristo, non vista più come ostacolo ad immergersi nella divinità, ma unica via per giungere ad essa.9
E, legata all'umanità del Cristo, nasce una mistica che si potrebbe definire della misericordia nei confronti del Cristo che soffre: è la mistica della passione cui le donne hanno partecipato lungo tutti i secoli.10
Ma la scolastica aveva teorizzato il discorso su Dio in termini maschili e da quel momento la teologia è stata pensata e organizzata in termini maschili! Anche la teologia mistica!
Forse il discorso può essere recuperato sul piano della sacralità della materia, di cui Teilhard de Chardin è stato il fautore, e dell'incontro con l' Oriente mistico che ha posto l'accento, nel rapporto con il divino, soprattutto sul piano dell'unità della persona umana, non privilegiando la razionalità pura.
In conclusione si può osservare, con la MD, che « sul fondamento del disegno eterno di Dio, la d. è colei in cui l'ordine dell'amore nel mondo creato delle persone trova un terreno per la sua prima radice » (MD 29). Nella maternità della d., infatti, si ritrova un segno dell'attività propria dello Spirito che, dopo aver generato i figli di Dio riversando nel cuore dell'uomo l'amore (cf Rm 5,5), li fa crescere e li educa (« Quando verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera » Gv 16,13), inserendoli nel mistero pasquale di cui Cristo stesso parla usando un'analogia che è propria dell'esperienza della d.: « La d. quando partorisce, è afflitta, perché è giunta la sua ora; ma quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più dell'afflizione, per la gioia che è venuto al mondo un uomo. Così anche voi, ora, siete nella tristezza; ma vi vedrò di nuovo, e il vostro cuore si rallegrerà, e nessuno vi potrà togliere la vostra gioia » (Gv 16,21 23). E questa la gioia propria della consapevolezza amorosa della creatura che accoglie ed esprime il canto perenne della lode « Sia santificato il tuo nome » (Mt 6,9), eco del Sanctus eterno (cf Ap 4,8), cui l'uomo e la d. tendono da sempre, ma che, grazie all' Incarnazione del Figlio nel seno di una d., diventa attuale nel già della consapevolezza mistica di cui la « femminilità » umana può fare l'esperienza e nel non ancora della visione beatifica di tutti i figli di Dio.

Note: 1 Cf E. Stein, La donna. Il suo compito secondo la natura e la grazia, Roma 19873 (a p. 61ss. si fa notare come nel donarsi totalmente a Dio, si ritrovi la vera possibilità di appagare il desiderio più profondo del cuore femminile); 2 Lo sciamanesimo parla di Grandi Dee e di sciamane visionarie e al servizio del popolo; il buddismo conosce l'esistenza di monache; l'induismo possiede canti d'amore mistico composti da Mîrâ Bâi, una principessa vissuta nel sec. XV, ecc. (cf Aa.Vv. Encyclopédie des mystiques, Paris 1977); 3 Elisabetta della Trinità, Opere. Ultimo Ritiro, 8, a cura di L. Borriello, Cinisello Balsamo (MI) 1993; 4 U. Occhialini, Lo Spirito Santo archetipo del femminile, in Convivium Assisiense, 2 (1994), 61 92; 5 Si rimanda per lo sviluppo storico alla voce «mistica». Cenni storici; 6 « La nostra madre amata Gesù ci nutre di se stessa », cf A. Cabassut, Une dévotion médiévale peu connue: la dévotion à Jésus notre mère, in RAM 25 (1949), 234 245; 7 F.R. Wilhélem, Dio nell'azione. La mistica apostolica secondo Teresa d'Avila, Città del Vaticano 1997; 8 Così riferisce il suo confessore e padre spirituale, Raimondo da Capua; 9 Cf Vita 22,4; 10 Brigida di Svezia, Giuliana di Norwich, Gemma Galgani hanno pagine straordinarie in cui esprimono il loro impellente desiderio di unione con l'uomo dei dolori.

Bibl. Aa.Vv., Il genio femminile. Maria e la donna, Milano 1994; Aa. Vv., Le donne dicono Dio, Milano 1995; M.T. Bellenzier, s.v., in NDM, 499 510; L. Boff, Il volto materno di Dio, Brescia 1989; M.L. Cappadoro, Abbagliata da Dio. La preghiera in M. Delbrêl, Milano 1995; A. Carr, Grazia che trasforma. Tradizione cristiana e esperienza delle donne, Brescia 1991; L. Ciccone, s.v., in Aa.Vv., Dizionario di spiritualità dei laici, I, Milano 1981, 239 245; P. Dronke, Donne e cultura nel Medioevo, Milano 1986; E. Ennen, Le donne nel Medioevo, Roma Bari 1986; P. Evdokimov, La donna e la salvezza del mondo, Milano 1980; J. Galot, s.v., in NDT, 336 348; A. Gentili, Se non diventerete come donne, Milano 1987; T. Goffi - M. Caprioli, s.v., in DES I, 839 846; I. Gómez Acebo, Dio è anche madre, Cinisello Balsamo (MI) 1996; J. Lanczkowski - P. Dinzelbacher, s.v., in WMy, 175 179; G. von Le Fort, La donna eterna, Milano 1960; E. Moltmann Wendel, Le donne che Gesù incontrò, Brescia 19932; M.T. Porcile Santiso, La donna spazio di salvezza, Bologna 1994; G. Pozzi - C. Leonardi (cura di), Scrittrici mistiche italiane, Genova 1988; C. Ricci, Maria di Magdala e le molte altre. Donne sul cammino di Gesù, Napoli 1991; S.M. Schneiders, Feminist Spirituality, in Aa.Vv. The New Dictionary of Catholic Spirituality, Collegeville (Minnesota) 1993, 394 406.

Autore: M.R. Del Genio
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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