Doni dello Spirito Santo


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I. Precisazione dei termini. «Lo Spirito Santo, che già opera la santificazione del popolo di Dio per mezzo del ministero e dei sacramenti, elargisce ai fedeli anche dei d. particolari (1 Cor 12,11), affinché mettendo «ciascuno a servizio degli altri il suo dono al fine per cui l'ha ricevuto», contribuiscono anch'essi, «come buoni dispensatori delle diverse grazie ricevute da Dio» (1 Pt 4,10), all'edificazione di tutto il corpo della carità (cf Ef 4,16) » (AA 3). La stessa citazione del Concilio Vaticano II parla di d., anche semplicissimi, che vengono concessi dallo Spirito ai fedeli. Infatti, una mansione dei presbiteri è anche quella di « scoprire, con senso di fede, i d., sia umili che eccelsi, che sotto molteplici forme sono concessi ai laici » (PO 9). Essi in « ragione dei d. ricevuti, sono testimoni ed insieme vivi strumenti della missione della Chiesa, «secondo la misura con cui Cristo ha dato loro il suo dono» (Ef 4,7) » (cf LG 33). Si potrebbe continuare a citare passi dei documenti conciliari, e più distintamente si coglierebbe che, da oltre un centinaio di loci dei diversi documenti, si fa uso di una terminologia che solo apparentemente risulta sinonima. Di fatto dono, donazione, grazia, carisma, forza, operazione, ministero, vocazione, servizio, ecc., che pure sono il più delle volte in relazione con l'azione dello Spirito Santo lo sono con contenuti e significati diversificantisi. Senza entrare nei particolari di una disamina che può risultare anche utile, è necessario ricordare che il termine carisma (greco: charisma) significa dono gratuito ed è in intimo rapporto con la radice da cui deriva charis=grazia.
Tuttavia, nel NT carisma può designare l'insieme dei d. di grazia che provengono da Cristo (cf Rm 5,15ss.) e sono dati al fedele dallo Spirito per finalità tipiche, e che in ogni caso sfociano nella vita eterna (cf Rm 6,23). Però, la terminologia da una parte è sinonima (carisma è dono), dall'altra è fluttuante (non ogni dono è carisma). Si veda come in Cristo il fedele è « colmato di grazia » (Ef 1,6: charitoo) e a lui è « accordata ogni sorta di d. » (Rm 8,32: charizo), tra i quali spicca - per primato speciale - la carità (Rm 5,5; 8,15). Dinanzi al fatto che « ogni dono valido discende dal Padre » (cf Gc 1,17) la persona umana deve aprirsi al dono (cf Mc 10,15 e par.) e, a sua volta, essere capace di dono (cf 1 Gv 3,16). Di fatto il dono è ricevuto per trafficarlo (cf Gv 15; cf Mt 13,12) e per donarlo, nella memoria del loghion di Cristo « vi è più gioia nel dare che nel ricevere » (At 20,35).
Per trattare dei d. dello Spirito, distinti dai carismi occorrerebbe una lunga trattazione che esorbita dai limiti di questa voce.1 Si potrebbe però addivenire ad una distinzione tra dono e carisma se per carisma si intendessero quei d. particolari che lo Spirito elargisce ai fedeli in modo che essi facendone esperienza, mettono a disposizione di altri il dono che - in un certo modo - è concretizzato in ministeri, in servizi, in operazioni personali e a raggio ecclesiale. I carismi sono d. « manifestati » - « epifanizzati » - « concretizzati » in modo che pur rimanendo distinti dagli elementi istituzionalizzati presenti nella « comunità ecclesiale - popolo di Dio » (a loro volta questi sono essi pure « impregnati » di Spirito), animano gruppi di cristiani, fermentano generazioni ed epoche della storia della Chiesa. Si può convenire che esistono carismi ecclesiali e personali; gli uni e gli altri si richiamano mutuamente.
Al di là delle discussioni che si sono sviluppate nell'immediato post Concilio circa l'antitesi « carisma istituzione », oggi si preferisce parlare di dono dello Spirito come anima dell'istituzione legata ai ministeri istituzionali frutto del dono, della presenza e dell'azione dello Spirito. Per eccellenza tra i ministeri si deve annoverare il sacramento dell'Ordine con quanto vi è connesso per insegnare - per santificare - per governare. Ad esso si può meritatamente e in un certo senso accostare il sacramento del matrimonio. Il dono dello Spirito è anima anche del carisma dono spirituale gratuito (non si tratta di tautologia) fatto al credente per la sua « missione » di battezzato e confermato. Tale missione si concretizza nella vocazione di ciascun fedele. Tra i carismi che trainano altri si può annoverare quello della verginità consacrata e delle diverse forme di vita consacrata; tra quelli più appariscenti si computano quelli legati al martirio, alla profezia, alla glossolalia, al dono di far miracoli, ecc.

II. Nella Scrittura. Di fatto già nella Sacra Scrittura si ritrovano classificazioni ed enumerazioni di carismi (cf 1 Cor 12,8ss. e 28ss.; Rm 12,6ss.; Ef 4,11; 1 Pt 4,11). In genere essi sono in relazione alla funzionalità del ministero (cf Ef 4,12): degli apostoli, dei profeti, dei dottori, degli evangelisti, dei pastori (cf 1 Cor 12,28; Ef 4,11). Però sono carismi anche quelli connessi con ogni tipo di diaconia, di servizio, di insegnamento, di esortazione, di opere di bene, di parole di sapienza, di discernimento degli spiriti (cf 1 Cor 12,8ss.). A questo proposito sono importanti le analisi dei testi Rm 12,3 16; 1 Pt 4,1 11; 1 Gv 4,1 6. Da essi si possono evincere alcuni criteri (cf 1 Cor 12 14) per comprovare l'autenticità dei carismi (1 Ts 5,19ss.), quali: la dimensione cristologica in rapporto con la confessione che Gesù è il Signore (1 Cor 12,3; 1 Gv 4,1 6) e viene da Dio (cf 1 Gv 4,1ss.), a tanto si giunge perché si è animati dallo Spirito Santo; al contrario il falso profeta è animato dallo spirito dell'anticristo (cf 1 Gv 4,3; 1 Cor 12,3); la dimensione pneumatologica legata ai frutti dello Spirito (cf Gal 5,14 22; Ef 5,8 10) permette di comprovare sia l'autenticità dei carismi, sia il discernimento degli spiriti (chi agisce con la pratica della carità è in sintonia col dono dello Spirito Santo: cf 1 Cor 12,31 14,1); la dimensione ecclesiale: è la controprova dell'autenticità dei carismi.
Di fatto, secondo un ordine di importanza, alla sommità dei carismi non sta la loro spettacolarità ma la loro funzionalità per edificare la Chiesa (cf 1 Cor 14,2 25) per il buon ordine delle assemblee (cf 1 Cor 14,33), sotto la guida degli apostoli (cf 1 Cor 12,28; Ef 4,11).

III. Nei testi conciliari. In questa scia si possono leggere i testi conciliari che sottolineano che i carismi sono d. dello Spirito alla Chiesa (cf LG 4.7; AG 4.23) adattati e utili alle varie necessità della Chiesa stessa (cf LG 12), e sempre subalterni all'attività degli apostoli e dei loro successori (cf LG 7). Di fatto l'autorità ecclesiastica giudica della genuinità dei carismi (cf LG 12), ma i pastori devono anche riconoscere i carismi presenti nei laici (cf LG 30; PO 9) che per loro mezzo vivificano l'attività dell'apostolato (cf AA 3). In una parola, i carismi sono collegati all'istituzione ma non si limitano ad essa. Di fatto è lo Spirito Santo che rende capace ogni fedele di assumere opere, responsabilità, mansioni nel tessuto ecclesiale nella libertà e nella sua liberalità nel donarsi. Di qui due opinioni circa il carisma dibattute al Concilio Vaticano II e cioè carisma=dono straordinario miracoloso (card. Ruffini); carisma=dono essenziale conferito a qualsiasi fedele (card. Suenens). Si potrebbe dire che il dono dello Spirito è comune a tutti i credenti fedeli in forza della vocazione cristiana (battesimale - confirmatoria - eucaristica). Esso costituisce il principio e la sorgente (animazione) della nuova creatura in libera risposta personale, verificabile dai frutti, senza escludere la possibilità di resistere allo Spirito. L'uomo nuovo figlio di adozione, in forza dello Spirito, possiede di fatto l'inabitazione dello Spirito, per comunicare nello Spirito.
I d. « spirituali » (carismi) sono speciali per ciascuno secondo la misura della vocazione particolareministeri. Essi sono all'origine della tensione nella varietà (unificazione) tra i diversi fedeli, in funzione e al servizio comunitario di tutto il corpo di Cristo che è la Chiesa, senza escludere la possibilità di spegnere lo Spirito. I carismi possiedono manifestazioni permanenti o momentanee, ordinarie o straordinarie, ma intese all'edificazione ecclesiale.
Al dono dello Spirito corrisponde nel fedele il camminare nello Spirito. Ai d. « spirituali » (carismi) deve corrispondere il discernimento (cf 1 Cor 12 14 e 1 Gv 3 5).

IV. In relazione alla mistica. Di per sé la stessa mistica è dono dello Spirito alla Chiesa. Essa con tutti i d. che contiene, è sorgente inesausta di quelle forze di cui ha assoluto bisogno il mondo (cf GS 43). La mistica è locus di convergenza dei d. differenti che vengono dati gratuitamente al cristiano, per cui il mistico fa esperienza vissuta del molteplice dono dello Spirito. L'esperienza ha un punto di partenza: la fede come dono e conquista; un luogo di crescita: la carità come collaudo dei d. e dei carismi; una meta a cui tendere: la speranza continuamente in atto.
Il « mistico » è colui che accoglie e custodisce la varietà dei d. e anche dei carismi, senza optare in modo preferenziale per nessuno di loro quasi uno fosse come esclusivo e assoluto, ma approfondendo esistenzialmente il fatto che tutti i carismi sono in funzione dell'edificazione ecclesiale. Egli integra i carismi nel dinamismo dei d. raggiungendo un « dosaggio » nel primato della carità e un « equilibrio » nel discernimento in prospettiva della fede e della speranza. Il « mistico » diventa il catalizzatore per eccellenza dei d. dello Spirito nel tessuto ecclesiale, a bene degli altri fratelli e sorelle. Vive attraverso una continua paraclesi dello Spirito in vista di una continuità di crescita. Vive non solo di illuminazione dello Spirito, ma sotto l'egida dello Spirito. In questo senso la dimensione mistica è connaturata all'autentica vita di ogni fedele.

Note: 1 « A proposito della mistica si deve distinguere tra i doni dello Spirito Santo e i carismi accordati in modo totalmente libero da Dio. I primi sono qualcosa che ogni cristiano può ravvivare in sé attraverso una vita zelante di fede, di speranza e di carità e così, attraverso una seria ascesi, arrivare a una certa esperienza di Dio e dei contenuti della fede. Quanto ai carismi, s. Paolo dice che essi sono soprattutto in favore della Chiesa, degli altri membri del Corpo Mistico di Cristo (cf 1 Cor 12,7). A questo proposito, va ricordato sia che i carismi non possono essere identificati con dei doni straordinari (« mistici ») (cf Rm 12,3 21), sia che la distinzione fra i ’doni dello Spirito Santo' e i ’carismi' può essere fluida. Certo è che un carisma fecondo per la Chiesa non può, nell'ambito neotestamentario, venir esercitato senza un determinato grado di perfezione personale e che, d'altra parte, ogni cristiano ’vivo' possiede un compito peculiare (e in questo senso un « carisma ») ’per l'edificazione del corpo di Cristo' (cf Ef 4,15 16), in comunione con la gerarchia, alla quale ’spetta soprattutto di non estinguere lo Spirito, ma di esaminare tutto e ritenere ciò che è buono' (LG 12) », Congregazione per la dottrina della fede, Alcuni aspetti della meditazione cristiana. Lettera ai vescovi della Chiesa cattolica, 1989.

Bibl. Aa.Vv., s.v., in DSAM III, 1579 1641; Aa.Vv., La vita secondo lo Spirito, Roma 1967; Aa.Vv., Lo spirito del Signore, Bologna 1981; Aa.Vv., Credo in Spiritum Sanctum, 2 voll., Città del Vaticano 1983; A. Barruffo - T. Beck - F.A. Sullivan, L'azione dello Spirito Santo nel discernimento, Roma 1983; R. Cantalamessa, Rinnovarsi nello Spirito, Roma 1984; Y.M. Congar, La parola e il soffio, Roma 1985; C. Heitmann - H. Muehlen (cura di), La riscoperta dello Spirito. Esperienza e teologia dello Spirito Santo, Milano 1974; M. M. Philipon, I doni dello Spirito Santo, Milano 1965.

Autore: A.M. Triacca
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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