Difetti


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I. Nozione. Il termine d. è variamente e generalmente usato per indicare, in senso molto largo, privazione, mancanza di qualche cosa, assenza di qualità, disposizione che rende la persona imperfetta e incompiuta nella sua vita, sia fisica che psicologica e spirituale. In senso specifico e stretto, in quanto riferito alla vita spirituale, il d. fa riferimento a una disposizione acquisita, mediante la ripetizione di atti, che impedisce la piena realizzazione dell'esperienza di Dio. Va, quindi, chiaramente sottolineato che si tratta sempre di disposizione non buona, volontaria. E in questo senso, cioè, in quanto disposizione volontaria, da una parte si distingue dall' imperfezione come tale, ma sulla quale il d. può radicarsi ed esprimersi nelle sue varie e molteplici forme, e dall'altra necessita di un attento discernimento e di un coraggioso ed umile atteggiamento di superamento.

II. Discernimento. E pregiudiziale, ai fini di una compiutezza dell'esperienza di Dio, operare con tutti i mezzi a disposizione un'attenta analisi per coglierne ed individuarne l'ordine di importanza e la natura. Tale discernimento è una condizione assolutamente essenziale di quella revisione o conversione di vita senza le quali sarebbe illusorio parlare di perfezione e di autentica esperienza di Dio. Esso, però, risulta non facile per vari motivi, sia di ordine soggettivo che oggettivo.
Dal punto di vista soggettivo il primo e fondamentale ostacolo di un adeguato discernimento sono l'orgoglio e l'amor proprio, il non voler ammettere per paura - più o meno consapevole - realtà personali che possono risultare non gradite. C'è, inoltre, e non è cosa di poco conto, una insufficiente sensibilità spirituale derivante dalla poca familiarità con Dio e con le realtà spirituali; una mancanza di luce assolutamente necessaria per cogliere ed individuare i propri d.
Va, tuttavia, tenuto presente che esistono difficoltà oggettive di analisi e discernimento, e ciò anche in chi sinceramente e onestamente è ben disposto a far emergere nella nuda verità la sua specifica realtà religiosa. Soprattutto, va segnalato in questo campo l'apparente somiglianza, quindi, la confusione possibile a scambiare per virtù e atteggiamenti positivi ciò che effettivamente è vero d. e atteggiamento negativo. Sono presenti spesso, nella letteratura spirituale, l'accenno e il richiamo a questo tipo di realtà e, conseguentemente, una maggiore attenzione per non cadere nell'inganno. Ci possono essere, ad esempio, un'apparente fortezza e fermezza di spirito che invece nascondono un atteggiamento di spiriti prepotenti e arroganti e facili all'ira; come, d'altra parte, possono esserci persone dai modi dolci e remissivi che, tuttavia, nascondono mancanza di energia e di fortezza di spirito, una certa passiva remissività.

III. Aiuti per un autentico discernimento. Tutto ciò rende più necessaria e sommamente urgente una conoscenza appropriata dei singoli d. personali attraverso un'applicazione metodica e paziente che va fatta con serena e fiduciosa umiltà, ma anche con la lucida consapevolezza che non è tanto importante rilevarne il numero e la materialità quanto cercare di pervenire alla radice e alla ragione e disposizione di fondo. A tal fine, questi possono essere i mezziaiuti più utili per un sano e reale discernimento.
1. Esame di coscienza: scoprire di fronte alla Parola la nostra reale identità come si manifesta nel complesso articolarsi della vita quotidiana. Esso non può limitarsi ad un atto di pietà da sbrigarsi in pochi minuti o al conteggio, magari minuzioso e puntiglioso, delle varie mancanze ma dev'essere un esercizio metodico e impegnativo che cerca di arrivare al fondo e alle radici del cuore « là dove nascono le cose buone e le cose cattive ». Ciò significa far emergere, lentamente e sinceramente, le motivazioni e le intenzioni, esaminare i sentimenti e le emozioni, prendere seriamente in considerazione la nostra mente e la nostra coscienza, limpidamente sviscerare tutto il mondo della propria affettività, tendere costantemente a rilevare il bene non fatto. E un'esperienza, quella dell'esame di coscienza, che va fatta alla luce della misericordia di Dio, dove Dio stesso ci rivela a noi stessi, perciò occorrono tempo, preghiera e attenzione costante. Solo allora l'esame serve a conoscersi e a cambiare.
2. Correzione fraterna: riflessione critica su un particolare aspetto della propria condotta fatta da altri, soprattutto se vivono accanto a noi, quindi, hanno l'opportunità di conoscere bene alcuni aspetti della nostra vita. Prendere in considerazione questi rilievi con serenità e realismo aiuta moltissimo a rientrare in noi stessi e a coglierci nella reale identità.
3. Mortificazione: anche se sa di vecchio e suona piuttosto sgradevole alla sensibilità dell'uomo, essa, tuttavia, è estremamente importante ai fini dell'individuazione e dell'eliminazione dei d. Letteralmente vuol dire « far morire », ma dev'essere capita e può essere capita solo all'interno di una logica integrativa del male e della morte. Significa, infatti, non solo accettare e dare senso redentivo alla propria morte e alle piccole morti quotidiane, ma scegliere di far morire o limitare alcune tendenze negative o d. per far nascere tendenze positive e virtù. Limitarsi a dire « no » significherebbe rimanere allo stadio infantile della presunzione, dell'orgoglio e dell'illusione d'onnipotenza.

Bibl. W. de Bont, De la connaissance de soi à la transformation de soi, in VSpS 18 (1965), 187 207; A. Cabassut, s.v., in DSAM III, 68 88; P. Zubieta, s.v., in DES I, 764 767.

Autore: B. Zomparelli
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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