Didimo di Alessandria (detto il Cieco)


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I. Vita e opere. Sulla vita di D. ci informano i suoi discepoli, come Palladio ( 425), ma non tutto è attendibile. D. è un laico, nato forse nel 313, che vive da asceta nei dintorni di Alessandria e muore nel 398. Rufino ( 410) riferisce che è stato scelto da s. Atanasio come decimo dirigente della scuola catechetica di Alessandria. Più che pensatore indipendente, D. è un grande erudito, cosa che desta tanta maggiore ammirazione in quanto a soli quattro o cinque anni di età era cieco, sviluppando in compenso una memoria prodigiosa. D. si muove nella tradizione di s. Clemente di Alessandria, quanto alla teologia morale e ascetica, e in quella di Origene, per la dottrina spirituale. Fra i suoi discepoli si ricordano s. Rufino e s. Girolamo. Per quanto riguarda le opere, tre libri De Spiritu Sancto ci sono conservati nella traduzione latina di s. Girolamo; sarebbero suoi anche tre libri Sulla Trinità (giunti a noi incompleti). C'è, inoltre, un commento al Peri Archon di Origene. D. è noto quale commentatore della Bibbia. Da testimonianze o frammenti sembra che egli abbia composto commenti esegetici a: Genesi, Esodo, Levitico, Isaia, Geremia, Daniele, Osea, Zaccaria, Giobbe, Salmi, Cantico dei Cantici, Proverbi e Qoelet; Matteo, Giovanni, Atti, 1 e 2 Corinzi, Galati, Efesini, e forse ad altri libri. Da buon origenista, ne dà l'interpretazione spirituale, o mistica, interpretando le realtà di questo mondo come allegoria delle realtà del mondo venturo. La scoperta, nel 1941, a Tura (vicino a Il Cairo) ha fatto assegnare il Contra Eunomium non più a Basilio, ma a D., attribuzione discutibile; ma il suo commento a Zaccaria ha gettato nuova luce sull'opera esegetica di D.

II. Insegnamento spirituale. La dottrina di D. fu ripetutamente condannata per origenismo: nel 543, nel 553 e, più tardi, nel 647, al Concilio del Laterano (DS 519). Comunque, l'importanza di D. sta nel fatto che, per opporsi agli ariani, ha sviluppato la psicologia di Cristo quando, nel IV secolo, infieriscono le discussioni sull'integrità della natura umana di Gesù Cristo. D. ne sottolinea la valenza spirituale: egli, infatti, parla, nel Commento ai Salmi, di propátheia, stadio preliminare alla tentazione, quindi alla possibilità di peccare, senza mai vedere in Gesù la minima perdita dell'equilibrio psichico morale. Questo aiuta la cristologia a salvare la piena umanità di Cristo e la spiritualità a riconoscere il ruolo positivo delle tentazioni. Tale accento posto sulle « pre passioni » o inclinazioni al peccato ha spinto la discussione cristologica a ri orientarsi verso quell'« anima mediatrice » di cui aveva parlato Origene.
Anche qui, D. elabora la distinzione, presente già in Origene, tra vita teoretica (o gnostica) (contemplazione e conoscenza spirituale che ne risulta, ovvero comprensione di quanto dicono i misteri della Chiesa), e vita pratica (ascesi in vista della contemplazione), che cerca di seguire le indicazioni dell'altra: essendo la vita teoretica più importante di quella pratica, la prima virtù è la gnosi. Questa distinzione, nella forma così come proposta da Evagrio Pontico, è entrata nel patrimonio classico della spiritualità orientale. L'unione del cristiano con Cristo è concepita sul modello del Cantico dei Cantici, cioè, sul modello del matrimonio tra Cristo e l'anima. Ma per arrivarvi bisogna attingere ad un regime ascetico che spoglia da quanto è superfluo e inutile. Seguendo Clemente di Alessandria, che parla della divinizzazione (theopoiesis, o usando il termine scritturistico, hyiothesia, figliolanza), D. si serve del termine deificazione del cristiano, che spiega attraverso la morte piuttosto che attraverso l' Incarnazione di Cristo. Tale unione deificante unisce al Padre in Cristo attraverso lo Spirito.

Bibl. Opere: PG 39; PL 23. Studi: G. Bardy, s.v., in DSAM III, 868 871; L. Doutreleau, Didyme l'Aveugle: Sur Zacharie I III, Paris 1962; A. Grillmeier, Gesù il Cristo, I2, Brescia 1982; J. Gross, La divinisation du chrétien d'après les Pères grecs, Paris 1938; E.L. Heston, The Spiritual Life as Described in the Works of Didymus of Alexandria, Roma 1938; J. Lanczkwoski, s.v., in WMy, 217 218; Palladius, Historia lausiaca 4; A. van Roey, s.v., in DHGE XIV, 416 427; Rufino, Historia ecclesiastica 2; Socrate, Historia ecclesiastica 4; C. Sorsoli - L. Dattrino, s.v., in DES I, 762 763; M. Viller, Aux sources de la spiritualité de saint Maxime: les oeuvres d'Évagre le Pontique, in RAM 11 (1930), 156 184, 239 268.

Autore: E.G. Farrugia
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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