Devotio moderna


I. Il movimento. Agli inizi del sec. XIV, si manifesta nei Paesi Bassi un nuovo movimento,1 animato da G. Groote e chiamato, in seguito, da G. Busch Devotio moderna. Esso vide il suo periodo d'oro nel sec. XV. Molto presto, però, sperimentò il suo declino, assorbito in altre scuole o forme di vita evangelica. Nel suo periodo aureo, s'incarnò particolarmente in due forme di vita: i Fratelli e Sorelle della Vita Comune e i membri dell'Abbazia di Windesheim. Esso nacque come reazione riformatrice nei confronti della vita religiosa, troppo formalistica ed epidermica. Benché, infatti, la liturgia venisse celebrata regolarmente, essa si svolgeva senza solennità. I fratelli delle comunità dovevano assistere in silenzio, privilegiando le disposizioni personali di raccoglimento e serenità interiore.
Benché J. Ruusbroec avesse avuto influsso su alcuni membri di tale movimento, esso non si dedicò alla mistica, come esemplificata da Taulero ed Eckhart, anzi insistette sull'acquisizione di varie virtù e su un metodo di meditazione molto concreto e dettagliato. Venne in conflitto anche con vari Ordini religiosi, come i benedettini ed i domenicani, mentre i gesuiti ne ereditarono vari elementi.

II. Natura e rappresentanti della d. Si chiama « moderna » non perché tracciò un nuovo sentiero di spiritualità o volle introdurre nuovi metodi, ma perché esaltava la purificazione dell'anima e la crescita nelle virtù. Si opponeva alle penitenze straordinarie e tradizionali. Sottolineava, prima di tutto, un aspetto decisamente anti intelletuale e anti scolastico; si applicava alla parte affettiva della spiritualità, centrata sulla persona di Gesù piuttosto che sulla meditazione degli attributi divini. Il trattato classico De imitatione Christi, il libro religioso più diffuso dopo la Bibbia, è un'esemplificazione tipica di questo movimento. In quest'opera si evidenzia che l'atteggiamento più importante della vita cristiana è la sequela di Cristo, realizzata concretamente assimilando le virtù che egli incarnò durante la sua vita terrena.
In comunità, si dava ampio spazio alle « collationes », un metodo di preghiera che prendeva in considerazione un passo evangelico, applicandolo poi alla vita dei fratelli e sorelle che vivevano in comunità. Durante questa meditazione in comune, ognuno poteva esprimere le suggestioni ricevute che diventavano, poi, motivo di revisione di vita. Nelle abbazie dei canonici regolari, invece, la meditazione della Scrittura assumeva la forma d'una conferenza ai monaci da parte del superiore. I seguaci di tale movimento esaltavano la fuga mundi: gli affari mondani distraggono dall'unico bene necessario. Per questo motivo, l'impegno apostolico era alquanto trascurato. La lettura del testo sacro era fatta più in chiave devozionale che esegetica. I seguaci di questo movimento nutrirono scarse simpatie per gli eremiti e per coloro che coltivavano gli studi umanistici. Difatti non stimavano i valori umani, pertanto, rimasero l'antitesi della nascente tendenza umanistica del tempo.
Tra le figure più autorevoli si ricordano G. Groote di Deventer, il suo discepolo Fiorenzo Radewijns ( 1400) che seppe dare al movimento un'impronta giuridica. Fondendo le due forme di vita, vita comune e l'esperienza Windesheim, egli contribuì alla riforma della Chiesa, opponendosi strenuamente alle tendenze speculative e scolastiche. Gerardo Zerbolt ( 1398) descrisse i punti basilari del movimento nei suoi vari scritti; Gerlach Peters ( 1411) evidenziò alcune caratteristiche della mistica; Enrico Mande ( 1431) condusse una vita santa e descrisse le sue esperienze mistiche in vari trattati. Ma, colui che maggiormente si identifica con la d. è Tommaso Hemerken da Kempis ( 1471), al quale si attribuisce l'Imitazione di Cristo. Egli scrisse parecchi altri trattati, più brevi, nei quali evidenzia un certo influsso agostiniano basato su una devozione affettiva e sulla contemplazione dell'umanità del Cristo. Un altro nome da ricordare è quello di Giovanni Mombaer ( 1501), che scrisse un'opera enciclopedica, il Rosetum esercitiorum spiritualium.
La d. poneva l'accento sulla discrezione, sulla moderazione, su una vita regolare basata su un orario ragionevole che potesse essere seguito da tutti. Non apprezzava entusiasmi, piuttosto valutava i metodi provati. Per questo motivo, non s'interessava di mistica. Benché non si possa considerare precursore del protestantesimo, in esso si può notare l'inizio di una separazione tra teologia e spiritualità, tra ascetica e mistica. In questo senso, il movimento ha un approccio « moderno » contro gli sforzi medievali di presentare tutta la realtà in una visione e una sintesi unitaria.

Note: 1 J. Châtillon, Devotio, in DSAM III, 714.

Bibl. P. Debongnie, s.v., in DSAM III, 727 747; C. Egger, s.v., in DIP III, 456 463; R. García Villoslada, Rasgos característicos de la « Devotio moderna », in Manresa, 28 (1956), 315 358; A. Huerga, s.v., in DES I, 730 736; E. Persoons, Recente publicaties over de Moderne Devotie 1956 1972, Leuven 1972; G. Picasso, L'Imitazione di Cristo nell'epoca della « Devotio moderna » e nella spiritualità del sec. XV in Italia, in Rivista di storia e letteratura religiosa, 4 (1968), 11 32; P. Post, De moderne devotie, Amsterdam 1950.


Autore: R.M. Valabek
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)
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