Delbrel Madeleine


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I. Vita e opere. Nasce a Mussidan in Dordogna il 24 ottobre 1902 nella casa dei nonni materni attigua alla piccola fabbrica di cera creata dal nonno. Poiché suo padre è operaio ferroviere, l'infanzia e l'adolescenza di M. trascorrono nelle diverse sedi di trasferimento di quest'uomo alquanto straordinario: grande patriota e grande organizzatore, amante delle lettere e della politica. M., sia per la fragile salute che per i continui trasferimenti del padre, non segue un corso regolare di studi. La famiglia, sul piano religioso, è indifferente, ma M. incontra sacerdoti che la illuminano sulla fede, così a dodici anni fa la sua prima Comunione.
A Parigi, dove il padre è trasferito nel 1916, M. incontra alcune persone molto dotte, ma atee che segnano la sua giovinezza. Confessa: « A quindici anni ero strettamente atea e trovavo ogni giorno il mondo più assurdo » (La lezione di Ivry, 509). Le piace il ballo e vi dedica molte serate. Sembra spensierata, ma in realtà la sua intelligenza si dibatte intorno ai concetti di « morte » e di « assurdo ». In questo periodo incontra alcuni cristiani che la mettono in crisi per il loro impegno e la loro coerenza. Legge s. Ignazio e si aggrega agli scouts della sua parrocchia. La rivelazione di Dio è per lei un vero « abbagliamento ». Gradatamente le si fa chiara la sua vocazione: vivere le esigenze del Vangelo nel mondo, in una vita simile a quella di tutti gli altri uomini. Alcune amiche si uniscono a lei e nasce una piccola comunità laica. Nel 1933, esse si trasferiscono a Ivry sur Seine, villaggio povero e scristianizzato, centro importante di un comunismo ad alto livello. Dal 1933 al 1946 M. s'impegna nel servizio sociale. La sua casa è aperta a tutti. Nel settembre 1939, insieme alle compagne è mobilitata per la guerra nei servizi sociali. Nel 1941, il card. Suhard fonda, con la Commissione episcopale francese, il seminario della Missione e M. è invitata a parlare della sua esperienza di Ivry.
Verso il 1944, M. ha una specie di seconda conversione: le si chiariscono i rapporti di carità fraterna tra credenti e non credenti, tra marxisti e cristiani e, in un certo senso, si assolutizzano il suo impegno di annuncio cristiano e il suo compito missionario. Si approfondisce anche quel suo cammino singolare di contemplazione di Dio sulle strade del mondo. E invitata a parlare della sua testimonianza nei gruppi più vari. Gli appunti, minuziosamente preparati, dei suoi interventi costituiranno, con le centinaia di lettere, una documentazione preziosa dello sviluppo del suo pensiero e soprattutto del suo cammino spirituale.
Nell'aprile 1938 appare sulla rivista Études Carmelitaines un breve articolo intitolato Nous autres gens des rues, dove è chiaramente presente il nucleo fondamentale della spiritualità di M.: la sintesi tra preghiera e azione, un'azione « piena d'amore ». Nel 1957 vede la luce il libro che raccoglie la maturazione del suo pensiero nei confronti del marxismo, della missione dei cristiani e della Chiesa: Ville marxiste terre de mission (=VM).
Attingendo al copioso materiale ritrovato dopo la sua morte, avvenuta il 13 ottobre 1964, gli amici pubblicano Nous autres, gens des rues (=NA) (1966); La joie de croire (=JC) (1968); Communauté selon l'Évangile (=CSE) (1973), Alcide, guide simple pour simples chrétiens (=ALC) (1980), Indivisible Amour (=IA) (1991).

II. Esperienza mistica. La chiave per capire, per quanto è possibile, il segreto della spiritualità di M. è l'espressione da lei usata per indicare l'unione profonda tra preghiera e azione: « l'action vraiment amoureuse », immersione d'amore in Dio in ogni azione. « Ogni atto docile ci fa ricevere pienamente Dio e dare pienamente Dio con grande libertà di spirito... Ogni piccola azione è un avvenimento immenso nel quale il paradiso ci è dato e nel quale noi possiamo dare il paradiso... Non importa ciò che dobbiamo fare: tenere in mano una scopa o una penna stilografica; parlare o tacere; rammendare o tenere una conferenza; curare un malato o battere a macchina. Tutto ciò non è che la scorza della splendida realtà: l'incontro dell'anima con Dio... » (NA, 23). Il silenzio, un particolare silenzio, è caratteristico dell' itinerario contemplativo di M.: « I monasteri appaiono come i luoghi della lode e come i luoghi del silenzio necessario alla lode. Nelle strade, schiacciati tra la folla, noi stabiliamo le nostre anime come altrettante cavità di silenzio dove la Parola di Dio può fermarsi e risuonare » (Ibid. 63 67). Più volte, M. parla di anima aperta, totalmente aperta, in disponibilità ad accogliere la Parola, « il Verbo di Dio fatto vita umana ». « Nessun dono di Dio si versa se non tra le mani della fede, nessun dono di Dio si riceve se non nella profondità vertiginosa della speranza... Il Vangelo per liberare il suo mistero non chiede uno scenario né un'erudizione né una tecnica. Chiede un'anima prosternata nell' adorazione e un cuore spoglio di ogni fiducia nell'uomo » (Ibid. 72 80).
M., come ogni contemplativa, conosce la preghiera gioia, ma anche la preghiera fatica. « Pregare è una fatica immensa, rude, che mette in gioco tutto noi stessi. Essere completamente presenti a Dio, totalmente ricettivi davanti a lui non equivale a un riposo » (CSE 156). M. parla spesso della croce, ma pone in guardia contro l' ascetica per l'ascetica, l'esercizio per sentirsi forti; la vita con Dio è piuttosto « danza », in abbandono totale al suo ritmo (cf NA 81 83).
M., parlando della sua conversione, soleva dire di essere stata « abbagliata » da Dio: termine questo che esprime per davvero tutta la sua vita di contemplativa nel mondo e per il mondo. Tale contemplazione, radicata nella Parola di Dio, porta all' imitazione di Gesù, che è richiesta ogni giorno, in ogni stagione dell'anno; essa ricorda ciò che è: l'assoluto dell'amore di Dio, l'assoluto dell'amore del prossimo. « Se oggi non si può più pregare «come» un tempo, a meno di essere in un monastero o in certe situazioni di vita particolare, non ne consegue però che non si debba più pregare: ne consegue invece che bisogna pregare in altro modo ed è questo altro modo che bisogna scoprire » (cf Primo gruppo di note sulla preghiera). Questo rimane il suo messaggio più attuale.

Bibl. Ch. de Boismarmin, Madeleine Delbrêl (1904 1964). Strade di città, sentieri di Dio, Roma 1988; N. Carreras Paxtot, Madeleine Delbrêl: eroismo di una vita banale, in Studi Cattolici, 11 (1967), 267 271; M.L. Coppadoro, Abbagliata da Dio. La preghiera in Madeleine Delbrêl, Milano 1994; M.L. Cravetto, Madeleine Delbrêl (1904 1964). Una vita missionaria, in Humanitas, 27 (1972), 15 41; 142 161; L. Delannoy, Madeleine Delbrêl dopo « Nous autres des rues. La gioia di credere », in Studi Cattolici, 19 (1969), 347 351; H. Jung, L'Évangile et Madeleine Delbrêl, in Ibid. 53 (1971), 739 748; J. Loew, Dall'ateismo alla mistica. Madeleine Delbrêl, Bologna 1996; J.P. de Menasce, La vie et la réflexion de Madeleine Delbrêl, in VieSp 49 (1967), 325 329; D. Mondrone, Impegno e autenticità cristiana negli scritti di Madeleine Delbrêl, in CivCat 123 (1972) I, 541 544; K. Neufeld, Atheismus und Spiritualität. Zum Zeugnis von Madeleine Delbrêl, in Geist und Leben, 44 (1971), 296 305; B. Papasogli, Madeleine Delbrêl: l'inquietudine della frontiera, in Letture, 33 (1978), 757 770.

Autore: M. Tiraboschi
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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