Debolezza


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I. Il concetto di d. attraversa completamente la multiforme stratificazione della realtà unitaria dell'uomo e da essa riceve la sua determinazione in ordine allo specifico di ogni livello considerato e la sua rilevanza in ordine alla coordinazione con la globalità antropologica, con quell'insieme di interferenze tipico di ogni fatto unitario. Descrittivamente possiamo individuare una d. fisica in senso proprio nell'astenia ed in senso più generale in tutto ciò che di patologico colpisce ed attenua il normale funzionamento del corpo dell'uomo, con diversa gravità e permanenza. Un adulto cronologicamente maturo può registrare un equilibrio psicologico caratterizzato da labilità ed insufficienze come da vere e proprie malattie, con uno svariato grado di solubilità. Anche culturalmente e sociologicamente possiamo pensare ad una serie di connotazioni e ruoli sociali che una persona possiede o ricopre e stimarli vantaggiosi o svantaggiosi oppure distinguerli in forti o deboli, come facilmente illustrano una sommaria esemplificazione circa il patrimonio di cultura e di educazione o la disponibilità economica o il livello sociale.

II. Esperienza morale e spirituale. Tuttavia, le dimensioni appena descritte di per sé nulla ci dicono del momento prescrittivo dell'esperienza morale e spirituale in quanto tale, cioè del grado di coinvolgimento della libertà dell'uomo nella ricerca e nella realizzazione del senso della propria umanità. Ma, proprio per la rilevanza della problematica morale per l'identità antropologica - l'identità di un uomo è la sua decisione morale, l'uomo non è costituito da ciò che si trova di fatto ad essere, ma da ciò che sceglie di essere -, esattamente qui il tema in questione acquista un profondissimo spessore, perché introdurre il discorso sulla d. o sulla fortezza coinvolge il discorso sull'intensità con cui il soggetto morale persegue la costruzione o la distruzione di se stesso. Le inattese combinazioni che, talora, si scoprono tra la salute fisica, la sicurezza psicologica o sociologica, da una parte, e una d. morale, dall'altra, rendono accorti sulle interconnessioni dei due momenti: svantaggi pre morali non determinano la scelta morale che è valutabile esclusivamente dal libero coinvolgimento della volontà individuale; questa sola sa accettare il proprio ritmo di crescita secondo una legge di gradualità. La d. fenomenologicamente descritta, da superare nel limite del possibile, non impedisce con la sua presenza l'esperienza morale e spirituale, ma la circoscrive e la situa nella storia, configurandola positivamente piuttosto come una possibilità originale ed irrepetibile di realizzazione morale e spirituale e non tanto negativamente come mancanza di opportunità. La possibilità di diventare persone, di eseguire il senso della propria esistenza è sempre presente nella situazione data, che si configura carica dell'appello e della vocazione di Dio, che ci chiama così personalmente all'esperienza totalizzante e radicale della sua vita di amore e di luce.

La fede cristiana apporta un'interpretazione della d. come conseguenza di una storia di peccato iniziata dall'uomo stesso. Ne è derivata una costitutiva incapacità di auto salvezza, quindi un costitutivo bisogno di essere salvati. Il mancato riconoscimento di questo stato di necessità salvifica pone l'uomo in una d. costitutiva che rischia di diventare definitiva dispersione di sé.

Bibl. Aa.Vv., L'homme devant l'échec, Paris 1959; Y. Belaval, Les conduites d'échec, Paris 1953; M. Chiva, Débiles normaux débiles pathologiques: actualité pédagogiques et psychologiques, Neuchatel 1973; T. Goffi, s.v., in DES I, 702 705.

Autore: P. Carlotti
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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