Croce


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Premessa. La mistica della c. di Cristo include, pur andandovi oltre, la mistica della sua passione. La c. è « mistero », e tale resta nel suo senso più pieno, come evento nel quale realmente opera Dio per la salvezza dell'uomo, e come enigma che provocatoriamente obbliga ad un assenso di fede pura e semplice. In ambedue i sensi, essa tocca il centro stesso dell'esistenza del credente; questi la può sperimentare in infinite gradazioni d'intensità, fino ai fenomeni mistici.
L'autentica mistica della c. è quella in cui si vive, per un dono d'amore infuso, l'esperienza stessa interiore di Gesù crocifisso (« i sentimenti che furono in lui », cf Fil 2,5), provandone assieme tutta l'amarezza e tutta la divina profondità, che è la stessa eterna volontà di salvare ad ogni costo il mondo.

I. Mistica neotestamentaria della c. Originariamente il kerigma, quindi, il vissuto cristiano, s'incentra anzitutto sul Risorto, ma nei Vangeli, specie in Luca, Gesù stesso ripetutamente afferma la « necessità » della c. per entrare nella gloria (cf Lc 24,46). Poiché Cristo, e solo lui (cf Lc 10,22), introduce nel mistero del Padre, questa rivelazione, accolta con fede, opera il « contatto » mistico con Dio.
Paolo, basandosi sulla propria esperienza straordinaria, che si può rettamente dire mistica, proclama addirittura la c. sapienza (cf 1 Cor 1,24ss.), principio architettonico ed ermeneutico della sua teologia, che si muove anzitutto sul piano soteriologico, in connessione con la vita sacramentale. Chi è crocifisso è morto al peccato (cf Rm 6,11), specie in quanto lo è alla legge. Dio solo salva, anche e proprio dando il suo Figlio al mondo (cf Rm 8,32); storicamente, infatti, è il peccato che, valendosi arbitrariamente della legge, dà morte al Giusto, per noi divenuto « peccato » per farci parte della sua giustizia (cf 2 Cor 5,21). Unendosi alla morte di Cristo, se ne condivide la vittoria sulla morte.
Giovanni evangelista sviluppa al massimo la sapienza della c.: infatti, nella sua dottrina domina la dimensione epifanica. La c. è esaltazione e rivelazione di Dio in quanto amore preveniente e fedele fino alla fine, che si « consuma » sulla c. (cf Gv 13,1; 19,30), ove Cristo, morendo, « consegna » il suo Spirito.

II. Mistica ecclesiale della c. Già secondo il kerigma primitivo, Gesù chiama i cristiani a seguirlo « prendendo la propria croce » (cf Mt 16,24). Se l'iniziale spasmodica attesa dell'imminente parusia potè far pensare ad una condizione contingente, limitata a breve tempo, il realismo costrinse i cristiani a fare i conti con essa. Il martire, come già attesta l'Apocalisse, ne scopre la forza di trasformazione spirituale e di assimilazione massima a Gesù. Ignazio di Antiochia, e con lui molti altri martiri, è testimone di esperienze mistiche specifiche legate al martirio. Nella mistica del monachesimo la c. è arma di vittoria sul demonio (esorcismo), come nella vita di Antonio Abate. E poi anche detta « martirio bianco », come offerta di sé a Dio, mediante la preghiera continua, la castità e la penitenza. Qui si può però insinuare l'ambiguità dell'apatheia, che talvolta confonde c. cristiana e annullamento stoico della sfera delle « passioni ». In Oriente, specie in Russia, non sono poi mai mancati i « Folli in Cristo », con la loro singolare traduzione vissuta della follia della c.
I Padri sviluppano principalmente la mistica sacramentale, specie circa l'Eucaristia. La prassi e la religiosità popolare uniscono alla dossologia l'« adorazione » della c. e delle sue « reliquie ». Le forti emozioni religiose provate, già in quei tempi, dai pellegrini che, giungendo a Gerusalemme, vanno al Calvario e ripercorrono la « via dolorosa », sono all'origine della « via crucis », tanto diffusa in seguito.
La mistica medievale affettiva trova la sua fisicità in pratiche penitenziali anche cruente (la flagellazione) e, specialmente a partire da Francesco d'Assisi, nella straordinaria esperienza delle « stimmate », che si verificheranno in seguito in tante altre persone appassionatamente unite alla c. di Gesù. Emerge, così, un'altra attestazione mistica di ardente fede nell'unità divino umana del Signore Gesù e di tutti gli eventi della sua vita, riassunti e sintetizzati nella passione e morte di c. Dal Medioevo nasce anche, sotto il segno della passione, la mistica del Cuore trafitto di Cristo. La sapienza della c. è sottesa all'esperienza che Ignazio di Loyola propone nei suoi esercizi, i quali hanno un vero punto di svolta nel terzo grado di umiltà, scelta risoluta di « obbrobri con Cristo pieno di essi », desiderando « più di essere stimato vano e stolto per Cristo che primo fu tenuto per tale, che per savio e prudente in questo mondo » (n. 167).
Nei secc. XVI XVIII si sviluppa una linea mistica che interpreta l'intera esperienza spirituale in termini di c. L'interiore e totale « spogliamento », richiesto dalla fede è base e sostanza d'ogni c. Il « nulla », collegato alla kenosi di Gesù, è tematizzato con sfumature diverse sia da s. Giovanni della Croce che da s. Paolo della Croce.
Si va poi verso la mistica della vittima, che ha buone basi teologico spirituali nella polemica antiprotestante: infatti, secondo la spiritualità cattolica, il fedele partecipa effettivamente all'opera di Cristo, unendo a lui tutte le proprie sofferenze, senza alcuna esclusione. Attualmente, si tende a identificare la c. di Cristo e quella dei cristiani, anzi di tutti gli uomini « crocifissi » dal potere del peccato, della morte, dell'ingiustizia. Ne nasce la mistica di chi ne vuole la liberazione. Legittima l'enfasi sulla dimensione socio politica della c., anche se sempre da relativizzare. III. C. come mistica del fallimento? La c. cristiana si identifica tanto poco con la sofferenza, che suppone al contrario la lotta di Gesù contro di essa, condotta mediante guarigioni ed esorcismi. In ogni ipotesi, anche oggi, nessuna mistica della c. può confondersi con forme di dolorismo e di passività di fronte a situazioni sataniche.
Più che alla sofferenza, la c. può piuttosto riferirsi correttamente all'eventuale fallimento di imprese assunte per il bene degli uomini. C'è, è vero, pericolo di vederla, alla maniera protestante, come un « no » totale detto da Dio agli sforzi umani. Invece, l'unione alla c. del Risorto è la risposta adeguata, nella fede, all'esigenza di riscattare dal non senso ogni esistenza umana, per quanto frustrata e fallita possa essere. Si tratta, quindi, di affrontare la c. fallimento nel presente, senza evasioni, ma capovolgendone il senso, riferendola alla verità e alla bontà delle mire evangeliche perseguite, che nessuno potrà mai vanificare. Contemplando la c. di Gesù, si ribadisce la certezza che la storia, in ultima analisi, non è scritta dai vincitori, ma piuttosto dai cosiddetti « vinti », che non hanno consentito ai vincitori di impadronirsi della propria coscienza. La relativizzazione della storia contingente è necessaria proprio per mantenere la profondità prospettica, entro cui si colloca ogni piccolo contributo alla costruzione del regno. C. e utopia concreta sono compatibili, anzi fanno una cosa sola, contro ogni utopia indolore, puramente platonica, e contro ogni illusione di accelerare, con l'impiego della violenza, il compimento della storia.
IV. Ultima parola della c. è l'Amore La sintesi finale d'ogni mistica della c. si ritrova necessariamente nella carità divina, che si dona totalmente, e nella risposta d'amore di chi è stato « afferrato » da Cristo. « Mi ha amato e ha dato se stesso per me » (Gal 2,20). « Per me vivere è Cristo e morire un guadagno » (Fil 1,21). C. e amore essenziale si identificano tanto, anche in Dio, che in questi ultimi tempi si è sviluppata tutta una teologia del « dolore di Dio ». La c. è l'autorivelazione massima di Dio Amore.
In questo senso, anche se continua ad avere valore una mistica dell'espiazione e della riparazione, la mistica della c. confluisce senza residui in quella del mistero pasquale di Gesù, ed ha, quindi, in sé quella carica di ottimismo cristiano che il Risorto ha infuso fin dagli inizi nei discepoli, mostrandosi loro con i segni della passione.

Bibl. Aa.Vv., La sapienza della croce oggi, 3 voll., Torino 1976ss.; F. Di Bernardo, s.v., in DSAM XII, 312 338; M. Flick - Z. Alszeghy, Il mistero della croce, Brescia 1978; G. Greshake, Il prezzo dell'amore, Brescia 1983; G. Moioli, La parola della croce, S. Giuliano Milanese (MI) 1985; J.H. Nicolas, La souffrance de Dieu?, in Nova et Vetera, 53 (1978), 56 64.

Autore: C. Brovetto
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)