Crisostomo Giovanni (Santo)


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I. Vita e opere. Nasce 1 fra il 344 e il 354 ad Antiochia. Frequenta Melezio ( 381), vescovo di Antiochia, è battezzato nel 372 e ordinato lettore. Studia la Scrittura sotto la direzione di Diodoro di Tarso ( 392 ca.) insieme a Teodoro ( 428), futuro vescovo di Mopsuestia. Dalla scuola antiochena prende il suo indirizzo dottrinale, il metodo scritturistico e l'atteggiamento nell'intepretazione della Scrittura: pensiero greco, morale stoica e rigorismo siriano, senso comunitario e pratico dell'ascetica. La sua evoluzione spirituale lo porta a considerare la superiorità del servizio e della carità su tutti gli altri suoi desideri ascetico?monastici. Senza dubbio esiste un'influenza dell'asceterion di Diodoro di Tarso ( 394) in tutta la sua concezione della vita cristiana: ascetismo e servizio alla Chiesa.
Inizia una vita ascetica prima in Antiochia e dopo sulle montagne circostanti, per quattro anni, sotto la direzione di un monaco siriano, e nel 378?379 vive come solitario nei dintorni di Antiochia, dove si dedica ad una vita ascetica dura che gli provoca una malattia, perciò ritorna in città.
Ordinato diacono da Melezio nel 381 e sacerdote da Flaviano ( 404) nel 386, durante i dodici anni seguenti si dedica alla predicazione alla Chiesa di Antiochia con un profitto straordinario per il popolo perciò sarà chiamato Crisostomo, cioè Bocca d'oro.
Il 27 settembre del 397 muore Nettario, vescovo della capitale, e G. viene scelto a succedergli. Il 26 febbraio del 398 è consacrato vescovo da Teofilo Alessandrino ( 412), che diventerà poi suo acerrimo nemico per tutta la vita.
Riformatore rigoroso e predicatore, in qualche modo estremista, contro i vizi della corte e della città, si rende nemico dell'imperatrice Eudossia ( 404), il che lo porta davanti al Sinodo della Quercia del 403, presieduto da Teofilo. G. viene deposto e condannato all'esilio. Tornato dopo poco, continua a predicare contro i vizi che lo avevano fatto condannare.
Il ritorno, perciò, è breve. Dopo diversi incidenti, nella Pasqua del 404, Arcadio ( 408) lo condanna di nuovo all'esilio, prima a Cucuso, nell'Armenia, e dopo a Pitio, sul Mar Nero. Durante il viaggio, muore a Comano il 14 settembre del 407.
Il catalogo completo delle sue opere è riportato nella Clavis Patrum graecorum, II, nn. 4305?5197, pp. 491?672 (PG 47?64). Le principali sono: 1. Opere autentiche (4305?4472); 1.2: Frammenti (4495,1?34); 2. Opere dubbie e spurie (4500?4724); 3. Opere attribuite a C. e omesse dal Migne (4726?4762); 4. Opere di C. ancora inedite (4840?5079); 5. Versioni (5130?5197). Le lacune presenti nell'enumerazione degli scritti lasciano presumere ulteriori ritrovamenti.

II. Dottrina spirituale. Gli apporti del C. alla storia della teologia non pare abbiano carattere di originalità né che abbiano favorito il progresso della speculazione teologica. Bardy dice al riguardo che la sua teologia può considerarsi « come quella dei semplici cristiani che non cercano altro che vivere bene ».2 Il C., come del resto tutti i Padri, non intende esporre una dottrina spirituale nel senso moderno del termine, ma solo formare spiritualmente i suoi ascoltatori. Per questo motivo, la sistematizzazione della sua dottrina è quasi impossibile: non sempre parla degli stessi argomenti nello stesso senso: difende la solitudine, ma non sempre loda i solitari. Egli è piuttosto un uomo pratico: gli esercizi spirituali intendono sempre aiutare gli altri, anche coloro che si ritirano nel deserto. C. è prima di tutto un pastore, e per questo un predicatore e moralista.
Sulla scia della scuola antiochena, egli fa largo uso della Sacra Scrittura, assumendone, di solito, il senso più immediato; di qui la grande chiarezza dei suoi commenti, a volte duri. L'esperienza iniziale della sua vita ascetica e monastica ha un notevole influsso su tutta la sua dottrina, specialmente sui trattati cosiddetti ascetici. Per C. la compunzione nasce dalla coscienza del nostro male paragonato alla purezza e alla perfezione di Dio, che ha un progetto sull'uomo chiamandolo alla perfezione (Sulla compunzione, 1,4: PG 47,395). E questa coscienza provoca la penitenza. Questo tema, insieme alla verginità e alla povertà, fa da trama a tutta la sua predicazione. Anche se usa uno stesso tono esaltante nei riguardi del matrimonio, la verginità resta uno stato speciale riservato a pochi. Il suo ideale di vita rimane il monachesimo, il suo impegno l'aiuto agli altri e da ciò derivano il suo zelo ed il suo entusiasmo sacerdotale. Il suo modello, dopo Cristo, è Paolo che continuamente è additato come esempio (cf soprattutto Panegirici su san Paolo). Lo stato più perfetto dell'uomo è quello della verginità (cf La verginità XI, 2: PG 48,540?541), esaltata non tanto nella sua realtà fisica, ma come possibilità di servizio agli altri, senza altre preoccupazioni (cf Ibid. LXXVII: PG 48?589?590). Ma lo scopo ultimo della vita del cristiano è la comunione con Dio attraverso Cristo.
Parlando della vita spirituale, egli, spesso, si sofferma sull'aspetto negativo che consiste nell'evitare il peccato, ma l'inizio e la conclusione di molte delle sue omelie sono costituiti dalle parole che, secondo Palladio ( 439 ca.), sono state le sue ultime parole: « Gloria a Dio per ogni cosa ». L'elemento fondamentale della vita cristiana si ritrova nel battesimo. Le catechesi battesimali contengono il suo pensiero ascetico: i catecumeni vengono continuamente esortati a tenersi lontani dalla vita mondana di Antiochia per diventare figli di Dio. La quinta catechesi considera il battesimo come un « matrimonio spirituale ». Il matrimonio rende due persone che prima non si conoscevano una dipendente dall'altra; esse abbandonano tutto per unirsi per sempre. Il battezzato è unito, come Cristo fa con la Chiesa, in un matrimonio spirituale: non avendo niente di divino, l'anima viene resa da Dio divina e monda da tutte le bruttezze (cf Catechesi V, 1?18). La persona diventa simile al Cristo con una vita santa, gli esercizi ascetici nonché i doni dello Spirito (Ibid. 30?33). Il cristiano è l'uomo straniero nel mondo, perché cittadino del cielo.
La perfezione consiste, per lui, nell'« avvicinarsi a Dio per quanto è possibile all'uomo » (cf Sul sacerdozio VI, 2: PG 48,679a): andare verso Dio esercitando le virtù. Il volontarismo di C. si può cogliere bene in questo testo: « Chiama anche te se hai l'anima ben disposta, mentre se sei insensibile e ti lasci fuorviare, non basterà alla tua salvezza neppure che ti arrivi una voce dall'alto » (Panegirici su san Paolo IV, 40: PG 50,488). Ma senza essere chiamati, non c'è possibilità di conversione. La sua insistenza sulla perfezione della vita monastica, non deve indurre a pensare che per C. l'unica forma di perfezione si trovi nel monachesimo. Per lui il monachesimo è un ideale proposto a tutti i cristiani, ugualmente chiamati alla perfezione. Il libero arbitrio conduce l'uomo alla vita eterna o al castigo eterno (cf Su I Colossesi, 8: PG 62, 352?353), ma la salvezza non proviene dalla virtù, bensì dalla grazia di Dio. L'uomo è libero e nessuno può condurlo alla fede o alla virtù contro il proprio volere (cf Il sacerdozio II, 3: PG 48, 634bc). La compunzione è un altro elemento ascetico nel C. che egli considera basilare nella conversione perché provoca nel soggetto il desiderio di rendersi accetto a Dio. Questo è il cammino per la penitenza che viene espressa con la confessione, la contrizione, l'umiltà, l'elemosina, la preghiera e il digiuno. A ognuno di questi esercizi dedica una delle sei omelie Sulla Penitenza (PG 47,393?424; 49,277?324). Egli suggerisce di ricordarsi spesso dell'inferno per essere più virtuosi. L'elemosina, regina delle virtù, (cf Omelia III sulla penitenza, I: PG 49,293) non serve solo ai poveri, ma anche ai ricchi: « Non dico tanto per i poveri, ma per la vostra salvezza, perché periranno quelli che non hanno nutrito il Cristo » (Su i Colossesi 8: PG 62,351c). L'uso comune dei beni della terra è una verità evidente per C., e chi possiede questi beni non deve discriminare il povero, lo straniero, ecc.
La preghiera è il mezzo principale per comunicare con Dio e dovrebbe essere lo stato normale del cristiano. Chi prega arriva ad essere istruito direttamente da Dio, « perché sarà Dio stesso che chiarirà il tuo spirito senza intermediario » (Sull'incomprensibilità di Dio, 3: SC 28bis, 212). Il ritorno a Dio avviene attraverso la preghiera umile e contrita (cf Omelia IV sulla conversione e sull'orazione, 4: PG 49,304). La preghiera costituisce uno dei temi più frequenti in tutta l'opera di C. Essa viene insegnata in forma pratica con esercizi generalmente assunti dall'ambiente monastico. La preghiera eucaristica ha un valore e un potere superiori. Nelle sue opere si trovano esempi di preghiere che, in seguito, passarono alla liturgia denominata di « san Giovanni Crisostomo » (cf Su I Colossesi, 10: PG 62,368d?369a).
La gerarchia delle virtù deriva dal suo rapporto al bene generale: la vera virtù ha un carattere comunitario, perciò la carità è la base e il criterio di tutte le altre virtù.
L'amore di Dio e del prossimo formano una sola cosa e quando le nostre opere sono a beneficio degli altri hanno un vero valore cristiano (Habentes eumdem spiritum: PG 51,277cd). Gradi dell'amore sono: paura del peccato, desiderio del cielo, desiderio di stare con Cristo. La verginità, che per il C. ha un valore molto forte, non viene considerata nemmeno virtù, se non ha una valenza sociale. Essa è intimamente unita al monachesimo. Il monaco è il cristiano che vive con sicurezza il suo itinerario di salvezza, che, comunque, è un cammino valido per ogni cristiano, anche se questa forma di vita non può essere consigliata a tutti. Tutti, però, secondo C. sono chiamati ai supremi gradi dell'amore di Dio (cf In Gen. hom. 5,1: PG 53,259c; In Matt. hom. 7,4: PG 57,185d).

Note: 1 Fonte principale per la conoscenza della sua vita è il Dialogo di Palladio (PG 47, 5?82), scritto come reazione contro il panfleto di Teofilo Alessandrino. Insiste fortemente sulla vita spirituale di Crisostomo: ascesi continuata e abbandono nelle mani di Dio, che per altro sarà un tema principale della sua dottrina; 2 DTC VIII, 672.

Bibl. Opere in PG 47?64. Per la bibliografia cf J. Quasten, Patrologia, II, Torino 1969, 427?485. In tempi recenti sono state pubblicate nuove edizioni parziali delle opere del Crisostomo in Corona Patrum Salesiana, SC nella collana Testi Patristici di Città Nuova. Di tutte le opere del Crisostomo si possono leggere in italiano: Le catechesi battesimali, Roma 1989; La verginità, Roma 1990; La vera conversione, Roma 1990; L'unità delle nozze, Roma 1984; Panegirici su san Paolo, Roma 1988; Commento alla lettera ai Galati, Roma 1982; Vanità. Educazione dei figli. Matrimonio, Roma 1985; Il Sacerdozio, Roma 1989; Le Omelie su S. Giovanni evangelista, 4 voll., Torino 1944?1948; Discorso esortatorio per l'inizio della Santa Quaresima del Nostro Padre Giovanni Crisostomo, Arcivescovo di Costantinopoli, Torino 1953; Omelie sulla Lettera di S. Paolo ai Colossesi, Torino 1939. Studi: F. Asensio, Encuentro de la oración del salmista con la oración cristiana en la visión del Crisostomo, in EBiB 39 (1981), 201?221; Ch. Baur, Das Ideal der christlichen Vollcommenheit nach dem hl. Johannes Chrysoistomus, in Theologie und Glaube, 6 (1914), 26?41; Id., Der hl. Johannes Chrysostomus und seine Zeit, 2 voll., Münich 1920?1930, 342; E. Boularand, La venue de l'homme à la foi d'après saint Jean Chrysostome, Rome 1939; J. Dumortier, L'Auteur prèsumé du corpus asceticum de Saint Jean Chrysostome, in JThS 6 (1965), 99?102; A.G. Festugière, Antioche païenne et chrétienne, Paris 1959; M.T. Hautier, Un Père de l'Eglise nous dit la nouvauté du Christi. Approche d'une catéchèse baptismale de Jean Chrysostome, in Liturgie, 76 (1991), 11?34; F. Leduc, Penthos et larmes dans l'oeuvre de saint Jean Chrysostome, in Proche Orient Chrét., 41 (1991), 220?257; J.M. Leroux, Monachisme et communauté chrétienne d'après Saint Jean Chrysostome, in Théologie de la Vie Monastique, 49 (1961), 143?190; L. Meyer, Saint Jean Chrysostome maître de perfection chrétienne, Paris 1934; L. Pottier, Sur quelques definitions de pneumatikos chez Saint Jean Chrysostome, in Revue des Études Augustiniennes, 38 (1992), 19?28; J. Roldanus, Le chrétien etranger au monde dans les homélies bibliques de Jean Chrysostome, in Sacris Erudiri, 30 (1987?88), 231?251; C. Sorsoli - L. Dattrino, s.v., in DES I, 663?666; D. Stiernon, s.v., in BS VI, 669?701; J. Stigmayr, Zur Aszese des hl. Crysostomus, in ZAM 4 (1929), 29?49; Id., Luces crisostómica sobre la oración en los Salmos, in Burgense, 22 (1981), 331?355. A. Wenger, s.v., in DSAM VIII, 335?336.

Autore: A. Ruiz
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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