Crisi spirituale


Premessa. La c. è sempre una tappa evolutiva dello sviluppo della vita. La reazione del soggetto in crisi può fare in modo che essa si risolva o in una condizione più ricca della precedente oppure in uno scacco carico di conseguenze nefaste. Le condizioni di una crisi comportano dei fattori endogeni, innati o legati all'età o al vissuto del soggetto, e fattori esogeni del tutto fortuiti, il clima di vita, un ambiente deleterio, degli choc affettivi o degli incontri imprevisti.1

L'inizio di una vita spirituale consiste sempre nella presa di coscienza della responsabilità personale di tutta la vita da parte di una persona posta dinanzi a Dio. Un tale impatto può provocare una crisi anche profonda da non confondersi con una crisi mistica, essendo la prima legata a fattori esistenziali diversi dalla seconda. E necessario conoscere la vita nello Spirito o secondo lo Spirito (cf Rm 8,4ss.; Gal 5,16?17) se si vuol sapere cosa sia la vita spirituale e la c. che può investirla. Si tratta essenzialmente di un problema di fede.
I. Due forme di vita. Dal punto di vista pratico possono esistere due forme di vita, una « religiosa » o del credente onesto e un'altra « interiore » o dei pensatori, dei filosofi, degli artisti. La differenza consiste nell'implicare, la prima, una relazione di dipendenza verso un Assoluto trascendente e personale, nell'approfondirsi autonomamente, la seconda, nell'immanenza della propria vita psichica. La vita spirituale è l'integrazione di queste due dimensioni intese come complementari: essenzialmente interiore la vita spirituale è anche vita dell'uomo di fronte al suo Dio, partecipe della vita di Dio, spirito dell'uomo posto in ascolto dello Spirito di Dio.2
La capacità di opposizione, insita nella natura dell'uomo, lo conduce anche all'esperienza del peccato, della sua opposizione a Dio. Questa esperienza non ha mutato l'essenza dell'essere umano: ha solo alterato la sua santità e la sua relazione soprannaturale con Dio. L'esperienza del peccato può bloccare la realizzazione del sentimento religioso e favorire la caduta nel dubbio, nella sfiducia critica, nell'abbandono. Ciò avviene particolarmente in soggetti dotati di emotività non attiva. Due fenomeni entrano in opera nella c.: uno culturale legato all'ambiente di vita, l'altro della libertà della persona. Quest'ultimo, in una situazione di crisi, può condurre ad un atteggiamento vitale di tipo individualistico che pone il soggetto in opposizione a Dio e al prossimo.
Dio non può mai costringere l'uomo ad amarlo e l'uomo può rifiutare Dio e costruire la propria vita nel rifiuto di lui accompagnato da una volontà di affermazione piena di se stesso. Per quanto questa possa sembrare positiva, essa implica sempre la non accettazione della dipendenza dall'Assoluto trascendente e personale. E in concreto il venir meno di quella sintesi cristiana che è creatrice di un elemento del tutto nuovo: l'Io divino ha parlato al tu umano; la sua parola l'ha creato, l'ha reso cosciente a sua immagine e continua a crearlo e a plenificarlo custodendolo nella comunione vivente con la sua Parola fatta carne.
La situazione storico?culturale, spesso, appare come quella di una « crisi » radicale. Si dà una distorsione culturale tra un immenso, esplosivo appetito di libertà e un così immenso condizionamento sollecitato dalle competenze tecniche indispensabili alla vita moderna. Sotto questo aspetto, poiché ogni libertà si realizza in situazione, la crisi attuale sembra avvenire per dissociazione tra l'esigenza culturale dell'individuo e la sua preparazione tecnico?scientifica indispensabile all'affermazione professionale di sé. Il contrasto avviene tra il « custodire » e il « dominare » la creazione (cf Gn 1). La crisi, pertanto, non è solo psicologica: si tratta di un sovvertimento culturale, né va considerata solo in chiave negativa o distruttiva perché essa può contenere una sua indubbia « produttività ».

II. Crisi culturale e c. spirituale. Una crisi culturale trascina con sé una c. dello spirito. Quest'ultima può aggravarsi quando la spiritualità viene intesa come un ascensus (ascensione) verso Dio invece che come un descensus (discesa) dello Spirito.3 Solo in quest'ultima accezione è possibile l'esperienza di Dio inabitante nella persona umana. Questa inabitazione divina per il dono dello Spirito permette l'esperienza interiore e spirituale del passaggio dallo stato di morte allo stato di vita. Non è sufficiente una catarsi morale o « purificazione » (l'aridità, la notte dei sensi, la notte dello spirito), s'impone una catarsi ontologica, ossia un mutamento dell'intero essere umano: corpo, anima e spirito. E la metanoia evangelica, il mutamento completo di mentalità e di tutto l'essere umano. Tale conversione di vita realizza l'insegnamento che nessuno può conoscere Dio se non ha prima conosciuto se stesso. Il superamento della c. avviene mediante un rovesciamento, improvviso o lento, traumatico o sereno, per cui la tensione dell'anima alla perfezione per farsi accogliere da Dio lascia il posto alla fede per essere perdonati e accolti così come si è.

Note: 1 Cf J. Mac Avoy, Crises affectives et vie spirituelle, in DSAM II, 2537?2538; 2 Cf P. Evdokimov, Le età della vita spirituale, Bologna 19812, 51; 3 Cf A. Rizzi, Essere uomo spirituale oggi, in T. Goffi - B. Secondin (edd.), Problemi e prospettive di spiritualità, Brescia 1983, 172, 185.

Bibl. Aa.Vv., Initiation à la pratique de la théologie, Paris 1983; Aa.Vv., L'esistenza cristiana, Roma 1990; Ch.?A. Bernard, Teologia spirituale, Cinisello Balsamo (MI) 19893; P. Evdokimov, La novità dello Spirito, Milano 1980; Id., Le età della vita spirituale, Bologna 1981; T. Goffi - B. Secondin (edd.) Problemi e prospettive di spiritualità, Brescia 1983; J. Mac Avoy, Crises affectives et vie spirituelle, in DSAM II, 2537?2538; J. Mouroux, Senso cristiano dell'uomo, Brescia 1948.


Autore: C. Morandin
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)
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