Coscienza


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I. Status quaestionis. « Non vi è operazione mistica al di fuori di una trasformazione vitale della c. »,1 così Ch. A. Bernard sintetizza lo stretto rapporto tra esperienza mistica e c. testimoniato dai mistici.
A. Gardeil aveva già tentato di spiegare, nel 1927, il rapporto tra c. psicologica e conoscenza mistica nei termini di una « analogia (o identità) di struttura » tra l'« anima naturale » (la c. psicologica) e l« anima giustificata » (la conoscenza soprannaturale e mistica), individuandone il fondamento in « Dio che nella sua realtà sostanziale è presente nel fondo dell'anima non meno di quanto essa sia presente a se stessa ».2
La teologia manualistica ha, talvolta, definito « dilatazione della c. »,3 o, con linguaggio più tecnico, « iperestesia dello spirito e del cuore » 4 gli effetti che l'esperienza mistica produce. Essi consistono in una consapevolezza « delle operazioni, straordinarie, nuove, elevate » che accompagnano l'esperienza mistica, e dei « loro oggetti », cioè della « realtà soprannaturale percettibile in modo nuovo », anche nella forma della « sua privazione o carenza ».5
Diverse sono state, però, le interpretazioni di questi « oggetti »: il soprannaturale,6 la conoscenza immediata di Dio o il sentimento della sua presenza,7 la vita della grazia,8 il principio eo gli atti della vita soprannaturale 9 e, in epoca più recente, la rivelazione dell'« essere tripersonale » di Dio e della capacità degli uomini « di rispondergli, per la sua grazia, nell'amore ».10

II. Esperienza mistica e c. Le nuove acquisizioni della psicologia e della teologia richiedono, oggi, un approfondimento e una riformulazione del complesso rapporto tra esperienza mistica e c. In questa prospettiva appare indispensabile un'attenta rilettura dei testi mistici. Essi offrono alcuni punti di riferimento fondamentali: 1. L'inizio dell'esperienza mistica è comunemente caratterizzato da un cammino di purificazione che sembra condurre a una perdita della c. di sé, ma che, in realtà - come afferma un testo anonimo del sec. XIV - sfocia nell'« essere rivestito della consapevolezza di Dio »: « Ti dovrai denudare, spogliare e svestirti completamente di ogni conoscenza di te stesso, per essere rivestito, in virtù della grazia, della conoscenza di Dio in quanto tale »; 11 2. Ciò non comporta il rifiuto di sé, ma il rifiuto o il superamento di ciò che allontana da Dio: « Avrai dunque dentro di te quest'unico, struggente desiderio: non di non essere - sarebbe pazzia e disprezzo nei confronti di Dio -, ma di perdere completamente la consapevolezza e la c. del tuo io »,12 « vedi che non ci sia nulla che lavori nella tua mente e nel tuo cuore, se non Dio solo. Cerca di sopprimere ogni conoscenza e c. di qualsiasi cosa che sta al di sotto di Dio »; 13 3. I mistici utilizzano spesso un linguaggio che sembra alludere a una « perdita » o a un « annullamento di sé » di fronte alla trascendenza di Dio, ma, in realtà, quella esperienza conduce a una più profonda relazione con Dio; è ciò che appare per esempio - attraverso un sapiente uso degli avverbi e un progressivo rafforzamento dei pronomi personali - in questo testo di s. Bernardo di Clairvaux: « Perdere in certo modo (quodammodo) te stesso (te), come se (tamquam) non esistessi, e non avere più affatto la sensazione di te stesso (teipsum) e svuotarti di te stesso (temetipsum) e quasi (paene) annullarti è già un risiedere nel cielo, non è più seguire un sentimento umano »;14 4. Questa nuova e più profonda relazione con Dio consente al mistico di acquisire una più profonda c., allo stesso tempo, di sé e di Dio: « Arrivare a questo sentimento è essere deificato. Come una piccola goccia d'acqua entro una grande quantità di vino sembra perdere per intero la propria natura, fino al punto di assumere il sapore e il colore del vino, (...) così nei santi sarà necessario che ogni sentimento umano in una certa ineffabile maniera (quodam ineffabili modo) si liquefi e trapassi a fondo nella volontà di Dio »;15 come afferma sinteticamente anche l'Imitazione di Cristo: « Cercando soltanto te e con amore puro, ho trovato allo stesso tempo e me stesso e te »;16 5. Per quanto riguarda, in particolare, la c. morale, s. Tommaso d'Aquino chiarisce come l'esperienza morale predisponga alla vita contemplativa, ma non ne costituisca l'elemento essenziale: « Le virtù morali non appartengono essenzialmente (essentialiter) alla vita contemplativa, poiché il fine della vita contemplativa è la considerazione della verità. (...) Infatti, l'atto della contemplazione, in cui essenzialmente consiste la vita contemplativa, viene impedito dalla violenza delle passioni - che richiamano l'attenzione dell'anima dalle cose intelligibili a quelle sensibili - e dai tumulti esterni. Le virtù morali, però, impediscono la violenza delle passioni e calmano il tumulto delle occupazioni esterne, perciò, appartengono come predisposizioni (dispositive) alla vita contemplativa ».17

Note: 1 Ch. A. Bernard, Conoscenza e amore nella vita mistica, in La Mistica II, 282; 2 A. Gardeil, La structure de l'âme et l'expérience mystique, II, Paris 1927, 91 92,124; 3 C.V. Truhlar, L'esperienza mistica, Roma 1984, 37; 4 J. V. Bainvel, Introduction à la dixième édition, in A. Poulain, Des grâces d'oraison. Traité de théologie mystique, Paris 1922, XXXI; 5 C.V. Truhlar, L'esperienza..., o.c., 37; 6 Cf J. V. Bainvel, Note à propos de la lettre de M. Saudreau, in RAM 4 (1923), 75 76; 7 Cf Ch. A. Bernard, La conscience mystique, in Studia Missionalia, 26 (1977), 104 106; 8 Cf J.V. Bainvel, Nature et surnaturel, Paris 1903, c. II, n. 5 6; Id., Introdución..., o.c., XXX; 9 Cf J. de Guibert, Études de théologie mystique, Toulouse 1930, 89; 10 H. de Lubac, Préface, in La mystique et les mystiques, a cura di A. Ravier, Bruges 1965, 33; 11 Lettera di direzione spirituale, 8, in La nube della non conoscenza e gli altri scritti, a cura di A. Gentili, Milano 1981, 361 362; 12 Ibid., 363; 13 La nube della non conoscenza, c. 43; 14 S. Bernardo di Chiaravalle, Sul dovere di amare Dio, X, 27, cf C. Stercal, Bernardo di Clairvaux. Intelligenza e amore, Milano 1977; 15 Ibid., X, 28; cf anche s. Giovanni della Croce, Salita del Monte Carmelo 2,5; 16 Imitazione di Cristo, III, 8,9. 17 S. Tommaso d'Aquino, STh II II, q. 180, a. 2.

Bibl. Ch. A. Bernard, La conscience spirituelle, in RAM 41 (1965), 44l 466; Id., La conscience mystique, in Studia Missionalia, 26 (1977), 87 115; R. Carpentier, Conscience, in DSAM II, 1548 1575; E. Quarello, s.v., in DES I, 648 655; A. Valsecchi, s.v., in DTM, 148 164.

Autore: C. Stercal
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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