Coraggio


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I. Necessità. « Vigilate, state saldi nella fede, comportatevi da uomini, siate forti » (1 Cor 16,13). L'esortazione paolina è rivolta al cristiano che per vocazione è un combattente, un lottatore (cf 2 Tm 2,3 5; Ef 6,11.13 17), ingaggiato in una battaglia che « non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male » (Ef 6,12).
Il c. è, quindi, una disposizione necessaria per il discepolo di Cristo, il quale partecipa, con la fede, alla vittoria del suo Signore (cf Fil 4,13; 1 Gv 2,13 14; 5,4).
Il c. è correlato con la pazienza, la speranza e la fortezza, tipiche virtù dei martiri, ma anche con la magnanimità, tensione verso le grandi cose, che, in campo cristiano, trova spazio mediata dall'umiltà e dalla fiducia in Dio.
Nel monachesimo antico, nel quale si perpetua, estesa nel tempo, la testimonianza di carità del martirio e si traduce nella prassi ascetica la componente « atletica » del cristianesimo, il c. diventa condizione indispensabile: « Affronta con c. ogni travaglio per il bene, non esporti a questa impresa con l'anima incerta; non permettere al tuo cuore di vacillare nella fiducia in Dio, altrimenti inutile è la tua fatica e il tuo lavoro diventa un peso ».1
La stessa convinzione si trova disseminata in tutta la storia dell'ascesi e della mistica cristiana. Per esempio, Ignazio di Loyola, nella quinta nota esplicativa da spiegare a chi inizia gli Esercizi, scrive: « E di molto giovamento per chi riceve gli esercizi entrarvi con grande c. e con liberalità verso il suo Creatore e Signore, offrendogli interamente la volontà e la libertà perché la divina Maestà possa servirsi, secondo la sua santissima volontà, tanto di lui quanto di tutto ciò che egli possiede ».

II. Nell'esperienza mistica. Per il cammino arduo dell'esperienza mistica, basti ricordare la saggezza di Teresa d'Avila: « E un grande favore che Dio concede a un'anima, quello di darle grazia e c. per tendere con tutte le forze a questo bene. Se essa persevera, Dio, che non nega aiuto a nessuno, a poco a poco aumenterà in essa il c. perché riesca vittoriosa ».2 La santa è convinta che il c., unito all'umiltà, renda l'anima gradita a Dio e la faccia progredire rapidamente: « Sua Maestà cerca ed è molto amico delle anime coraggiose, se camminano con umiltà e senza porre alcuna fiducia in se stesse. Non ho mai visto alcuna di queste anime che sia rimasta indietro nel cammino della perfezione; come pure non ho mai visto alcuna anima codarda, ancorché nascosta sotto il velo dell'umiltà, fare in molti anni il cammino che queste anime fanno in pochissimo tempo ».3

Note 1 Isacco di Ninive, Ammaestramenti spirituali, 207; 2 Teresa d'Avila, Vita 11,4; 3 Ibid. 13,2.

Bibl. Ch. A. Bernard, Force, in DSAM V, 685 694; R. Fabris, La virtù del coraggio. La « franchezza » nella Bibbia, Casale Monferrato (AL) 1985; R.A. Gauthier, Magnanimité. L'idéal de la grandeur dans la philosophie païenne et dans la théologie chrétienne, Paris 1951; T. Goffi, s.v., in DES I, 632 634; J. Pieper, Sulla fortezza, Brescia 1956; C. Spicq, Théologie morale du Nouveau Testament, Paris 1965.

Autore: U. Occhialini
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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