Contenson Vincenzo Guglielmo de


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I. Vita e opere. Nasce ad Auvillar (Tarn et Garonne) nel 1641. A quindici anni, mentre frequenta come allievo esterno il Collegio dei padri gesuiti di Montauban, è attratto all'Ordine domenicano dall'insigne predicatore controversista Vincent Baron ( 1674), ed entra nel convento di Tolosa nel 1656, dove emette la professione religiosa il 2 febbraio 1657.
A ventiquattro anni, su invito dell'Arcivescovo Mons. Gaspard de Daillon de Lude, insegna filosofia ad Albi (1664 1665), ma la sua passione è la teologia, per cui nel 1666 viene richiamato a Tolosa, dove inizia appunto l'insegnamento teologico.
Sulla fine del 1666 o all'inizio del 1667 C. è incaricato di una non ben identificata missione a Roma, dove è accolto con particolare deferenza da P. Giovanni Battista De Marinis, Maestro dell'Ordine (1650 1669). Rientrato a Tolosa, C. riprende la stesura, già iniziata in precedenza, dell'unica sua opera, la Theologia mentis et cordis, di cui pubblica il primo volume a Lione nel 1668.
P. Tomas Juan de Rocaberti, nuovo Maestro dell'Ordine (1670 1677) dopo la morte di P. De Marinis ( 1669), scrive personalmente a C. per autorizzarlo e incoraggiarlo a proseguire la pubblicazione dell'opera e, per favorire i suoi studi, lo trasferisce da Tolosa a Parigi presso il convento riformato di rue Saint Honoré, il 6 luglio 1670.
A Parigi, C. riprende la stesura della Theologia mentis et cordis, ma si dedica con successo anche alla predicazione: predica, tra l'altro, a Tolosa, a Rennes, a Beauvais, ma purtroppo si ammala seriamente. I superiori, nella speranza che egli, cambiando aria e ambiente, si possa riprendere, lo inviano per un periodo di riposo a Creil (Parigi), ma qui il vescovo Mons. Buzenval lo prega di predicare l'Avvento del 1674: C. non può naturalmente rifiutare, predica tutto il periodo prenatalizio, ma quel superlavoro aggrava il suo stato di salute, e il 26 dicembre 1674 muore serenamente. Ha appena trentatré anni. C. lascia incompiuta la Theologia mentis et cordis, ma il noto teologo Antonin Massoulié, suo confratello e amico, servendosi di suoi appunti e aggiungendovi note personali, pubblica il secondo volume a Parigi nel 1687. L'opera verrà ristampata ripetutamente in tempi successivi: a Colonia (1687, 1722), Venezia (1727, 1787), Torino (1768), Parigi (1874 75, 1886).

II. Dottrina spirituale. La Theologia mentis et cordis vuol essere un commentario alla Summa di Tommaso d'Aquino, ne segue più o meno l'ordine, ma ad ogni sezione C. - ed è questa la novità - fa seguire delle pie reflexiones personali di carattere ascetico mistico. Egli afferma di non conoscere alcun teologo che « dalle spine scolastiche abbia raccolto le rose della pietà ». In realtà, esperimenti del genere si riscontrano invece negli scritti di Alberto Magno, di Giovanni M. Bertini ( 1669), di Louis Bail ( 1669), però nessuno di loro stimola tanto interesse per una teologia che sfoci nella pietas come C. La motivazione di fondo, per C., è che la teologia, nonostante il suo procedimento razionale, è figlia della fede, perciò, come la fede, è una scienza intrinsecamente soprannaturale: il vero teologo accoglie le conclusioni teologiche con lo stesso spirito con cui accoglie le verità della fede. La teologia, così intesa, s'impone « come radice della santità e come sorgente copiosissima di tutte le virtù ». Fra speculazione teologica e pietà c'è un reciproco e fecondo commercium, e la vera teologia porta alla teofilia: la speculazione teologica genera la pietas, e la pietas provoca e potenzia la speculazione teologica: la pietas diventa, pertanto, un luogo teologico.
In teologia, perciò, conoscenza e amore camminano di pari passo, non si possono scindere, sono due esperienze unite, come sono unite le Persone della SS.ma Trinità. Solo nel connubio conoscenzaamore, speculazionepietas la teologia realizza veramente se stessa.
Questa proposta, o modo di fare teologia, però, è rimasta soltanto nel cuore di C.: egli è ed è rimasto iniziatore, senza diventare un caposcuola e il suo messaggio è rimasto come sospeso. Non va dimenticato che la speculazione di C. si situa in un periodo di decadenza della scolastica classica.

Bibl. G. Bezaudun, Une gloire dominicaine. Histoire du T.R.P. de Contenson, Montauban 1863; T. Centi, s.v., in EC IV, 450; I. Colosio - M.H. Laurent, s.v., in DSAM II, 2193 2196; R. Coulon, s.v., in DTC III, 1631 1638; Id., Contenson de, in Année Dominicaine, 12 (1909), 625 631; G. Dati, Inabitazione della SS. Trinità nelle anime, in Vita Cristiana, 9 (1947), 412 423; M.H. Laurent, s.v., in DHGE XIII, 785 786; A. Ferrua, s.v., in DES I, 625 626; A. Mortier, Histoire des Maîtres de l'Ordre des Frères Precheurs, VII, Paris 1918, 59 60,67,256; J. Quétif - J. Echard, Scriptores Ordinis Praedicatorum, I, Paris 1719, 656 57.

Autore: A. Abbrescia
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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