Conformità alla volontà di Dio


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Premessa. La volontà di Dio arriva a noi attraverso una duplice via: quella dell'autorità tramite il mistero dell'obbedienza cristiana e quella dell'avvenimento.
Qui si vuole percorrere quest'ultima, che si individua con questa terminologia: teologia dell'avvenimento, teologia del « sì », concezione cristiana della storia, o con il termine più noto, provvidenza. Tale argomento s'inserisce nel trattato più vasto della fede infusa, perché ogni volta che c'è un involucro da trascendere per vedere, oltre il visibile, una realtà invisibile vista da Dio, è interessata appunto la fede, che si definisce un senso della vista infuso dallo Spirito, che permette di vedere ciò che Dio vede, quasi oculo Dei, precisamente.
Per avvenimento s'intende un avvenimento « avvenuto »: cioè non il « prima », non il « dopo » l'avvenimento, perché « prima e dopo », Dio vuole che l'uomo si dia da fare perché la storia cammini nel migliore dei modi. Per questo motivo l'uomo ha il dovere di mettere in opera tutte le diligenze perché non capiti nessun incidente, malattia o guerra. La ragione, però, deve pure ammettere che la creaturalità e il limite, il peccato e l'egoismo, fanno sì che la convivenza umana senza incidenti, grandi o piccoli che siano, senza malattie e disgrazie, sia razionalmente inconcepibile, perciò, realisticamente e storicamente, diventerebbe anche irrazionale chi presumesse di concepire una vita senza incidenti; come pure sarebbe irragionevole, e anche ingiusto, far entrare Dio come la causa dei nostri mali.

I. Nozione. Premesso questo chiarimento, si dice « cristiano » colui che « crede », o, per essere più preciso, colui che, illuminato dallo Spirito, « ha grazia » di credere che sotto l'involucro spesso opaco di ogni avvenimento grande o piccolo, triste o lieto, anche quello che l'uomo, in quanto uomo, « stolto e duro di cuore a credere » (cf Lc 24,25), cioè ipnotizzato dal sensibile, è tentato, come Abramo, di chiamare disgrazia, caso, invidia, gelosia, calunnia, male, ecc., si nasconde un mistero di fede: cioè il sacramento della volontà di Dio (cf Ef 1,9), che sta quale artefice supremo nella vita dei popoli e delle persone. Dio stesso saprà esprimere, presto o tardi, una sinfonia intonatissima: a lui, in ogni caso, possibilissima e facilissima: « C'è forse qualcosa d'impossibile a Dio? » (cf Gn 18,14): la sinfonia della santificazione individuale o collettiva, rapida o lenta, vicina o lontana, ma sicurissima sinfonia, come sicurissima è l'esistenza di Dio.
Questa la tesi in sintesi, tesi classica tramandataci dai nostri Padri nella fede con espressioni cariche di sapienza e di poesia. Tesi che si colloca sul solidissimo fondamento di questa triplice colonna: 1. « Dio è »: « ...non temete... non abbiate paura... Il Signore degli eserciti sia l'oggetto del vostro timore... » (cf Is 8,12 13), « Ma, se non crederete, non avrete stabilità » (Is 7,9), « ...nell'abbandono confidente sta la vostra forza » (Is 30,15); 2. Dio « sa »: si veda il discorso sulla provvidenza, le cui parole chiave sono: « Non affannatevi », perché « il vostro Padre celeste sa... » (cf Mt 6,25.28.31.34); 3. Dio « è padre ». « Il vostro Padre celeste » è un'altra parola chiave del discorso sulla provvidenza (cf Mt 6,30. 32) e della montagna (cf 5,16. 45. 48; 7,7 11).
Tale tesi propone una dottrina fondamentale, ma carica di misteri e di discussioni, di difficoltà e di crisi, di luci e di tenebre: il male è sempre stato e sarà sempre il mistero più misterioso e più discusso: « I tuoi occhi, mio Dio » esclama il gran salmo della provvidenza, « vedevano le mie vicende, che nel tuo libro erano tutte scritte con i giorni in cui dovevano prodursi, quando ancora non ne esisteva neppur uno. Ma, per me, quanto sono difficili i tuoi disegni, o Dio » (cf Sal 138,16).

II. Nell'esperienza cristiana. E cristiano, dunque, colui che ha grazia dallo Spirito Santo di « credere » cioè di abbandonarsi « tutt'intero » (cf DV 5) al « Dio della speranza » (Rm 15,13), in qualsiasi circostanza si venga a trovare: qualsiasi avvenimento gli capiti: lo farà soffrire, però non lo turberà in profondità e lungamente, perché ha avuto la grazia dallo Spirito Santo di entrare in comunione affettiva filiale (cf 2 Tm 2,12). Per questo motivo, di fronte a vicissitudini, prove, fatiche, tribolazioni (cf At 5,41; 14,22; 1 Pt 4,12 16), sa « essere iniziato a tutto in ogni maniera: alla sazietà e alla fame, all'abbondanza e all'indigenza... » (cf Fil 4,11).
Il cristiano, in ogni caso e comunque gli vadano le cose, è sempre fiducioso, ottimista e perfino gioioso, perché crede fermamente che nulla può avvenire « a caso », che Dio, il suo Padre celeste, non è mai distratto, che egli è un artista tale da essere capace di scrivere dritto anche sulle righe storte, capace di saper fare andare bene anche le cose che « sembra » vadano male. Il cristiano ha la grazia di credere che se otterrà la grazia dallo Spirito Santo di entrare nei piani di Dio, tutto gli si cambierà miracolosamente in bene: anzi, in « maggior bene », perché crede fermamente che Dio non può « far pari », ma deve « stravincere » il male (cf Rm 8,28; 5,3 5). Di ciò il cristiano è molto sicuro, perché non è che veda o capisca lui, ma è Dio che vede e che capisce per lui,1 al quale da vero protagonista della storia (cf Dt 32,10 12), assolutamente nulla sfugge e può sfuggire: Dio, cui nulla è impossibile (cf Gn 18,14; Mt 10,27; Lc 1,37), farà sempre tornare i conti, perciò, la fiducia, che è ottimismo e gioia, del cristiano non riposa sul debole fondamento della psicologia (cf Ez 29,6 8), ma su quello solidissimo e indistruttibile della fede infusa dallo Spirito.
Sono due, dunque, le impostazioni possibili che l'uomo può dare alla sua vita: 1. quella della prudenza umana, che si risolve in un guazzabuglio fatto di politiche e di raggiri, che si risolvono, a loro volta, in ansie e preoccupazioni, in paure e sospetti, in timori e speranze, che finiscono per togliergli anche il sonno, giacché non c'è mai un dolore o un'angoscia che non si ripercuotano anche sul corpo.
2. Quella della fede infusa dallo Spirito, che si risolve in un benessere fondamentale mistico fatto di coraggio e di ottimismo, di abbandono e di fiducia, di serenità e di gioia che si sintetizzano in una profonda pace psicofisica, che lo calmano e gli permettono di addormentarsi in un sonno ristoratore e profondo: il sonno di chi « sente » che neppure un capello gli cascherà dal capo senza che il suo Padre lo sappia permetta voglia: e tanto gli basta per addormentarsi in pace (cf Mt 10,29 31; 7,25 34).

Note: 1 Cf STh I, q. 12, a. 3 ad 3.

Bibl. F.M. Catherinet, s.v., in DSAM II, 1441 1469; A. Dagnino, s.v., in DES I, 606 607; Id., La vita cristiana, Cinisello Balsamo (MI) 1988, 285 295; L. Di Pinto, Volontà del Padre. Atteggiamenti fondamentali di fronte alla volontà del Padre, in NDS, 1716 1718; T. Goffi, Ascesi cristiana oggi, in NDS, 65 85; J. de Guibert, Perfection et conformité à la volonté de Dieu, in Id., Leçons de théologie spirituelle, I, Toulouse 1943, 208 214; G. Iresselio, La conformità alla volontà di Dio, Alba (CN) 1931.

Autore: A. Dagnino
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)