Confermazione


I. Premessa. Gesù, risorgendo dai morti, ha reso i discepoli partecipi del suo mistero di morte e di risurrezione e li ha invitati ad attendere la venuta del dono del Padre (cf At 1,4). Tale promessa si è realizzata nel giorno della Pentecoste quando i discepoli sono stati riempiti della potenza che viene dall'alto e sono apparsi al mondo proclamando le meraviglie di Dio.
La celebrazione della c. colloca il battezzato in questa medesima atmosfera. Il discepolo di Gesù, nel dono battesimale, ha « conosciuto » Cristo morto e risorto per dono dello Spirito, ora nel contesto della comunità cristiana riunita in preghiera viene accolto dal vescovo perché partecipi in pienezza alla comunione ecclesiale, riceva il sigillo che conferma e dia compimento all'azione che lo Spirito ha iniziato nella vocazione alla fede e nella celebrazione del battesimo: « N. ricevi il sigillo dello Spirito Santo che ti è dato in dono ». Nella c. il cristiano vive il compimento dell'azione divina nei suoi confronti e come i discepoli della prima comunità cristiana può presentarsi al mondo nell'ebrezza dello Spirito Santo per cantare nella semplicità del cuore l'ineffabile amore del Padre per ogni uomo. Il mistero battesimale riceve la sua pienezza nella c. che, a sua volta, fa godere a pieno titolo della celebrazione eucaristica.

II. L'insegnamento della Scrittura. Possiamo intuire le profondità teologiche del sacramento della c. partendo dalla viva coscienza del significato cristologico e pneumatologico del battesimo.
Il battezzato è stato reso Cristo conforme attraverso la rigenerazione dall'acqua e dallo Spirito Santo. Contemplando i misteri della vita di Gesù come riferimento alla comprensione dei segni sacramentali, intuiamo come ciò che è avvenuto a Gesù al momento del suo battesimo al Giordano si realizzi anche nel battezzato. Su Gesù all'inizio del ministero apostolico è sceso lo Spirito (cf Gv 1,33) e tale evento ha determinato lo scorrere della sua esistenza. Lo svolgimento di questo mistero ha avuto luogo, dunque, nello Spirito Santo che, dopo aver riempito Gesù della sua potenza, lo ha condotto a dare compimento al progetto del Padre sull'albero della croce (cf Eb 9,14). Gesù nello Spirito dice la sua identità d'essere nelle mani del Padre per offrire la salvezza all'umanità tutta e immetterla nei beni messianici (cf Gv 20,22).
Il discepolo nel dono della c. riceve lo Spirito del Cristo perché possa operare in Cristo e come Cristo, rivivendo la vicenda e la sorte del Maestro. Egli, nella pienezza del dono dello Spirito, viene assunto nella sacerdotalità di Cristo e viene condotto a rendere la propria vita un'oblazione gradita al Padre ad imitazione di ciò che è avvenuto in Gesù.
Il dono della c. abilita il discepolo a personalizzare speditamente le intenzionalità del Maestro e a « imitare » nella totalità dell'esistenza il suo stile di vita. Tale lettura cristologica diventa più luminosa penetrando l'avvenimento della Pentecoste. Alla luce, infatti, di tale evento, il cresimato si ritrova nell'ineffabile contesto della comunità primitiva che, attorno alla fede apostolica e nel clima dell'umanità nella preghiera, gode del rivelarsi della pienezza dello Spirito. Il « promesso » dal Padre lo riempie ed egli avverte nella propria esistenza la meravigliosa fedeltà del Padre che fa nuove tutte le cose e dona la libertà dello Spirito nella testimonianza evangelica. Come Stefano, egli è pieno di fede, di sapienza e di Spirito Santo ed è chiamato a consumare il dono pentecostale nel martirio ad imitazione di Gesù. Questa componente pentecostale assume anche un altro significato che si rivela determinante nella comprensione della c.
La pienezza del giorno di Pentecoste immette il cresimato nei tempi messianici (cf Gal 3,1 5), nel mondo nuovo sognato dai profeti e lo introduce nella comunione ecclesiale a titolo pieno. Il dono della c. costituisce il segno sacramentale per evidenziare la vocazione ecclesiale del discepolo, come espressione dell'armonia e della pace che avrebbero caratterizzato il compimento della storia.

III. La vita « crismale ». Il sacramento della c. è caratterizzato da un evento che richiama il mistero della « pienezza ». Il cresimato è inserito nella condiscendenza dello Spirito Santo e gode del rivelarsi nella sua vita dell'azione totale e totalizzante dello Spirito, la cui funzione è quella di rendere l'anima pienamente docile all'azione intradivina che viene dall'alto.
Il segno dell'olio nel rito della c. è estremamente significativo da questo punto di vista. Le sue proprietà caloriche danno il senso della duttilità, della potenza e della docilità del corpo ai comandi della volontà umana. Così avviene nel mistero della c., ove l'obbedienza ai pensieri del Padre è l'elemento dinamico e fecondo della presenza dello Spirito. Infatti, lo Spirito, il cui ruolo nell'economia di salvezza è comunicare la volontà del Padre agli uomini (cf 1 Cor 2,10 15), pone l'uomo in condizione di stare in attento ascolto delle ispirazioni del Padre per costruire un'esistenza sostanzialmente di obbedienza. La pienezza dello Spirito e i suoi sette doni, infusi nell'anima, permettono al cresimato di vivere in attenzione piena e in radicale obbedienza alla volontà del Padre. La conseguenza è che il cresimato dice al mondo nella ordinarietà della sua vita l'ineffabile volontà divina che vuole che tutti gli uomini godano della comunione nella salvezza. Colui che riceve la pienezza dello Spirito è totalmente sottoposto alla sua azione, entra nella libertà divina, fa trasparire la luminosità della consacrazione trinitaria e, nel suo itinerario storico, fa prorompere tutta l'intensità delle relazioni divine con la fecondità della preghiera. Il cresimato è l'orante per eccellenza nella comunità ecclesiale. Di riflesso, l'azione dello Spirito stimola allo sviluppo dell'autentica esperienza di comunione come riferisce At 2,42.
Il Cristo, venendo nel mondo, ha operato per dare compimento nella storia al progetto primordiale del Padre che gli uomini siano una cosa sola. Lo Spirito, che nella Trinità è il principio personale dell'unità intra trinitaria, nel comunicarsi agli uomini li rende partecipi di questo mistero e li stimola a crescere nella realizzazione della vocazione presente nell'uomo e offerto nella Pasqua di Gesù a vivere un fecondo itinerario di comunione. La comunione orante e teologale, eucaristica e fraterna, diviene segno del mondo nuovo che ogni pentecoste sacramentale depone nell'umanità in cammino. La docilità allo e nello Spirito è strumento di continua fusione dei cuori per fare dei diversi un popolo solo. La pienezza di tale esperienza viene goduta nella celebrazione eucaristica nella quale il cristiano, pieno di Spirito, è assunto nella obbedienza sacrificale di Gesù e gode con i fratelli la comunione in questo stile di vita. E nell'Eucaristia che la fecondità della c. è sempre attuale e dall'Eucaristia riceve le linee operative perché la testimonianza dello Spirito davanti al mondo possa essere in piena sintonia con il volere del Padre ad imitazione di Cristo.

IV. Conclusione. Il cristiano, nel sacramento della c., gode d'essere pieno di Spirito Santo con tutti i doni che ne fluiscono perché possa essere segno fecondo della comunione con il Cristo, per compierne le opere in un atteggiamento di somma libertà davanti al mondo per la gloria del Padre e per costruire la comunione con tutti i fratelli. Egli vive, pertanto, la meravigliosa esperienza degli ultimi tempi preconizzata dai profeti e manifestatasi nella Pentecoste. La c., perciò, rappresenta la pienezza dell'identità del cristiano che vive all'unisono con Cristo e con lo Spirito in una feconda relazionalità con il Padre e in una tensione verso la pienezza escatologica ove egli sarà pienamente associato alla comunione gloriosa dei santi, significata sacramentalmente oggi nella comunità ecclesiale riunita attorno al testimone dell'apostolo, il vescovo. Questo dono porterà, di conseguenza, il discepolo ad entrare in feconda comunione evangelica con tutti gli uomini per porre le premesse del mondo nuovo apparso nel grande evento della Pentecoste.

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Autore: A. Donghi
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)
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