Combattimento Spirituale


I. C. nell'ambito educativo. Il c. si può inserire nel capitolo più vasto dell'educazione, la quale si preoccupa di fare prorompere in atto (=educere) le doti temperamentali o, per dirla con Dante « il fondamento che natura pose »,1 di svilupparle, ordinarle, gerarchizzarle: duplice lavoro dunque: di gerarchizzazione e di attualizzazione.

Ora, è proprio nello sforzo di gerarchizzazione che deve entrare in atto il c., nel senso che il riordino delle doti temperamentali implica un lavoro arduo, lungo, assiduo, perché il peccato originale ha messo a soqquadro la gerarchia dei valori: è entrato in azione un fatto nuovo: il cosiddetto desiderio disordinato o concupiscenza degli occhi (=avere), concupiscenza della carne (=godere), superbia della vita (=potere) (cf Mt 4,1; Lc 8,11 15, 14,18 21). Memoria, intelletto, volontà, dice efficacemente Tommaso, « ...depressae sunt ad inferiora... usano delle cose visibili, ma, come trascinate verso di esse quasi con impeto e con desiderio disordinato ».2 All'uomo, spiega, Pio XII, « ...non è interdetto il dominio sulla terra, ma egli non ha più la sicurezza nell'esercitarlo... Il suo cammino si trascina con penoso avanzamento tra una mescolanza di fiducia e di angustia, di ricchezza e di miseria, di ascesa e di declino, di vita e di morte, di sicurezza e di insicurezza, fino all'ultima decisione alle porte dell'eternità ».3

Tutto ciò si può anche chiamare: « ipnosi del sensibile »: quella creatura che, secondo i disegni del Creatore, doveva avere sentimenti di lode adorazione ringraziamento (cf Sir 17,1 11), subisce un fascino così violento dalle cose create da sentirsi ipnotizzare schiavizzare (=captivitas rerum). « Tanto son belle le creature! » esclamerebbe la Sapienza, che ci affascinano facendoci dimenticare il dovere della lode ringraziamento adorazione, « ...perché il corpo corruttibile appesantisce l'anima e la tenda d'argilla, s'abbatte sulla mente preoccupata da molti pensieri... » (cf Sap 9,13 18; 13,7). Si va ripetendo che Platone è pessimista, quando con il suo mistico genere letterario, esclama, « che la pestilenza del corpo si avventa sull'anima impedendole di raccogliersi e di pensare ».4

Essendo questa storicamente e obiettivamente la condizione dell'uomo, quando egli si sente annunciare un messaggio trascendente e spirituale, trova le sue facoltà « preoccupate » (=occupate prima) da altri beni messaggi che lo impressionano più efficacemente, più immediatamente, più facilmente, più continuamente: perciò le sue facoltà risulteranno logicamente e fatalmente « distratte », cioè tirate in due direzioni opposte: il matrimonio secondo la carne lo tira da una parte e quello secondo lo spirito, dall'altra: e questa tremenda lotta avviene nel suo intimo. Viene da pensare al mito della biga alata di Platone tirata da due corsieri: quello bianco della trascendenza e quello nero dell'incarnazione in lotta tra loro: o, meglio ancora, a Paolo: « La carne ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito desideri contrari alla carne; queste cose si oppongono a vicenda, sicché voi non fate quello che vorreste » (cf Gal 5,17). Per questo motivo, le facoltà dell'uomo si trovano « disturbate », ora dal caldo ora dal freddo, ora dal mal di testa ora dal mal di stomaco, ora non s'è potuto dormire ora si è stanchi, ora si è ammalati ora si ha paura di ammalarsi. Essendo questa la condizione dell'uomo, è normale che egli avverta un fenomeno di fatale « spiazzamento » e cioè: il pane che perisce « spiazza » il pane che non perisce: le chiamate dell'avere godere potere « spiazzano » la chiamata di Cristo: in una parola: i regni di questo mondo « spiazzano » il regno di Dio e la sua giustizia (cf Mt 6,33).

II. Nell'esperienza ascetico mistica. Santificarsi implica lavorare, continuamente e costantemente, per gerarchizzare, ordinare, controllare i beni visibili in modo che quelli invisibili e assoluti vengano sempre messi al primo posto, perché, come ricorderebbe Paolo, quelli visibili nascono, durano appena un po' e finiscono, mentre quelli invisibili « restano » (cf 2 Cor 4,18). Per questo motivo, gli autori spirituali di tutte le scuole di spiritualità hanno molto insistito sulla necessità e la funzione determinante del c.. suggerendo delle « armi » idonee a far riportare la vittoria sull'uomo vecchio. Alcuni hanno insistito maggiormente sulla preghiera, sul lavoro, sul digiuno; altri sulla prudenza, sull'umiltà, sul rinnegamento di sé, sull'abbandono in Dio, sulla mortificazione in genere.

S. Giovanni della Croce propone, ad esempio, una dottrina che risulta essere la sintesi tra dottrina tradizionale, esperienza interiore ed elementi psicologici. Egli suggerisce la famosa purificazione del senso e dello spirito con l'esercizio delle virtù teologali per riportare la vittoria sul mondo, sulla carne e sul demonio.5 Solo dopo aver attraversato il deserto purificatore della notte, l'uomo rinnovato, o per meglio dire, rinato a vita nuova, può entrare in quella zona diafana in cui contemplare, godendo già, anche se solo in parte, la mistica comunione con Dio.

Note: 1 Cf Paradiso 8, 142 148; 2 Cf De Malo, 4, 2; 3 Radiomessaggio di Natale, 1956; 4 Cf Fedone 11; 5 Cf Notte oscura II, 21,3.

Bibl. P. Barbagli, Lotta, in DCT, 936 944; Id., s.v., in Aa.Vv., Il messaggio spirituale di Pietro e di Paolo, Roma 1967, 229 264; P. Bourguignon - F. Werner, s.v., in DSAM II, 1136 1142; L. Bouyer, Introduzione alla vita spirituale, Torino 1965; A. Dagnino, La vita cristiana, Cinisello Balsamo (MI) 19887, 585 690; B. Ducruet, Il combattimento spirituale, Città del Vaticano 1995; B. Marchetti Salvatori, s.v., in DES I, 565 569. A. Dagnino


Autore: A. Dagnino
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)
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