Claudio la Colombiere (Santo)


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I. Vita e opere. La vita di C. è un esempio dell'influsso incisivo che la famiglia cristiana ha nella formazione e nello sviluppo della personalità dei figli. Nasce in una famiglia di sette fratelli, due dei quali muoiono in età molto tenera; degli altri cinque, tre scelgono il sacerdozio, Pietro, Giuseppe e Claudio; l'unica sorella entra nell'Ordine della Visitazione. Il fratello maggiore, Umberto, si sposa e forma una famiglia cristiana. Claudio, terzo dei fratelli, nasce a Saint Symphorine d'Ozon nella regione francese del Delfinato il 2 febbraio 1641. Dopo due anni, la famiglia si trasferisce a Vienne, paesino molto vicino a Lione, città nella quale i padri della Compagnia di Gesù hanno due collegi per giovani studenti. Uno, il grande collegio della Trinità è situato vicino al Rodano e l'altro, il piccolo collegio di Nostra Signora del Soccorso, ai piedi della collina di Furvière. Così, al compimento dell'età minima per poter entrare in collegio, nove anni, C. è iscritto al collegio di Nostra Signora del Soccorso, come alunno ordinario. Ben presto, però, si pone il problema della sua chiamata alla vita religiosa nella Compagnia di Gesù. L'idea non è semplice: egli stesso confesserà più tardi di sentire una grande avversione alla vita religiosa (Lettera 70 alla signora de Lyonne). Tuttavia, vince le difficoltà talvolta nate dalla sua timidezza ed entra nel noviziato della Compagnia di Gesù ad Avignone nel 1658. Trascorsi due anni di noviziato, emette i primi voti religiosi, che nella Compagnia di Gesù sono perpetui, il 20 ottobre 1660. Il maestro dei novizi parla di lui così al padre provinciale: « E un giovane di prudenza superiore alla sua età, di grande giudizio e di rimarchevole pietà. Le più alte virtù non sembrano inottenibili con il suo fervore ». Emessi i voti perpetui, rimane ad Avignone come professore di lettere e di retorica (1660 1666). Le sue doti oratorie si manifestano già quando, senza essere ancora sacerdote, lo s'incarica del discorso inaugurale del corso accademico dell'anno 1665 e del panegirico per celebrare la canonizzazione di s. Francesco di Sales. Trascorre gli anni seguenti a Parigi come studente di teologia e il 6 aprile 1669, alla vigilia della domenica di passione, è ordinato sacerdote. Il 2 febbraio 1675 emette la professione solenne come religioso della Compagnia di Gesù e immediatamente è nominato superiore della residenza dei Gesuiti a Paray le Monial e confessore straordinario del monastero della Visitazione. In questo monastero vive una religiosa di nome Margherita Maria Alacoque che, senza saperlo, aspetta i suoi consigli e la sua direzione spirituale. Diventano i due grandi pilastri eletti da Dio per diffondere nella Chiesa il culto al Cuore di Gesù. Tuttavia, resta poco tempo a Paray perché nell'ottobre 1676 è inviato a Londra, dove imperversa la persecuzione contro i cattolici. Siccome attraverso le sue parole e il suo esempio alcuni protestanti tornano alla Chiesa cattolica, C. è incarcerato e poi espulso dall'Inghilterra. Muore il 15 febbraio 1682.
Per quanto riguarda le sue opere, occorre ricordare prima di tutto i Sermoni, poi i Ritiri spirituali, le Riflessioni cristiane, le Lettere spirituali, le dieci Meditazioni sulla passione di N.S. Gesù Cristo.

II. Dottrina spirituale. Tutta la sua dottrina è ancorata al pensiero ignaziano con uno speciale accento sul compimento della volontà di Dio, sulla mortificazione dei sensi, sulla docilità e fedeltà alla grazia, sulla devozione al Sacro Cuore.
Quest'ultima non solo ha larga parte nella sua pietà personale, ma è diffusa con la consacrazione al Cuore di Gesù capace di ottenere grazie straordinarie. Egli raccomanda a molte comunità la Comunione del venerdì dopo l'ottava del SS.mo Sacramento. A sua sorella visitandina scrive: « Vi consiglio di comunicarvi l'indomani dell'ottava del SS.mo Sacramento per riparare le offese commesse verso Gesù Cristo. Questa pratica è stata consigliata da una persona di una santità straordinaria, la quale mi ha assicurato che tutti coloro che offriranno a nostro Signore questo segno del loro amore ne avranno grandi frutti ». C. insiste, inoltre, sulla confidenza nella misericordia di Dio, fonte d'ogni bene, che si manifesta nel Cuore di Cristo.

Bibl. Opere: Oeuvres complètes, 6 voll, Grenoble 1900 1901; Diario spirituale, Roma 1991; Il libro dell'interiorità. Scritti spirituali, Roma 1992. Studi: F. Baumann, Aszese und Mystik des seligen P.Cl. de la Colombière, in ZAM 4 (1929), 263 272; L. Carré, Claude la Colombière, in Chr 29 (1982), 237 250; L. Filosomi, Claudio la Colombière, maestro di vita cristiana, Roma 1982; J. Guitton, Claude La Colombière, Madrid 1991; J.M. Igartua, San Claudio de la Colombière, Bilbao 1992; A. Liujma, s.v., in DES I, 553 555; H. Monier Vinard, s.v., in DSAM II1, 939 943; A. Ravier, Bienheureux Claude la Colombière, Paris 1982; C. Testore, s.v., in BS VII, 1065 1067.

Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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