Cirillo di Gerusalemme (Santo)


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I. Vita e opere. Nasce a Gerusalemme verso il 315, dove si forma allo studio della Scrittura, ed è ordinato presbitero. Vescovo nel 348, la sua elezione episcopale conserva punti oscuri; egli, infatti, era stato proposto alla sede gerosolomitana probabilmente da Acacio ( 348), che erroneamente lo riteneva vicino al suo partito filoariano. Ma C. si scontra con Acacio sul terreno dottrinale e soprattutto su quello giuridico, col mirare all'autonomia della sua sede da quella metropolitana di Cesarea. In seguito a ciò viene deposto nel Concilio di Gerusalemme del 357; nel giro di una ventina d'anni (357 378), tra alterne vicende, subisce tre esili. Rientrato definitivamente nel 378 nella sua sede, vi riporta con l'unità la pace. Partecipa al Concilio Costantinopolitano I del 381 e a quello del 382, in cui i vescovi orientali riaffermano ufficialmente l'ortodossia e la validità dell'ordinazione espiscopale di C., in vario modo fino allora contestata. Muore nel 386 ca.
Quanto agli scritti, conserviamo di lui ventiquattro Omelie, corrispondenti alle ventiquattro celebri catechesi. La prima catechesi è introduttiva, Protocatechesi, le diciotto successive (da 2 a 19) sono rivolte a coloro che, entrati nella seconda fase del catecumenato e detti photizómenoi o illuminandi avrebbero ricevuto il battesimo nella notte del sabato santo: sono le catechesi (pre )battesimali. Le ultime cinque (da 20 a 24), spiegano ai neofiti, durante la settimana di Pasqua, il significato dei tre sacramenti della iniziazione cristiana appena ricevuti (battesimo, cresima, Eucaristia): sono le catechesi mistagogiche. In passato era contestata l'autenticità di queste ultime in quanto attribuite dai mss. o a C. o al suo successore Giovanni II di Gerusalemme ( 417). Recentemente, gli studiosi propendono sempre più ad assegnarle a C. La protocatechesi e le catechesi battesimali furono tenute nel Martyrium della basilica del S. Sepolcro, le catechesi mistagogiche nella rotonda dell'Anástasis. Dal punto di vista contenutistico, la protocatechesi è del tipo di accoglienza; le prime cinque delle diciotto catechesi battesimali trattano ciascuna rispettivamente delle disposizioni previe al battesimo, della conversione, del battesimo, delle dieci verità dogmatiche del Simbolo della fede; le tredici successive (7 19) costituiscono una catechesi continua del Simbolo di Gerusalemme e le ultime (20 24), mistagogiche, vertono a loro volta, ciascuna nell'ordine di successione, sui riti del battesimo, sul battesimo, sul crisma, sul corpo e il sangue di Cristo, sulla liturgia eucaristica.

II. La mistagogia è l'angolatura da cui studiamo la mistica in C., che, come tutti i Padri, attraverso la catechesi mistagogica valorizza i segni per introdurre al mistero celebrato, interpreta i riti alla luce della tipologia biblica e apre all'impegno cristiano ed ecclesiale, espressione della nuova vita in Cristo. In forza della « disciplina dell'arcano » egli spiega i riti solo ai neofiti. Valorizza così l'effetto psicologico della sorpresa e fa leva sull'efficacia dell'esperienza spirituale vissuta. Urge l'esigenza pastorale di condurre i neofiti a penetrare il mistero dei riti, impedendo loro un'interpretazione magica, che li renderebbe « esteriori » alla loro vita spirituale.

III. Simbolismo e mistero. C., come gli altri Padri, intende inserire il simbolismo cristiano nel quadro del simbolismo « generale » delle religioni non cristiane. Tale simbolismo, che conduce a penetrare nel mistero di Cristo (dalla mistagogia alla mistica), si presenta complesso: verbale, basato sull'immagine; tipologico, basato su fatti o personaggi dell'AT e del NT, in quanto figure del mistero di Cristo e rituale, basato su gesti corporali. Elemento vivificante, il simbolismo cristiano è la fede. Il simbolismo è servizio della fede e costituisce, in C., un segno sociale del Corpo mistico di Cristo perché mediante tale simbolismo Cristo esprime i suoi misteri facendovi partecipare tutti i membri del suo Corpo a livello individuale e sociale. La catechesi mistagogica di C. fa rifluire la dimensione dottrinale e la dimensione morale nel presente della liturgia, specificamente nella celebrazione dei sacramenti dell'iniziazione cristiana. Tutta la catechesi di C. si svolge nel contesto liturgico (Protoc. 13 14). La catechesi mistagogica è da lui giustificata ai neofiti all'inizio delle sue catechesi mistagogiche. Arricchiti dall'esperienza dei misteri ricevuti nella notte del sabato santo e resi capaci di essere istruiti, perché battezzati, essi erano nella migliore disposizione per la catechesi (Cat. mist. 1,1). Con tatto pastorale C. esclama: « Rispetta questo luogo e lasciati educare da quello che è sotto i tuoi occhi » (Protoc. 4).

IV. Mistica del battesimo. L'ingresso nel battistero è simbolo del paradiso (cf Protoc. 15): è l'entrata nella Chiesa, il ritorno al paradiso perduto. La decorazione del battistero (Buon Pastore in un giardino), la forma ottagonale di esso (il numero otto simbolo della risurrezione e della vita eterna) completano il significato mistico.1 In senso negativo, invece, lo spogliamento delle vesti indica che « voi avete deposto la tunica, a significare che vi spogliavate degli abiti dell'uomo vecchio (...), siete rimasti nudi anche per imitare Cristo nudo sulla croce » (Cat. mist. 2,2). La nudità battesimale comporta anch'essa un tempo rituale e metafisico: è l'abbandono della « vecchia tunica di corruzione e di peccato, che il battezzato depone ad imitazione di Cristo, la stessa di cui era rivestito Adamo dopo il peccato ».2 In senso positivo, la nudità è il ritorno all'innocenza primitiva.3 L'unzione con l'olio, a modo d'esorcismo, significa, oltre la messa in fuga di satana,4 la funzione di preparare la discesa nelle acque battesimali, acque della morte, per imitare Cristo (cf Cat. 3,11). La triplice immersione, con l'immersione (purificazione) ed emersione (vita nuova), è da riferirsi prima a Cristo morto risorto e poi al battezzato che partecipa della morte e risurrezione di Cristo (cf Cat. mist. 2,4). L'immersione equivale ad una dissoluzione delle forme, l'emersione ripete il gesto cosmogonico della manifestazione formale.5 Nel battesimo cristiano l'immersione nell'acqua lustrale equivale alla sepoltura di Cristo (cf Rm 6,3 5; Tertulliano, De bapt. 3 5). Non si tratta di ’influssi' e di ’prestiti', « perché tali simboli sono archetipali e universali ».6 In C., come in altri Padri, intervengono determinati elementi di novità legati a una ’storia', nel caso, la Storia sacra.7 Ritornando al testo sopracitato di C. sul battesimo, vi è presente, oltre alla densità del simbolismo ora espresso, anche una configurazione sacramentale che opera realmente, ma nel segno, ciò che in Cristo si operò nella realtà: « In senso letterale, noi non siamo né veramente morti, né veramente sepolti, né veramente crocifissi; l'imitazione immaginifica di questi eventi esprime la vera realtà della nostra salvezza: il Cristo veramente crocifisso, veramente seppellito, veramente risorto per elargirci tutti questi doni, perché partecipando all'imitazione della passione ottenessimo la realtà della salvezza » (Cat. mist. 2,5). In realtà, « nessuno creda che il battesimo conferisca la remissione dei peccati e non anche l'adozione a figli di Dio ». Il battesimo è l'anticipo dei patimenti di Cristo, « è il modello di imitazione e il mezzo di partecipazione ai dolori di Cristo » (Ibid. 6). E vero, infatti, che « in lui (Cristo) tutto è veramente avvenuto, per voi invece non è avvenuta che una somiglianza della sua morte e della sua passione. Quanto però alla salvezza, è una realtà, non una semplice somiglianza » (Ibid. 7). E C. spiega il significato del battesimo come anticipo della passione e risurrezione di Cristo: nel sacramento la realtà storica della morte di Cristo è solo simboleggiata nel rito, il contenuto invece vi è attuato mediante una reale partecipazione, perciò il sacramento del battesimo è simbolo efficace della morte e risurrezione del Signore.8

C. nelle sue catechesi mistagogiche, come visto, utilizza spesso la tipologia, rapportando i fatti dell'AT e del NT ai sacramenti e ai loro riti, di cui i sacramenti sono figure che rivelano le dimensioni reali dell'atto salvifico realizzatosi nel sacramento, ossia ciò che Dio fece un giorno per il suo popolo, lo continua a fare per mezzo dei sacramenti. C. utilizza diverse figure, come le acque primordiali (cf Cat. 3,5), il diluvio (cf Cat. 17,10), typos del battesimo, la Pasqua (cf Cat. mist. 1,2), il passaggio del Mar Rosso (cf Cat. 19,3).

V. Mistica della crismazione. Rivestito della veste bianca, il neofita viene unto con olio profumato (crisma): è il sacramento della crismazione, con cui il neofita diviene un nuovo Christos, un christianos. « Associati al Cristo ne portate giustamente anche il nome, siete quelli di cui disse il Signore: «Non toccate i miei cristi» (Sal 105 [104],15), e lo siete realmente dal momento che avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo, che ha realizzato in voi il tipo del Cristo. Tutto si è compiuto in voi figuratamente, perché voi siete le immagini del Cristo » (Cat. mist. 3,1). Mediante l'unzione, inoltre, lo Spirito Santo discende sul neofita risalito dal fonte, come era disceso su Cristo risalito dal fiume Giordano (cf Ibid., 3,2). Anche qui il sacramento fa partecipare in figura (mysterium in figura) a ciò che Cristo ha vissuto in realtà. C., infine, mette in relazione il crisma con i sensi spirituali (cf Ibid., 4). Pure per la crismazione C. ricorre alla tipologia evocando figure, soprattutto dell'AT, come l'unzione regale di Salomone (cf Ibid., 6). Il significato della crismazione e del battesimo è legato alla partecipazione al mistero di Cristo, che esso trasmette.

VI. Mistica dell'Eucaristia. Le catechesi mistagogiche dell'Eucaristia di C., come quelle degli altri Padri, svelano due aspetti dell'Eucaristia: essa è una partecipazione sacramentale del sacrificio della croce e una partecipazione sacramentale alla liturgia celeste. Questi due aspetti orientano l'interpretazione dei riti. Mediante l'idea di sacrificio, l'Eucarisitia ci si presenta sulla stessa linea degli altri sacramenti per cui tutta l'iniziazione cristiana è partecipazione a Cristo morto e risorto. L'aspetto della liturgia celeste è piuttosto nuovo.9 Il tutto, comunque, alimenta la mistica dell'Eucaristia. La fase preparatoria all'Eucaristia presenta la mistagogia della lavanda delle mani, che nasconde un ’mistero': « L'abluzione delle mani è un rito simbolico che ci ricorda il dovere di purificarci sempre più da ogni peccato o mancanza: le mani, infatti, simboleggiano l'attività umana e il lavarle significa la volontà di purificazione che deve rendere irreprensibili le nostre azioni » (Cat. mist. 5,2). Il bacio di riconciliazione e di pace « è un gesto che esprime la volontà di conciliare le anime con il proposito di dimenticare le vicendevoli offese » (Ibid., 3). « In alto i cuori », poi, « è il momento tremendo in cui bisogna rivolgere il cuore a Dio, in alto (al cielo) » (Ibid., 4), dove si svolge la liturgia celeste. Il centro dell'Eucaristia è la consacrazione, in cui, al di là del segno del pane e del vino, bisogna attingere il mistero della presenza del corpo e del sangue di Cristo, il memoriale della passione e della risurrezione del Signore, dove il mistero si attua con l'invocazione dello Spirito Santo (l'epiclesi). « Non giudicare dal gusto, ma ritieni per fede » (Cat. mist. 4,6). La contemplazione mistica raggiunge il suo vertice. Anche qui le figure ricoprono il ruolo di svelare il mistero, ponendosi esse in rapporto immediato con il rito celebrato: ad esempio, la tavola imbandita contro gli avversari (cf Cat. mist. 4,7), il miracolo di Cana: preannunzio della trasustanziazione (cf Ibid., 2).

VII. Sintesi conclusiva della mistica in C. In C. troviamo il termine mysteria, proprio delle religioni dei misteri (i riti), riferentesi qui al rito dell'iniziazione cristiana (cf Protoc. 16; Cat. mist. 1,1). C. usa il termine anche per indicare l'Eucaristia (cf Cat. mist. 5,22). Con l'applicazione del plurale mysteria, s'introduce anche il termine mystagogia per designare un commento ai riti battesimali nella settimana di Pasqua. Inoltre, il termine telete, applicato in particolare per l'iniziazione ai misteri, viene trasposto ai riti cristiani. « E in questo contesto che la parola mystikos appare in questo ambito sacramentale. Eusebio e Teodoreto descrivono l'Eucaristia, il primo come una « leitourgia mystica » (Vita Constantini IV, 71 e 75) e il secondo come una « hierourgia mystica » (Epist. 146 e Storia rel. 13)10 Il termine mystikos si estende; Gregorio di Nissa chiamerà l'altare una « tavola mistica » (cf Disc. 40) e Gregorio Nazianzeno chiamerà l'acqua battesimale un'« acqua mistica » (Disc. cat. 35). La linea mistica si sviluppa particolarmente nel passaggio dalla Scrittura ai sacramenti, come si è visto. Il punto di partenza delle catechesi di C., come tutte quelle del sec. IV, è l'idea di Paolo che cioè il mistero di Cristo deve avere in noi il suo ultimo compimento e ciò precisamente attraverso i sacramenti. « Se i loro autori considerano i riti cristiani come dei ’misteri', è perché essi sono mistici, nel senso in cui lo è l'interpretazione delle Scritture fondate sul Mistero paolino. Ed è per questo che essi presentano questi riti come dissipando l'illusione, l'inganno diabolico dei misteri pagani, sostituendovi la realtà, la verità divina del Cristo ».11 C. a proposito del battesimo dirà che Cristo ha veramente sofferto per noi e per la nostra salvezza; non ha patito apparentemente. Che dobbiamo partecipare alla sua passione, lo dice Paolo con precisione (cf Rm 6,5). C. ribadisce ciò a proposito della cresima: « Battezzati nel Cristo, (...), siete divenuti conformi al figlio di Dio, (...), modellati sul corpo glorioso di Cristo. Associati al Cristo ne portate giustamente anche il nome (cristi) » (Cat. mist. 3,1). Analogamente per l'Eucaristia: « E con somma certezza di fede che partecipiamo al corpo e al sangue di Cristo. (...), [così] tu diventi un solo corpo e un solo sangue con lui » (Cat. mist. 4,3). Insomma, ciò che è ’mistico' per C. e per i Padri, nella prassi sacramentaria legata alla meditazione della Scrittura, che vi ci conduce, è appunto la trasformazione del nostro essere nonché l'esperienza viva che l'accompagna. Un testo stupendo di C. sintetizza il suo pensiero catechetico mistico: « Eri chiamato catecumeno, circondato da un suono esteriore (periecumeno); udivi la speranza, ma senza vederla; udivi i misteri, ma senza capirli; udivi le Scritture, ma senza vederne le profondità: ora non è più un suono esteriore, ma interiore quello che riecheggia dentro di te (enecumeno), perchè lo Spirito che abita dentro fa della tua anima una dimora divina » (Protoc. 6): C., giocando sul termine ’catecumeno', sintetizza il processo formativo di una catechesi che culmina in una mistica globale nello Spirito.

Note: 1 Cf R. Iorio (ed.), Battesimo e battisteri, Firenze 1993; 2 J. Daniélou, Sacramentum futuri. Études sur les origines de la typologie biblique, Paris 1950, 50; 3 Ibid.; 4 Cf Ibid., 3; 5 « Il simbolismo delle acque, quindi, implica sia la morte che la rinascita. Il contatto con l'acqua comporta sempre una rigenerazione, poiché, da un lato alla dissoluzione fa seguito una ’nuova nascita', dall'altro l'immersione rende fertile e moltiplica il potenziale di vita » (M. Eliade, Immagini e simboli. Saggi sul simbolismo magico religioso, Milano 1991, 135); 6 M. Eliade, Trattato di storia delle religioni, Torino 1976, 203; 7 Ibid., 204; 8 Cf P. Lundberg, La typologie baptismale dans l'ancienne Eglise, Upsala Leipzig 1942; J. Daniélou, Sacramentum..., o.c., 13 20, 55 85; Id., Bibbia e liturgia, Milano 1958, 25 152; 9 Cf J. Daniélou - R. du Charlat, La catechesi dei primi secoli, Torino 1970, 173; 10 J. Daniélou, Sacramentum..., o.c., 65; 11 J. Daniélou - R. du Charlat, La catechesi..., o.c., 178.

Bibl. Opere: A. Piedagnel (ed.), Cyrille de Jérusalem, Catéchèses mystagogiques: SC, 126, Paris 1966. Studi: F. Bergamelli, Cirillo di Gerusalemme, in J. Gevaert (ed.), Dizionario di catechetica, Leumann (TO) 1986, 155 156; A. Bonato, La dottrina trinitaria di Cirillo di Gerusalemme, Roma 1983; L. Bouyer, Mysterion. Dal mistero alla mistica, Città del Vaticano 1998; P. T. Camelot, Simbolo e Simbolismo, in EC XI, 611 616; Id., Notes sur la théologie baptismale des catéchèses attribuées à saint Cyrille de Jérusalem, Münster 1970, 724 729; J. Daniélou, Sacramentum futuri. Études sur les origines de la typologie biblique, Paris 1950; J. Daniélou - R. du Charlat, La catechesi nei primi secoli, Torino 1970; H. du Manoir, s.v., in DSAM II, 2672 2683; B. Neunheuser, Mistero, in NDL, 863 883; O. Pasquato, Rapporto tra catechesi e liturgia nella tradizione biblica e patristica, in RL 72 (1985), 39 73; Id., Cirillo di Gerusalemme, in G. Bosio et Al., Introduzione ai Padri della Chiesa. Secoli III IV, Torino 1993, 247 260; A. Paulin, Saint Cyrille de Jérusalem catéchète, Paris 1959; H. Rahner, Mysterion. Il mistero cristiano e i misteri pagani, Brescia 1952; A.M. Triacca - A. Pistoia (edd.), Mystagogie: pensée liturgique d'aujourd'hui et liturgie ancienne (Conférences Saint Serge, 1992), Roma 1993; E. Yarnold, The Authorship of the Mystagogic Catecheses Attributed to Cyril of Jerusalem, in The Heythrop Journal, 19 (1978), 143 161.

Autore: O. Pasquato
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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