Caterina da Siena (Santa)


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I. Vita e opere. Caterina Benincasa, da tutti conosciuta come Caterina da Siena, spicca nella storia della Chiesa come una donna forte e zelante, fiduciosa in modo appassionato nell'immenso amore di Dio per l'umanità, manifestato in Gesù Cristo. Nasce a Siena il 25 marzo 1347 da Lapa di Puccio Piagenti e Jacopo Benincasa. Giovanissima si consacra a Dio con il voto di verginità. Più tardi si unisce alle « Mantellate », un gruppo di laiche domenicane che in Siena consacrano la vita alla preghiera ed all'attività caritativa. I primi tre anni come « Mantellata » trascorrono in una solitaria vita di preghiera. Dopo questo periodo di ritiro, ella s'immerge nell'apostolato a favore del prossimo. Molte cronache riferiscono della sua attenta premura verso i poveri ed i carcerati e della sua sollecita cura per i malati. Spesso agisce da conciliatrice tra Stati in guerra. Incoraggia il papa Gregorio XI ( 1378) a lasciare Avignone per ritornare a Roma, sostenendolo fermamente. Così agisce anche con il suo successore Urbano VI ( 1389). Quando nel 1378 è eletto un antipapa - Clemente VII ( 1394) - ella dedica ogni sua energia alla preghiera e all'attività perché si risolva lo scisma interno alla Chiesa. A questo scopo si trasferisce a Roma. Qui muore il 29 aprile 1380. Prima di spirare, offre la sua vita per la Chiesa: « O Dio eterno, ricevi il sacrifizio della vita mia in questo corpo mistico della santa Chiesa. Io non ho che dare altro se non quello che tu hai dato a me. Tolli il cuore dunque, e premilo sopra la faccia di questa Sposa » (Lettera 371). E stata canonizzata nel 1461 e dichiarata Dottore della Chiesa da Paolo VI nel 1970.
Gli scritti di C. sono: Il Dialogo, Le Lettere e Le Orazioni. Il Dialogo è la sua opera principale. Si tratta di un compendio del suo insegnamento teologico e mistico. Abbiamo ancora quasi quattrocento delle sue Lettere e ventisei delle sue Orazioni. Queste ultime sono radicate nelle grandi verità della fede cristiana e dimostrano validamente la sua unione mistica con Dio. Nelle sue preghiere la teologia diviene dossologia.

II. Esperienza mistica. Nella sua omelia - all'atto della proclamazione di C. Dottore della Chiesa - Paolo VI fa particolare menzione del « carisma mistico » che fu la fonte della sua « lucida e profonda » conoscenza teologica.1
In una lettera a Raimondo da Capua ( 1399), suo confessore, ella spiega che i suoi scritti sono un traboccare della sua esperienza mistica: « [Dio] m'aveva dato e proveduto con darmi l'attitudine dello scrivere, acciocché discendendo dall'altezza, avessi un poco chi sfogare il cuore, perché non scoppiasse » (Lettera 272). Le sue opere teologiche trattano dell'itinerario cristiano verso Dio, dai suoi primi, timidi, esitanti passi fino alla sua ultima tappa di unione trasformante.
Per tutta la vita C. è destinataria di straordinarie manifestazioni dell'amore di Dio: rivelazioni, estasi, visioni, scambi di cuore, stimmate, unione mistica. Tuttavia, mentre riceve speciali benedizioni e grazie, insiste sull'idea che una profonda, genuina comunione con Dio è basata prima di tutto ed essenzialmente su di una vita di fede, speranza e carità.
La sua relazione con Dio rivela una condizione di grande semplicità. Raimondo da Capua riferisce che il Signore « parlava con C. come l'amico ad un amico del cuore » (Legenda Major, I, XI, 112). Difatti, ella è a tal punto consapevole della presenza di Gesù mentre prega, che « recitano insieme i salmi, passeggiando soli su e giù per la cameretta come due fratelli di religione che dicano insieme l'ufficio » (Ibid.). La condizione sperimentata da C, di unione trasformante - dono gratuito di Dio - è nel contempo il risultato di un sempre maggior arrendersi della volontà sua propria. Ne Il Dialogo, Gesù le dice: « Sono un altro me, perché ànno perduta e annegata la volontà loro propria, e vestitisi e unitisi e conformatesi con la mia » (D.1).
C. è una donna capace di profondo amore. Ella, che descrive Dio come « pazzo d'amore » e come « ebbro d'amore » è a sua volta persona « impazzata » e « come ebbra » nel suo amore. Nei suoi scritti ella spiega che è precisamente dal loro esser fatti ad immagine di Dio che gli esseri umani derivano la capacità di amare. Ne Il Dialogo Dio le dice: « Senza amore non potete vivere, perché siete fatti da me per amore » (D. 93).
La ragione per la quale C. - o ciascuno di noi - può amare Dio e le altre persone è che Dio per primo ci ha amati. Ella non finisce di sorprendersi per la profondità e per l'ampiezza dell'amore divino. Questo amore è espresso soprattutto nella creazione e nella redenzione. Lodando l'amore di Dio nella creazione, ella lo rappresenta come « l'amore inestimabile con il quale raguardasti in te medesimo la tua creatura e innamorastiti di lei; e però la creasti per amore » (D. 13). Ella è ancor più sommersa dalla manifestazione dell'amore divino nell'Incarnazione. Di nuovo, ella prega: « O abisso di carità! Qual cuore si può difendere che non scoppi a vedere l'altezza discesa a tanta bassezza, quanta è la nostra umanità? » (D. 13).
Tentando di scandagliare l'amore redentore di Dio, ella esclama: « Ai tu bisogno della tua creatura? Sì, pare a me; ché tu tieni modi come se senza lei tu non potessi vivere » (D. 153).
L'amore di C. per Dio è l'amore di una figlia per un padre affettuoso. In molti punti delle sue opere noi troviamo ch'ella si compiace di rivolgersi a Dio come « Padre eterno » e di descriversi come « dilettissima e carissima figliuola » di Dio. Ella, inoltre, si riferisce a Dio nel modo in cui gli amici si rivolgono l'un l'altro. Adottando l'analogia dall'amicizia umana, ella rappresenta l'amicizia con Dio come una relazione di tenerezza amorosa « perché l'amore si trasforma nella cosa amata ». Osserva deliziosamente: « Le cose secrete si manifestano all'amico che è fatto una cosa con l'amico suo » (D. 60). Caratteristica di tutti coloro che sono amici di Dio è che costoro sperimentano « in un modo particulare » l'amore divino. Essi non più provano un amore puramente intellettuale, bensì « gustano e cognoscono e pruovano e sentono per sentimento nell'anima loro » (D. 61). Questo amore esperienziale costituisce il cuore dell'esperienza mistica. L'itinerario verso Dio è pure un viaggio in se stessi, all'interno di ciò che C. chiama « la cella del cognoscimento di sé », dove uno riceve conoscenza pratica dell'infinita bontà di Dio (D. 1).

III. Nella dottrina di C. un forte accento è posto sul fatto che amor di Dio ed amore del prossimo sono inscindibili. Dio le dice: « Io vi richieggo che voi m'amiate di quello amore che Io amo voi. Questo non potete fare a me... E però v'ò posto il mezzo del prossimo vostro, acciò che faciate a lui quello che non potete fare a me » (D. 64). Ella incarna bene il significato di ciò con il rispondere all'infinito, vertiginoso amore di Dio vivendo simultaneamente un'esistenza di caritativo e compassionevole servizio al prossimo. Per questa ragione, ella è conosciuta come « mistica della strada ».
C. è spesso descritta come donna piena di desiderio. Invero, ella si riferisce a se stessa come « ansietata di grandissimo desiderio » (D. 1). Desiderio di Dio e della salvezza del mondo. Il suo anelito a Dio è una brama profonda di unione con l'Unico che può saziare completamente il cuore umano. E « ansietata » a causa del protendersi verso Qualcuno che non si possiede ancora perfettamente. Solo nella vita eterna, nella visione di Dio, l'aspirazione sarà priva di inquietudine ed il possesso senza tedio (D. 41). Il suo desiderio di Dio è espresso con eloquenza nelle seguenti parole: « Tu, Trinità eterna, se' uno mare profondo, che quanto più cerco più truovo, e quanto più truovo più cerco di Te » (D. 167).
Ella insegna che il desiderio è l'unica cosa infinita che la persona umana possieda: « Il desiderio vostro è infinito... Io che so Dio infinito, voglio essere servito da voi con cosa infinita, e infinito altro non avete se non l'affetto e il desiderio vostro dell'anima » (D. 92). Il desiderio dilata il cuore, in modo tale che in esso trovino spazio Dio ed anche tutta l'umanità.
Ciò porta ad una brama continua di salvezza del mondo. C. prega: « Signore mio, volle l'occhio della misericordia tua sopra 'l popolo tuo e sopra il corpo mistico de la santa Chiesa... mai dinanzi dalla tua presenzia non mi partirò, infine che io vedrò che tu lo facci misericordia » (D. 13).
Nella sua vita mistica C. è una cristiana il cui sguardo è fissato saldamente e primariamente su Gesù Cristo crocifisso, per il quale ella nutre un amore appassionato. Questo è il suo nucleo centrale, nonché l'ispirazione di tutta la sua preghiera ed azione.
Nel proclamarla Dottore della Chiesa, Paolo VI la chiama « Mistica del Verbo fatto carne, soprattutto di Gesù crocifisso ».2 Commentando la risposta di Gesù a Filippo in Gv 14,9 ella sottolinea che Gesù Cristo è l'unico in grado di mostrarci chi sia Dio. Quando ella guarda a Gesù Cristo, vede soprattutto l'amore e la misericordia di Dio. A causa di questo amore e misericordia, Gesù « corse come inamorato » verso la sua morte. C. può dire, di conseguenza, che non furon i chiodi, bensì « lo amore a trattenerlo sulla croce » (Lettera 38).
Una volta, mentre C. sta pregando Dio di concederle un cuore nuovo, ha l'esperienza mistica di Gesù che le estrae il cuore dal corpo e lo sostituisce con il proprio. Da quel momento in avanti ella si sente capace di amare Dio ed il prossimo con il cuore proprio di Cristo (Legenda Major, II, VI, 179 180). Un'altra volta, pregando dinanzi ad un crocifisso nella chiesa di S. Cristina in Pisa, nel 1375, ha l'esperienza di ricevere le stimmate sul suo corpo. Questo avvenimento richiama soprattutto il suo intenso desiderio di essere associata a Gesù nel suo patire e nella sete di salvezza del mondo intero (Ibid., II, VI, 194).
Ella stessa fondandosi su Gv 14,6, mette in rilievo come non vi sia altro modo per giungere a Dio che la via di Gesù Cristo. Quando ella si riferisce al Cristo come via, adopera l'immagine di un ponte steso tra Dio e l'umanità. Spiega che la strada fra cielo e terra era stata distrutta dal peccato e, di conseguenza, gli esseri umani erano incapaci di raggiungere il cielo, così Dio diede loro un ponte, Gesù Cristo, per metterli in grado di giungervi: « Io volendo rimediare a tanti vostri mali, vò dato il ponte del mio Figliuolo » (D. 21). Ci è necessario camminare su questo ponte per arrivare alla nostra meta. E un ponte prodigioso « perché è murato ed è ricuperto con la misericordia » (D. 27). Esso dispone di punti di ristoro lungo il percorso, i sacramenti, ed in particolare l'Eucaristia che offre nutrimento « acciò che i viandanti peregrini delle mie creature, stanchi, non vengano meno nella via » (D. 27). C. ci garantisce che il viaggio lungo questo ponte « è di tanto diletto a coloro che vanno per esso, che ogni amaritudine lo diventa dolce e ogni grande peso lo diventa leggiero » (D. 28). Mediante il percorso lungo il Ponte Cristo noi raggiungiamo la fine dell'itinerario mistico, cioè Dio, « mare pacifico » (D. 27).
Note: 1 AAS, 62 (1970) 10, 675; 2 Ibid.

Bibl. Opere: Il Dialogo, Siena 1995; Le orazioni, Roma 1978; Le Lettere, Siena 1913 1922, Epistolario, Roma 1940; Raimondo da Capua, Legenda Major, Paris 1866; Thomas Antonii De Senis, Libellus de Supplemento, Roma 1974. Studi: G. Cavallini, La dottrina dell'amore in S. Caterina da Siena, in Divus Thomas, 75 (1972), 369 388; T. Deman, La théologie dans la vie de sainte Catherine de Sienne, in VSpS 2 (1935), 1 24; G. D'Urso, Il genio di santa Caterina, Roma 1971; H.D. Egan, Caterina da Siena, in Id., I mistici e la mistica, Città del Vaticano 1995, 394 406; R. Garrigou Lagrange, L'unione mistica in S. Caterina da Siena, Firenze 1938; Id., La charité selon sainte Catherine de Sienne, in VieSp 47 (1936), 29 44; Giovanni Paolo II, Amantissima Providentia, in AAS 72 (1980), 569 581; M.M. Gorce, s.v., in DSAM II, 327 348; A. Grion, La dottrina di santa Caterina da Siena, Brescia 1962; Id., The Mystical Personality of St. Catherine of Siena, in Cross and Crown, 2 (1950) 5, 266 286; C. Kearns, The Wisdom of St. Catherine, in Ang 57 (1980), 224 243; A.S. Parmisano, Mystic of the Absurd: Saint Catherine of Siena, in Religious Life Review, 97 (1982), 201 214; V. Peri, Io, Caterina scrivo a voi, Gorle (BG) 1995; T. Piccari, Caterina da Siena, mistica illetterata, Milano 1991.

Autore: M. O'Driscoll
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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