Caterina da Bologna (Santa)
Autore: G. Sgarbi
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)Da questi scritti e dalla biografia scritta dalla beata Illuminata Bembo ( 1496), si ricava che, quanto più C. avanza in età, tanto più cresce la sua unione con il Signore. Nella pratica dell'obbedienza, dell'umiltà e della povertà sa trasformare in canto la sofferenza e ricondurre il costume conventuale all'energia e al rigore delle origini. Sa essere un'educatrice « combattendo virilmente con la propria fragilità ». La via ascetica che debbono percorrere « li sferzatori di se medesimi » comporta il rifiuto delle dolcezze e la scelta di « portar la croce »; « imperciò che tanto è l'amore quanto el dolore ». Ma poiché « ogni virtù si fa perfetta per le sue contrarie » ed « è pericolo nel troppo come nel poco », si usi « la discrezione », « secondo che disse sant'Antonio da Vienna ». Muore il 9 marzo 1463.
II. Dottrina mistica. La sua è una mistica bernardina, ben lontana dal pietismo della Devotio moderna, che pone al primo posto, contro la tesi umanistica, « il disprezzo di tutte le cose terrene ». C. è sempre immersa nel pensiero di Dio e restia a parlare delle proprie esperienze. Ma non può esimersi dal rivelare di avere contemplato la Trinità, di aver penetrato il mistero dell'Incarnazione e quello eucaristico. Sono celebri l'apparizione della Vergine che le dà in braccio il Bambino nel Natale del 1445 e la visione di s. Francesco e di Tommaso Becket ( 1170).
Le estasi, le profezie e i miracoli rientrano nella norma dei mistici, compresa la notte oscura, che chiama « fossa della dannativa tristitia » e le tentazioni diaboliche durate cinque anni. Secondo lei, si arriva alla perfezione solo attraversando il dolore di aver perduto Dio. Infatti, in lei ritorna spesso il ricordo dell'« helì, helì » di Gesù sulla croce. L'ultima delle « sette armi » sostiene la necessità della conoscenza e meditazione della Sacra Scrittura.
Il Rosarium, viva prova dell'alta speculazione mistica della scrittrice, senza tralasciare i diversi sensi biblici, si diffonde nell'illustrazione degli aspetti storici della vita di Gesù. C. legge i Vangeli con vigile razionalità tenendo conto dei Padri, dei santi e dei teologi santi. Ma va detto che in lei la rivelazione non avviene nelle forme usuali; l'ispirazione non è diretta e specifica, ma fortemente intellettualizzata. Le sue opere sono piene di citazioni dei suoi auctores, dichiarate o sottaciute. Ad una lettura attenta si evince, tuttavia, che su alcuni punti evangelici c'è stata un'esperienza diretta. Il vero motivo di meraviglia è la sua capacità di esegesi e la straordinaria competenza teologica, oltre alla recente scoperta della teoria sulle « nozze spirituali », tre cose che difficilmente si colgono insieme in un solo autore. I punti notevoli sono la concezione dell'uomo microcosmo, l'amore sponsale fra la natura umana e Dio, il grande quadro dell'Incarnazione e la dottrina eucaristica. C., infine, sostiene il primato della donna nella linea della grazia, femminismo teologico, non sociale.
Bibl. I. Bembo, Specchio di illuminazione, Ferrara 1989 (rist.); F. Diotallevi, s.v., in EC III, 1142 1143; G.D. Gordini, s.v., in BS III, 980 982; I. Heernichx, s.v., in DSAM II, 288 290; A. Matanic, s.v., in DES I, 477 478; M. Muccioli, Santa Caterina da Bologna, mistica del Quattrocento, Bologna 1963; Id., La spiritualità francescana in santa Caterina da Bologna, in Vita Minorum, 35 (1964)2, 29 51; S. Spano, Per uno studio su santa Caterina da Bologna, in Studi medioevali, 2 (1971), 713 759.