Casel Odo


I. Cenni biografici e opere. Nasce nel 1886 a Koblenz Lützel. Dopo un breve periodo di studi all'Università di Bonn, nel 1905 entra nell'abbazia di Maria Laach.
All'inizio delle sue ricerche scientifiche si collocano due dissertazioni, una teologica: La dottrina eucaristica in s. Giustino martire, discussa a Sant'Anselmo, Roma, nel 1914 e un'altra filologica: De philosophorum graecorum silentio mystico, discussa all'Università di Bonn, nel 1919. Nel 1932 pubblica quell'opera che ancora oggi permette una prima intuizione autentica della sua teologia dei misteri: Il mistero del culto cristiano. Nel frattempo, si sviluppa una controversia, diventata famosa, contraria e in difesa della sua tesi;1 il dialogo continua dando risultati assai positivi. Muore il 28 marzo 1948, vigilia di Pasqua.
Tra gli scritti più significativi ricordiamo: La memoria del Signore nell'antica liturgia cristiana, Freiburg 1918; La liturgia come celebrazione dei misteri, Freiburg 1922; L'annuario di scienza liturgica, 15 voll., Münster in Westfalen 1921 1941; Il mistero del culto cristiano, Torino 1966; Il mistero della fede cristiana, Paderborn 1941; Il mistero del futuro, Paderborn 1952; La vera immagine dell'uomo, Regensburg 1953; Il mistero della croce, Paderborn 1954; Il mistero dell'Ecclesia, Roma 1965; Il mistero del sacrificio cristiano, Graz 1968; Presenza del mistero di Cristo, Brescia 1995.

II. Dottrina. La tesi fondamentale che sorregge tutto l'insegnamento dottrinale di C. è nell'opera Das Gedächtnis des Herrn in der altchristlichen Liturgien. Die Grundgedanken des Messkanons (1918). Nel « memoriale » del Signore l'opera di salvezza è presente nell'« Azione sacra » della celebrazione della santa Messa; la sua tesi fondamentale è presente anche nel libro Die Liturgie als Mysterienfeier (1922). Il C. vede in quell'« azione sacra » del « Memoriale » di Cristo la realizzazione ideale perfetta dell'Eidos cultico del Mysterion. Questo, in nessun modo, vuol dire una dipendenza di Cristo e della Chiesa apostolica dai misteri ellenistici, ma indica che il tipo ideale di questi misteri, mai perfettamente trovato nei riti pagani, è stato realizzato perfettamente e sovranamente nel rito cristiano. Infatti, il concetto di Mysterion, tratto dalla storia delle religioni, è stato soltanto lo Sprungbrett (=trampolino), ma ora, in modo perfetto, esso è realizzato nella realtà cristiana. Difendendo questa sua interpretazione, il C. ha potuto sviluppare tutta la « teologia dei misteri », la sua tradizionalità (nei grandi trattati del Jahrbuch für LiturgieWissenschaft), il senso speculativo di questa presenza in linea con la teologia dei Padri, la sintesi di tale teologia. I punti salienti di questa sintesi sono: 1. mystérionsacramentum nel senso dell'opera di salvezza del Cristo, secondo le lettere paoline agli Efesini, ai Colossesi e ai Romani; 2. La presenza di quest'opera nelle celebrazioni liturgiche; 3. Anzitutto l'Eucaristia è il mistero, cioè la presenza del sacrificio unico di Cristo crocifisso e risorto, sostanzialmente presente sotto le specie eucaristiche; 4. Anche negli altri sacramenti è dato il Mysterion della presenza dell'opera del Cristo in un modo diverso, ma pur sempre reale: per esempio, nella iniziazione siamo morti con Cristo e risorti con lui nella presenza del suo Pneuma; allo stesso modo avviene negli altri sacramenti, secondo il loro senso specifico; 5. Il mistero della presenza opera pure nella Parola di Dio proclamata, letta, e ricevuta con fede; 6. Il mistero di Cristo è dato, infine, in tutte le celebrazioni dell'anno liturgico « sempre nella totalità » dell'unico mistero di Cristo, nei suoi aspetti diversi, nell'hodie della sua realizzazione nell'azione sacra simbolica e nella vita ispirata da esse.

Il punto contro il quale la critica ha protestato è anzitutto la relazione tra misteri cristiani e misteri pagani. E certo che il C. non ha parlato di una dipendenza qualsiasi, « non nel senso di un ritualismo amplificato ed estetizzante o come una calcolata ostentazione, piena di magnificenza, ma nel senso di una realizzazione e applicazione del mistero di Cristo a tutta la Chiesa nel corso dei secoli, affinché essa raggiunga la santità e la gloria ».2 Egli pertanto, vedeva nella liturgia dei misteri il centro del culto cristiano.

Note. 1 Ne ha parlato Th. Filthaut in Die Kontroverse über die Mysterienlehre, 1947; 2 O. Casel, Il mistero del culto cristiano, Roma 1985, 58.

Bibl. I.E. Dalmais, La « dottrina dei misteri » di Odo Casel, in A.G. Martimort, La Chiesa in preghiera I, Brescia 1987, 293 298; B. Neunheuser, Mistero, in NDT, 863 883; Id., s.v., in DES I, 463 464; Id., Misteri, Teologia dei, in K. Rahner (cura di) Sacramentum mundi, V, Brescia 1976, 395 400; G. Penco, La prima penetrazione in Italia del pensiero del P. Odo Casel, in Ben 29 (1982), 365 380; O.D. Santagada, Dom Casel, in Archiv für Liturgie Wissenschaft, 10 (1967), 1 77 (con bibl. generale); A. Schilson, Theologie als sakramententheologie. Die Mysterientheologie Odo Casels, Mainz 1982; V. Warnacht, Odo Casel, in P. Vanzan - H.J. Schultz (cura di) Mysterium salutis: Lessico dei teologi del secolo XX, XII, Brescia 1978, 305 310.


Autore: A. Neunheuser
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)
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