Carlo da Sezze


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I. Cenni biografici e scritti spirituali. Nasce nel basso Lazio a Sezze (LT) nell'ottobre del 1613 (discusso il giorno della nascita e del battesimo) da Ruggero Marchione (detto anche Marchionni, Marchion o Merchiori, Merchioris) e da Antonia Maccione (Maccioni o Marchion). E educato ottimamente da questi santi genitori. Riceve un'istruzione solo elementare, perché è avviato al lavoro dei campi. Nel 1635 veste l'abito francescano come fratello laico nel convento di Nazzano (Roma) della provincia Osservante Riformata di s. Francesco a Ripa con il nome di C. invece che di Giancarlo, com'è stato battezzato. L'anno seguente emette la professione religiosa. Nei vari conventi ove è trasferito: Morlupo, Ponticelli, Palestrina, Piglio, Carpineto Romano, Castelgandolfo, Roma (S. Pietro in Montorio e S. Francesco a Ripa), esercita i diversi uffici di cuoco, ortolano, sagrestano, questuante... Muore nel convento di s. Francesco a Ripa, il 6 gennaio 1670. E beatificato da Leone XIII il 1 ottobre 1881 e canonizzato da Giovanni XXIII il 12 aprile 1959. Nessuna meraviglia che la vita di C. sia costellata da fenomeni mistici fin dalla prima adolescenza, data l'educazione ricevuta. Pur se egli confessa di aver commesso molti peccati, è accompagnato sempre dalla grazia di Dio con prodigi celesti. Mentre vive ancora in famiglia ed è addetto ai lavori campestri, ricorda di aver avuto favori particolari di ordine soprannaturale, restando assorto in Dio fuori dal tempo e ricevendo visioni di santi e di demoni. Notevoli poi i due episodi: la ferita stimmata del cuore aperta per tre anni, provocata dal raggio partito dall'Ostia consacrata nella chiesa di S. Giuseppe a Capo di Case (frazione di Roma) nel 1645, e il chiodo, riscontrato sul suo cadavere, nel 1670, sulla cicatrice di quella ferita. Innumerevoli, poi, i doni dello Spirito Santo: illuminazioni improvvise per la soluzione dei problemi personali e sociali, scrutazione dei cuori, estasi, profezia, scienza e contemplazione infusa, dono dei miracoli... Pratica, inoltre, la Comunione quotidiana, fatto eccezionale per quei tempi influenzati dal giansenismo, e ne canta, in versi e in prosa, il riverbero di trasformazione spirituale in modo tale da essere celebrato come il « mistico dell'Eucarestia ».
Nonostante C. abbia un'istruzione elementare e trascorra gran parte del tempo nel disimpegno degli uffici del convento, pur attraverso replicati permessi e proibizioni dei superiori, utilizza le ore del riposo notturno per scrivere. Dal 1644 in poi, sia in campo ascetico, sia in quello mistico, scrive oltre trenta opere. Alcune sono stampate durante la sua vita ed altre posteriormente. Riscuotono sempre grande plauso. Non sono mai scritte per vanità, ma sempre su richiesta di amici, del confessore e anche per suggerimento divino. La sua lingua è semplice, intrisa di dialetto e spesso sgrammaticata, immune da sbavature seicentesche. Di queste opere ricordiamo solamente le principali come si presentano nella edizione delle Opere complete affidata a P. Raimondo Sbardella, programmata in dieci volumi e non ancora completata: Le grandezze delle misericordie di Dio, libri I V (I, Roma 1963), libri VI VII (II, ivi 1965); Trattato delle tre vie, (III, ivi 1967, 81 390); Canti spirituali, (III, 391 497); Cammino interno dell'anima, Canti I VI (IV, ivi 1971), Canti VII XVIII (V, ivi 1971); Settenari sacri, (VI, ivi 1973); L'esemplare del cristiano, (VII, VIII, IX, in preparazione).

II. Dottrina mistica. Essendo il santo uomo illetterato, non cade in elucubrazioni teoriche sulla mistica, ma parla delle sue esperienze mistiche con la massima disinvoltura e spontaneità. La dottrina, però, è sempre sana, sicura e molto originale, influenzata certamente da letture private e insegnamenti comunitari, tanto di autori francescani come s. Bonaventura, s. Pietro d'Alcantara, quanto di alcuni non francescani come s. Teresa d'Avila e s. Giovanni della Croce. Dai suoi racconti, calati sempre nella realtà quotidiana, si può intravvedere il suo itinerario spirituale a cui allude nel Trattato delle tre vie, nei Canti spirituali e ne Le grandezze delle misericordie. Egli non adopera sempre lo stesso linguaggio e non ha una coerenza nella classificazione, per cui resta difficile una sintesi esaustiva del suo pensiero. Dopo aver ricordato lo sforzo per superare la « meditazione immaginaria » ed accennato alle « tre vie » o « gradi » della vita spirituale, si tuffa nella « contemplazione orazione infusa » di cui esaminerà i ventiquattro « stati » (effetti, elementi, modi), distinguendoli in « generali » (quattordici) e « particolari » (dieci). In tutti questi stati, l'amore di Dio, con la sua presenza, è l'agente principale in quanto trasforma l'anima divinizzandola e creando in essa i tredici « estatici struggimenti interiori » e i tre diversi « gemiti » dell'unione sponsale, senza farle dimenticare gli impegni della vita attiva.

Bibl. Oltre alla ricordata edizione delle Opere complete con relative introduzioni a cura di R. Sbardella, Roma 1965ss., cf i seguenti studi specifici: S. Gori, s.v., in DES I, 449 451; Id., S. Carlo da Sezze, scrittore mistico, in Studi Francescani, 58 (1961), 211 263; J. Heerinckx, s.v., in DSAM II1, 701 703; Id., Les écrits du S. Charles de Sezze, in Archivum Franciscanum Historicum, 28 (1935), 324 334; 29 (1936), 57 78; Id., Ariditas spiritualis secundum B. Carolum a Setia, in Ant 11 (1936), 319 350; I. Rotoli, Itinerario mistico del B. Carlo da Sezze, Roma 1948.

Autore: A. Quaglia
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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