Carisma di fede


I. Il dono. Quando s. Paolo afferma: « Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità, ma di tutte la più grande è la carità » (1 Cor 13,13) o, ancora, nella Lettera ai Romani, quando parlando delle tre virtù teologali e della loro reciproca dinamica, afferma: « Giustificati per la fede noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo; per mezzo suo abbiamo ottenuto, mediante la fede, di accedere a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo nella speranza della gloria di Dio... » (5,1?2) non si pone sul medesimo piano di quando dice, parlando dei doni dello Spirito di cui la Chiesa di Corinto sta facendo l'esperienza: « A ciascuno è data una manifestazione particolare per l'utilità comune: a uno viene concesso dallo Spirito il linguaggio della sapienza; a un altro invece, per mezzo dello stesso Spirito il linguaggio di scienza; a uno la fede per mezzo dello stesso Spirito... » (1 Cor 12,7?9).
Nel primo caso, Paolo parla della virtù della fede, nel secondo, tratta dei carismi, tra i quali quello della fede. E evidente che Paolo attribuisce al termine fede due significati, almeno in parte, diversi.
Nella storia della Chiesa già s. Cirillo di Gerusalemme distingue la fede teologale « che consiste nell'assenso dell'anima ad una verità » (da lui chiamata « fede dogmatica ») dalla fede « dono gratuito dello Spirito, che non riguarda solamente i dogmi, ma anche l'efficacia di operare cose che superano le umane possibilità ».1
La fede che opera cose che superano le umane possibilità è il c. di cui s. Tommaso d'Aquino parla, sia nei Commentari che nella Summa Theologica. Nei Commentari il c. è interpretato come « certezza di fede, una certezza eminente, conforme a Mt 15,28: ’Donna, davvero grande è la tua fede' ».2 Si tratta di una certezza di fede, chiamata da Tommaso « fede perfetta », capace di trasportare le montagne. « L'operare miracoli è attribuito alla fede che non esita, perché essa poggia sulla onnipotenza ».3
Nella Summa Theologica la fede è elencata tra le grazie « gratis datae », cioè nell'ambito dei carismi, collegata al dono della profezia.4 « I carismi riguardanti la conoscenza possono compendiarsi nel termine ’profezia', poiché la rivelazione profetica non si limita agli eventi umani futuri, ma abbraccia le cose divine, sia per la verità che tutti sono tenuti a credere, sia perché sono oggetto della fede ».5

II. Natura e funzione del c. Mentre la virtù teologale della fede è data per la perfezione della singola persona e, mediante la corrispondenza della persona stessa, diventa permanente operazione dello Spirito Santo in vista della comunicazione dell'uomo con le realtà divine, il c. è la mozione imprevedibile, improvvisa ed imperiosa dello Spirito Santo che spinge una persona a credere, senza esitazione, che in una particolare situazione sta intervenendo o interverrà l'onnipotenza di Dio. Il c. non è dato nella misura della fede teologale del soggetto che lo riceve e, come tutti i carismi, è destinato al bene comune, a rendere evidente, per i presenti a cui è fatto l'annuncio di fede, il disegno della misericordia di Dio e a ravvivare e rinforzare la loro fede teologale. Si tratta, per il soggetto che è mosso da questo carisma, di un'esperienza transitoria nella quale egli ha un ruolo di carattere passivo, anche se tocca a lui decidere il proprio intervento con una parola o un messaggio di fede, superando i timori e le obiezioni che possono sorgere nell'intimo della sua coscienza. E una sorta di illuminazione speciale, così evidente e precisa da spingere all'intervento, quell'intervento che s. Tommaso collega appunto alla profezia, cioè all'ambito dei doni di conoscenza e, in questo ambito, alla luce soprannaturale. Ma, per quanto forte e chiara, a questa luce può contrapporsi la zavorra delle esitazioni psicologiche umane perché nulla, sul piano dei nostri rapporti con Dio, ha carattere costrittivo.
Note: 1 Cirillo di Gerusalemme, Catecheses, cat. 5: De fide et symbolo, nn. 10?11; 2 Tommaso d'Aquino, Commentarii, c. 12, lectio secunda; 3 Ibid., c. 13, lectio prima; 4 Cf STh I?II, q. III, a. 4, ad 2 e II?II, q. 171, prol.; 5 Ibid., II?II, q. 171, prol.

Bibl. D. Gee, Spiritual Gifts in the Work of the Ministry Today, Springfield 1963; D. Grasso, Il carisma della profezia, Roma 1978; K. e D. Ranaghan, Le retour de l'Esprit, Paris 1972; B. Schlink, I doni dello Spirito e la gioia del pentimento, Milano 1983; Tommaso d'Aquino, STh II?II q. 173, a. 2 e 3.; B. Yocum, Prophecy, Michigan 1976.


Autore: M. Tiraboschi
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)
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