Carisma


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I. Il termine greco charisma deriva dalla radice char, da cui la parola chairo (aver gioia), o chaire, (il saluto greco: salve, abbi gioia) e charis (grazia). Il suffisso ma di c. designa il risultato concreto dell'azione o la manifestazione di essa. Pertanto, charisma significa una manifestazione della gioia e della grazia di Dio, che si rendono visibili, operano in e attraverso una persona. In senso letterale charisma significa « dono di grazia ». L'insegnamento sui c. si trova soprattutto in s. Paolo. Nelle sue lettere Paolo, da una parte, esorta le giovani Chiese (Tessalonica) a guardare ai c. come a un traguardo da raggiungere con coraggio e raccomanda loro di « non spegnere lo Spirito » (1 Ts 5,19?22) e, dall'altra, modera le comunità già esuberanti (Corinto), esortandole al discernimento dell'autenticità dei doni spirituali. Paolo attribuisce al termine charisma, oltre al significato generale di dono gratuito della grazia divina, anche quello specifico di doni conferiti per l'edificazione del Corpo di Cristo. I c. sono vari e multiformi perché lo Spirito li « distribuisce » (1 Cor 12,11) come vuole. Paolo enumera più di venti doni spirituali o grazie in rapporto al termine charisma. Le enumerazioni principali si trovano in Rm 12 e 1 Cor 12. Si va dal c. dell'apostolato, della profezia, dell'insegnamento fino a quello delle guarigioni, delle opere di misericordia, dell'amministrazione.
L'ampia gamma dei c. elencati da Paolo induce a due osservazioni: anzitutto, che, data la loro diversità, è difficile ordinarli in un modo sistematico. Le classificazioni tentate dagli esegeti sono sempre un po' arbitrarie (per esempio: c. della parola e dell'azione; c. della parola, della fede, del servizio; c. intellettuali, di preghiera, di azioni miracolose, di servizi alla comunità, ecc.). In secondo luogo, la molteplicità dei c. elencati da Paolo fa concludere che i c. nella Chiesa sono di un numero indefinito. Si determinano in base a due principi: lo Spirito Santo, che è il donatore, e la Chiesa da edificare nella sua concretezza di tempo e di luogo (« tutte queste cose è l'unico e il medesimo Spirito che le opera, distribuendole a ciascuno come vuole »: 1 Cor 12,11). Se i c. sono per l'edificazione della Chiesa devono rispondere alle reali necessità della Chiesa universale e delle Chiese particolari. Da notare però che Paolo, pur esponendo la pluralità dei c., pone tra essi una certa gerarchia, al cui vertice vi sono il c. degli apostoli e quello dei profeti. Ad ogni modo, tutti i c. concorrono all'unità della Chiesa.

Anche gli altri libri del NT attestano abbondantemente come la crescita della Chiesa, dalla Pentecoste in poi, sia marcata da un assiduo intervento dello Spirito. In quanto potenza di Dio, operante nella storia, lo Spirito agisce nell'intervallo che passa tra l'evento pasquale e la parusia. Potenza che è esplosa nella Pentecoste e che si rinnova nella vita di ogni credente che la implora con cuore sincero. E lo Spirito sta all'origine di ogni dono perfetto. « Nel NT, l'età di Cristo e della Chiesa si presenta come «pleroforia», come estate di abbondanza, come manifestazione della ricchezza e varietà dei doni dello Spirito di Cristo » (L. Sartori). Gesù, infatti, aveva detto: « Chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi » (Gv 14,12).

II. Nel dibattito del Concilio Vaticano II emersero due modi diversi di concepire i c.: come doni rari e straordinari (vivi solo nei primi tempi della Chiesa) e come doni diversi tra loro, ma tutti utili per l'edificazione della Chiesa di sempre. La prima interpretazione era sostenuta dal card. Ruffini, che in un suo intervento nella Congregazione generale XLIX del secondo periodo disse: « I c., infatti, abbondavano all'inizio della Chiesa, ma poi a poco a poco diminuirono talmente da scomparire quasi... ». Il card. Suenens sosteneva la seconda interpretazione, affermando: « Si è parlato poco dei c. dei fedeli di Cristo. Ciò può suscitare l'impressione che si tratti di un fenomeno periferico e accidentale nella vita della Chiesa... Certo, al tempo di s. Paolo i c. si manifestavano nella Chiesa in maniera molto straordinaria e meravigliosa... Non si pensi, però, che i doni dello Spirito consistano principalmente ed esclusivamente in questi fenomeni... Lasciamo da parte i c. ’più eccezionali' e veniamo a questi c. ’più ordinari'. Ognuno di noi, nella propria diocesi, non conosce forse laici... gratificati dallo Spirito di c. vari, in materia catechetica, nell'evangelizzazione, all'interno dell'Azione Cattolica in tutte le sue forme, nell'azione sociale ed assistenziale; non sappiamo forse e non percepiamo, per esperienza quotidiana, che l'azione dello Spirito Santo non è spenta nella Chiesa? »
Il Vaticano II nel secondo paragrafo del n. 12 della LG ha affermato il significato perennemente attuale, lo scopo e l'utilità dei c. Sono « grazie speciali » - ha detto - che lo Spirito Santo dispensa tra i fedeli, « con le quali li rende adatti e pronti ad assumersi varie opere e uffici, utili al rinnovamento e alla maggiore espansione della Chiesa ». Ne ha affermato la varietà, parlando di « c. straordinari o anche più semplici e comuni » e ha ricordato che « il giudizio sulla loro genuinità e ordinato uso appartiene all'autorità ecclesiastica ».

III. I segni dello Spirito. L'esperienza dello Spirito del Signore risorto è sempre viva nella Chiesa e, ai nostri giorni, dopo il Concilio Vaticano II, è diventata più forte, come percezione di Dio che viene verso di noi, che abita in noi, che anima la comunità, che è all'opera nella società degli uomini. Il P. Congar, parlando dell'esperienza dello Spirito, diceva: « Si è parlato di una specie di ’kenosi' dello Spirito Santo; egli si svuoterebbe, in qualche modo, della sua personalità per essere tutto relativo da una parte a ’Dio' e a Cristo, dall'altra parte agli uomini chiamati a realizzare l'immagine di Dio e del suo Figlio ».
Segni forti dell'azione dello Spirito Santo sono i c., donati per la crescita della Chiesa, come dice Paolo: « Una manifestazione particolare dello Spirito per l'utilità comune » (1 Cor 12,7). Oggi stiamo vivendo un'esplosione di vita ’carismatica' che aiuta a riportare l'attenzione della vita della Chiesa su ciò che le è proprio e fondamentale: lo Spirito Santo che fa ’vivere' la comunità dei credenti e i doni spirituali che egli offre liberamente. I movimenti ecclesiali attuali, in particolare il Rinnovamento carismatico, sono segni di questa nuova primavera dello Spirito. In conclusione possiamo ribadire che questi doni aiutano l'uomo a realizzare, nell'oggi della Chiesa, la propria vocazione fondamentale che è sempre quella di godere un'intimità profonda con Dio uno e trino.

Bibl. X. Ducros, s.v., in DSAM II, 503?507; D. Grasso, I carismi nella Chiesa, Brescia 1982; G. Hasenhüttl, Carisma, principio ordinatore della Chiesa, Bologna 1973; F. Klostermann, Chiesa, evento e istituzione, Assisi (PG) 1978; A. Romano, s.v., in DES I, 422?430; L. Sartori, s.v., in NDT, 79?98; F.A. Sullivan, Carismi e rinnovamento carismatico, Milano 1983; J.M. Tillard, Carisma e sequela, Bologna 1978; B.N. Wambacq, Le mot « charisme », in NRTh 97 (1975), 345?355.

Autore: A. Barruffo
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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