Bousset Jacques


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I. Vita e opere. Nasce a Digione nel 1627 da ricca famiglia borghese. Nel paese natale inizia gli studi umanistici presso i gesuiti e li termina nel collegio di Parigi, ove brilla nello studio della filosofia e della teologia. Ha come compagno Rancé, il futuro riformatore dei Trappisti, e diventa amico di s. Vincenzo de' Paoli. Frutto di questo incontro è, per B., l'avvicinamento al popolo e l'acquisizione di un linguaggio sobrio. Sacerdote nel 1652 e canonico di Metz, comincia a predicare e a combattere il protestantesimo. Si dedica con entusiasmo allo studio della teologia, della Sacra Scrittura, dei Padri, in particolare di G. Crisostomo, Origene, Tertulliano ( 222 ca.), s. Bernardo. Si trasferisce, poi, a Parigi dedicandosi totalmente alla predicazione. Nel 1669 viene nominato vescovo di Condom e precettore del Delfino, il figlio di Luigi XIV ( 1715), per il quale redige il suo Discours sur l'histoire universelle (1681). Membro dell'Accademia francese dal 1671, diventa vescovo di Meaux dal 1681 alla morte avvenuta nel 1704, a Parigi. Consigliere di stato, fondandosi su argomenti biblico teologici, favorisce la sacralizzazione della monarchia e sostiene la dottrina dell'assolutismo di diritto divino di Luigi XIV.
Difensore intransigente della fede, le sue opere hanno grande diffusione. Ricordiamo le più note: Discours sur la vie cachée en Dieu (1692); Instruction sur les états d'oraison (1697); La relation sur le quiétisme (1698).
BII. Insegnamento spirituale. Il suo pensiero spirituale più che da opere specifiche è ricavabile dalla sua corrispondenza (Correspondance, ed. critica di Urbain Levesque in 15 voll., Paris 1909 1925). Pur impegnato ideologicamente in tutti i problemi del tempo - « uomo di tutti i talenti e di tutte le scienze », - non manca mai di dedicarsi alla direzione spirituale, che considera uno dei doveri principali del vescovo.
La sua dottrina spirituale poggia su una intelaiatura teologica molto solida: sul dogma della sovranità universale di Dio nei riguardi di tutte le creature e sull'altro principio del governo della Provvidenza divina. Dalla prima certezza dogmatica deriva nell'uomo l'adesione alla volontà di Dio, e dalla seconda un abbandono confidente nelle mani della Provvidenza. Dall'uomo, che pur è un niente, si esige, con un volontarismo a tutta prova, buttato nel dinamismo della vita spirituale, di percorrere il binario della voluntas Dei. Consiglia la frequenza ai sacramenti ed egli stesso con Vincenzo de' Paoli trascorre molte ore ad ascoltare le confessioni, esortando i fedeli alla Comunione frequente contro le rigidità del giansenismo. Nella direzione spirituale, che considera il dovere primo connesso alla cura animarum, desidera che la sua persona sia oltrepassata e, con un salto qualitativo di sublimazione, venga considerata quella stessa di Cristo, in modo da vedere Dio in lui.
Attento alla verità dogmatica, da cui deduce come da un teorema la concezione della vita spirituale, quando passa alla prassi trova quasi sempre la mediazione della misura e del buon senso. Per l'orazione, ad esempio, più che fissarla su punti metodologici, preferisce lo slancio, come appare nelle Elevations e nelle Méditations sur l'Evangile. Questo tipo di orazione ammirativa offre uno spaccato in cui l'orante contempla le verità divine, gli occhi dello spirito le guardano assorti e se ne inteneriscono; a questo atteggiamento seguono gli atti di adorazione, di amore e di tutti gli altri sentimenti cristiani nei riguardi di Dio. In queste opere si sente affiorare, sotto l'eloquenza travolgente, l'umile anima che mormora la preghiera nel dialogo personale con Dio.
Per quanto concerne le orazioni straordinarie - quelle che si svolgono nelle fasi mistiche avanzate (cf l'Introduction sur les états d'oraison) - egli mantiene sempre un atteggiamento di ostilità derivante dal suo dogmatismo applicato all'esperienza mistica, volendo rinvenire una misura di coincidenza tra esperienza vissuta e dogma, senza tener presente che il vissuto possiede uno scarto psicologico non facilmente riconducibile alla consapevolezza della verità speculativa.
La dottrina di B., sotto il profilo ideologico, è graniticamente solida perché fondata sui principi dogmatici senza badare troppo a mediazioni o impatti psicologici del diretto a cui del resto lascia libero campo nelle precisazioni pratiche. E anche tradizionale, perché per B. la tradizione è la verità. Sua è la massima Nova, pulchra, falsa, scritta contro i protestanti, massima che può rappresentare la sintesi del suo libro Histoire des variations des Eglises protestantes (1688), in cui la variazione dottrinale dalla tradizione costituisce una sorta di autoconfutazione. Se la verità è nella tradizione, l'errore è nella variazione. Il cristianesimo viene concepito come un deposito oggettivo di verità, un tesoro divino « esteriore » lasciato da Dio all'uomo che lo deve conservare nell'assoluta integrità pur nell'evoluzione dei tempi.
Si ispira soprattutto al NT, a s. Paolo in particolare, a s. Agostino, a s. Tommaso, caso piuttosto raro nel XVII secolo in cui si « agostinizzava » (Sainte Beuve). La sua spiritualità è anche pratica perché tende all'azione operativa seguendo la duplice direttiva dell'amore a Dio e dell'amore al prossimo.
Per quanto concerne la polemica sul quietismo che coinvolge non solo M.me Guyon e il suo direttore diretto Fénelon, B. non pare possieda tutta la finezza spirituale di un Fénelon che si pone dal punto di vista dell'esperienza mistica per penetrare i sottili equilibri della dottrina del puro amore. Anche se sotto il profilo pratico il puro amore è accettato da B., quando si tratta di conferire una giustificazione dottrinale, egli non riesce a rintracciare le prove nella tradizione e, poggiandosi su s. Agostino, considerato criterio ortodosso di giudizio, polemizza con violenza con il più mite Fénelon, vescovo di Cambrai.
Questa polemica non manca di influenzare negativamente le esperienze spirituali elevate gettando il discredito sui mistici, i quali sono, inoltre, nel corso del Settecento notevolmente danneggiati dalla ragione illuministica proclamatasi autonoma di fronte al dato rivelato. La Sorbona, con il suo prestigio, facendo di B. una specie di « religione della Francia » (Sainte Beuve) infligge alla mistica l'ultimo colpo mortale che si protrarrà per tutto l'Ottocento, in cui predominano l'esercizio ascetico e il dinamismo apostolico.

Bibl. Opere: J.B. Bossuet, Opere complete, tr. it. a cura di G.B. Albrizzi, 10 voll., Venezia 1736 1757; Istruzione sugli stati d'orazione, a cura di A.M. Bozzone, Torino 1947. Studi: C. Boyer, Bossuet, Jacques Bénigne, in EC II, 1948 1951; H. Bremond, Bossuet maître d'oraison, in VSpS 25 (1930), 49 78; Id., Bossuet maître d'oraison, Paris 1931; P. Dudon, s.v., in DSAM I, 1874 1883; J. Le Brun, La spiritualité de Bossuet, Paris 1972; Id., Quiétisme, in DSAM XII2, 2756 2842; P. Pourrat, La spiritualité chrétienne, III, Paris 1930, 513 514, 548 e passim; M. Tietz, s.v., in WMy, 69 70; P. Zovatto, La polemica Bossuet Fénelon. Introduzione critico bibliografica, Padova 1968; Id., s.v., in DES I, 389 391.

Autore: P. Zovatto
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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