Bohme Jacob


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I. Vita e opere. B. nasce a Alt Seidenberg il 24 aprile 1575 e muore a Goerlitz il 17 novembre 1624. E il primo grande rappresentante della mistica protestante. Di professione è calzolaio. E portato alla meditazione e alla solitudine. Come severo autodidatta e animato da un forte vigore speculativo trova i suoi punti di riferimento nel Medioevo e nel Rinascimento. Sensibile alle correnti creative del luteranesimo e del calvinismo tenta di trovare una sintesi tra le contraddizioni della sua epoca accentuando l'esperienza mistica. La sua forza sta nell'essere stato pioniere di nuovi orientamenti. Conosce relativamente i grandi filosofi del passato e questo gli permette di non essere condizionato nel suo pensiero e di apparire libero, quindi moderno. Diventa d'ispirazione a poeti e filosofi tra cui Hegel ( 1831). Ha una notevole incidenza sul pietismo. Si parla di lui come del primo filosofo del luteranesimo, come dello scopritore dell'inconscio.1 Il suo pensiero attrae l'attenzione dei maggiori teologi protestanti da F.D. Schleiermacher a R. Otto. Quest'ultimo ne ricorda la descrizione dell'esperienza mistica in se stessa, indescrivibile, ma capace con una sola goccia di far scomparire l'inferno; chi la conosce può veramente dire di essere passato da morte a vita.

Nel 1612 esce il suo primo libro l'Aurora e B. si scontra subito con l'ortodossia luterana che gli proibisce di continuare le sue pubblicazioni. Ma nel 1619 riprende coraggio e, sostenuto da amici, ricomincia a pubblicare; nel 1624 è accolto favorevolmente a Dresda. Compone ben venticinque opere considerate tra le migliori del suo tempo. I suoi scritti sono stampati in Olanda e, tradotti in inglese, hanno un'ampia diffusione in Inghilterra dove i suoi seguaci fondano anche delle comunità.2 Il suo spiritualismo non gli impedisce di rispettare la comunità sacramentale. Alla fine della sua vita confessa chiaramente la sua fede evangelica, ma non estirpa del tutto il sospetto della gente che toglie la croce dalla sua tomba. Tra le sue opere ricordiamo La natura di tutte le cose, Sull'elezione della grazia, Il grande mistero e La via a Cristo.

II. La sua esperienza mistica lo porta a porre in rilievo il sì e il no in tutte le cose orientandone il superamento mediante una gnosi riconciliativa atemporale che si riscontra al di là della banalità rappresentata dagli eventi. Egli parla dei « sette spiriti » che fecero di Dio un Dio dinamico diverso dal « motore immobile ». Parla dei « sette principi » per spiegare il passaggio dall'Uno ai molti, tesi cara al neoplatonismo. Parla dei « sette giorni » della creazione in cui tutto è composto di sì e no. Per superare il contrasto occorre rifarsi al Logos che abita nel creato in quanto ogni cosa creata porta la sua firma: una « luce interiore » in vista della rigenerazione. La coincidenza degli opposti, del sì e del no, supera la possibilità di comprensione della ragione. « ...Occorre che l'uomo si abbandoni a Dio con tutte le sue forze, con tutto ciò che possiede ».3 In tema di soteriologia B. passa dal Cristo « per noi » di Tertulliano ( 220 ca.) e di Anselmo al Cristo « in noi ».
La sua meditazione affonda certamente le radici nell'ampia tradizione cristiana, ma la sua enfasi sulla « luce interiore », sulla « scintilla », sulla « firma » relega in secondo piano i dogmi fondamentali del cristianesimo e i suoi punti di riferimento storici; in modo particolare il problema della giustificazione per fede, caratteristica della Riforma del XVI secolo, diventa addirittura evanescente. E questa enfasi a fare di lui un mistico rispetto ai suoi contemporanei.

Note: 1 P. Tillich, Umanesimo cristiano, Roma 1969, 102 e 152; 2 E. Troeltsch, Sociologia delle sette e della mistica protestante, Roma 1931, 135 e 148; 3 Citazione da La via verso Cristo, in E. Campi, Protestantesimo nei secoli. Fonti e documenti, Torino 1991, 364ss.

Bibl. Opere: J. Böhme: La via verso Cristo, Bari 1933. Studi: J. M. Braig, s.v., DSAM I, 1745 1751; E. Campi, Protestantesimo nei secoli. Fonti e documenti, Torino 1991; C. Fabro, s.v., in DES I, 371 375; E. Nobile, Böhme e il suo dualismo essenziale, Roma 1928; B. Sill, s.v., in WMy, 66 68; H. Tesch, Der Mystiker Jacob Böhme, Leiden 1981; P. Tillich, Storia del pensiero cristiano, Roma 1969; E. Troeltsch, Sociologia delle sette e della mistica protestante, Roma 1931.

Autore: R. Bertalot
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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