Elia


È il più grande dei profeti che non ci ha lasciato degli scritti; il suo nome «il mio Dio è Iahweh» ('eIijjah) fu il programma della sua azione. Originario di Tisbe( = el-Istib), nel Galaad, visse da nomade (1Reg. 17, 5; 18, 46; 19, 3· ss.); portava un mantello fatto di pelliccia non molto grande, in modo da lasciar vedere la larga cintura di pelle ('ezor) specie di grembiule intorno ai fianchi (2Reg. l, 8); costume rozzo, primitivo, come quello di Giovanni Battista (Mt. 3, 4; Mc. 1, 6; P. Joiion, in Biblica, 16 [1936] 74-81). Carattere energico, fervido e intransigente. Della sua missione svolta in Israele sotto il regno di Achab (873-854 a. C.) ; di Ochozia, Il punto culminante è la sfida sul monte Carmelo contro i falsi profeti di Baal, terminata con il loro sterminio (1Reg. 17-18); e, dopo la visione su l'Horeb (= Sinai), l'elezione di Eliseo con la duplice missione affidata gli (1Reg: 19).

Lo scisma religioso creato da Ieroboam con la separazione da Giuda e l'erezione dei vitelli a Bethel e a Dan (1Reg. 12, 25-32), portava allora i suoi frutti nefasti Omri, il vero fondatore del regno di Samaria, si alleò con la Fenicia e diede in sposa al figlio e successore Achab, Iezabele, figlia del re di Tiro. Questa, dominando il debole marito, introdusse ufficialmente il baalismo fenicio, e cercò d'imporlo al posto della religione mosaica; uccise profeti (gli appartenenti alle cosiddette "scuole" o congreghe di pii, dirette da E. : v. Profetismo); perseguitò i fedeli iahwisti, ne distrusse gli altari; mentre sosteneva centinaia di estatici delle divinità fenice (1Reg. 16;23-34; 18, 13-19 ecc.). Il monoteismo veniva soffocato e gran parte del popolo aveva abbracciato l'idolatria (cf. 1Reg. 19, 18). E. si presenta improvvisamente al re e gli annunzia come castigo divino una siccità triennale (probabilmente un anno intero, dall'857 all'856, con qualche mese prima [altro anno], e alcuni dopo [30 anno], computati separatamente, come facevano i Semiti) che colpì duramente la Samaria e la Fenicia. Durante il flagello, E. si nascose presso il torrente Carith (Kerith) in Transgiordania; inaridito si questo, passa in Sarepta presso Sidone, ospite di una vedova (cf. Lc. 4, 24 ss.) cui moltiplicò miracolosamente le scarse cibarie e risuscitò il figlio. Ritorna dinanzi ad Achab verso la fine del castigo per rimproverargli la responsabilità di quanto avviene, e ottenerne la convocazione del popolo sul Carmelo per una scelta definitiva tra religione mosaica e culto di Baal-Melqart. E. è solo di fronte ai 400 profeti di Baal; l'uno e gli altri pongano successivamente una vittima sull'altare e invochino il proprio dio; la divinità che invierà il fuoco dal cielo a bruciar la vittima, è il vero Dio. Il popolo lì presente si deciderà per il vincitore della sfida. Nonostante le danze, le incisioni, le lunghe preghiere, i profeti di Baal, derisi da E., nulla ottennero. Verso sera, E. edifica un altare a Iahweh, vi pone su la legna e le carni di un bue; le cosparge d'acqua per meglio far risaltare il miracolo; quindi, invoca brevemente Iahweh perché dimostri d'esser l'unico vero Dio. Un fuoco scende e tutto incenerisce. È il trionfo di Iahweh; Elia fa uccidere (cf. Deut. 13, 1-6) dal popolo esultante tutti i falsi profeti; e poco dopo, improvvisa, cade la pioggia ristoratrice (1Reg. 17-18).

Iezabele è furente, ed E. che aveva creduto di operare di colpo il trionfo del iahwismo, deve invece fuggire oltre la Giudea (dove è regina Atalia, figlia della precedente), e, attraverso il deserto, rinfrancato nella sua sconfortata stanchezza, da un angelo che gli dà una focaccia ed una brocca d'acqua, fino al monte Horeb (= Sinai).

Quivi Iahweh gli appare e lo ritempra alla lotta, facendogli comprendere che bisogna attendere senza impazienza l'ora del trionfo del bene. Dio agisce senza i colpi di forza che schiantano; e con la longanime pazienza, propria dell'Eterno che domina il tempo. E. non deve rammaricarsi; egli non è solo e il trionfo della dinastia di Omri è effimero; invece del fallimento della religione di Iahweh e dei suoi cultori, lamentato dall'impetuoso profeta, Iahweh ha preparato il trionfo del iahwismo e lo sterminio dell'empia dinastia. E. non li vedrà; Eliseo continuerà la sua opera; Hazael di Damasco, e Iehu generale di Ochozia, saranno i ministri della divina giustizia, rispettivamente contro il regno (cf. 2Reg. 8, 28ss.; 10, 32s. ecc.) e contro la dinastia di Samaria, e i cultori del Baal fenicio (cf. 2Reg. 9-10). E. comunica ad Eliseo la divina chiamata; e gli affida il compito di designare Hazael, a re di Damasco e Iehu a re d'Israele (I Reg. 19).

Severo assertore della giustizia, E. riappare ad Achab, che va a prender possesso della vigna di Naboth, assassinato per permettere tale usurpazione, e gli predice la stessa fine della sua vittima (I Reg. 21). Infine, si "fa incontro ai messi del malato Ochozia mandati a consultare Beelzebub (= Baal del nord), per rimproverare al re tale sua empietà e annunziargli la morte (2Reg. 1).

La fine di E. è narrata (2Reg. 2) come apparve agli occhi di Eliseo (cf. I Mach. 2, 58), che fu il solo a veder la: E. sparve in mezzo a un turbine. Lo stesso verbo laqah «prendere» (2Reg. 2, 3· ss.) esprime altrove l'intervento di Dio nella morte serena del giusto (Gen. 5, 24; Ps. 49 [48], 16: Is. 53, 8). Gli altri elementi sono simbolici. In Mal. 3, 1.23 ss. (Hebr. 4, 5 s.) è detto che E. verrà come precursore del Messia. Profezia realizzata in Giovanni Battista (Lc 1, 17); che è il precursore vaticinato (Mt. 11, 10; 17, 10- 13); egli incarnò "il carattere forte" di E., che ne era soltanto il tipo. Eccli. 48, 1-12 sintetizza, circa E., i dati biblici qui sopra accennati. Non si ha alcun accenno nella Bibbia ad un ritorno di E., alla fine del mondo; questa idea infondata, che fu molto diffusa tra i cristiani, proviene dalla letteratura giudaica, che moltiplicò le leggende intorno alla figura dell'austero profeta.
[F. S.]

BIBL. - F. SPADAFORA. in Enc. Catt. It., V 222 .s.; ID . Elia è già venuto, in Temi d'esegesi: Rovigo 1953. pp. 376-82; A. NEHER. Amos, Parigi 1950, p. 173 ss.; S. GAROFALO, Il libro dei Re (La S. Bibbia), Torino 1951, pp. 132-48, 168-75; Elie le Prophète (Les Etudes Carmélitaines) I, Selon les Ecr. et les trad. chrét., pp. 269; II, Carmel, dans le judaisme et l'Islam, pp. 317, Bruges 1956; F. SPADAFORA, Storia e spiritualità di Mosè ed Elia, in Tabor 20 (1956) 165-194; H. JUNKER, Der Graben um den Altar des Elias. I Kg 18, 29-38, in EstE, 34 (1960) 547-556: Miscellanea Biblica A. Fernandez.


Autore: Mons. Francesco Spadafora
Fonte: Dizionario Biblico diretto da Francesco Spadafora
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