Bernardino da Siena


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I. Vita ed opere. B. nasce a Massa Marittima l'8 ottobre 1380 dalla famiglia senese degli Albizeschi. Rimasto orfano di padre e di madre ancora fanciullo, è inviato a Siena dove compie gli studi di grammatica, filosofia e diritto e si dedica ad opere di carità. Diventato frate minore nel 1402, è ordinato sacerdote nel 1404. Per alcuni anni studia teologia, filosofia e Sacra Scrittura e si dedica alla predicazione e a lavori manuali. Dal 1418 in poi si consacra quasi totalmente alla predicazione. Lavora instancabilmente per lo sviluppo della « Osservanza » nel suo Ordine, attraendo ad essa migliaia di giovani. Muore a L'Aquila il 19 maggio 1444 dopo aver predicato l'ultima Quaresima a Massa Marittima. Niccolò V ( 1455) lo proclama santo a soli sei anni dalla morte, nella Pentecoste del 1450.
Tutta la produzione letteraria di B. è in funzione del suo apostolato ed è prevalentemente composta di « trattati », « sermoni » e quaresimali. Alcuni sono in lingua latina, altri in volgare. La vasta eredità letteraria di B. ora è raccolta in una moderna edizione critica, curata dai Padri di Quaracchi in nove volumi: S. Bernardini Senensi O.F.M. Opera omnia, studio et cura PP. Collegii s. Bonaventurae ad fidem codicum edita, 9 voll., Quaracchi, Firenze, 1950 1965. Esistono alcune edizioni recenti di singole opere: Sermoni latini, a cura di D. Pacetti, 3 voll., Siena 1929 1932; Prediche volgari, 5 voll. a cura di P. Cannarozzi, Pistoia Firenze 1934 1940; Operette volgari, a cura di D. Pacetti, Firenze 1938; Trattato delle ispirazioni, volgarizzato da D. Pacetti, Milano 1944.

II. Dottrina spirituale. B. si propone espressamente il programma di una teologia predicata: « Ho creduto utilissimo a coloro che desiderano Dio aprire la via di questa santissima religione dalle opere dei grandi santi, dottori e maestri teologi ».1 Un merito di B. è quello di portare la dottrina, elaborata dai grandi teologi della scolastica, dalla cattedra delle Università sul pulpito delle chiese e delle piazze. La teologia fatta nella scuola e per la scuola, per opera del grande predicatore, diviene teologia kerigmatica, teologia dell'evangelizzazione che ha per fine principale la formazione pratica di un'autentica vita cristiana.
Dopo la Bibbia e i Padri, B. si riferisce soprattutto a Tommaso, Bonaventura e Duns Scoto ( 1308). Questi tre dottori sono da lui associati in armonia, poiché è convinto che la predicazione, per essere autentica, deve attingere direttamente alle opere dei maggiori teologi. La profonda coscienza di appartenere al Signore motiva in B. la necessità di farsi instancabile voce per annunciare la parola di Gesù Cristo, la quale, non solo illumina la vita, ma la trasforma. Tale parola coinvolge l'uomo intero, nelle sue potenze spirituali e nelle facoltà intellettive, orientando l'esistenza ad una progressiva trasformazione in senso evangelico. Se B. dedica tutte le sue forze alla predicazione della parola di Gesù è perché questa aiuti i fedeli a camminare nella via della santità attratti dalla grazia che conduce alla sequela di Cristo. Ciò spiega l'importanza che B. riconosce a Cristo nella propria vita spirituale e nella predicazione.
Un'attenta analisi degli scritti bernardiniani (M. Gronchi) ha dimostrato che la cristologia di B. si sviluppa secondo tre direttrici che sono l'immagine di « Jesù umanato », di « Jesù passionato », di « Jesù glorificato ». 1. Con l'immagine di Jesù umanato, B. raccoglie i motivi dominanti dell'innologia paolina di Col 1,15 20 e di Ef 1,3 14 nonché della tradizione francescana, nel segno del primato di Cristo, incondizionatamente predestinato ad essere nel mondo. A Gesù « umanato » sono destinate le creature in ordine al loro stesso fine che sta nel raggiungere la perfezione, la pienezza della comunione con Dio, la gloria. La presenza di Gesù nel mondo è già, in certo senso, elevazione e salvezza di tutto il cosmo. 2. L'immagine di Jesù passionato presenta, per B., il doloroso esito del cammino del Salvatore con gli uomini verso il Padre. Il peccato del mondo è stato occasione per manifestare il grande amore da parte di Dio, capace di far crescere verso la pienezza della vita suo Figlio e tutti coloro che gli obbediscono, attraverso le sofferenze e la croce vissute con amore. 3. L'immagine di Jesù glorificato raccoglie, intorno al tema del compimento pasquale, la prospettiva soteriologica dominante: il Figlio è glorificato dal Padre con quella gloria che aveva presso di lui prima che il mondo fosse, gloria nascosta nell'Incarnazione e morte e rivelata con la risurrezione e con l'ascensione, e ora offerta ai credenti perché vivano in comunione con Dio e tra di loro. B. vuole infondere nei suoi uditori l'amore per Cristo, perciò si diffonde nel descrivere il simbolismo mistico del « Legno della vita » (centro del mondo e della storia) e i suoi « dodici frutti salutari » offerti a tutta l'umanità.
Il modo con cui il cristiano può entrare in contatto personale con Gesù crocifisso, per essere poi partecipe della gloria del Cristo glorificato, viene indicato in una predica « della croce » in cui B. commenta il testo di Fil 2,5: « Hoc enim sentite in vobis quod et in Christo Jesù ». Indica come necessarie tre condizioni: 1. « Sentire », ossia fare esperienza, il che è distinto dal pensare e dall'intendere. Infatti, molti possono pensare, molti meno possono intendere, pochi possono sentire. Il sentire implica un coinvolgimento molto più profondo e totale con l'oggetto in causa, ossia con Cristo. 2. « In vobis », ossia il soggetto deve sperimentare la propria relazione personale con Cristo crocifisso quasi come un'osmosi, una comunicazione tale da trasfondere nel discepolo il sentimento profondo di Gesù. Per la contemplazione del Crocifisso non basta pensare alla croce senza Cristo, e neppure intendere Cristo in croce in modo distaccato; è indispensabile sentire con amore Cristo crocifisso in se stessi. Questo opera una vera partecipazione trasformante, tipica dell'amore che produce somiglianza, comprensione, osmosi. Viene da chiedersi come possa prodursi nel credente il sentire in sé la passione di Cristo. B. risponde interpretando l'espressione paolina: « Quod et in Christo Jesù ». 3. « Quod et in Christo Jesù »: sentire in se stessi Cristo crocifisso vuol dire passare « dalla scorza alla midolla », significa percepire intimamente l'amarezza della sua dolorosa passione in se stessi; significa ancora diventare partecipi di tutta l'umiliazione del Figlio di Dio divenuto bambino, fatto uomo e poi crocifisso. Solo così il fedele può crescere nella immedesimazione col Crocifisso. Se fin qui il discorso di B. si è svolto su un piano piuttosto psicologico, esso poi passa a indicare la preminenza della grazia. E la grazia ciò che prende il sopravvento e rende possibile l'esperienza di unione spirituale tra il discepolo e Cristo. La contemplazione del Crocifisso offre la grazia della sequela. L'amore di Cristo attira l'uomo, lo fa dimentico di sé, trasforma, rende somiglianti, fa conoscere. « E così che pian piano si produce quella somiglianza con Cristo che, favorita da una iniziale disposizione psicologica interiore e alimentata dagli atti dei sensi spirituali, rappresenta il precipuo frutto della gratia crucis (sentite): l'esistenza del discepolo viene plasmata ad immagine del Signore sofferente (in vobis), purificato dal peccato e incamminato verso la più alta contemplazione dell'amore di Dio (quod et in Christo Jesu). L'esempio di s. Francesco, quindi, conforta il credente nella possibilità di accedere ai più alti livelli di innamoramento di Cristo, dal momento che « non è niuno che si possa nascondere dal caldo di Cristo Jesù (cf Sal 18,7). Tutti ci potiamo innamorare di lui ».2 Per indicare più specificamente la gradualità dell'ascesa contemplativa possibile per ognuno, B. offre il percorso bonaventuriano della « scala » scandita nei suoi vari gradini fino all'ultimo, quello dell'unione mistica, ove il fedele non vorrebbe più separarsi da Cristo, secondo l'espressione paolina: « Chi ci separerà dall'amore di Cristo? » (Rm 8,35).
In materia di dottrina spirituale, B. è per un' ascesi condita con il sale della discrezione; insiste sull'umiltà e ripetutamente afferma il primato della carità animata da un'ardente devozione a Gesù Cristo. Particolare interesse meritano i due trattati De Spiritu Sancto e De inspirationibus, ai quali, come al trattato De vita christiana, egli lavora fino alla morte. Il De Spiritu Sancto è rimasto incompiuto a causa della morte del santo: avrebbero dovuto completarlo altri due sermoni per il sabato e la domenica ottava della Pentecoste. Vi si parla dei doni dello Spirito Santo, del modo con cui essi ci uniscono al divino amore e dei modi con cui si manifestano la presenza e l'azione dello Spirito Santo. Il trattato De inspirationibus esamina la natura e le specie di ispirazioni, la loro origine, il discernimento delle medesime e le illuminazioni che aiutano a conoscere quali ispirazioni sono meritorie e perché lo sono. Nella parte centrale (il discernimento) viene affrontato il problema della contemplazione passiva, considerata come « grazia e virtù », e si specifica che bisogna essere cauti a proposito di visioni, rivelazioni, estasi ed altri fenomeni del genere. A proposito della contemplazione unitiva, sembra che B., qui su questa terra, non l'ammetta per modum status ma solo per modum actus.

III. B. mistico. Per tutta la vita, B. fu un appassionato cercatore di Dio. Le fonti biografiche attestano che fin da giovane fu impegnato in una vita di pietà, di carità, di tensione alla santità oltre che nello studio; tanto più dopo il suo ingresso nella vita francescana trascorsa per vari anni nei romitori dell'Osservanza.
B. deriva la concezione teologica di Dio dalla corrente ignea del misticismo che, attraverso s. Paolo, l'Areopagita, s. Agostino, s. Bernardo, s. Bonaventura e il beato Duns Scoto, fluisce in lui offrendogli una incrollabile professione di fede: Dio è amore, atto puro e infinito di amore; a Dio ci si unisce con l'amore; l'amore entra ove la scienza si arresta.
Innamorato seguace di Francesco d'Assisi, B. se lo propone come modello nel realizzare i tre stati della perfetta unione con Dio, che sono « avere el cuore infiammato..., trasformato... in amore anichilato ». L'unione con Dio avviene per mezzo di Gesù Cristo, unico mediatore. Raramente, B. lascia trapelare la sua passione d'amore per il Signore Gesù. Tuttavia, parlando del Nome di Gesù, le dighe del riserbo vengono travolte e nelle parole del predicatore vibra il cuore del santo mistico: « La più dolce parola che sia è Gesù... El più dolce predicare che sia è del Nome di Gesù... Ficcati bene nel cuore el Nome di Gesù; non arai niuna fatica, per grande ch'ella sia, che non ti venga in allegrezza ». Gesù è il Maestro con cui B. dialoga. Se egli predica è perché ha sperimentato in se stesso la potenza e la bontà del suo Signore. Il Figlio di Dio lo spinge a predicare e gli dà anche la forza di perdonare chi lo avversa, poiché porta nel cuore il sigillo impresso con le « cinque lettere » che Cristo ha, « due nelle mani, due nei piedi e una nel costato », e sono queste: « A.M.O.R.E. ».3
B. è stato definito il « mistico sole del secolo XV ». « Quando predica, sembra tutto proteso fuori del proprio io ad osservare costumi, gesti, parole del prossimo; sembra esperto d'ogni stato d'animo, d'ogni classe sociale, d'ogni arte e professione; sembra uomo d'azione più che di preghiera, realista e realizzatore più che contemplativo. In verità, B. è sempre unito a Dio, ma non perduto e obliato in Dio; è sempre in preghiera, ma la sua preghiera si carica, per così dire, delle cose della terra per offrirle all'Altissimo; è sempre in contemplazione, ma dall'alto guarda ’l'aiuola che ci fa tanto feroci' con uno sguardo che abbraccia tutti gli aspetti della realtà » (M. Sticco).

Note: 1 De christiana religione, Proemium: I, 4; cf De evangelio aeterno, Prologus, a. 3, c. 3; 2 M. Gronchi, La cristologia di s. Bernardino da Siena, Genova 1992; 3 Ibid., 111.

Bibl. Aa.Vv. Enciclopedia bernardiniana, 4 voll. a cura del Centro di Attività Bernardiniane per il VI centenario della nascita di s. Bernardino, L'Aquila 1980 1985. Il primo volume è tutto dedicato alla bibliografia bernardiniana. In particolare segnaliamo: S. Bernardino da Siena. Saggi e ricerche pubblicati nel quinto centenario della morte (1444 1944), a cura dell'Università Cattolica del S. Cuore, Milano 1945; S. Bernardino: storia, cultura, spiritualità. Atti delle celebrazioni organizzate a Verona, Vicenza 1982; A. Blasucci, La spiritualità di s. Bernardino da Siena, in Miscellanea Francescana, 44 (1944), 3 67; C. Cenci, La dottrina spirituale di s. Bernardino da Siena desunta dalle sue opere latine, Roma 1961; R. Frison, La gloria del paradiso in s. Bernardino da Siena, Roma 1962; J. Heerinckx, s.v., in DSAM I, 1518 1521; A. Matanic, s.v., in DES I, 355 356; M. Sticco, Pensiero e poesia in s. Bernardino da Siena, Milano 1945.

Autore: R. Barbariga
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)