Benedetto da Norcia


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I. Vita e opere. Possiamo intravvedere la vita spirituale di B. (480ca. 560ca.) attraverso due documenti: la sua Vita, scritta da Gregorio Magno e la Regola dei monaci composta da lui stesso. Il primo di questi testi riflette sia lo spirito del biografo sia quello del protagonista. Il secondo è condizionato dalle fonti letterarie da cui dipende e dal genere impersonale della legislazione. Malgrado questi limiti, la personalità religiosa del santo emerge nell'una e nell'altra opera. Secondo la Vita,1 B. sente la chiamata divina sin dal tempo in cui studia a Roma. Sconvolto dall'immoralità dei suoi compagni, decide di abbandonare il mondo per « piacere solo a Dio » abbracciando la vita monastica. Quando lascia la città, il giovane non si avvia né verso un luogo preciso, né verso una forma di vita ben definita. Il suo unico desiderio - ricevere l'abito da monaco - dimostra che egli si sente ignorante e vuole imparare il servizio divino da coloro che lo praticano da secoli. Ma i doni carismatici, che egli già possiede, daranno presto alla sua ricerca una forma particolare e imprevedibile. Sui monti ad est di Roma, in cui egli spera di trovare dei monasteri e una guida, compie, appena giunto, il primo miracolo che rivela la potenza della sua preghiera. Questo fatto meraviglioso, avvenuto ad Affile, gli procura una popolarità immediata, ragion per cui egli decide di allontanarsi dal luogo per sfuggire alla fama di uomo di Dio con cui lo si guarda. Avendo incontrato a Subiaco un cenobita di nome Romano, che gli dà l'abito e gli procura un nascondiglio, egli passa tre anni in una grotta, sconosciuto a tutti, tranne a questo monaco che lo soccorre e lo nutre in segreto con la sua razione di pane.

Questo lungo ritiro a Subiaco, in una solitudine ed austerità estreme, mostra subito la forza della grazia che muove B. Nello stesso tempo, l'esperienza ha valore di prova. A tre riprese, in circostanze diverse, B. rifarà gesti eroici dello stesso genere, che provano la sua volontà di rompere con il peccato per darsi interamente a Dio. Ed ogni volta, la sua scelta radicale procura un nuovo irraggiamento spirituale per gli uomini. Nel caso iniziale del ritiro a Subiaco, egli ha fuggito l'orgoglio del taumaturgo. La sua volontà di scomparire nell'umiltà sarà, tuttavia, ostacolata dalla Provvidenza, che lo farà scoprire da alcuni pastori. L'influenza religiosa che il giovane anacoreta esercita su di loro è, allo stesso tempo, il coronamento della sua abnegazione e l'occasione di una nuova prova. Questa sarà una tentazione di lussuria. Tra i suoi visitatori, B. ha ricevuto una donna la cui immagine lo turba al punto da scuotere il suo proposito di vita consacrata. La sua reazione è di nuovo senza compromessi: nudo, si rotola nelle spine per « cacciare la voluttà mediante il dolore ». La ricompensa per questo nuovo atto eroico sarà l'immunità dai desideri sessuali, ma anche la fecondità spirituale. Alcuni discepoli si pongono alla sua scuola ed egli ne diventa il padre.

Questo ciclo di tentazioni, di vittoria sul peccato e di irraggiamento sul prossimo, si riproduce altre due volte a proposito di un'altra passione. Dopo l'orgoglio dello spirito e la concupiscenza della carne, infatti, B. è minacciato dall'odio. A due riprese, si tenta di avvelenarlo. B. reagisce, la prima volta, con una calma perfetta: senza rumore né turbamento, egli abbandona i perfidi monaci che lo hanno eletto superiore, ma non lo sopportano più. La seconda volta, la sua carità arriva fino al punto da farlo piangere per il prete geloso che ha attentato alla sua vita e che Dio ha colpito con la morte improvvisa. Queste due vittorie sull'istinto di violenza hanno come conseguenza forme inedite di irraggiamento: l'organizzazione delle comunità monastiche di Subiaco e l'evangelizzazione dei contadini pagani di Montecassino.

Gregorio descrive, dunque, una serie di purificazioni che colpiscono il santo nei punti chiave del suo essere spirituale: prima le facoltà razionali, sede dell'orgoglio, poi l'appetito concupiscibile, rappresentato dal sesso, infine l'appetito irascibile, fonte dell'aggressività. Trionfando su queste passioni, B. s'incammina verso la libertà completa in cui i doni di Dio agiranno attraverso di lui senza intralci. Infatti, a partire dal suo arrivo a Montecassino, pare che egli non subisca più alcuna prova interiore. Ormai è solo un carismatico raggiante quello che Gregorio descrive.

Scolastica ( 547) sorella del santo, potente agli occhi di Dio come la peccatrice del Vangelo che ha amato di più, esercita nella vita di B. un ruolo fondamentale, facendo passare il santo dai miracoli alle visioni, dall'azione alla contemplazione. Tre giorni dopo avergli inflitto questa sconfitta, ella muore ed egli vede la sua anima salire al cielo sotto forma di colomba. La visione seguente ha egualmente per oggetto l'ascesa di un defunto al cielo, ma questa volta lo spettacolo si allarga alle dimensioni dell'universo: sotto il raggio della luce divina, B. vede in un solo sguardo il mondo intero. « Per l'anima che vede il Creatore, la creazione tutta intera è piccola ». Questa espressione di Gregorio segna l'apice di un'ascesa spirituale che è cominciata, tempo prima, alla partenza da Roma. B. ha allora, per amore di Dio, abbandonato il « mondo » degli uomini. Ora, illuminato da Dio, egli vede l'insignificanza di questo « mondo » creato, che ha percepito inizialmente mediante la fede.

II. B. mistico. Morendo nell'oratorio del monastero in atteggiamento di preghiera, il santo indica, un'ultima volta, la direzione di tutta la sua esistenza, tesa verso Dio e verso la vita eterna.
Sebbene la sua biografia sia molto sobria circa le sue esperienze spirituali, due passi dei Dialoghi aprono uno spiraglio sul suo mondo interiore. Il primo è quello in cui Gregorio evoca il secondo soggiorno di B. nella grotta di Subiaco, quando ritorna, dopo il mancato superiorato, presso i monaci perversi. Mentre i tre anni passati in questo luogo, all'inizio della vita del santo, sembrano non essere stati che rinuncia ed ascesi, questo secondo ritiro è definito in termini di attenzione a se stesso e a Dio: « Solo, sotto lo sguardo di Colui che guarda dall'alto, egli abitò con se stesso ». Lungamente spiegata da Gregorio, questa « abitazione con se stesso », che consiste nel non perdere mai di vista la propria anima e la propria relazione con Dio, serve come base agli slanci contemplativi che B. sembra aver conosciuto in questo periodo. Essa somiglia molto al « timore di Dio », posto dalla sua Regola al principio della scala dell'umiltà.
Il secondo tratto rivelatore è l'abitudine di piangere pregando.2 In realtà, la Regola non parla quasi mai dell'orazione senza menzionare le lacrime che l'accompagnano. Come molti mistici, B. considera inseparabile dalla vera preghiera questo fenomeno che testimonia che essa sgorga da un cuore toccato dalla Parola di Dio.
Inaugurata dal colloquio intimo con Dio, la vita monastica di B. è evoluta verso un'esistenza comunitaria. Il ruolo di abate, che pare egli non abbia né desiderato né rifiutato, non gli impedisce di ricercare la solitudine fino alla fine della sua vita. A proposito della sua visione cosmica, Gregorio riferisce che egli abita, a Montecassino, in una torre a parte, in cui si dà, solo, alla preghiera notturna. Non lasciando mai il suo monastero, pare che l'anziano anacoreta resti, in questo modo, fedele al suo primo amore per la vita solitaria con Dio.
Nella sua Regola, B. comincia con il riprodurre, abbreviandola, l'opera anonima, tre volte più lunga, che si chiama la Regula Magistri, e che egli riprende in modo personale, ispirandosi al suo predecessore. L'itinerario spirituale del monaco, già abbozzato da Cassiano, va dal timore del Signore all'« amore perfetto che caccia il timore » (1 Gv 4,18), passando attraverso l'umiltà, descritta con l'immagine di una scala di dodici pioli.3 « Chi si umilia sarà esaltato » (Lc 14,11). Come il Cristo (cf Fil 2,8), il monaco si umilia quaggiù per raggiungere la gloria celeste. Cominciando e terminando con uno sguardo su Dio, quest'umiltà si manifesta, di fronte agli uomini, con l'obbedienza e la pazienza, l'abbassamento e il silenzio. Attraverso gli uomini, si obbedisce al Cristo (cf Lc 10,16), che è anche il modello dell'obbedienza (cf Gv 6,38).
Lungo, da solo, quasi quanto gli altri undici, il primo gradino di umiltà consiste nel ricordarsi incessantemente di Dio, della sua presenza e del suo sguardo, di ciò che egli comanda agli uomini e della sorte eterna che egli riserva loro. Fondamentale e costante, questa fede nel Dio presente si intensifica nell'ora dell'Ufficio divino, celebrato sette volte al giorno e una volta di notte. Queste sette riunioni quotidiane nell'oratorio, in cui la preghiera si nutre dei salmi, segnano la volontà di consacrare a Dio il giorno intero, comprese le ore della lettura e del lavoro che separano gli uffici, in modo da pregare incessantemente (cf 1 Ts 5,17).
Esplicitamente nel Maestro, implicitamente in B., la scala dell'umiltà termina al cielo, ma questo termine ultimo è prefigurato quaggiù da uno stato di carità perfetta in cui si compie la carità divina come naturalmente, per semplice amore del bene (Cassiano, il Maestro) o del Cristo (Benedetto). In un riferimento personale, alla fine del suo prologo, B. non teme di dire che la « via stretta » del Vangelo non fa sentire la sua strettezza che agli inizi. In seguito, progredendo nella vita religiosa e nella fede, si ha l'impressione di essere al largo perché il cuore si dilata sotto l'influsso dell'amore. L'« ineffabile dolcezza », che caratterizza ciò è uno dei tocchi mistici della Regola. Si può mettere insieme la « gioia dello Spirito Santo », che accompagna i sacrifici della Quaresima, e la « gioia del desiderio spirituale » con la quale in questo tempo, che simboleggia tutta la vita terrestre, si aspetta la santa Pasqua.4 E « con tutta la sua brama spirituale » che il monaco deve desiderare la vita eterna.5 Queste formule indicano, allo stesso tempo, lo slancio di tutto l'essere verso l'aldilà e la mozione dello Spirito divino che produce questo orientamento. La stessa azione divina è evocata alla fine del capitolo sull'umiltà: è « il Signore, mediante lo Spirito Santo », che opera nell'anima questa adesione totale e spontanea al suo volere che è la perfetta carità.
B. si distingue dal Maestro per l'accento posto sull'aspetto interiore delle osservanze e per l'interesse allo sviluppo spirituale dell'uomo fin da quaggiù. Quanto alla concezione della vita comune, i due autori presentano una divergenza significativa. Per l'uno e per l'altro, il monastero è una « scuola » del Cristo, analoga al gruppo dei dodici discepoli riuniti intorno a questi durante la sua vita terrena; « dottore » di questa scuola, l'abate rappresenta il Cristo. Ma a questa struttura verticale e gerarchica, che riprende dal Maestro, B. aggiunge una dimensione orizzontale sconosciuta a quest'ultimo. In lui appare una preoccupazione nuova delle relazioni fraterne nella carità. Questa evoluzione, che si ritrova in altri ambienti monastici, riproduce quella del gruppo dei primi discepoli del Cristo: riunita per comprendere l'insegnamento di Gesù, questa scuola dei Dodici è diventata, in virtù del nuovo comandamento donato da lui al momento della sua morte, una comunione.

Note: 1 Gregorio, Dialoghi II; 2 Ibid., 17; 3 RB 7; 4 RB 49, 6 7; 5 RB 4, 46.

Bibl. Opere: Ed. critica della Regola, a cura di A. de Vogüé, 6 voll. in SC, 181 186, Paris 1971 1972 e dei Dialoghi di Gregorio Magno, a cura di A. de Vogüé, 3 voll., in SC, 251, 260, 265, Paris 1978 1980. Studi: T. Leccisotti, s.v., in EC II, 1251 1262 (con ampia bibl.); A. Lentini, s.v., in BS II, 1104 1171 (con ampia bibl.); G. Penco, s.v., in DES I, 346 352; Ph. Schmitz - P. de Puniet, s.v., in DSAM I, 1371 1409; G. Turbessi, Ascetismo e monachesimo in s. Benedetto, Roma 1965; A. de Vogüé, Autour de s. Benôit, Bellefontaine 1976; Id., La Regola di s. Benedetto. Commento dottrinale e spirituale, Padova Praglia 1984; Id., La comunità. Ordinamento e spiritualità, Praglia (PD) 1991; Id., Ciò che dice s. Benedetto. Una lettura delle Regole, Roma 1992; Id., Etudes sur la Règle de saint Benoît. Nouveau recueil, Bellefontaine 1996;

Autore: A. de Vogüé
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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