Benedetto D'Anianene


I. Vita e opere. Scritta dal suo discepolo Ardone un anno dopo la sua morte, la Vita di Benedetto è un documento molto utile che informa, con precisione, sulle tappe della sua conversione. Nato vicino a Montpellier verso il 750 ed inviato, da piccolo, alla corte dei Franchi, questo visigoto di nobile estrazione sociale sente la chiamata divina a vent'anni. Pur aspirando ardentemente a lasciare il mondo, esita nella ricerca di uno stile di vita donata a Dio. Dopo tre anni di attesa paziente, egli sceglie la « vita regolare », cioè il monachesimo comunitario. Anche prima di orientarsi a ciò, egli ha sperimentato l'ascesi. Privazioni di sonno, astinenza dal cibo e dal vino, tempi di silenzio: queste privazioni sottolineano una tendenza alla mortificazione che raggiungerà gli estremi agli inizi della sua vita monastica e resterà costante malgrado le mitigazioni imposte dai suoi rapporti con il prossimo.
Nel 774, B. abbandona la carriera militare e, poco dopo, diventa monaco a Saint Seine, vicino Digione. Spingendo l'ascesi del cibo e del sonno fino agli estremi limiti, pratica anche quella della parola in un modo nuovo: ininterrotto per lunghi periodi, il suo silenzio è arricchito dalla recita di salmi. A queste pratiche, iniziate nel mondo, ne aggiunge di nuove rese possibili dalla vita religiosa: lavori umili, vestiti rappezzati che lo rendono ridicolo, sporcizia del corpo divorato da insetti. In cambio di queste penitenze spaventose, che il suo abate non riesce per nulla a moderare, riceve la grazia della compunzione e il dono delle lacrime.
Questo regime quasi inumano, che egli mantiene per due anni e mezzo, somiglia a quello dei monaci orientali descritti nella Historia monachorum, nella Historia Lausiaca e nella Historia Filotea. In realtà, le prime due hanno potuto fornire a B. stimoli e suggerimenti. Secondo Ardone, il novizio di Saint Seine non stima molto la Regola di s. Benedetto (RB), ritenendola idonea per i principianti e i deboli, mentre si sforza di elevarsi al livello « dei discorsi di Basilio e della Regola di Pacomio ». In realtà, però, queste due legislazioni orientali non sono più austere della RB.
Ben presto, così, l'impietoso asceta si addolcisce e si converte alla RB, prima disprezzata. Ardone vede in questo fatto una mozione della grazia divina, che tende a porre questo esempio inimitabile alla portata e al servizio altrui. In realtà, l'evoluzione di B. si accompagna ad un'azione sui suoi fratelli: egli comincia ad esortare, incoraggiare, correggere con la piena approvazione del suo abate. Questo carisma, che può già essere chiamato pastorale, ha senza dubbio esercitato un ruolo decisivo nella trasformazione delle sue idee e della sua ascesi personale. Nato per dirigere, forse sente che questo ruolo sociale esige un modo di pensare e di vivere meno lontano da quello comune degli uomini, più conforme al modello così rappresentativo e già così diffuso che è la RB. Vive a Saint Seine da cinque anni e otto mesi quando muore l'abate. Eletto all'unanimità per sostituirlo, egli rifiuta e rientra nel suo paese natale. Esistendo già da più di due secoli, il monastero di Saint Seine è, ai suoi occhi, troppo rilassato per prestarsi ad una riforma. E su una base nuova che vuole costruire la comunità monastica, modellata dalla RB, che egli sogna.
Stabilitosi sulla proprietà familiare d'Aniane con alcuni compagni, B. vive prima in una grande povertà, che scoraggia i primi postulanti. Turbato un istante da questo fallimento, egli si riprende, persevera e vede ben presto affluire le vocazioni. Dal piccolissimo monastero degli inizi, situato in fondo ad una stretta vallata, la comunità passa in edifici molto più grandi dedicati alla Vergine Maria e, un po' più tardi, in un vasto monastero che accoglie trecento monaci e può contenerne mille.
Così si compie in B. una seconda evoluzione. Dopo essere passato dai Padri d'Oriente a s. Benedetto, egli rinuncia all'estrema povertà per ammettere un certo fasto sacro, che Ardone paragona a quello di Salomone. Tuttavia, il monastero resta povero e la vita dei monaci laboriosa, perché le donazioni di terre sono accettate, ma non quelle dei servi. B. stesso svolge a fatica un lavoro manuale come in passato. E in questo quadro di stretta regolarità che prosegue lo sviluppo, insieme cultuale e culturale, del monastero, che si arricchisce di uomini competenti - cantori, lettori, grammatici, biblisti - e di una scuola in cui vengono formati chierici e monaci venuti da fuori.
Mentre la comunità di Aniane cresce, il suo fervore si comunica ad altre case, che si riformano. B. comincia a visitarle e il re di Aquitania, Ludovico il Pio ( 840), gli conferisce autorità su di esse. Quando il re diviene imperatore (814), estende la missione riformatrice di B. a tutto l'impero e gli costruisce il monastero d'Inda, in prossimità del palazzo di Aix la Chapelle, per averlo accanto a sé. Una serie di sinodi di abati, riuniti ad Aix dall'816 all'819, elabora statuti che mirano ad unificare l'Ordine monastico intorno alla RB. Comprendere e far comprendere, questa è una delle preoccupazioni costanti di B. A tale scopo, compone due opere maggiori: una raccolta di tutte le regole antiche che ha potuto rinvenire e una Concordia regularum in cui alcuni estratti di quelle legislazioni servono ad illustrare ogni capitolo della RB. Come spiega la sua prefazione, la Concordia vuole mostrare l'accordo fondamentale di questi testi tradizionali con la RB e il beneficio che se ne può trarre per comprenderla. Muore nell'821.

II. Insegnamento spirituale. Molto caritatevole verso i poveri e i monasteri, B. ama raccomandare due virtù complementari: la castità del corpo e l'umiltà del cuore. Il dono delle lacrime, ricevuto nella sua giovinezza, non lo lascia mai. Alla sua morte, avvenuta l'11 febbraio 821, può dire che, in quasi mezzo secolo di vita monastica, nemmeno un giorno ha mangiato il suo pane prima di aver pianto davanti a Dio. Il suo amore per la lettura e per la preghiera lo accompagna fino agli ultimi istanti della sua vita. Ad Aniane, egli vuole che i suoi monaci, evitando ogni parola inutile, non cessino di salmodiare o di recitare la Sacra Scrittura mentre camminano e lavorano. Per sviluppare questo amore per la salmodia e la preghiera ha prescritto che ogni monaco reciti in privato quindici salmi prima delle vigilie, il salmo 118 prima di Prima e cinque o dieci salmi dopo Compieta. Tre preghiere silenziose, accompagnate da prostrazioni, punteggiano la recita notturna.
Prodigandosi per la riforma del monachesimo, B. deve lavorare per la difesa dell'ortodossia. L'adozionismo spagnolo, che vede nel Cristo un figlio adottivo di Dio, si propaga nel sud della Francia. Egli lo combatte in due viaggi che fa al di là dei Pirenei e con parecchi scritti. Ma la cristologia non sembra essere stata il suo argomento preferito di riflessione, se si giudica dai suoi Munimenta verae fidei, il cui tema centrale è la conoscenza di Dio uno e trino, quaggiù e nell'aldilà. Questa vasta opera comprende dapprima una Forma fidei in quindici libri, che sfrutta metodicamente il De Trinitate di Agostino, completandolo con diversi passi dello stesso autore, poi una Confessione di fede relativamente breve e, infine, un Trattato dell'amicizia, in cui il Sermone 385 di Agostino è citato quasi per intero. Rivolgendosi ad un giovane religioso chiamato Garnier, che potrebbe essere il caposcuola di Aniane, B. lo incoraggia a studiare, perché « non si può amare ciò che si ignora ». Pretendere che un monaco non debba darsi allo studio, significa fare il gioco del diavolo. Certo, la sola conoscenza vera di Dio è quella della fede, ma questa dev'essere mantenuta e purificata da una ricerca instancabile della sapienza. Amare Dio per se stesso, gratuitamente, è il termine di tutti gli sforzi, mossi dall'unico desiderio di vederlo eternamente.

Bibl. Vita Opere: MGH, Script. 198 220; PL 103, 353 384; PL 103, 423 1420; J. Leclercq, Les « Monumenta fidei » di B. d'Aniane, in Analecta monastica I, Roma 1948 (Stud. Anselm. 20) 21 74. Studi: G. Andenna e C. Bonetti (cura di), Benedetto di Aniane. Vita e riforma monastica, Cinisello Balsamo (MI) 1993; L. Bergeron, s.v., in DSAM I, 1438 1442; I. Mannocci, s.v., in BS II, 1093 1096; L. Oligei, s.v., in EC II, 1262 1263; G. Penco, s.v., in DES I, 344.


Autore: A. De Vogüé
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)
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