Begardi Beghine


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I. Il termine indica uomini (boni viri) e donne (mulieres religiose) appartenenti a un movimento spirituale che si colloca tra i religiosi e i laici. Il termine beghine (fr. = begin[e]), originariamente usato in Brabanzia, nei territori di Liegi e nelle zone renane, può essere una corruzione popolare di Albigenses (J. van Mierlo), oppure deriva dal verbo anglosassone beggen (pregare, mendicare) o, più probabilmente, dal fr. antico bege (lana grezza o non tinta) con il suffisso inus, cioè beg(h)inus, persona che indossava l'abito degli eretici (catari o lollardi). Il termine begardi (bogardi, beg(h)inhardi), sviluppatosi da beguinus e usato non prima del sec. XIII, fu applicato prevalentemente in senso ereticale. I termini acquistavano un significato ambiguo perché non si distinguevano sempre i centri ortodossi dai gruppi che diffondevano dottrine eterodosse (Fratelli del libero spirito).

II. Vita ed esperienza. I b. vivevano insieme in case comuni e più tardi nei beghinaggi, formati da un complesso di casette per due o tre persone, entro un recinto nel quale, a volte, venivano costruiti un oratorio o una chiesa e, talvolta, un cimitero. Nel sec. XIII il numero dei beghinaggi crebbe rapidamente in tutta Europa, ma soprattutto nei paesi nordici, accogliendo centinaia di donne. Luigi IX ( 1270), re di Francia, fece costruire a Parigi un beghinaggio per 400 donne e sostenne tale fondazione non solo con la sua generosità ma anche con pie allocuzioni. I b. non emettevano voti perpetui perciò potevano tornare nel mondo e anche sposarsi. Non formavano comunità di vita conventuale, erano senza superiori regolari e sceglievano un(a) responsabile o superiore(a) locale che viveva già nel beghinaggio. Un sacerdote diocesano o un religioso (domenicano o francescano) provvedeva alla celebrazione della Messa. I b. si dedicavano, in comune o privatamente, a esercizi di pietà, praticavano opere di carità (assistenza a malati a domicilio, ecc.), si guadagnavano da vivere con lavori manuali, con l'insegnamento, talvolta andavano perfino a mendicare. Nell'ultimo Medioevo i beghinaggi diventarono case di accoglienza per i poveri e, al tempo stesso, servivano come ricoveri di vedove (per es. la madre di Ruusbroec) o anche di donne anziane e benestanti.
I beghinaggi venivano preferibilmente eretti nelle città, ma le b. vivevano anche in luoghi isolati e in gruppi peregrinanti, non sempre ben viste dall'autorità diocesana. Il movimento, che si collega strettamente ai movimenti femminili dei secc. XII XIII, ha paralleli in Francia (papelardes), in Italia (pinzocchere o bisocche, da non confondere con le mantellate), e in Spagna (beate).
Tale movimento si spiega storicamente data l'impossibilità di donne consacrate (recluse) a continuare a vivere associate a un Ordine religioso e a seguire una Regola, cosa proibita dalla nuova disciplina monastica (riforma gregoriana) del sec. XII. Per tale motivo le b. cominciarono a raggrupparsi in associazioni autonome per dedicarsi a una fervida vita religiosa, ma senza formare conventi. Per esempio, nel 1170, il sacerdote Lamberto organizzò a Liegi una casa di b., mentre nella fondazione (1180) di s. Ivetta di Huy () si allestì un lebbrosario assistito da b. Probabilmente c'erano già case nella prima metà del sec. XII.
Giacomo di Vitry ( 1240), il grande protettore del beghinismo in Belgio, ne ottenne da Onorio III ( 1227) l'approvazione, sebbene non per iscritto, e il movimento si diffuse rapidamente in Francia, in Olanda e in Germania lungo il Reno. Nei beghinaggi vissero alcune mistiche importanti del sec. XIII: Hadewijch, Dolcelina ( 1274), Matilde di Magdeburgo, Margherita Porete, Lutgarda di Tongres ( 1246), Ida di Nivelles ( 1231). I loro scritti s'inseriscono nella letteratura mistica dei movimenti femminili, motivo per cui difficilmente si può parlare di una « mistica delle beghine ». Alcune di esse, poi, entrarono in monastero.

La situazione giuridica delle b. peggiorò in seguito alla condanna del Concilio di Vienne con la Bolla Ad nostrum del 6 maggio 1312, condanna (1317) ripetuta poi da Giovanni XXII ( 1419). Esse furono condannate perché, pur non vivendo in uno stato stabilito dalla Chiesa, si occupavano di alte questioni spirituali, come la perfezione (perfectio), la beatitudine eterna, la purezza continuata dopo la morte, la contemplazione pura (altitudo contemplationis), la libertà. Un secondo decreto considerava le b. persone alienate (quasi perducte in mentis insaniam) che diffondevano dottrine contro la fede cattolica (ad esempio Lo Specchio delle anime semplici della Porete già proibito nel 1306). Se si permetteva alle b. di condurre un'umile vita di penitenza, in alcuni luoghi esse venivano costrette a vestire abiti secolari. Ciò nonostante il loro numero cresceva a dismisura e non mancarono autori come Taulero o Ruusbroec che difesero la loro ortodossia, mentre dall'altra parte andavano diminuendo le b. carismatiche. I beghinaggi continuarono ad espandersi sino all'età del barocco, epoca in cui furono arricchiti di ampie chiese e vissero ancora b. mistiche (Maria di Oisterwijk, ( 1547).

Bibl. D. Appelo van Paasen, Het ontstaan van de Begijnen bewegung, Amsterdam 1978; P. Dinzelbacher - D.R. Bauer, Movimento religioso e mistica femminile nel Medioevo, Cinisello Balsamo (MI) 1993; P. Dinzelbacher, s.v., in WMy, 48 49; H. Grundmann, Le beghine del XIII secolo, in Id., Movimenti religiosi nel Medioevo, Bologna 1974, 295 324; E.W. McDonnell, The Beguines and Beghards in Medieval Culture, New Brunswick 1954; J. van Mierlo, s.v., in DSAM I, 1341 1352; O. Nübel, Mittelalterliche Beginenund Sozialsiedlungen in den Niederlanden, Tübingen 1970; J.Ch. Schmitt, Mort d'une hérésie. L'Église et les clercs face aux béguines et aux bégards du Rhin superieur du XIVe et XVe siècle, Paris 1978.

Autore: Giovanna della Croce
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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