Beda il Venerabile (Santo)


I. Vita e opere. Nato nel 672673 nella regione del nord d'Inghilterra, al di là del fiume Humber, Northumbria, da famiglia presumibilmente cristiana, B. viene affidato dai « parenti più prossimi » (forse perché rimasto orfano) all'età di sette anni ai monaci benedettini del doppio monastero dei SS. Pietro e Paolo di Jarrow. I suoi principali maestri sono s. Benedetto Biscop ( 690), fondatore, e s. Ceolfrido, suo successore ( 716), in un periodo di forte espansione di quell'istituzione monastica, guidata da questi due uomini colti e santi, costruttori e legislatori, viaggiatori instancabili alla ricerca di quanto può arricchire culturalmente, spiritualmente e liturgicamente il monastero. B. rimane profondamente influenzato da essi, così da sentirli come padri. La Regola, da essi scritta, è composita, marcatamente «romana» ma, forse, non strettamente benedettina. B. riceve un'ottima formazione classica e religiosa, grazie all'insegnamento di sapienti maestri e all'aiuto di una ben fornita biblioteca monastica. E presumibile che la composizione dell'opera Storia ecclesiastica degli Angli l'abbia indotto a portarsi sui luoghi da descrivere. Muore il 25 maggio del 735, ai primi vespri dell'Ascensione. Il suo corpo riposa nella cattedrale di Durham. Le sue opere e la fama della sua santità attraversano il Medioevo, di cui è uno dei pedagoghi con Alcuino ( 804) e la scuola di York. Il Concilio d'Aquisgrana (836) lo proclama Doctor admirabilis e Leone XIII lo dichiara Dottore della Chiesa nel 1899.
Possiamo assegnare i principali scritti teologici, in base ai risultati della critica, a tre fasi successive. Prima fase (701 709): Explanatio Apocalypsis (3 libri); In Epistolas septem catholicas, Expositio Actuum Apostolorum e le Adnotationes in principium Genesis. Seconda fase (710 720): In Lucae Evangelium expositio; Retractatio in Actus Apostolorum; In Regum Librum triginta quaestiones; In Cantica Canticorum; In Canticum Habacuc. III Fase (721 735): De tabernaculo; In Ezram et Neemiam; In Marci Evangelium Expositio; De templo. Opere completate in seguito: De temporum ratione; In principium Genesis II IV; Homeliarum Evangelii libri duo; Historia Ecclesiastica Gentis Anglorum. L'attenzione di B. si rivolge, come si vede, anzitutto ai libri storici della Bibbia e alla storia della Chiesa sia universale che particolare, come pure all'esegesi scritturistica in genere: è chiaro l'accento sul rapporto tra Bibbia storia ecclesiologia e, da certi punti di vista, liturgia. Ma i suoi interessi sono quasi enciclopedici, comprendendo anche opere sulle scienze del trivium e del quadrivium, agiografiche, poetiche, di ortografia, di metrica, di computo e di cronologia.1

II. Concezione teologica del B. 1. L'orizzonte. Le sue opere teologiche sembrano nascere come risposta teologica alle situazioni e ai progetti della Chiesa anglosassone. Esse costituiscono una lettura della realtà ecclesiale alla luce della Parola di Dio, interpretata dai Padri e attualizzata nella liturgia; a sua volta la Scrittura è interpretata alla luce delle celebrazioni liturgico sacramentarie e della vita delle chiese locali, northumbriche e britanniche e della Chiesa universale. I loro destinatari non sono ravvisabili né in monaci da edificare (la teologia di B. non è monastica, in senso stretto), né in chierici da istruire (la teologia del B. non è scolastica), né in ascoltatori di omelie, ma sono invece ravvisabili, primariamente, in predicatori ed educatori (ecclesiastici e laici).
1. I contributi teologici. In ambito ecclesiologico egli si muove con trattazioni organiche (cf. De Tab., In Ezram, De templo e Comm. al Cant. dei Cant.). Il tema in lui ricorrente è quello della Chiesa in sviluppo (ecclesiogenesi) presso nuovi popoli. La Chiesa di B. è quella storica, reale, cioè mixta (mysterium lunae), in lotta con i pagani e gli eretici, coi rudes e i carnales (cf ad es. Storia Ecclesiastica V, 21,544) ed evangelizzata dai predicatori della Chiesa romana e da quelli dei « novi populi » (De Templo I: CCL 119,169 170). B. vede ciò che Gregorio Magno aveva appena intravisto, va oltre la riflessione di lui. L'anima dell'evangelizzazione è più che mai la Parola di Dio, che apre i popoli alla fede e ai sacramenti per mezzo degli evangelizzatori (« doctores » e « fenestrae templi »: Ibid., I: CCL 119,162).
In ambito ecclesiologico pneumatologico B. vede la Chiesa in costruzione come un « edificio spirituale » secondo 1 Pt 2,4 5 e lo Spirito presente e attivo nella vita di Cristo (cf Exp. Act.: CCL 121,27) fin dall'Incarnazione e in quella dei cristiani, che sono unti per la grazia di adozione a figli per una salvezza eterna, ma non per natura come Cristo (In Habacuc: CCL 119,398 399). I sacramenti dell'iniziazione cristiana sono visti come rinascita e triplice unzione, profetica, sacerdotale e regale o come nuova Pentecoste in forza d'una nuova epiclesi (cf Hom. II, 7: CCL 122, 231; De templo II: CCL 119,214). A livello d'azione, inoltre, tutto inizia, continua ed è seguito dalla grazia dello Spirito (In Ezram I: CCL 119,276; In Cant. Cantic. II: CCL 119,235). In ambito ecclesiologico liturgico e sacramentario, B. sviluppa una riflessione sistematica sulla vita cristiana come culto sacerdotale. Questo tema egli lo incontra fin dai suoi primi scritti (cf Expl. A poc. e Comm. a 1 Pt), poi nella reinterpretazione delle istituzioni cultuali ebraiche (cf In Samuelem, De tab., In Ezram, De templo) e, infine, nella lettura tipologico sacramentale dei misteri della vita di Cristo (cf In Luc. Ev. exp., In Marc. Ev. exp. e Hom. Ev. libri duo) e della Chiesa primitiva (cf Exp. Act. Ap.). In ambito di teologia spirituale, B. si rivolge ai « perfecti », cristiani maturi e ai monaci, in particolare, la cui perfezione non si deve limitare all'ascesi e alla contemplazione personale, ma, come il Figlio di Dio incarnato, essi devono prendersi cura della salvezza degli altri, specialmente dei pagani. La sua teologia spirituale presenta una maturità cristiana come perfezione dell'amore, culminante nella cura pastorale e nella evangelizzazione missionaria.

III. Dottrina ascetico spirituale. Parlando del cristiano investito della dignità del sacerdozio comune dei fedeli, a B. appare come prerequisito la purificazione dal peccato, allo scopo che il cristiano possa offrire azioni sante (cf In Ezram II: CCL 119,336; Ibid. III: CCL 119, 388; cf Rm 12,1 e Ps 50,19). La stessa penitenza dei peccati commessi è offrire sacrifici graditi a Dio (In Ezram I: CCL 119, 264). Da questa prima fase di purificazione, si deve passare a quella dell'acquisto delle virtù, mediante l'ascesi (mortificazione e preghiere) per assecondare la grazia dello Spirito (cf De Tab. III: CCL 119, 126), ma, in particolare, per l'imitazione e la sequela di Cristo morto e risorto (cf Expl. Apoc. I: PL 93,145 146). Ciascun fedele, poi, è tenuto ad amare il prossimo, conformemente al Figlio di Dio incarnato, che preferì la misericordia al sacrificio. B. sottolinea il valore nuovo che assumono le espressioni di carità verso il prossimo, in quanto Cristo le considera rivolte a sé (cf Hom. II, 4: CCL 122,210). Un'altra espressione di sacrificio spirituale è la preghiera intesa, al modo patristico, come ogni azione compiuta per amore di Dio: l'intera vita è un'interrotta liturgia (cf In Luc. V: CCL 120,322). Alla preghiera sono legati l'intercessione a Cristo, imitato nella sua mediazione presso il Padre, e il perdono fraterno dei peccati leggeri. Da notare, inoltre, che B. è un testimone nella Chiesa anglosassone dell'Eucaristia ed un apostolo della Comunione quotidiana o frequente, di cui tratta nella Lettera a Egberto.
Notiamo anche che B. fa sua la divisione tradizionale dei cristiani in «principianti», «proficienti» e «perfetti», le cui ultime due categorie si differenziano in base al grado dell'amore, inteso in senso integrale e che B. denomina « compunzione » (cf De Tab. III: CCL 119,131 132). Ci sono altre categorie più perfette di cristiani, cioè i «vergini», i «martiri» e i «ministri della Parola».

IV. Dottrina mistica. Nel commento al Cantico dei Cantici B. continua ad esprimere secondo diverse tonalità, il suo pensiero sulla contemplazione e la mistica. Egli rileva nella Chiesa in terra delle pause di contemplazione, in cui sente la voce dello Sposo (Cant. 2,8), che gradisce assai. Infatti, anche se per ora non è lecito contemplare il suo volto, tuttavia è dato di gustare la dolcezza delle sue parole nella Scrittura. Ad alcuni, anzi, per un dono più grande (altiore dono) è concesso, innalzato lo sguardo della pura mente alle cose celesti (ut sublevato ad caelestia purae mentis intuitu), di pregustare qualche soavità della vita futura anche ora (cf In Cant. Cantic. I: CCL 119,218). Per B. la vita contemplativa è bella ed è utile anche per tutta la Chiesa. Ma è dono riservato ai cristiani più perfetti godere della visione interiore di Cristo, che appare al loro spirito con la velocità del cerbiatto o che si lascia intravvedere per speculum et in enigmate, come attraverso una cancellata (cf Ibid. I: CCL, 218 220). E una situazione che lascia trepidante la Chiesa, che, se non rifiuta la fatica dell'evangelizzazione, tuttavia chiede che Cristo si renda presente più spesso almeno ai fedeli più perfetti (cf Ibid. II: CCL 119,228 229). L'azione divina è in questo determinante, « perché lo sforzo umano non produce la contemplazione, ma vi dispone » (F. Vernet). Il tipico binomio bedano contemplazione azione viene approfondito sempre nel commento al Cantico dei Cantici, come là dove ricorda che « la santa Chiesa riconosce nel presente terreno due vite spirituali, una attiva, un'altra contemplativa » e la Scrittura parla ora della contemplativa (cf Cant. 2,8), ora dell'attiva (cf Ibid. 2,15), ora di ambedue (cf Ibid. 2,16). Il Signore si diletta sia dell'azione pura fuori, sia della dolce contemplazione più interiore (dulci interius aeternorum contemplatione) fino a che verrà il giorno della vera luce (dies verae lucis), allorché non ci affaticheremo a compiere alcuna azione buona né i più perfetti contempleranno di sfuggita e per speculum et in enigmate le cose celesti, ma tutta la Chiesa allo stesso tempo vedrà il Re del cielo in persona nel suo splendore. Ciò nonostante la Chiesa in un'apostrofe a Cristo lo implora che « la dolcezza della vita immortale, che prometti come ricompensa a tutti i miei membri, tu lasci ad alcuni ancora in cammino, sia pure da lontano, contemplare » (In Cant. Cantic., II: CCL 119,229 230). Precisiamo che quanto detto da B. circa l'azione contemplazione è da riferirsi sia alla Chiesa che all'anima. Da parte sua, B. non tralascia di far intravvedere la sua stessa esperienza spirituale mistica. Ma Cristo non sempre anticipa, al presente, la visione che promette a coloro che giungono alla patria. Come si vede, la perfezione e la contemplazione per B. non si costruiscono fuori della storia. Tale verità è legata anche al fatto che da quando Dio si è incarnato vi è solo un modo per incontrare Dio, ossia nella dispensatio humanitatis Christi. B. coglie una realtà da cui non è più possibile prescindere: il Verbo partecipa alla condizione umana e il cristiano partecipa alla condizione divina. Questa reciproca partecipazione si verifica nei sacramenti dell'umanità di Cristo, non fuori della storia e il cristiano deve rendere a Dio il proprio culto sacerdotale all'interno di questa escatologia storicizzata (G. Caputa). Ma il discorso di B. circa la contemplazione mistica si fa anche più tecnico e preciso. « Unica quindi e sola è la visione (theoria), cioè la contemplazione di Dio (...) » (In Luc. ev. III: CCL 120,226). In questo passo, con riferimenti a Cassiano e a Gregorio Magno, egli rileva che le due sorelle Marta e Maria rappresentano, la prima la vita attiva, con la quale ci rendiamo solidali col prossimo, la seconda quella contemplativa, con la quale respiriamo profondamente nell'amore di Dio. Ambedue sono legittime e « la perfezione di quella contemplativa è di distaccare la mente da tutte le cose terrene e, per quanto lo permette la debolezza umana, unirla a Cristo », mentre quella attiva consiste nelle fatiche del ministero. Paolo ha attuato entrambe queste attività nell'esercizio del suo ministero tra i pagani. Che se, poi, « la vita attiva suda nella lotta faticosa, la vita contemplativa, sedati i tumulti dei vizi, gode già in Cristo della quiete desiderata della mente » (Ibid. III: CCL 120,226). Solo, però, alla fine dei tempi, quando avrà luogo l'ingresso in cielo dei beati anche con i loro corpi, la Chiesa apparirà compiuta nella sua costruzione e si avrà la festa della sua «dedicazione». Allora, Cristo sommo sacerdote, trasformerà i suoi fedeli in «sacrificio» perfetto in senso individuale e sociale. Il duplice amore, infatti, a Dio e al prossimo sarà perfetto nella pienezza della comunione fraterna e nella comune visione di Dio (cf Hom. II, 24: CCL 122,365 366).
La mistica di B. culmina con la visione diretta di Dio in cielo, quando ogni mediazione della Scrittura e dei sacramenti terminerà, ogni contemplazione dei misteri di Dio mediante la meditazione della Scrittura e della celebrazione liturgica cesserà con il sopraggiungere della contemplazione (cf In Ezram II: CCL 119,306). Finirà pure la vita attiva, di cui, però, « sopravvive il frutto perpetuo », rimarrà solo la vita contemplativa, quale « actio quietissima ac felicissima » consistente nel cantare per sempre l'inno di ringraziamento al Creatore (cf Hom. I, 9: CCL 122,64 65).

Note: 1 Cf I. Cecchetti, s.v., in BS II, 1006 1074.

Bibl. Fonti: sono indicate nel testo. Strum. bibl.: C. Leonardi (ed.), Beda Venerabilis, in Medioevo Latino. Bollettino bibliografico della cultura europea dal secolo VI al XIII, Spoleto (PG) 1980ss.; G. Musca, Un secolo di studi su Beda storico, in Id., Il Venerabile Beda, storico dell'Alto Medioevo, Bari 1973, 400 436. Opere generali: M. Schmitt - D. Bauer (edd.), Theologia mystica, Stuttgart 1987. Studi: H. Bacht, The World of Bede, London 1970; G. Bonner, Saint Bede in the Tradition of Western Apocalyptic Commentary, Jarrow 1966; Id., Bede and Medieval Civilisation, in Anglo Saxon England, 2 (1973), 71 90; Id. (ed.), « Famulus Christi »: Essays in Commemoration of the Thirteenth Centenary of the Birth of the Venerable Bede, London 1976; B. Calati et Al., La spiritualità del Medioevo, IV, Roma 1988; B. Cappelle, Le rôle théologique de Bède le Vénérable, in Studia Anselmiana, 6 (1936), 1 40; G. Caputa, Il sacerdozio comune dei fedeli nelle opere teologiche di san Beda il Venerabile (6723 735). Contributo a una teologia liturgico spirituale, tesi dottorale, Roma 1991; T.A. Carroll, The Venerable Bede. His Spiritual Teachings, Washington 1946; Y. Congar, L'Ecclésiologie du haut Moyen Age. De Saint Grégoire le Grand à la désunion entre Byzance et Rome, Paris 1968; A. Furioli, San Gregorio Magno e l'evangelizzazione degli Anglosassoni. Ambiente, storia e metodologia di un'azione missionaria, in Euntes Docete, 42 (1989), 471 493; R. Grégoire, Beda il Venerabile, in DPAC I, 515 558; P. Humter Blair, The Historical Writings of Bede, in Aa.Vv., La storiografia altomedievale, Spoleto (PG) 1970, 197 221; J. Leclercq, La spiritualità del Medioevo (VI XII secolo). Da s. Gregorio a s. Bernardo, Bologna 19862; C. Leonardi, Il Venerabile Beda e la cultura del secolo VIII, Spoleto (PG) 1973; B. Luiselli, Introduzione: Beda e la storiografia cristiana, in G. Abbolito Simonetti (ed.), Venerabile Beda, Storia ecclesiastica degli Angli, Roma 1987, 5 24; G.W. Olsen, From Bede to the Anglo Saxon Presence in the Carolingian Empire, in Aa.Vv., Angli e Sassoni al di qua e al di là del Mare, Spoleto (PG) 1986, 305 382; A. M. Pelletier, Lecture du Cantique des Cantiques. De l'enigme du sens aux figures du lecteur, Roma 1990; F. Vernet, s.v., in DSAM I, 1322 1329; P. Visentin, I fondamenti teologici della vita cristiana secondo S. Beda, Padova 1986.


Autore: O. Pasquato
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)
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