Beatrice di Nazaret


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I. Vita e opere. B. è una esponente della vivace realtà ecclesiale fiamminga del sec. XIII in cui anche il mondo femminile entra con responsabilità creativa (cf movimento delle beghine). Nata nel 1200 a Tienen, orfana di madre a sette anni, B. viene educata dalle beghine di Léau e, poi, nel monastero cistercense di Bloemendael fondato dal padre, dove, a sedici anni, è ammessa alla professione religiosa. In seguito B. si trasferisce negli altri due monasteri fondati dal padre, quello di Maagdendaal e di N.S. di Nazaret (1236 37) nei pressi di Lier, dove sarà priora fino alla morte, avvenuta nel 1268. B. scrive la propria vita in antico fiammingo (fino al 1236) intervallata da riflessioni di ascetica e mistica. Di quest'opera perduta resta una traduzione rielaborazione in latino, Vita Beatricis, e, nella lingua originale, solo il breve trattato Seven Manieren van Minne (Le sette modalità dell'amore). Stando alla sua biografia, B. è una donna colta, lettrice assidua della Bibbia, aperta alle amicizie, « impastata » di affettività, ma anche concreta nella sua attenzione al prossimo. Appassionata di Dio, B., sia da bambina che da adulta, vorrebbe conquistarlo gettandosi in pratiche ascetiche esagerate che arriverà a moderare solo quando sperimenterà come dono l'unione con Dio. Nelle frequenti « visioni », legate di solito alla lettura della Scrittura e alla liturgia, B. è confermata nella conoscenza amorosa di Dio Trinità e di Gesù Cristo (attirata soprattutto dalla sua passione, dal suo cuore e dall'Eucaristia).

II. Insegnamento mistico. Il trattato sulle sette modalità dell'amore descrive, benché non in prima persona, l'esperienza dell'Autrice. Le sette modalità, secondo il sottotitolo L'amore prende sette forme, che vengono dalla cima dell'essere e fanno ritorno alla sommità, vengono presentate via via con chiarezza e calore insieme.

Nel primo modo, che consiste nel « desiderio attivo dell'amore », B. nota che l'origine di tale desiderio si trova nella stessa persona umana che vuole servire il Signore in « purezza, nobiltà e libertà », poiché così Dio l'ha creata a sua immagine e somiglianza. Nel secondo modo viene messa in rilievo la gratuità dell'amore. L'anima, la persona « vuole servire nostro Signore per niente: amarlo semplicemente, senza perché » (espressione tipica di B. ripresa in seguito dai mistici renani). Il terzo modo è caratterizzato dal desiderio di amare Dio in modo totale e perfetto, di fare tutto « per servire, onorare e amare l'Amore secondo la sua dignità ». L'anima, pur rendendosi conto che l'assoluta perfezione è al di sopra delle possibilità umane, non si dà pace, « le sembra di morire senza morire e in questa morte soffre l'inferno. (...) Nessun compimento, nessuna soddisfazione, nessuna pacificazione si lascia intravvedere ». Il Signore solo, non uno sforzo più generoso della persona, può fare uscire l'anima da questo modo. Così, nel quarto modo, B. descrive la svolta: ora è il Signore a suscitare i movimenti dell'anima ricevuti in maniera passiva. L'amore si manifesta senza causa umana, il cuore ne è infuocato e l'anima « non è più che amore » (perdendo talvolta forze fisiche e sensi). Nel quinto modo, nella fruizione dell'amore, l'anima può ricevere una grande energia e capacità di operare oppure essere talmente sopraffatta dall'amore da sentir scoppiare corpo e cuore. La « fidanzata » (termine qui usato nel testo per la prima volta) è nel tormento: la sua anima più riceve più anela a ricevere. Nel sesto modo, la fidanzata del Signore riconosce che l'amore regna in lei e che può sia agire che riposare: tutto le diventa facile, « nella prudenza, saggezza, dolcezza e forza della carità », comincia la vita eterna. Questo sembra essere il grado culminante dell'amore, ma B. aggiunge il settimo modo, nel quale l'anima si trova al confine, doloroso e felice, della situazione definitiva in Dio e nella Trinità (con termini che appaiono solo ora: Ben Amata, Amato, Ben Amato, Sposo). Dalla terra esilio, la fidanzata arde per Cristo (cf Fil 1,23), per il tempo nel quale « contemplerà appassionatamente colui che ha amato così teneramente e (...) così fedelmente servito », ormai totalmente « unita al suo Sposo ».

La « mistica » di B. sottintende la positività della persona umana e del suo amore, insofferente di ogni limite, per Dio Creatore. Nella dinamica dell'amore, originata unicamente dall'amoreAmore, non da dovere o timore, è messo in luce il passaggio dall'agire al ricevere da Dio nonché il carattere sponsale dell'unione con il Signore. In coerenza con l'accento sull'amore per l'umanità di Gesù, tale « mistica » presenta l'amore fattivo verso gli altri quale via e segno imprescindibile del cammino di unione con Dio.

Bibl. Opere: Beatrijs van Nazareth, Seven manieren van minne, ed. L. Reypens e J. van Mierlo, Leuven 1926; Id., Sept degrés d'amour. Traduction du moyen néerlandais, in Hadewijch, Lettres spirituelles, Genève 1971; Vita Beatricis, ed. L. Reypens, Antwerpen 1964. Studi: Giovanna della Croce, s.v., in DES I, 333 335; Ead., I mistici del Nord, Roma 1981, 19ss.; G. Epiney Burgard - E. Zum Brunn, Le poetesse di Dio, Milano 1994, 85 107; J. van Mierlo, s.v., in DSAM I, 1310 1314; F. Willaert, s.v., in WMy, 47 48.

Autore: S. Cantore
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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