Battesimo


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I. Alcune premesse. Gesù, dopo la risurrezione dai morti, riunì i suoi discepoli sul monte e disse loro: « Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco io sono con voi fino alla fine del mondo » (Mt 28,18 20). Da allora, la comunità cristiana ha sempre obbedito a questo comando del Maestro.
Davanti ai bambini che vengono presentati alla comunità dopo la nascita o all'adulto che, dopo aver compiuto un cammino di maturazione nella fede con i fratelli, chiede d'essere ammesso alla comunione sacramentale del popolo di Dio, la Chiesa celebra la volontà di Gesù rigenerando il fratello dall'acqua e dallo Spirito e lo aggrega alla comunità dei redenti. Questa celebrazione sacramentale determina per sempre la vita del candidato, lo rende partecipe dell'evento della salvezza, orienta il suo spirito ad una maggiore conformazione a Cristo al fine di realizzare il senso stesso della vita del discepolo: « Tutti voi infatti siete figli di Dio per la fede in Cristo Gesù, poiché quanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo. Non c'è più né giudeo né greco; non c'è più schiavo né libero; non c'é più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù » (Gal 3,26 28). Nel rito, ove la parola, il gesto della immersione o della infusione, la presenza dell'acqua e la comunità orante operano insieme, avviene la cristificazione dell'uomo. Quell'acqua battesimale che vive della potenza dello Spirito e quel gesto che è animato dall'invocazione della comunità, infatti, esprimono la fecondità della vita divina, la sua potenza creatrice, l'affiorare di una creatura rinnovata « secondo Dio nella giustizia e nella santità vera » (Ef 4,24). Dall'acqua è scaturito il mondo, mediante l'acqua è stato distrutto l'uomo del peccato, nel mistero dell'acqua l'umanità ha goduto del dono della liberazione da ogni forma di schiavitù. La tipologia della creazione, del diluvio e del passaggio del mar Rosso nell'esodo, cara alla tradizione patristica e liturgica, è significativa per comprendere il mistero dell'acqua, perciò il mistero stesso del b.


II. L'insegnamento delle Scritture. La comunità cristiana fin dal giorno della Pentecoste ha celebrato il b. come conclusione di tutto un itinerario di conversione a Cristo. L'apostolo Pietro, annunciando l'evento della morte risurrezione di Gesù agli abitanti di Gerusalemme e a tutti quelli che erano convenuti per la festa, aveva suscitato in essi un intenso desiderio di salvezza ed aveva offerto loro le condizioni per accedere ai tempi messianici: « Pentitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per la remissione dei peccati; dopo riceverete il dono dello Spirito Santo » (At 2,38).
Il b. costituisce la celebrazione dell'accoglienza dell'annunzio, della volontà di godere della fedeltà divina che fa nuove tutte le cose, dell'intenso desiderio d'essere associati alla comunità di coloro che condividono le meraviglie di Dio in attesa della pienezza della comunione definitiva con il Maestro nella Gerusalemme del cielo.
Il discepolo, dopo aver accolto il kerigma apostolico: « Gesù morì per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture » (1 Cor 15,3 4), attraverso il gesto sacramentale (cf Rm 6,3 11) viene assunto in tale mistero e si considera ormai morto al peccato e vivente per Dio in Cristo Gesù (cf Rm 6,11).
Lo Spirito che lo ha condotto a celebrare l'alleanza pasquale gli ha fatto intuire che nella morte di Gesù egli era già presente. Infatti, il b. è la memoria della croce, di quell'evento nel quale è già in atto la salvezza di ogni uomo. Il cristiano è già morto nel Signore ancora prima di conoscerlo poiché Gesù è il primogenito tra molti fratelli, la primizia di coloro che sono risorti dai morti, dal momento che in lui tutti gli uomini sono morti e risorti. L'intensa contemplazione dell'evento della croce ci permette di intendere fino in fondo il significato del b. Paolo ce lo ricorda in modo molto efficace: « E in Cristo che abita corporalmente tutta la pienezza della divinità, e voi avete in lui parte alla sua pienezza, di lui cioè che è il capo di ogni principato e di ogni potestà... Voi, infatti, siete morti e la vostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio! » (Col 2,9; 3,3).
La rivelazione, tuttavia, non si ferma a questa comprensione dell'evento battesimale. La contemplazione del Cristo ci immerge nel mistero del Verbo fatto carne nel quale è la vita. Il battezzato, infatti, nel gesto sacramentale afferma che Gesù è il Signore, perciò ha parte alla vita eterna. Parafrasando le espressioni dell'evangelista Giovanni (20,31) così si potrebbe definire il mistero battesimale: « Questi riti sono stati posti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e credendo abbiate la vita nel suo nome ». Il cristiano, perciò, generato da Dio è chiamato a divenire figlio di Dio nell'accoglienza quotidiana del Maestro per poter giungere alla maturità della fede (cf 1 Gv 3,1 2)

III. La vita battesimale. Il b. è un evento che rende il cristiano memoria di Gesù, poiché dal momento dell'incontro sacramentale egli diviene contemporaneo con Gesù e Gesù stesso diviene contemporaneo con lui. L'esperienza battesimale rappresenta un continuo, diuturno, inesauribile processo di attrazione che determina il cristiano in tutto il suo essere e nella globalità del suo porsi all'interno della storia umana.
Il rito battesimale assume un significato più profondo rispetto a ciò che si potrebbe intendere. Esso esprime l'unità di due atteggiamenti: l'obbedienza pasquale di Gesù e l'ansia obbedienziale di coloro che bramano l'incontro sacramentale. Nel b. l'oblazione di Cristo diventa l'obbedienza del discepolo e l'oblazione del discepolo l'espandersi dell'obbedienza di Gesù. Questo è il senso vero dell'esperienza spirituale che fluisce dalla celebrazione battesimale. Ormai il discepolo vive solo di ciò che ha attinenza al mistero pasquale di Cristo, tutta la sua esistenza è cristiana in quanto vive e assume il mistero cristiano che gli si comunica nella perenne attualità della Pasqua, si radica nella celebrazione, si espande nella testimonianza della carità. Il valore portante del mistero cristiano è vivere la vita che si è rivelata in Cristo morto e risorto. Questa esperienza non è un fatto statico, ma essenzialmente dinamico poiché il dono battesimale significa sviluppare in modo diuturno, sotto l'azione incessante dello Spirito Santo, il passaggio dell'uomo dalla morte alla vita e questo si realizza nella continua attualità della conversione. La vocazione battesimale è, infatti, accoglienza del dono della conversione nello stile esistenziale di Gesù: attenzione intensa al Padre, abbandonando le esigenze dell'uomo immerso nel peccato attraverso la perfetta docilità all'azione dello Spirito Santo. La conversione è in Cristo e nello Spirito una costante ascensione al Calvario per essere poi assunti alla destra del Padre, ad imitazione del Maestro.
Questo itinerario ha luogo nella Chiesa, con la Chiesa e per la Chiesa poiché ogni battezzato rappresenta un dono dello Spirito alla comunità cristiana perché questa ritrovi la sua freschezza e giovinezza evangelica. Questa componente ecclesiale costituisce un momento particolarmente rilevante per la comprensione del b.
Un aspetto essenziale del dono battesimale è l'abbandono della dispersione in atto nell'uomo a causa del peccato per crescere nella vera comunione voluta da Gesù: « Io in loro e tu in me perché siano perfetti nell'unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato » (Gv 17,23).
Tale atteggiamento di vita si rivela possibile nel discepolo che, nell'accogliere il messaggio pasquale della salvezza, è consapevole d'essere un dono del Padre al Figlio perché questi, attraendolo a sé lo riconsegni al Padre, dopo averlo reso nuovo nell'ora della Pasqua (cf Gv 17,6). L'esperienza spirituale del battezzato si ritraduce nella sua profonda consapevolezza d'essere nelle mani del Padre per essere forgiato dalla morte risurrezione del Signore attraverso la piena docilità all'azione dello Spirito Santo. Egli è ormai figlio nel Figlio e gode l'intimità del Padre. S'inserisce in tale evento l'ineffabile processo di divinizzazione per il quale il battezzato viene reso partecipe della natura divina (cf 2 Pt 1,4), gode della viva relazionalità con la SS.ma Trinità e cresce nel contesto dell'immortalità divina così che può avvertire la luce interiore che lo trasforma in modo continuo e lo guida nell'ascensione della piena trasfigurazione.

IV. Lo sviluppo della vita battesimale. L'acquisizione di questi dati essenziali permette di superare letture meramente estrinsecistiche o parziali dell'evento battesimale e ci aiuta a ritrovare le modalità perché l'evento possa divenire sempre più espressione vitale per la Chiesa e nella Chiesa, per il fedele e nel fedele, dell'ineffabile amore della SS.ma Trinità.
Il dono battesimale, sintesi tra il contenuto della fede e l'atteggiamento ricco di supplica della comunità e del battezzando, fa nascere a vita nuova chiunque brami seguire Gesù ed entrare nella sua interiorità. La fecondità di tale dono postula alcuni atteggiamenti esistenziali essenziali:
- l'atteggiamento di ascolto nel silenzio dello Spirito per essere sempre interiormente aperti alla presenza di Cristo che ama relazionarsi in modo inesauribile con il discepolo;
- l'intensità di un'esistenza ricca di supplica che pone in luce una povertà evangelica che aspira unicamente ad essere ricreata dalle ineffabili meraviglie del Padre ad imitazione di ciò che è avvenuto nella Pasqua di Gesù;
- lo sviluppo della comunione con i fratelli, condividendo con loro il mistero della morte risurrezione di Gesù, per rendere sempre fecondo il popolo dei redenti a lode del Padre e a testimonianza di ogni uomo che nello Spirito è alla ricerca della luce della vita;
- l'apertura teologale alla comunicazione che il Padre fa all'anima di ogni battezzato perché cresca nella configurazione a Cristo, entrando nella luminosità del suo volto;
- l'ansia di costruire una vita che esprima gli atteggiamenti interiori di Gesù per essere speranza e dare ragione della speranza ad ogni uomo, attraendolo nell'ineffabile mistero della carità divina.

Conclusione. Il dono battesimale è la celebrazione della essenziale vocazione presente nell'uomo d'essere attratto in modo diuturno a Cristo per accogliere il dono del suo Spirito e per accedere alla comunione con il Padre. Questa ineffabile e divinizzante esperienza rende nuovo il cuore dell'uomo così da farlo idoneo a costruire un mondo che, ad immagine di Cristo, possa essere a lode e gloria del Padre. La potenza battesimale orienta, dunque, a vivere nel tempo nella stabile condizione di dare un'ospitalità creante al Verbo incarnato, morto e risorto e allo Spirito creatore e santificatore, in modo che tutto l'essere del discepolo sia il volto luminoso del Maestro in attesa della piena trasfigurazione nella Gerusalemme del cielo.

Bibl. Aa.Vv., Il battesimo. Teologia e pastorale, Leumann (TO) 1970; Aa.Vv., Iniziazione cristiana e immagine di Chiesa. Leumann (TO) 1982; B. Baroffio - M. Magrassi, s.v., in DTI I, 472 491; J. Castellano, s.v., in DES I, 278 290; Id., La mistica dei sacramenti dell'iniziazione cristiana, in La Mistica II, 77 111; P. Dacquino, Battesimo e cresima. La loro teologia e la loro catechesi alla luce della Bibbia, Leumann (TO) 1973; J. De la Potterie S. Lyonnet, La vita secondo lo Spirito, Roma 1976; B. Rey, Creati in Cristo Gesù. La nuova creazione secondo san Paolo, Roma 1968; E. Ruffini, Il battesimo nello Spirito. Battesimo e iniziazione cristiana, Torino 1975; R. Schnackenburg, La vita cristiana, Milano 1972.

Autore: A. Donghi
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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