Barbo Ludovico
Autore: J. Leclercq
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)II. Dottrina spirituale. Quando il Capitolo Generale del 1440 impone l'obbligo della preghiera mentale quotidiana, egli compone per i suoi membri una Forma orationis et meditationis, grazie alla quale diventa uno degli iniziatori dell'orazione metodica. Da una parte, si riferisce alla tradizione monastica e francescana, specialmente a Guglielmo di Saint Thierry, Aelredo di Rielvaux ( 1167), Ubertino di Casale ( 1328). D'altra parte, egli tiene conto della grande importanza esercitata nell'esistenza umana dalle immagini che l'anima riceve dai sensi corporei che egli insegna ad usare per giungere ad una partecipazione « piacevole » (suavis) ai misteri. Si tratta di passare dalle immagini che offrono i testi sacri alle realtà che essi evocano. Ciò comporta tre gradi. Il primo, di cui B. parla brevemente, consiste nell'utilizzare delle parole già scritte: è la lectio tradizionale, condizione preliminare ad ogni contemplazione; è proprio essa che fornisce i testi a partire dai quali si possono « rappresentare » i misteri di cui essa parla e le parole che permettono di esprimersi a loro riguardo. A questa « preghiera verbale » segue - ed è il secondo grado - la meditazione propriamente detta, che conduce alla contemplazione, di cui tratta un ultimo paragrafo, breve e denso: le « illustrazioni » - illustrationes - che lo spirito ha raccolto permettono di gioire della bellezza - pulchritudinem degustando - delle realtà meditate.
Ora, a proposito dei due primi gradi, il vocabolario dell'immaginario ritorna con una notevole insistenza. Il termine più frequente - e si potrebbe dire la parola chiave - è quella che, nella latinità classica, biblica, patristica medievale evoca una finzione, un « artefatto », il processo mentale e artificiale grazie al quale « si fa finta » di commettere un'azione o di ricevere una sensazione, si « fa come se » si esercitasse un'attività: fingere. Essa equivale al verbo componere, di cui si ritroverà un derivato nell'espressione « composizione del luogo ». Questa parola è, talvolta, seguita dall'esercizio di uno dei sensi corporei o da un'azione: Finge nos videre, finge audire, finge te illi servire. Essa è assimilata all'atto stesso del meditare: meditare et fingere. E già un modo di rendersi presente al mistero contemplato: Finge te esse praesentem, e di parteciparvi come ad una scena nel corso della quale si è in conversazione con il Cristo: Semper finge quod nominet te nomine tuo. Per questo motivo, è frequente l'imperativo del verbo « dire »: dic, o il suo equivalente generalmente associato ad un'azione o che completa questa, che comporta molte varietà: stringe, tenes, vade, amplectere, sequi, proice te, revertere, plora, recede, associa cum... Talvolta, il dire diventa un grido: clama. L'esercizio di due dei sensi corporei, che si immaginano, è frequente: quello della vista imagina videre, vide contemplare - e quello dell'udito - audi. Tutte queste formule sono equivalenti ad altre che indicano la stessa attività mentale: cogita, ante intellectum repraesentari. E lo scopo è sempre quello di elevarsi, a partire da ciò che c'è di bello nella creatura - particolarmente nel Verbo di Dio incarnato in una creatura umana - alla conoscenza di Dio e della sua bellezza: ut per pulchritudinem creaturarum homo specialiter ad Dei cognitionem ascendat, ...pulchritudo deitatis.
Così, grazie a questo procedimento, basato sull'uso dell'immaginario, la contemplazione del mistero di Dio stesso è resa non solamente possibile, ma facile, perfino piacevole ed accessibile a tutti, poiché tutti - letterati e illetterati - sono dotati della stessa capacità di finzione, di rappresentazione. Con questo insegnamento, B. si colloca nella storia dei rapporti tra la devozione astratta e la pietà popolare.
Bibl. Opere: L. Barbo, Forma orationis et meditationis, in H. Watrigant, Quelques promoteurs de la méditation méthodique au XVe siècle, Enghien 1919, 15 28; I. Tassi, Ludovico Barbo (1381 1443), Roma 1952 (edizione della Forma orationis alle pp. 143 152). Studi: J. Leclercq, Ludovico Barbo e storia dell'immaginario, in Aa.Vv., Riforma della Chiesa, cultura e spiritualità nel Quattrocento veneto, Cesena 1984, 385 399, ristampato in Aa.Vv., Momenti e figure di storia monastica italiana, Cesena (FO) 1993, 529 542; M. Mähler, s.v., in DSAM I, 1244 1245; G. Mellinato, La riforma monastica di Ludovico Barbo, in CivCat 134 (1983)2, 369 373; A. Pantoni, s.v., in DIP I, 1044 1047; G. Picasso, s.v., in DES I, 270 271; I. Tassi, s.v., in BS II, 778 779.