Attività umana


I. Nozione. Per a. s'intende tutto l'uomo che agisce nel tempo e nella storia e viene trasformato dalla grazia divina interiormente. A sua volta, egli trasforma il mondo appunto con la sua attività esteriore, nel senso che porta a compimento la creazione intera insieme al Cristo redentore verso la pienezza escatologica.

II. Nell'insegnamento conciliare. Anche se indubbiamente un tema tanto ampio e, al tempo stesso, così fondamentale come quello dell'a. (nel quale si trovano implicate molte nozioni fondamentali della teologia cristiana) non è stato assente dalla riflessione sia teologica che magisteriale della Chiesa, possiamo affermare che è stato il Concilio Vaticano II ad elaborare, per la prima volta, in forma diretta e sistematica il senso, il valore e la dignità di questa attività nell'ambito di una concezione cristiana della vita e della realtà. Il Concilio ha dedicato al tema tutto il capitolo III della prima parte della Gaudium et Spes, sotto il significativo titolo De humana activitate in universo mundo. Poiché lo stesso documento conciliare sembra riferirsi non solo all'a. in generale (che esiste da sempre ed è connaturale all'essere umano), ma anche all'a. che tende oggi a controllare il mondo e che possiamo considerare un fenomeno quantitativamente e qualitativamente nuovo (M. Flick), noi ci rifaremo al Concilio. In primo luogo, il testo conciliare prende atto di un dato fondamentale che caratterizza il nostro tempo, cioè lo sviluppo spettacolare della scienza e della tecnica che ha dotato l'essere umano di una capacità impensabile solamente da alcuni decenni. Esso ha prodotto in diversi casi una certa desacralizzazione, all'inizio positiva, nel senso che molte cose che l'uomo sperava di ricevere prima da forze soprannaturali, le ottiene oggi da se stesso. Il testo conciliare afferma con solennità il valore positivo del lavoro e dell'a., la sua bontà ontologica radicale. Per questo motivo, il Concilio afferma che l'a., sia individuale che collettiva, tesa a migliorare le condizioni di vita dell'uomo sulla terra, risponde alla volontà del Creatore. Tale affermazione è stata ribadita e sviluppata frequentemente dal Magistero post conciliare (PP 27 e LE 25, per esempio). Questa bontà radicale dell'a., da cui emana la sua dignità, non si limita solo alle grandi opere e fini dell'umanità, ma si estende anche al lavoro e alle faccende quotidiane di ogni essere umano, che per mezzo della sua attività diventa collaboratore dell'opera creatrice di Dio. Egli, perciò, guarda con amore il progresso umano e ne gode (gloria Dei, vivens homo) riscontrando nell'a. una risposta all'appello rivolto all'uomo per collaborare con la sua opera creatrice. D'altra parte, l'uomo loda il Creatore con il suo lavoro, attraverso cui orienta pazientemente e tenacemente il mondo verso il piano divino e ancora di più scopre Dio nelle meraviglie e nelle potenzialità della creazione, che gestisce con il suo lavoro (gesta Dei per homines). Questo indubbiamente è riferito all'a. rettamente concepita, orientata al bene integrale dell'essere umano e della società, anche all'interno della « giusta autonomia » delle realtà temporali.
Tuttavia, l'a. è sottomessa alle conseguenze del peccato, del mysterium iniquitatis, che introduce in ciò che era il bene ontologico del lavoro e dell'a. la tentazione del dominio, dell'egoismo, dell'orgoglio della disumanizzazione, della disuguaglianza, della possibilità (ogni volta più reale e minacciante) di distruzione e annientamento. Il lavoro, pertanto, si vede sottomesso al dominio del peccato e resta ridotto a strumento dello stesso. Come ha segnalato qualche autore, anche l'a. si trova immersa nella lotta contro i tre nemici dell'anima di cui parla Giovanni della Croce: il mondo, la carne e il diavolo. Questi nemici non sono pure elocubrazioni teologiche, ma cause ultime, molto reali, della situazione in cui molte volte si vede sottomessa l'a.

III. Nella vita cristiana. E per questo motivo che l'a. necessita anche di una purificazione e di una continua revisione perché non perdano valore il suo senso e i suoi obiettivi. L'esempio di Cristo, che ci insegna come il comandamento nuovo dell'amore dev'essere la norma fondamentale di ogni a. e perfezionamento umani, nonché l'apertura generosa all'azione dello Spirito Santo, devono essere gli elementi fondamentali che portano il cristiano a un maggiore e continuo avvicinamento all'uomo nuovo, costruttore, a sua volta, di un mondo nuovo. Con realismo, ma al tempo stesso con speranza, il cristiano vive anche nella sua a. la dimensione della croce che evoca già in se stessa la risurrezione. In questo modo, la risurrezione di Cristo ci si presenta nella sua dimensione cosmica e totale: tutta la creazione sottomessa al peccato è già in qualche modo purificata e risorta in Cristo. Anche per quanto detto precedentemente l'a. è sottomessa a ciò che si è chiamato « tensione escatologica ». Da una parte, l'essere umano collabora con il Creatore e viene anticipando già il regno futuro che deve venire. Ma, dall'altra parte, tale a. è ancora sottomessa al potere del peccato e necessita continuamente di purificazione.
Il Concilio invita, perciò, a distinguere con attenzione (sedulo distinguendus sit) il progresso temporale del regno di Dio e, al tempo stesso, avverte che la speranza di una terra nuova non deve mortificare bensì ravvivare l'interesse nel perfezionamento di questa terra. In breve, insiste sull'impegno temporale del credente. Il Concilio basa questo atteggiamento su ciò che si potrebbe denominare l'« identità del soggetto » tra la terra, l'essere umano, la terra nuova che deve venire e l'uomo nuovo che sarà una sola cosa con il Cristo, in modo tale che i beni che stiamo seminando nella terra saranno incontrati di nuovo germinati, totalmente purificati e trasfigurati nel « regno eterno e universale ». IV. Mistica dell'a. Da questa affermazione conciliare si può dedurre una certa « mistica » dell'a., che in nessun caso deve confondersi con una mitificazione idolatrica della stessa a. In questa, rettamente intesa, l'uomo s'incontra con le meraviglie della creazione e, in ultima analisi, con il Creatore, di cui si sente umilmente collaboratore. L'essere umano con la sua attività, accettando la negatività che essa comporta come conseguenza del peccato, sente la vicinanza di Dio al quale si unisce intimamente e il cui regno anticipa in forma paziente (aspetto ascetico che non dovrebbe essere dimenticato) e piena di speranza.
Il credente non concepisce l'a. come una condanna, ma come un luogo d'incontro dinamico e creativo tra l'essere umano e Dio in cui, in forma misteriosa, restano prefigurati e anticipati l'uomo nuovo in Cristo e la terra nuova che si è chiamati ad abitare in eterno. Conclusione. L'a. è, dunque, il luogo teologico dell'esperienza di Dio e, in quanto continuazione dell'opera creatrice di Dio, è partecipazione alla sua stessa vita. Il fine ultimo della creazione, secondo i mistici cristiani, è l'unione dell'essere creato con l'Essere increato: si tratta, attraverso l'opera di Dio nell'uomo e attraverso una cooperazione attiva di quest'ultimo all'azione creatrice di Dio, di compiere ciò che non è mai stato stato realizzato nel passato e che si realizzerà solo nel futuro. Sicché, l'a. è essa stessa mistica, se e quando s'inserisce in questo progetto di trasformazione di uomini e cose, secondo il progetto salvifico di Dio.

Bibl. M.D. Chenu, Pour une théologie du travail, Paris 1955; Y. Congar, Jalons pour une théologie du laicat, Paris 1953; J. David, Theologie der irdischen Wirklichkeiten, in J. Feiner (ed.), Fragen der Theologie heute, Einsiedeln 1957, 548 567; M. Flick, L'attività umana nell'universo, in Aa.Vv., La Chiesa nel mondo contemporaneo, Leumann (TO) 1966, 581 631; J.M. Guix Ferreres, La actividad humana en el mundo, in Aa.Vv., Comentarios a la constitución Gaudium et Spes sobre la Iglesia en el mundo actual, Madrid 1968, 267 336; G. Philips, Pour un christianisme adulte, Tournai 1962; P. Smuldelrs, L'attività umana nel mondo, in S. Olivieri (ed.), La Chiesa nel mondo di oggi, Firenze 19672, 308 330; G. Thils, Teologia delle realtà terrestri, Roma 1951.


Autore: F. Millán Romeral
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)
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