Arintero Juan
Autore: A. Huerga
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)Nel 1909 è chiamato a Roma, presso la cattedra di ecclesiologia dell'Angelicum, che apre le sue aule in quello stesso anno. La sua « ecclesiologia » è considerata, nella Roma di san Pio X, non molto ortodossa, e lo allontanano dalla cattedra. Ritorna a Salamanca, dove prosegue i suoi studi e le sue pubblicazioni, ogni volta più incentrati sulla vita e sulla vitalità della Chiesa, « organismo vivo », organismo mistico. In Salamanca, nel 1921, fonda la rivista La vida sobrenatural. Ivi pubblica nel 1916, Questiones místicas; nel 1919, El Cantar de los Cantares; nel 1925, La verdadera mística tradicional; nel 1926, Las escalas de amor y la verdadera perfección cristiana, ecc. Muore il 20 febbraio 1928, in odore di santità. Il suo processo di beatificazione aperto nel 1952, segue il normale corso ed ha buone speranze di approvazione.
II. Dottrina. A. è una delle figure di maggiore rilievo nel campo della moderna ecclesiologia, concretamente in ciò che potremmo chiamare ecclesiologia mistico?vitale. L'iter della sua vita scientifica è chiaramente ascendente: dalle scienze naturali all'apologetica scientifica; dall'apologetica all'ecclesiologia, dall'ecclesiologia alla mistica. Non c'è altro che continuità, progresso, evoluzione perfetta, vocazione di santità in fieri. In sintesi, la parola evoluzione è il motto - il simbolo - di tutta l'opera di A., chiave e rischio della sua avventura scientifico?religiosa. E, d'altra parte, un'arma che i razionalisti del sec. XIX brandiscono contro la Chiesa. A., più sensibile agli orientamenti di Leone XIII che a quelli di Pio IX, e più avanti dei santi timori di san Pio X, cerca di strappare ai razionalisti quest'arma e difendere con questa i dogmi. Ciò gli causa incomprensione al punto che i suoi libri rischiano di essere messi all'Indice. Ha, poi, da dare spiegazioni e giustificazioni, ma non fa marcia indietro. L'evoluzione appare già nell'abbozzo del suo primo progetto apologetico (1898). Riappare, un poco sfumata, nel suo grande trattato De ecclesia, che ha per titolo: Sviluppo e vitalità della Chiesa; però subito, nei singoli volumi, riappare il termine evoluzione. Ovviamente, questo risulta equivoco e, per la vecchia guardia dell'ortodossia, con sapore eterodosso. Le critiche all'opera di A. aumentano sia dentro che fuori casa. Lo allontanano dalla cattedra romana finché, come già precisato, è sul punto di finire all'Indice, ma, a distanza di varie decine di anni, il suo nuovo uso della parola evoluzione risulta ortodosso e perfino stimolante, fertile, geniale. Come egli stesso spiega, « la Chiesa può e deve evolversi, crescere, progredire. Possiamo, poi, considerare in essa tre modi di evolversi: organico, dottrinale e mistico o vitale ». Si tratta di evoluzioni omogenee, di evoluzioni nel senso di progresso, di sviluppo perfettibile. In una parola: di crescita. Questo processo « evoluzionista » si verifica, in maniera peculiare, nell'« organismo vivo » che è la Chiesa. L'affinità tra « organismo vivo » e Corpo mistico è evidente. A. applica il suo « concetto » di evoluzione vitale alla Chiesa, ed ugualmente, al cristiano. « Per evoluzione mistica, scrive, chiarendo termine e concetto, intendiamo l'intero processo di formazione, sviluppo ed espansione di quella prodigiosa vita che è la grazia fino a che si formi Cristo in noi e ci trasformi nella sua divina immagine ». Di tutta l'ecclesiologia arinteriana è precisamente la parte terza - Evoluzione mistica - quella che ha maggiore risonanza e risulta la più chiara, la più geniale, la più rinnovatrice. A questo punto, conviene precisare due punti: l'uno, l'« evoluzione mistica » personale o individuale è parte integrante della « evoluzione mistica » ecclesiale (la Chiesa come organismo vivo, del quale fanno parte tutti i membri del medesimo, cioè i cristiani); l'altro, l'apertura della ecclesiologia alla mistica porta A. ad un forte rinnovamento delle idee in voga sulla spiritualità, senza dubbio, partendo dal rinnovamento auspicato da Leone XIII nell'Enciclica Divinum illud munus (1897), anche con apporti di grande qualità e di feconde prospettive. Le tesi arinteriane « ispirano » l'idearium della rivista Vie spirituelle (1919) e, soprattutto, l'opera vasta e ricca di Garrigou?Lagrange, paladino e araldo, come egli confessa, del « rinnovamento mistico arinteriano ». Anche in questo campo A. ha i suoi amari contrattempi e i suoi duri avversari. Si tratta, come egli sostiene, di tornare alle cause della « vera mistica tradizionale », oscurata e sviata durante vari secoli da una triste decadenza. Questa decadenza sterile colpisce, secondo lui, anche la genuina mistica teresiana e sangiovannista e lo stesso concetto di mistica. Essa è soprattutto la realizzazione della vocazione del cristiano, che è, secondo quanto apostrofa con enfasi, vocazione di perfezione, di santità: la mistica è lo svilupparsi della grazia e sta, pertanto, nel piano della economia cristiana; è meta comune, non privilegio di classe, né ornamento accidentale, né molto meno pericolo da evitare. L'opera Cuestiones místicas contiene le tesi primordiali, erette come sette lance: 1. la mistica è nella normale via della vita cristiana; 2. tutti i cristiani possono e debbono sforzarsi per arrivare a queste vette della mistica o « contemplazione infusa »; 3. se nell'esperienza quotidiana ci sono pochi mistici è perché non ci sono asceti che, con abnegazione e purificazione, spianano il cammino; 4. tutti i santi sono mistici, perché « perfezione cristiana », santità e mistica sono la medesima cosa; 5. non ci sono, pertanto, due vie o cammini o tipi di santità, uno ascetico e l'altro mistico, tranne due tappe del medesimo cammino: primo, ascesi; secondo, mistica; 6. ciò che costituisce e caratterizza lo « stato mistico » è l'azione « sovrumana » dei doni dello Spirito Santo nell'anima; e 7. i cosiddetti « fenomeni mistici » sono accidentali e secondari: il fenomeno essenziale è la contemplazione infusa, maturità dell'amore di Dio e del prossimo.
Il contributo di A. alla « restaurazione mistica » nell'ambito del sec. XX è stato decisivo. Egli stesso lo avverte quando scrive: « Tra alcuni anni si andrà felicemente realizzando una vigorosa rinascita degli studi mistici. Questi, molto lontano dall'essere già visti con il funesto sdegno con il quale negli ultimi tre secoli lo furono, in tutte le parti suscitano un interesse vivo e crescente, riconquistando poco a poco il posto d'onore e l'eccezionale importanza che in altri giorni ebbero e che niente dovevano avere perso né di fatto persero senza grande detrimento della pietà » cristiana. In certo modo, A. ha seminato molte delle idee che sulla misticasantitàperfezione, sono fiorite nel Vaticano II.
Bibl. A. Alonso, Padre Arintero, un maestro di vita spirituale, Roma 1975; A. Bandera, El padre Arintero, doctor de la mistica, in La vita sobrenatural, 64 (1963), 1?12; M.M. Gorge, s.v., in DSAM I, 855?859; A. Huerga, La evolución: clave y riesgo de la aventura intelectual arinteriana, in Studium, 7 (1967), 127?153; Id., La evolución de la Iglesia según Arintero, in Com 1 (1968), 65?93; Id., s.v., in DES I, 203?205; Pellegrino de la Fuente, s.v., in EC I, 189; I. Rodriguez, Evolución de la Iglesia según Arintero, Madrid 1994; A. Suarez, Vida de J. Arintero, 2 voll., Cadiz 1936.