Antinomie spirituali


I. Il termine « antinomia » deriva dal greco antí (= contro) e nómos (= legge). Nel suo senso più generale indica la contraddizione, reale o apparente, tra due leggi o tra due principi.

Il riferimento più classico è, in ambito filosofico, alle antinomie della ragion pura elaborate da Immanuel Kant ( 1804). Egli vede nell'insorgenza di quattro coppie di proposizioni, reciprocamente esclusive e contraddittorie, la prova dell'impossibilità di pensare i fenomeni come cose in sé: 1. il mondo è limitato nel tempo e nello spazio - il mondo è illimitato nel tempo e nello spazio; 2. nel mondo tutto è semplice - nel mondo tutto è composto; 3. il divenire è libero - il divenire è necessario; 4. esiste un essere necessario - non esiste nulla di necessario.1 All'inizio del '900 il termine « antinomia » viene utilizzato prevalentemente in riferimento alle antinomie logiche e linguistiche che designano coppie di asserti contraddittori tali che sia la loro affermazione che la loro negazione implichi una contraddizione (tra le più famose: quella del mentitore, quella di Burali Forti [1897], quella di Cantor [1899], quella di Russell [1902], quella di Richard [1905], quella di Grelling [1908], quella di Löwenheim Skolem [1923]).

II. Nell'ambito della teologia spirituale l'uso del termine « antinomia » è più recente. Nel 1958 Karl Vladimir Truhlar pubblica il volume Antinomiae vitae spiritualis nel quale, con « novità di intuizione »,2 presenta l'« indole apparentemente paradossale e «antinomica» della vita spirituale ».3 Propone, così, sei « aspetti » della vita cristiana nei quali, come osserva nella prefazione alla traduzione italiana del 1967, sembra celarsi « un'antinomia di fondo, irriducibile » tra « i valori di natura e i valori di grazia »: 4 1. totalità del cristianesimo e debolezza del cristiano; 2. evoluzione e crocifissione delle forze umane; 3. trasformazione del mondo e fuga dal mondo; 4. « contemplativo nell'azione »; 5. coscienza del proprio valore e umiltà; 6. prudenti come serpenti e semplici come colombe (in riferimento, in particolare, alla prudenza e all'apertura d'animo in materia di apparizioni). La riflessione conduce all'affermazione di una possibile, anzi di una necessaria composizione tra questi aspetti, apparentemente antinomici, ma in realtà complementari, della vita spirituale.

Nel 1979 Tullo Goffi testimonia un'estensione del concetto di antinomia spirituale sino a comprendere i contrasti, le opposizioni, gli squilibri di cui è intessuta la vita; rilegge, così, nei termini di antinomia spirituale tutta la vita cristiana. L'antinomia è interpretata come « una partecipazione attiva al morire risorgere del Signore » e le antinomie più specifiche della fede cristiana sono individuate nelle tensioni tra: realtà terrena e regno di Dio, storia ed escatologia, salvezza e perdizione, amore della carne e mortificazione, Parola di Dio e magistero, schiavitù e libertà in Cristo. Antinomiche sono anche: la vita della Chiesa (carisma e istituzione), l'esperienza spirituale (natura e grazia), i rapporti « complementari » tra le virtù morali, gli stati di vita (il laico: tra fede e politica; il sacerdote: tra vita secolare e dedizione apostolica; il monaco: tra maturazione personale umanistica e rinuncia monastica); il volontariato (tra iniziativa spirituale e prescrizione legale autoritativa). Per quanto riguarda la vita mistica, essa viene intesa come « iniziazione alla semplicità dell'esistenza divina trinitaria » e, in quanto cammino di semplificazione, favorisce, in particolare, il superamento dell'antinomia esistente fra le molteplici virtù.5

III. L'esperienza mistica è comunque, secondo Jan Hendrix Walgrave, fortemente caratterizzata da quattro « antinomie » o « aporie » o « polarità »: tra perfezione umana e annichilimento in Dio; tra sapere e non sapere; tra contemplazione interiore e attività missionaria esterna; tra sofferenza e felicità. Esse non sono, come nella prospettiva kantiana, « paradossi insolubili alla ragione teorica », ma, in prospettiva teologica, elementi derivanti dal « carattere profondamente misterico della vita mistica ».6

IV. Valutazioni e prospettive. L'uso del termine nell'ambito della teologia spirituale appare, quindi, piuttosto vario e indeterminato. Non indica delle reali contraddizioni e, talvolta, viene applicato in maniera indifferenziata a tutti gli aspetti della vita cristiana. Ciò ha probabilmente contribuito alla sua non ampia diffusione. Lo stesso K.V. Truhlar, per esempio, non lo riprende nel suo Lessico di spiritualità del 1973. Al di là della questione strettamente terminologica, le a. mettono, però, in evidenza aspetti fondamentali della spiritualità cristiana: la complessità, la varietà, la complementarità, l'apparente contradditorietà del mistero cristiano.
Molti sono i testi della tradizione cristiana nei quali, anche attraverso il ricorso a particolari figure retoriche (metafore, paradossi, ossimori), gli autori spirituali cercano di mettere in luce il « carattere antinomico » dell'esperienza cristiana. Si possono ricordare: Dionigi Areopagita che, nella sua Teologia mistica, introduce alla « tenebra luminosissima » della contemplazione e della unione con Dio; Nicolò Cusano che, in una prospettiva più filosofica, riflette sulla coincidenza degli opposti (coincidentia oppositorum) in Dio;7 s. Gregorio Magno che, con finezza di indagine psicologica e con profondità teologica, analizza gli aspetti antinomici e complementari delle virtù e delle molteplici situazioni della vita personale e sociale;8 s. Teresa d'Avila che, nella descrizione della sua esperienza di preghiera, è attenta all'intreccio, apparentemente antinomico, tra l'azione della grazia e la libera risposta dell'uomo;9 s. Giovanni della Croce che, nella sua analisi teologica dell'esperienza cristiana, utilizza la ricca simbologia, divenuta poi classica, della contrapposizione tra il « tutto » e il « nulla », tra la « luce » e le « tenebre ».10 In epoca più recente, Hans Urs von Balthasar individua quattro « tensioni fondamentali » della creatura umana e spirituale che « condeterminano anche l'atto dell'ascolto contemplativo della parola nelle sue infinite dimensioni »: l'esistenza e l'essenza; la carne e lo spirito; il cielo e la terra; la croce e la risurrezione.11

Note: 1 Cf Critica della ragion pura, Dialettica trascendentale, l. II, c. 2; 2 Cf G. Dumeige, Truhlar C.V., in DSAM XV, 1337; 3 C.V. Truhlar, Antinomie della vita spirituale, Padova 1967, 6; 4 Ibid., 5; 5 Cf T. Goffi, Antinomie spirituali, in NDS, 20 30; 6 Cf J. H. Walgrave, Teologia della grazia ed esperienza mistica nella tradizione della Chiesa cattolica, in La mistica, a cura di J. M. van Cangh, Bologna 1992, 199 226; 7 Cf La dotta ignoranza I, IV, 11 12; Le congetture II, I, 78 79; 8 Cf Regola Pastorale, l. III; 9 Cf Vita, 16,1; 20,11.15; 29,13; 35,10; 10 Cf Salita del Monte Carmelo 1,3,1; 1,13,11 13; 11 La preghiera contemplativa, Milano 1992, c. III.

Bibl. H.U. von Balthasar, La preghiera contemplativa, Milano 1992; C. Castro Tello, La antitestis en los escritores místicos, in Revista Teológica Limense, 15 (1981), 161 180; T. Goffi, s.v., in NDS, 20 30; T. Spidlík, Ritmi e antinomie spirituali, in C. Valenziano (cura di), Spiritualità cristiana orientale, Milano 1986, 73 88; C.V. Truhlar, Antinomie della vita spirituale, Padova 1967.


Autore: A. Stercal
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)
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