Alumbrados


I. Il fenomeno. La voce A. è di conio spagnolo e ha avuto più diffusione che precisazioni. Difatti, quasi tutti i dizionari e le enciclopedie, i manuali e anche le opere specializzate adoperano questo termine generalmente senza definirne il nucleo centrale e il contorno, mettendone addirittura in dubbio la sua realtà storica. Così, per esempio, H. Bremond arrivò a dire che era una sorta di « fantasma » storiografico, di cui tutti parlano, ma nessuno va a caccia di esso; più o meno la stessa cosa afferma R. Knox, che segue i passi di Bremond. Altri autori, al contrario, affermano che esso è un fenomeno importante della Spagna mistica, malgrado non abbia, storiograficamente parlando, tratti definiti: « Esiste, infatti, in Spagna una setta misteriosa, il cui nome ritorna costantemente nei testi, quella degli Illuminati o A. Il fatto stesso dell'esistenza di questa setta ha una grande importanza nella storia per comprendere l'anima spagnola ».1

E opportuno, dunque, fare alcune osservazioni come punto di partenza: 1. la voce A. equivale, filologicamente o semanticamente, a Illuminati, radice lessica latina (illuminati); 2. nella sua accezione originaria e in senso positivo fu usata dagli stessi A.: « Il vescovo Cazalla e sua sorella Maria di Cazalla » lo applicavano a coloro che si radunavano per esercizi di pietà; in tali assemblee o riunioni « dichiaravano la luce che fu data a s. Paolo » e sostenevano « che tutti potevano essere illuminati (...) e coloro che si riunivano per questo si chiamavano illuminati (=alumbrados) »;2 3. il popolo diede a questo nome o voce, e a coloro che li incarnavano, un senso negativo, che sarà assunto dall'Inquisizione, per la quale finisce per equivalere a eresia mistica: « Per i nostri peccati, già tra gli uomini c'è chi ritiene oltraggio (...) parlare a Dio, perché la gente chiama ipocriti, A. e uomini cattivi, coloro che parlano a Dio »;3 4. il nome o voce A. designa, di conseguenza, un sottoprodotto tipico della pietà e, prendendolo in questo senso, il Dr. G. Marañón lo diagnostica come « cancro della mistica » e M. Mir lo considera un fenomeno autóctono o proprio della Spagna.

Qui lo prenderemo, seguendo la storiografia e per dovere di chiarezza, nel senso di deviazione dalle forti correnti spirituali, o per dirla in termini succinti, nel senso di eresia mistica: un fenomeno che contrasta, per la sua nera oscurità, con la luminosa bellezza del misticismo genuino.

II. I gruppi. Ad ogni modo, nonostante tutto, il fenomeno degli A. è una realtà storica importante. Si possono e si devono distinguere sei gruppi, prescindendo dai casi isolati che, di volta in volta, nascono qua o là.
Questi gruppi sono: 1. quello del Regno di Toledo (1510?1530 ca.), nel cuore geografico della Spagna; coincide con il possente risveglio della Spagna mistica; lo guidano primariamente laici uomini e donne ed è, per i suoi contenuti dottrinali, quello di una purezza maggiore; 2. quello dell'Extremadura (1570?1590) ripresa possente e ibrida di una rinascita religiosa promossa da predicatori itineranti di dubbia moralità e favorito dalle condizioni climatiche e demografiche della regione; 3. quello dell'Alta Andalucía (1575?1590), qualcosa di più tardivo del precedente, ma molto vicino, per tempo e origine a quello; particolarmente sensibile alle istanze della stregoneria di Montilla, a Baeza raggiunge uno sviluppo carismatico all'ombra dell'Università e si diffonde a Jaén sotto la direzione di Gaspar Lucas e Maria Romera; 4. quello del Perù (1570?1580), di segno tipicamente creolo (dandogli il suo esatto significato), di scarsa estensione, ma dalle radici ideologiche molto profonde, metà angeliste (l'angelo di Maria Pizarro) e metà liberazionista, giacché propugnava una liberazione o indipendenza dal potere temporale (Spagna) e dal potere ecclesiastico (Roma), propugnando una « nuova Chiesa », senza rughe di tempo e senza macchie di corruzione; 5. quello del Messico (1580?1605), con i suoi epicentri a Puebla degli Angeli e a Città del Messico, scarso in quanto ad adepti, debole quanto a trama, ma con le sue sfumature di « cieli e terra nuovi » (cf Ap 21,5) con il suo fervore apocalittico e con il suo millenarismo ispirato ideologicamente a Gioacchino da Fiore ( 1202) e praticamente alle passioni molto umane; ed infine quello di Siviglia (1605?1630), che fu il più numeroso e il più folcroristico, orchestrato dal « maestro » Giovanni di Villapando, ex carmelitano e dalla « madre » Caterina di Gesù, oriunda di Baeza. Come si vede, sono gruppi storici, non fantasmi storiografici.

III. La dottrina. Per un approccio al messaggio mistico dell'Alumbradismo spagnolo c'è una fonte primordiale: i processi istruiti dal Sant'Ufficio. Di tali processi si conserva un abbondante numero, specialmente nell'archivio storico nazionale di Madrid e nell'archivio generale della nazione in Messico. Esistono, inoltre, gli Editti contro gli A., che erano dei Sillabi o sommari dei presunti errori della setta e che gli ufficiali del Sant'Ufficio compilavano meticolosamente partendo dalle deposizioni dei testimoni e anche degli stessi rei. Sono molto ricchi di dati anche i Memoriali di fra Alonso de la Fuente ( 1592), che fu lo scopritore del fenomeno alumbradista dell'Estremadura e dell'Alta Andalusia e si adoperò a debellarlo.
Soffermandosi solo sugli Editti, i principali sono tre: il primo, quello del 1525, promulgato dall'Inquisitore Generale, don Alonso Manrique; il secondo, quello del 1574, promulgato dall'Inquisitore Generale don Gaspare de Quiroga, con alcune clausole o aggiunte posteriori; tale Editto si aggiunse all'Editto generale che si ripeteva tutti gli anni in quaresima per attualizzarlo o non lasciarlo dimenticare; fu praticamente il testo base degli Editti che si leggevano nei distretti di Lima e del Messico; il terzo, quello del 1623, promulgato dall'Inquisitore Generale, don Andrés Pacheco, direttamente contro gli A. di Siviglia e preparato dai teologi di quel tribunale sulla base dei processi in corso e con gli Editti del 1525 e del 1574 ca.
L'Editto del 1525 contiene quarantotto proposizioni, tratte per la maggior parte dalle dichiarazioni dei testimoni e dei rei; per questo motivo, alcune hanno una formulazione o redazione oscura o si trovano ripetute, addirittura sembrano contraddittorie. La minuziosa e laboriosa analisi di M. Ortega ha individuato l'autore, il testimone, il tempo e il luogo di quasi tutte. Il nucleo centrale dell'alumbradismo toledano - il più puro ed anche il più eretico - si ritrova nella proposizione nona; divisa, ha quattro parti o quattro tesi: 1. « l'amore di Dio nell'uomo è Dio »; 2. occorre lasciarsi andare o abbandonarsi a questo amore; 3. questo amore comanda l'uomo tanto da renderlo impeccabile; e 4. « arrivando a questo stato » non c'è più che il merito.
Come si vede, gli A. del Regno di Toledo preconizzavano una unione tra Dio e l'uomo che era identità totale, essenziale (« è »); l'eliminazione di ogni mediazione (di Cristo, della Chiesa, dei sacramenti, delle strutture) era una grave conseguenza, benché logica; e la caduta di tutte la barriere etiche - l'impeccabilità - alimentava una condotta sfrenata.
Benché l'Inquisizione associasse l'eresia degli A. a quella luterana per ragioni metodologiche e anche se ha preteso stroncare nell'erasmismo l'ideologia di Pietro Ruiz di Alcaraz e di Maria di Cazalla, i diffusori di questa tesi, oggi nessuno si lascia influenzare da tali asserzioni; né erano né potevano essere luterani e molto meno erasmiani, dato il loro scarso bagaglio culturale, il che non impedisce di riconoscere che si trattava di un'eresia radicale e dalle conseguenze tremende.
L'Editto del 1574 tentò di circoscrivere la pullulante setta degli A. dell'Estremadura; è un editto breve e le sue clausole o proposizioni, radicate nell'humus degli A. toledani, suppongono una fioritura di segno « sensuale », prendendo il qualificativo nella sua ampia accezione, cioè relativa ai sensi e ai loro meccanismi biologici o passionali. La proposizione decima lo condensa e se ricorriamo alle glosse di Alonso de la Fuente avremo un'interpretazione giusta.
Di maggior interesse sono le varianti degli A. creoli, con i loro anticipi prematuri della teologia della liberazione e con le loro proiezioni millenariste o escatologiche. Assunti che ovviamente vanno oltre i limiti di questa vita, hic et nunc.
Quanto all'Editto del 1623, che è il più famoso ed il più conosciuto, occorre dire che contiene scarse novità rispetto ai precedenti: li integra - quelli che lo prepararono avevano presenti gli editti del 1525 e del 1574 - e vi aggiunge grandezza e spettacolarità; comprende settantasei proposizioni, distribuite in diciassette blocchi o sezioni tematiche: 1. orazione, 2. obbedienza; 3. confessione; 4. comunione; 5. perfezione; 6. amor di Dio; 7. unione con Dio; 8. lussuria; 9. scomunica; 10. rapimenti (estasi); 11. purgatorio; 12. acqua benedetta; 13. immagini; 14. riunioni o conventicole; 15. matrimonio; 16. stimmate o piaghe; 17. teologi o predicatori. Un insieme dogmatico?morale che comprende quasi tutti gli aspetti della vita socio?religiosa. La vastità della tematica è parallela alla vastità dell'A. sivigliano, che arrivò a contaminare più di cento paesi e città e contò migliaia di adepti. Era un A. che si diffuse considerevolmente tra la gente semplice, che in Andalusia gustava sempre la spettacolarità o le manifestazioni esteriori. Sospettosa dell'A. fu la Congregazione del Granato, tipicamente sivigliana che si caratterizzò non per la sua esteriorizzazione, ma per la sua segretezza, cioè, per il mistero che l'avvolgeva.

IV. « Autodafé ». L'esistenza degli A. preoccupò presto l'Inquisizione spagnola. Era una dottrina e una prassi che per estensione e per intensità risultava pericolosa come un'epidemia. Gli Editti svelano il suo profilo eretico e la lettura o la promulgazione annuale dei medesimi responsabilizza i fedeli in ordine alla denuncia. L'Editto si convertì così in arma tagliente, in stimoli di coscienza e in detonatore efficace. Dopo la lettura dell'editto si producevano le accuse; e in linea con queste, l'istruzione dei processi e, se il tribunale lo riteneva opportuno, la detenzione dei presunti A. Il processo terminava in assoluzione dell'istanza - più frequentemente di quanto alcuni credono - o in sentenza di punizione. La sentenza si pronunciava in un « autodefé », privato o pubblico, a seconda della gravità dei delitti o il numero dei rei.
Per quanto attiene alle sentenze contro gli A., di cento processi conosciuti si arguisce che fu più il rumore che le noci; vi è solo un caso - quello di fra Francesco della Croce - a Lima nel quale si pronuncia una condanna di rilasciato al braccio secolare (pena capitale) e più per implicazioni politiche e di ostinazione del reo che per fatidica logica del processo; in un gran numero di processi si sentenzia atto privato; a Llerena, Cordova e a Siviglia si celebrarono atti pubblici nei quali il gruppo più vistoso fu quello degli A. ammirati dal popolo per la loro finta santità; condannati a pene relativamente leggere - la più dura fu per quelli di Llerena: alcuni anni al remo nelle galere di sua Maestà - si eclissarono con la rapidità dell'orizzonte e ottennero, dopo un certo tempo, indulto misericordioso per buoni penitenti, come recitano i fogli dei processi nei quali si constata questo epilogo.

Note: 1 L. Cristiani, L'Église à l'époque du Concile de Trente, in A. Fliche ? V. Martin, Histoire de l'Église, XVII, Paris 1948, 431; 2 Proceso de M.de Cazalla, Madrid 1978, 209; Proceso de Pedro Ruiz de Alcaraz, ms. Archivio Nazionale, Madrid; 3 A. Esbarroya, Purificador de la conciencia, Sevilla 1550; ried. A. Huerga, Madrid 1973, 300.

Bibl. Eulogio de la Virgen del Carmel, Illuminisme et Illuminé: Alumbrados espagnols du XVI siécle, in DSAM VII2, 1382?1392; A. Huerga, Historia de los Alumbrados, 5 voll., Madrid 1978?1994; P. Juan?Tous, s.v., in WMy, 15?16; B. Llorca, La Inquisición española y los Alubrados (1509?1667) según las actas originales de Madrid y otros archivos, Salamanca 1980; E. Pacho, s.v., in DES I, 100?103; Roman de la Immaculada, El fenómeno de los alumbrados y su interpretación, in EphCarm 9 (1958), 49?80; L. Sala Balust, En torno al grupo de alumbrados de Llerena, in Aa. Vv., Corrientes espirituales en la España del siglo XVI, Barcelona 1963, 509?523 (con bibl.).


Autore: A. Huerga
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)
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