Lode


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Nella preghiera si è soliti distinguere la lode, la domanda ed il ringraziamento. In realtà, nella Bibbia, la lode ed il ringraziamento si ritrovano spesso in un identico movimento dell‘animo e, sul piano letterario, negli stessi testi. Di fatto Dio si rivela degno di lode per via di tutti i suoi benefizi nei confronti dell‘uomo. Tale lode diventa allora con tutta naturalezza riconoscenza e benedizione; i paralleli sono numerosi (Sal 35, 18; 69, 31; 109, 30; Esd 3, 11). La lode ed il ringraziamento suscitano le stesse manifestazioni esterne di gioia, soprattutto nel culto; entrambi rendono gloria a Dio (Is 42, 12; Sal 22, 24; 50, 23; 1 Cron 16, 4; LC 17, 15-18; Atti 11, 18; Fil 1, 11; Ef 1, 6. 12. 14), confessando le sue grandezze. Nella misura, tuttavia, in cui i testi ed il vocabolario invitano ad una distinzione, si può dire Che la lode pensa più alla persona di Dio che ai suoi doni; è più teocentrica, più immersa in Dio, più vicina all‘adorazione, sulla via dell‘estasi. Gli inni di lode sono generalmente staccati da un contesto preciso e cantano Dio perché è Dio.

I. IL DIO DELLA LODE

Nati da uno slancio d‘entusiasmo, i cantici di lode moltiplicano le parole per tentare di descrivere Dio e le sue grandezze. Cantano la bontà di Jahve, la sua giustizia (Sal 145, 6 s), la sua salvezza (Sal 71, 15), il suo soccorso (l Sam 2, 1), il suo amore e la sua fedeltà (Sal 89, 2; 117, 2), la sua gloria (Es 15, 21), la sua forza (Sal 29, 4), il suo meraviglioso disegno (Is 25, 1), i suoi giudizi liberatori (Sal 146, 7); tutto questo, in quanto risplende nelle meraviglie di Jahve (Sal 96, 3), nelle sue grandi azioni, nelle sue prodezze (Sal 105, 1 ss; 106, 2), in tutte le sue opere (Sal 92, 5 s), compresi i miracoli di Cristo (Lc 19, 37). Dalle opere si risale all‘autore. «Grande è Jahve e degno di somma lode!» (Sal 145, 3). «Jahve, mio Dio, tu sei Così grande, rivestito di maestà e di splendore!» (Sal 104, 1; cfr. 2 Sam 7,22; Giudit 16,13). Gli inni cantano il grande nome di Dio (Sal 34, 4; 145,2; Is 25, 1). Lodare Dio significa esaltarlo, magnificarlo (LC 1, 46; Atti 10, 46); significa riconoscere la sua superiorità unica, poiché egli è colui Che abita nel più alto dei cieli (LC 2, 14), poiché egli è il santo. La lode sgorga dalla coscienza esultante di questa santità di Dio (Sal 30, 5 = 97, 12; 99, 5; 105, 3; cfr. Is 6, 3) e questa esaltazione purissima e religiosissima unisce profondamente a Dio.

II. LE COMPONENTI DELLA LODE

1. Lode e confessione. - La lode è innanzitutto confessione della grandezza di Dio. In forme varie e numerose la lode è quasi sempre introdotta da una proclamazione solenne (cfr. Is 12, 4 s; Ger 31, 7; Sal 89, 2; 96, 1 ss; 105, 1 s; 145, 6; cfr. -79, 13). Questo annunzio suppone un pubblico pronto a vibrare ed a partecipare: è l‘assemblea dei giusti (Sal 22, 23. 26; cfr. 33, 1); sono i cuori retti, gli umili, Che possono Comprendere la grandezza di Dio ed intonare le sue lodi (Sal 30, 5; 34, 3; 66, 16 s), e non l‘insensato (Sal 92, 7). Scaturita dal contatto col Dio vivente, la lode risveglia tutto l‘uomo (Sal 57, 8; 108, 2-6) e lo trascina in un rinnovamento di vita. Per lodare Dio l‘uomo impegna rutto se stesso; la lode, se è vera, è incessante (Sal 145,-1 s; 146, 2; Apoc 4, 8). $ esplosione di vita: non i morti, già discesi nello sheol, ma bensì i soli viventi possono lodare Dio (Sal 6, 6; 30,, 10; 88, 11 ss; 115, 17 s; Is 38, 18; Bar 2, 17; Ecdi 17, 27 s). Il NT conserva alla confessione questo posto dominante nella lode: lodare Dio consiste sempre in primo luogo nel proclamare le sue grandezze, solennemente ed ampiamente attorno a sé (Mt 9, 31; Lc 2, 38; Rom 15, 9 = Sal 18, 50; Ebr 13, 15; cfr. Fil 2, 11). 2. Lode e canto. - La lode nasce dallo stupore e dall‘ammirazione in presenza di Dio. Suppone un‘anima aperta e rapita; si può esprimere in un grido, in un‘esclamazione, in un‘ovazione gioiosa (Sal 47, 2. 6; 81, 2; 89, 16 s; 95, 1...; 98, 4). Dovendo essere normalmente intelligibile alla Comunità, diventa facilmente, sviluppandosi, Canto, Cantico, per lo più sostenuto dalla musica ed anche dalla danza (Sal 33, 2 s; cfr. Sal 98, 6; 1 Cron 23, 5). L‘invito al Canto è frequente all‘inizio della lode (Es 15, 21; Is 42, 10; Sal 105, 1...; cfr. Ger 20, 13). Uno dei termini più caratteristici e più ricchi del vocabolario della lode--è l‘billel dell‘ebr. Che ordinariamente traduciamo Con «lodare», Come nei nostri salmi in laudate (ad es. Sal 113; 117; 135). Il più delle volte l‘oggetto della lode è esplicito. Talvolta non lo è, e la lode allora non può che appoggiarsi su se stessa, Come in particolare nell‘esclamazione Alleluia = Hallelîajab = Lodate-Jah(ve). Anche il NT conosce parecchi termini per esprimere la lode cantata, insistendo ora sul canto (gr. àido: Apoc 5, 9; 14, 3; 15, 3), ora sul contenuto dell‘inno (gr. bymnèo: Mt 26, 30; Atti 16, 25) o sull‘accompagnamento musicale (gr. psàllo: Rom 15, 9 = Sal 18,50; 1 Cor 14, 15). Tuttavia un testo Come Ef 5, 19 sembra mettere in parallelo questi diversi termini. D‘altronde nei Settanta billel è per lo più tradotto con ainèo Che ritroviamo nel NT soprattutto sotto la penna di Luca (LC 2, 13. 20; 19, 37; 24, 53; Atti 2, 47; 3, 8 s). 3. Lode ed escatologia. - La Bibbia riserva in primo luogo la funzione della lode ad Israele; Conseguenza normale del fatto che il popolo eletto è il beneficiario della rivelazione e quindi il solo a conoscere il vero Dio. In seguito la lode si tinge a poco a poco di universalismo. Anche i pagani vedono la gloria e la potenza di Jahve, e sono invitati ad unire la loro voce a quella di Israele (Sal 117, 1). I «Salmi del regno» sono, a questo proposito, significativi (Sal 96, 3. 7 s; 97, 1; 98, 3 s). E non soltanto tutti i popoli della terra sono invitati a prendere Coscienza delle vittorie di Dio come quella del ritorno, ma la stessa natura è associata a questo concerto (Is 42, 10; Sal 98, 8; 148; Dan 3, 51-90). L‘universalismo prepara l‘escatologia. Questa lode di tutti i popoli, intonata al ritorno dall‘esilio, non fa che inaugurare la grande lode futura che si svilupperà «nei secoli». Gli inni del VT prefigurano l‘inno eterno del giorno di Jahve, già intonato e sempre atteso; i «cantici nuovi» del sal terío devono trovare la loro ultima risonanza nel «cantico nuovo» dell‘Apocalisse (Apoc 5, 9; 14, 3).

III. LODE E CULTO

In Israele la lode appare sempre legata alla liturgia, ma questa relazione diventa ancor più reale quando, con la costruzione del r tempio, il culto viene ad essere più fortemente strutturato. La partecipazione del popolo al culto del tempio era viva e gioiosa. Là soprattutto, per le feste annuali o nei grandi momenti della vita del popolo (con‘sacrazioné del re, Celebrazione di una vittoria, dedicazione del tempio, ecc.), si trovano tutti gli elementi della lode: l‘assemblea, l‘entusiasmo Che Cercano di rendere le grida: Amen! Alleluia! (1 Cron 16,36; Neem 8, 6; cfr. 5,13), i ritornelli: «Poiché eterno è il suo amore!» (Sal 136, 1...; Esd 3, 11), il profumo dell‘incenso, la musica ed i canti. Così molti salmi sono indubbiamente composti per i bisogni della lode Cultuale, canti ormai dispersi nel nostro salterio, che tuttavia si ritrovano in modo più caratterizzato almeno nelle tre raccolte tradizionali: il «Piccolo Hallel» (Sal 113 - 118), il «Grande Hallel» (Sal 136), l‘«Hallel finale» (Sal 146 - 150). Nel tempio il canto dei salmi accompagna specialmente la tódab, «sacrificio di lode» (cfr. Lev 7, 12 ...; 22, 29 s; 2 Cron 33, 16), sacrificio pacifico seguito da un pasto sacro pieno di gioia nelle dipendenze del tempio. Anche in ambiente Cristiano la lode sarà facilmente lode cultuale. Le indicazioni degli Atti e delle Lettere (Atti 2, 46 s; 1 Cor 14, 26; Ef 5, 19) evocano le assemblee liturgiche dei primi Cristiani, e così pure la descrizione del culto e della lode celesti nell‘Apocalisse.

IV. LA LODE CRISTIANA

Nel suo movimento essenziale la lode rimane identica dall‘uno all‘altro testamento. Essa tuttavia è ormai cristiana, anzitutto perché è suscitata dal dono di Cristo, in occasione della potenza redentrice manifestata in Cristo. P- il senso della lode degli angeli e dei pastori a Natale (LC 2, 13 s. 20), nonché della lode delle folle dopo i miracoli (Me 7, 36 s; Le 18, 43; 19, 37); è pure il senso fondamentale dell‘Hosanna della domenica delle palme (cfr. Mt 21, 16 = Sal 8, 2 s), ed anche del cantico dell‘agnello nell‘Apocalisse (cfr. Apoc 15, 3). Alcuni frammenti di inni primitivi, conservati nelle lettere, rimandano l‘eco di questa lode cristiana rivolta a Dio Padre, che ha già rivelato il mistero della pietà (1 Tim 3, 16), e farà rifulgere il ritorno di Cristo (1 Tim 6, 15 s); lode che Confessa il mistero di Cristo (Fil 2, 5...; Col 1, 15 ...), od il mistero della salvezza (2 Tim 2, 11 ss), diventando così talvolta vera confessione della fede e della vita cristiana (Ef 5, 14). Fondata sul dono di Cristo, la lode del NT è cristiana anche nel senso che sale a Dio con Cristo ed in Cristo (cfr. Ef 3, 21); lode filiale sull‘esempio della preghiera stessa di Cristo (cfr. Mt 11,25); lode rivolta anche direttamente a Cristo in persona (Mt 21,9; Atti 19,17; Ebr 13,21; Apoc 5,9). In tutti i sensi è giusto affermare: ormai la nostra lode è il Signore Gesù. Fiorendo Così sulla base della Scrittura, la lode doveva sempre rimanere primordiale nel Cristianesimo, ritmando la preghiera liturgica con gli Alleluia ed i Gloria Patri, animando gli spiriti in preghiera sino a permearli ed a trasformarli in una pura «lode di gloria» (cfr. Ef 1, 12).

Autore: A. Ridouard
Fonte: Dizionario teologico biblico