Legge


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L‘ebraico tórah possiede un significato più largo, meno strettamente giuridico, del greco ròmos con Cui l‘hanno tradotto i Settanta. Designa un «insegnamento» dato da Dio agli uomini per regolare la loro condotta. Si applica innanzitutto all‘insieme legislativo che la tradizione del VT collegava a Mosè. Fondandosi su questo senso della parola, classico nel giudaismo, il NT chiama «la legge» tutta l‘economia di cui questa legislazione era la parte principale (Rom 5, 20), in opposizione al regime di grazia inaugurato da Gesù Cristo (Rom 6, 15; Gv‘1, 7); tuttavia parla anche della «legge di Cristo» (Gal 6, 2). Il linguaggio della teologia cristiana distingue quindi i due Testamenti chiamandoli «legge antica» e «legge nuova». Per coprire l‘insieme della storia della salvezza riconosce inoltre l‘esistenza di un regime di «legge naturale» (cfr. Rom 2, 14 s) per tutti gli uomini che sono vissuti o vivono in margine ai due precedenti. Così tre tappe essenziali del disegno di Dio vengono ad essere caratterizzate dalla stessa parola, che ne sottolinea l‘aspetto etico e istituzionale. Esse ci serviranno qui da filo Conduttore.

A. FINO A MOSÈ: LA LEGGE NATURALE

L‘espressione «legge naturale» non figura tale e quale nella Scrittura; ma la realtà designata vi si trova chiaramente, anche se la sua evocazione è fatta mediante procedimenti vari. l. Vecchio Testamento. - I cap. 1 - 11 della Genesi (ed i rari testi paralleli), forniscono una rappresentazione mediante immagini del regime religioso sotto il quale stavano gli uomini fino alla tappa decisiva delle promesse (Abramo ed i patriarchi) e della legge (Mosè). Fin dall‘origine l‘uomo è posto di fronte ad un precetto positivo Che esprime per lui la volontà di Dio (Gen 2, 16 s): in questo Consiste precisamente la prova del paradiso, e la trasgressione di questo comandamento ha per conseguenza l‘ingresso della morte nel mondo (3, 17 ss; cfr. Sap 2, 24; Rom 5, 12). In seguito, è evidente Che l‘uomo non è lasciato da Dio senza legge. Esiste per lui una regola morale, Che Dio ricorda a Caino (Gen 4, 7) e Che la generazione del diluvio viola (6, 5). Esistono pure precetti religiosi, dati a Noè con l‘alleanza divina (9,3-6), ed istituzioni cultuali messe in pratica dagli uomini di allora (4, 3 s; 8, 20). Secondo i loro atteggiamenti nei confronti di questa legge embrionale, gli uomini sono giusti(4, 3; 5, 24; 6, 9)ocattivi(4, 4; 6,5. 11 s; 11, 1-9; cfr. Sap 10, 3 ss). 2. Nuovo Testamento. - La presentazione paolina del disegno di salvezza non ignora questa tappa della storia sacra che va da Adamo a Mosè (Rom 5, 13 s). Di fatto il regime religioso che essa rappresenta è ancora quello sotto il quale sono poste le nazioni pagane, che non hanno avuto parte alla vocazione di Israele. Se Dio ha lasciato Che seguissero le loro vie (Atti 14, 16; cfr. Rom 1, 24- 31) e lo Cercassero a tastoni (Atti 17, 27) durante il tempo dell‘ignoranza (17, 30), esse tuttavia non erano senza conoscenza della sua volontà: la sua legge si rivelava ai pagani per mezzo della loro coscienza (Rom 2, 14 s). Con «legge», Paolo intende qui essenzialmente prescrizioni di ordine morale: su queste Dio giudica i pagani (1, 18; 2, 12); in _base a queste li condanna perché, conoscendo il verdetto di Dio contro i delitti umani, se ne rendono tuttavia colpevoli (1, 32; cfr. già Am 1, 2 -2, 3). Ma, alla fonte di queste mancanze morali, Paolo denuncia il peccato religioso Che rivela la vera natura della disobbedienza alla legge: conoscere Dio senza rendergli gloria (Rom 1, 21).

B. MOSÈ E LA LEGGE ANTICA Separato dalle nazioni, il popolo del VT è stato posto da Dio sotto un altro regime: quello di una legge positiva, rivelata da Dio stesso, la tórah di Mosè. I. DIVERSITÀ DELLA LEGGE 1. Questa legge si deve Cercare esclusivamente nei cinque libri del Pentateuco- La storia sacra che delinea il disegno di Dio dalle origini alla morte di Mosè è inframezzata da testi legislativi, Che hanno come cornice la creazione (Gen 2,2s), l‘alleanza di Noè (9,1-7), l‘alleanza di Abramo (17, 9-14), l‘esodo (Es 12, l-28.43-51), l‘alleanza del Sinai ed il soggiorno nel deserto (Es 20, 1-17; 20, 22 - 23, 32; 25 - 31; 34, 10-28; 35 - 40; tutto il Lev; Nttm 1,1- 10, 28; 15; 17 - 19; 26 - 30; 35; Deut quasi tutto). 2. Una simile massa di legislazione racchiude materiali di tutti gli ordini, perché la torah regola la vita del popolo di Dio in tutti i Campi. Prescrizioni morali, particolarmente salienti nel decalogo (Es 20,2-17; Deut 5, 6-21), ricordano le esigenze fondamentali della Coscienza umana Con una precisione ed una sicurezza Che i filosofi dell‘antichità pagana non hanno sempre raggiunto allo stesso livello in tutti i punti. Prescrizioni giuridiche, disperse in più Codici, regolano il funzionamento delle istituzioni civili (familiari, sociali, economiche, giudiziarie). Ordinanze cultuali precisano infine quel Che dev ?essere il culto di Israele, con i suoi riti, i suoi ministri, la sue condizioni di funzionamento (regole di purità). Nulla è lasciato al caso; e poiché il popolo di Dio ha Come sostegno una nazione particolare di cui assume le strutture, le istituzioni temporali di questa nazione dipendono anch‘esse dal diritto religioso positivo. 3. La stessa varietà si nota nella formulazione letteraria delle leggi. Taluni articoli di forma casistica (ad es. Es 21, 18 ...) appartengono ad un genere Corrente negli antichi Codici orientali: quello delle sentenze giuridiche che hanno dato loro origine. Altri (ad es. Es 21, 17) ricordano le maledizioni popolari che accompagnavano la Cerimonia del rinnovamento dell‘alleanza (Deut 27,15 ...). I comandamenti di forma apodittica (ad es. il decalogo) costituiscono ordini diretti mediante i quali Dio fa conoscere la sua volontà al proprio popolo. Infine taluni precetti motivati rassomigliano all‘insegnamento sapienziale (ad es. Es 22, 25 s). Nell‘insieme, sono i comandamenti a dare il tono. La torah di Israele si distingue tosi nettamente dagli altri Codici, Che sono soprattutto raccolte di sentenze giuridiche; appare innanzitutto come un insegnamento dato in modo imperativo in nome di Dio stesso. 4. Tenuto Conto di questa varietà, la legge nel VT riceve diversi nomi: insegnamento (torah), testimonianza, precetto, comandamento, decisione (o giudizio), parola, volontà, via di Dio (cfr. Sal 19,8-11; 119 passim)... Di qui si vede che essa trascende in tutti i modi i limiti delle legislazioni umane.

II. FUNZIONE DELLA LEGGE NEL VT

1. La legge è in rapporto intimo con l’alleanza. - Quando Dio, per mezzo dell‘alleanza, fa di Israele il suo popolo particolare, a questa elezione unisce promesse la cui realizzazione dominerà la storia seguente (Es 23,22-33; Lev 26,3-13; Deut 28, 1-14). Ma pone anche delle condizioni: Israele dovrà obbedire alla sua voce ed osservare le sue prescrizioni; diversamente le maledizioni divine cadranno su di esso (Es 23,21; Lev 26, 14-45; Deut 28, 15-68). Effettivamente la cerimonia dell‘alleanza comporta un impegno ad osservare la legge divina (Es 19, 7 s; 24, 7; cfr. Gios 24, 21-24; 2 Re 23, 3). Questa è quindi un elemento fondamentale dell‘economia religiosa Che prepara Israele alla venuta della salvezza. Le sue stesse esigenze, per quanto possano apparire dure, sono in realtà una grazia, perché mirano a fare di Israele il popolo sapiente per eccellenza (Deut 4, 5-8) ed a metterlo in comunione con la volontà di Dio. Esse costituiscono una dura scuola, grazie alla quale il «popolo dalla dura cervice» fa l‘apprendistato della santità che Dio si attende da lui. Ciò vale anzitutto per i Comandamenti morali del decalogo, centro della torah; ma vale pure per le prescrizioni civili e cultuali, che ne traducono in Concreto l‘ideale nella cornice delle istituzioni israelitiche- 2. Questo legame della legge con l‘alleanza spiega come in Israele non ci sia altra legge che quella di Mosè. Infatti Mosè è il mediatore dell‘alleanza su cui è fondata l‘economia antica; è quindi anche il mediatore per mezzo del quale Dio fa conoscere al suo popolo le esigenze che ne derivano (Sal 103,7). Questo fatto essenziale è reso nei testi in due modi. Nessun legislatore umano, neppure all‘epoca di David e di Salomone, sostituisce od aggiunge mai la sua autorità a quella del creatore della nazione (neppure Ez 40-48, di ispirazione Così mosaica, è stato inserito nella torah). Viceversa, i testi legislativí sono posti tutti in bocca a Mosè e nella Cornice narrativa del soggiorno al Sinai. 3. Ciò non vuol dire che la torah non si sia sviluppata col tempo. La Critica interna vi distingue giustamente dei Complessi letterari di tono e di Carattere diverso. È il segno Che l‘eredità di Mosè è stata trasmessa attraverso canali diversi, correlativi alle fonti del Pentateuco. A più riprese esso è stato rimaneggiato, adattato ai bisogni dei tempi, completato in punti particolari. Il decalogo (Es 20, 1-17) ed il Codice dell‘alleanza (Es 20, 22 - 23, 33) sono così ripresi ed amplificati dal Deuteronomio (Deut 5,2-21; 12-28) Che fa vedere nell‘amore di Jahve il primo comandamento al quale si riducono tutti gli altri (6, 4-9). Il Codice di santità (Lev 17 - 26) tenta un‘altra sintesi il cui motivo dominante è l‘imitazione del Dio santo (19, 1). Le successive riforme Compiute dai re (1 Re 15, 12 ss; 2 Re 18, 3-6; 22, 1- 23, 25) prendono sempre per base una torah mosaica in corso di sviluppo e di approfondimento. L‘opera finale di Esdra, in probabile rapporto Con la fissazione definitiva del Pentateuco, non fa che Consacrare il valore e l‘autorità di questa legge tradizionale (cfr. Esd 7, 1-26; Neem 8) di cui Mosè ha fissato le basi e l‘orientamento essenziale.

III. ISRAELE DINANZI ALLA LEGGE

Nel VT, la legge è presente dovunque: il popolo è posto costantemente di fronte alle sue esigenze; negli scrittori sacri essa appare continuamente nello sfondo del pensiero. 1. I sacerdoti sono, per funzione, i depositari e gli specialisti della torah (Os 5, 1; Ger 18,18; Ez 7,26): devono insegnare al popolo le decisioni e le istruzioni di Jahve (Deut 33, 10). Questo insegnamento dato nel santuario (Deut 31, 10 s) concerne evidentemente le materie cultuali (Lev 10, 10 s; Ez 22, 26; Agg 2, 11 ss; Zac 7, 3); ma ha pure di mira tutto ciò che riguarda la condotta della vita: interpreti di un deposito sacro, i sacerdoti hanno la missione di trasmettere la scienza religiosa, la conoscenza delle vie di Jahve (Os 4, 6; Ger 5, 4 s). Da essi provengono quindi le Compilazioni legislative; sotto la loro autorità si è effettuato lo sviluppo della torah. 2. I profeti, uomini della parola mossi dallo spirito di Dio, riconoscono l‘autorità di questa torah, Che rimproverano anche ai sacerdoti di trascurare (cfr. Os 4, 6; Ez 22, 26). Osea ne conosce i numerosi precetti (Os 9, 12), ed i peccati che denuncia sono innanzitutto violazioni del decalogo (4, 1 s). Geremia predica l‘obbedienza alle «parole dell‘alleanza» (Ger 11, 1-12) per favorire la riforma deuteronomica (2 Re 22). Ezechiele enumera peccati la cui lista pare desunta dal codice di santità (Ez 22,1-16. 26). L‘alta morale Che viene loro riconosciuta non fa quindi che riprendere, approfondendole, le esigenze della torah mosaica. 3. Non è sorprendente ritrovare lo stesso stato d‘animo negli storici di Israele. Per i compilatori delle tradizioni antiche, l‘alleanza smaitica non è forse il vero punto di partenza della nazione? Quanto agli storici deuteronomici (Deut, Giud, Sam, Re), essi scrutano il senso degli eventi passati alla luce dei Criteri forniti dal Deuteronomio. Lo storico sacerdotale del Pentateuco fa altrettanto secondo la tradizione legislativa del suo ambiente. Infine il Cronista, quando rifà a modo suo la storia della teocrazia israelitica, si lascia guidare dall‘ideale che gli fornisce un Pentateuco finalmente fissato. Ad ogni modo, biasimi ed elogi sono distribuiti agli uomini antichi in base al loro atteggiamento nei Confronti della torah. La storia così compresa diventa una predicazione vivente che spinge il popolo di Dio alla fedeltà. 4. Nei sapienti l‘insegnamento della stessa torah viene sminuzzato in forme nuove: quella delle massime, nei Proverbi e nel Siracide; quella di biografia esemplare, nel libro di Tobia. Più ancora, il Siracide proclama esplicitamente che la sapienza autentica non è altro che la legge (Eccli 24, 23 ...); essa ha posto la sua tenda in Israele quando la legge fu data da Mosè (24, 8...). In un giudaismo diventato infine fedele dopo la prova dell‘esilio, i salmisti possono quindi Cantare la grandezza della legge divina (Sal 19,8...), dono supremo che Dio non ha fatto a nessun‘altra nazione (Sal 147, 19 s). Proclamando il loro amore per essa (Sal 119), lasciando intravvedere il loro amore per Dio stesso, manifestando in modo eccellente Ciò che costituisce a quest‘epoca il fondo della pietà giudaica. 5. Infatti, dopo Esdra, la comunità di Israele pone definitivamente la torah al centro della propria vita. Si può misurare il fervore di questo attaccamento quando si vede Antioco Epifane tentare di mutare i tempi sacri e la legge (Dan 7, 25; 1 Mac 1, 41-51). Allora l‘amore della torah fa dei ? martiri (1 Mac 1, 57-63; 2, 29-38; 2 Mac 6, 18- 28; 7, 2...). Certamente, accanto ad essi, vi sono pure dei traditori Che si ellenizzano; ma la rivolta maccabaica, suscitata dallo «zelo della legge» (1 Mac 2, 27), restaura infine l‘ordine tradizionale, che ormai non sarà più discusso. Il solo problema, che dividerà tra loro i dottori e le sette, sarà quello dell‘interpretazione di questa torah, in cui tutti vedranno la sola regola divina della vita. Mentre i Sadducei si atterranno alla torah scritta,- di cui i sacerdoti saranno ai loro occhi i soli interpreti autentici, i Farisei riconosceranno uguale autorità alla torah orale, cioè alla tradizione degli antenati, e la setta di Qumràn (probabilmente essenica) andrà ancora oltre nel suo culto del legislatore (cioè di Mosè), che interpreterà secondo criteri propri. Questo attaccamento alla legge costituisce la grandezza del giudaismo. Tuttavia comporta parecchi pericoli. Il primo è di mettere sullo stesso piano tutti i precetti, religiosi e morali, civili e Cultuali, senza ordinarli correttamente attorno a ciò che dovrebbe esserne sempre il Centro (Deut 6, 4...). Trasformato in nomismo minuzioso ed abbandonato alle sottigliezze dei casisti, il culto della legge impone allora agli uomini un giogo impossibile da portare (Mt 23,4; Atti 15, 10). Il secondo pericolo, ancor più radicale, è di fondare la giustizia dell‘uomo di fronte a Dio non sulla grazia divina, ma sull‘obbedienza ai comandamenti e sulla pratica delle buone opere, come se l‘uomo fosse Capace di giustificarsi da solo. Questi due problemi il NT dovrà attaccarli di fronte.

IV. VERSO UNA LEGGE NUOVA

Già lo stesso VT attestava che negli ultimi tempi, con la nuova alleanza, la legge avrebbe subìto anch‘essa una profonda trasformazione. Quella torah Che il Dio di Israele avrebbe insegnato a tutti i popoli sul suo monte santo (Is 2, 3), quella regola che il servo di Jave avrebbe portato sulla terra (Is 42, 1. 4), non avrebbero superato in valore religioso quelle che Mosè aveva dato? $ vero che nessuna precisazione viene data dagli oracoli profetici circa il suo Contenuto esatto: soltanto Ezechiele ne tenta un abbozzo in uno spirito quanto mai tradizionalista (Ez 40 - 48). Ma Ciò Che viene affermato è che il rapporto degli uomini e della legge sarà modificato. Non si tratterà più soltanto di una legge esterna all‘uomo, scolpita su tavole di pietra: essa sarà scritta in fondo ai cuori, in modo Che tutti abbiano la conoscenza di Jahve (Ger 31,33) che mancava al popolo dell‘antica alleanza (Os 4, 2). Infatti anche i cuori saranno mu tatí e, sotto l‘impulso interno dello spirito divino, gli uomini osserveranno infine le leggi e le disposizioni di Dio (Ez 36, 26 s). Tale sarà la nuova legge che Cristo apporterà al mondo.

C. GESU' E LA NUOVA LEGGE

I.L‘ATTEGGIAMENTO PERSONALE DI GESÙ

1. Nei confronti della legge antica, l‘atteggiamento di Gesù è netto ma Con sfumature diverse. Se egli si oppone con forza alla tradizione degli antichi, di cui gli scribi ed i farisei sono i paladini, non fa però altrettanto per la legge. Al contrario: rifiuta questa tradizione perché porta gli uomini a violare la legge e ad annullare la parola di Dio (Mc 12,28-34 par.). Ora, nel regno di Dio, la legge non dev ?essere abolita, ma portata a compimento sino all‘ultimo iota (Mt 5, 17 ss), e Gesù stesso l‘osserva (cfr. 8,4). Nella misura in cui gli scribi sono fedeli a Mosè, la loro autorità deve quindi essere riconosciuta, anche se non bisogna imitare la loro condotta (23, 2 s). E tuttavia, annunziando il vangelo del regno, Gesù inaugura un regime religioso radicalmente nuovo: la legge ed i profeti hanno avuto fine Con Giovanni Battista (LC 16, 16 par.); il vino del vangelo non può essere versato negli otri vecchi del regime sinaitico (MC 2, 21 s par.). In Che Consiste quindi il compimento della legge Che Gesù apporta sulla terra? Anzitutto nel rimettere in ordine i diversi precetti. Tale ordine differisce molto dalla gerarchia dei valori Che gli scribi hanno stabilita, trascurando il principale (giustizia, misericordia, buona fede) per salvare l‘accessorio (Mt 23, 16-26). Inoltre le imperfezioni che la legge antica comportava ancora a a motivo della durezza dei Cuori» (19, 8) devono sparire nel regno: la regola di Condotta che vi si osserverà è una legge di perfezione, ad imitazione della perfezione di Dio (5, 21-48). Ideale impraticabile se lo si commisura alla condizione attuale dell‘uomo (cfr. 19, 10). Gesù quindi, assieme a questa legge, apporta un esempio trascinatore ed una forza interna che permetterà di osservarla: la forza dello Spirito (Atti 1, 8; Gv 16, 13). Infine, la legge del regno si riassume nel duplice Comandamento, già formulato anticamente, che prescrive all‘uomo di amare Dio e di amare il prossimo Come se stesso (Mc 12, 28-34 par.); tutto viene ordinato attorno a questo, tutto ne deriva. Nei rapporti degli uomini tra loro, questa regola aurea di carità positiva contiene la legge e i profeti (Mt 7, 12). 2. Attraverso queste prese di posizione, Gesù appare già sotto i tratti di un legislatore. Senza Contraddire affatto- Mosè, lo spiega, lo Continua, ne perfeziona gli insegnamenti; come quando proclama la superiorità dell‘uomo sul sabato (MC 2, 23-27 par.; Gv 5,18; 7, 21 ss). Capita tuttavia Che, andando oltre la lettera dei testi, egli vi oppone norme nuove; ad esempio, sconvolge le regole del codice di purità (MC 7, 15-23 par.). Simili atteggiamenti stupiscono i suoi uditori, perché contraddicono quelli degli scribi e rivelano la consapevolezza di un‘autorità singolare (1, 22 par.). Ora Mosè si eclissa; nel regno non C‘è più Che un solo dottore (MI 23, 10). Gli uomini devono ascoltare la sua parola e metterla in pratica (7, 24 ss), perché in tal modo faranno la volontà del Padre (7,21 ss). E come i Giudei fedeli, secondo l‘espressione rabbinica, si addossavano il giogo della legge, così ora bisogna prendere il giogo di Cristo e mettersi alla sua scuola (11, 29). Più ancora, come la sorte eterna degli uomini era sino allora determinata dal loro atteggiamento nei confronti della legge, tosi ormai lo sarà dal loro atteggiamento nei confronti di Gesù (10, 32 s). Indubbiamente C‘è qui più che Mosè; la nuova legge annunziata dai profeti è ora promulgata.

II. IL PROBLEMA NEL CRISTIANESIMO PRIMITIVO

1. Gesù non aveva Condannato la pratica della legge giudaica; vi si era persino conformato per l‘essenziale, sia che si trattasse dell‘imposta del tempio (Mt 17, 24-27) oppure della legge della Pasqua (MC 14, 12 ss). Tale fu pure dapprima l‘atteggiamento della comunità apostolica, assidua al tempio (Atti 2, 46), della quale le folle giudaiche a celebravano le lodi» (5, 13). Pur usando di talune libertà Che l‘esempio di Gesù autorizzava (9, 43), vi si osservavano le prescrizioni legali, si assumevano persino pratiche di pietà supererogatorie ( 18, 18; 21, 23 s), e non mancavano tra i fedeli dei fautori zelanti della legge (21, 20). 2. Ma un nuovo problema venne a porsi quando dei pagani incirconcisi aderirono alla fede senza passare attraverso al giudaismo. Pietro stesso battezzò il centurione Cornelio, dopo Che una visione divina gli ebbe ordinato di Considerare puri coloro che Dio ha purificati mediante la fede ed il dono dello Spirito (Atti 10). L‘opposizione degli zelatori della legge (11,2s) Cadde dinanzi all‘evidenza di un intervento divino (11, 4-18). Ma una conversione in massa di Greci ad Antiochia (11, 20), avallata da Barnaba e Paolo (11,22-26), riaccese la disputa. Osservatori venuti da Gerusalemme, e più precisamente dall‘ambiente di Giacomo (Gal 2, 12), vollero costringere i convertiti all‘osservanza della torah (Atti 15, 1 s. 5). Pietro, in visita alla Chiesa di Antiochia, si destreggiò dinanzi a questa difficoltà (Gal 2.. 11 s). Il solo Paolo si levò per affermare la libertà dei pagani convertiti nei Confronti delle pratiche legali (Gal 2, 14-21). In una riunione plenaria tenutasi a Gerusalemme, Pietro e Giacomo gli diedero infine ragione (Atti 15, 7-19): Tito, compagno di Paolo, non fu neppure costretto alla circoncisione, e la sola Condizione posta alla comunione cristiana fu un‘elemosínà per la Chiesa- madre (Gal 2, 1-10). Vi si aggiunse una regola pratica, destinata a facilitare la comunanza di mensa nelle Chiese di Siria (Atti 15, 20 s; 21, 25). Tuttavia questa decisione liberatrice lasciò sussistere negli zelatori della legge un sordo malcontento nei Confronti di Paolo (cfr. 21,21). III. IL PENSIERO DI S. PAOLO Nel suo apostolato in terra pagana, Paolo ritrova presto questi oppositori giudeo-cristiani, specialmente in Galazia dove hanno organizzato sulle sue orme una contromissione (Gal 1, 6 s; 4, 17 s). Ciò gli offre l‘occasione di esporre il suo pensiero sulla legge- 1. Paolo è predicatore dell‘unico vangelo. Ora, secondo questo, l’uomo non è giustificato che mediante la fede in Cristo-Gesù e non in virtù delle opere della legge (Gal 2, 16; Rom 3, 28). La portata di questo principio è duplice. Da una parte Paolo denuncia l‘inutilità delle pratiche cultuali proprie del giudaismo - circoncisione (Gal 6, 12) ed osservanze (4, 10); la legge così intesa si riduce alle istituzioni dell‘antica alleanza. Dall‘altra parte Paolo Combatte una rappresentazione falsa dell‘economia della salvezza, secondo la quale l‘uomo meriterebbe la giustificazione con la sua osservanza della legge divina, mentre in realtà è giustificato gratuitamente dal sacrificio di Cristo (Rom 3, 21-26; 4, 4 s); qui sono in causa anche i comandamenti di ordine morale. 2. Ciò posto, ci si può chiedere quale fu la ragion d’essere di questa legge nel disegno di salvezza. Di fatto, è incontestabile che essa viene da Dio; benché data agli uomini per mezzo degli angeli, il che è un segno della sua inferiorità (Gal 3, 19), essa è santa e spirituale (Rom 7, 12. 14), è uno dei privilegi di Israele (9, 4). Ma, di per sé, è impotente a salvare l‘uomo carnale, venduto al potere del peccato (7, 14). Anche se la si Considera sotto l‘aspetto morale, essa non fa Che dare la conoscenza del bene e non la forza di compierlo (7, 16 ss), la conoscenza del peccato (3, 20; 7, 7; 1 Tim 1, 8) e non il potere di sottrarvisi: i Giudei che la posseggono e Cercano la sua giustizia (Rom 9, 31), sono peccatori allo stesso titolo dei pagani (2, 17-24; 3, 1-20). Inve£e di liberare gli uomini dal male, essa, per così dire, ve li immerge; li vota ad una maledizione Cui soltanto Cristo può sottrarli prendendola su di sé (Gal 3, 10-14). Tutrice e pedagogo del popolo di Dio in stato d‘infanzia (3, 23 s; 4, 1 ss), essa gli faceva desiderare una giustizia impossibile, per fargli meglio comprendere il suo bisogno assoluto dell‘unico salvatore. 3. Una volta venuto questo salvatore, il popolo di Dio non è più soggetto al pedagogo (Gal 3, 25). Liberando l‘uomo dal peccato (Rom 6, 1-19), Cristo lo libera pure dalla tutela della legge (7, 1-6). Toglie la contraddizione interna che rendeva la coscienza umana prigioniera del male (7,14-25); in tal modo pone fine al regime provvisorio: è il termine della legge (10, 4) perché fa accedere i Credenti alla giustizia della fede (10, 5-13). Che vuol dire Ciò? Che ormai non c‘è più regola di Condotta concreta per coloro che credono in Cristo? Niente affatto. Se è vero che le regole giuridiche e cultuali relative alle istituzioni di Israele sono abrogate, l‘ideale morale dei Comandamenti sussiste, riassunto nel precetto dell‘amore che è il compimento e la pienezza della legge (13, 8 ss). Ma questo stesso ideale si distacca dall‘economia antica. È trasfigurato dalla presenza di Cristo Che lo ha realiz zato nella sua vita. Diventato «legge di Cristo» (Gal 6, 2; cfr. 1 Cor 9, 21), non è più esterno all‘uomo: lo Spirito di Dio lo scolpisce nei nostri cuori quando vi effonde la carità (Rom 5, 5; cfr. 8, 14 ss). La sua attuazione è il frutto normale dello Spirito (Gal 5, 16-23). S. Paolo si pone in questa prospettiva quando delinea un quadro dell‘ideale morale Che s'impone al Cristiano. Può allora enumerare regole di Condotta tanto più esigenti, in quanto hanno come scopo la santità cristiana (1 Tess 4, 3); può persino entrare nella casistica, cercando una luce nelle parole di Gesù (1 Cor 7, 10). Questa legge nuova non è più Come l‘antica. Realizza la promessa di un‘alleanza scritta nei cuori (2 Cor 3, 3).

IV. GLI ALTRI SCRITTI APOSTOLICI

1. La lettera agli Ebrei Considera la legge, cioè l‘economia antica, sotto l‘aspetto del culto. L‘autore conosce le cerimonie che si compiono secondo le sue prescrizioni (Ebr 7, 5 s; 8, 4; 9, 19. 22; 10, 8). Ma sa pure che questa legge non ha potuto raggiungere lo scopo cui mirava, la santificazione degli uomini: la legge non ha portato nulla a perfezione (7, 19). Di fatto non racchiudeva che l‘ombra dei beni futuri (10, 1), figura imperfetta del sacrificio di Gesù; la nuova economia, invece, Contiene la realtà di questi beni, messa alla nostra portata sotto una immagine (10, 1) che li comunica manifestandoli sensibilmente. Perciò, nello stesso tempo che il sacerdozio di Gesù si sostituiva ad un sacerdozio provvisorio, si è prodotto un mutamento di legge (7, 12). E Con ciò si è realizzata la promessa profetica di una legge scritta nei cuori (8, 10; 10, 16). 2. La lettera di Giacomo non parla della legge che sotto l‘aspetto delle sue prescrizioni morali, avallate dall‘insegnamento di Gesù. Così intesa, la legge non è più un elemento dell‘economia antica, ormai abrogata. È la legge perfetta di libertà, alla quale siamo sempre soggetti (Giac 1, 25). Ha come vertice la legge sovrana dell‘amore (2, 8); ma nessuna delle altre sue prescrizioni dev'essere dimenticata, altrimenti si diventerebbe trasgressori e si sarebbe giudicati in base ad essa (2, 10-13; cfr. 4, 11). La nuova legge non è meno esigente per l‘uomo dell‘antica- 3. Nel vocabolario di Giovanni la parola legge designa sempre la legge di Mosè (Gv 1,17.45; 7, 19.23), la legge dei Giudei (7,49.51; 12,34; 18,31; 19, 7), «la vostra legge», come dice Gesù (8,17; 10,34). A quest‘uso peggiorativo si oppone quello della parola «comandamento». Gesù stesso ha ricevuto dal Padre dei comandamenti e li ha osservati, perché sono vita eterna (12, 49 s). Ha ricevuto il comandamento di dare la sua vita, il che Costituisce l‘amore maggiore (15, 13); ora questo Comandamento era il segno stesso dell‘amore del Padre per lui (Gv 10, 17 s). Così pure i cristiani devono a loro volta osservare i comandamenti di Dio (1 Gv 3, 22). Questi comandamenti Consistono nel credere in Cristo (1 Gv 3, 23) e nel vivere nella verità (2 Gv 4). Non sono diversi da quelli di Cristo stesso, la cui dottrina viene dal Padre (Gv 7,16 s): obbedire ai comandamenti di Dio e custodire la testimonianza di Gesù è la stessa cosa (Apoc 12, 17; 14, 12). Perciò Giovanni è attento nel ricordare i comandamenti personali di Gesù. Bisogna osservarli per conoscerlo veramente (1 Gv 2, 3 s), per avere il suo amore in noi (1 Gv 2, 5), per rimanere nel suo amore (Gv 14, 15; 2 Gv 5), così Come egli osserva i comandamenti del Padre suo e rimane nel suo amore (Gv 15, 10). Osservare i comandamenti: ecco il segno del vero amore (Gv 14, 21; 1 Gv 5, 2 s; 2 Gv 6). Tra questi comandamenti ve n‘è uno che è il comandamento per eccellenza, antico e nuovo nello stesso tempo: quello dell‘amore fraterno (Gv 13, 34; 15, 12; 1 Gv 2, 7 s) derivante dall‘amote di Dio (1 Gv 4,21). Con Ciò la testimonianza di Giovanni si Congiunge a quella di Paolo e degli altri evangelisti. Con l‘abrogazione della legge, esautorata dopo che Gesù è stato Condannato secondo le sue prescrizioni (Gv 18, 31; 19, 7), è nata una nuova legge, che è di natura diversa e si collega alla parola di Gesù. Essa rimane per sem pre la regola della vita cristiana.

Autore: P. Grelot
Fonte: Dizionario teologico biblico


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