Abramo


Premessa. Il nome 'adam deriva da 'adamah, terra. Riferito al primo uomo nel libro della Genesi, 'adam è, al contempo, nome generico per indicare l'umanità (cf Gn 1?2) e nome proprio del primo uomo (da Gn 3,17 in poi).

I. Il primo racconto della creazione (cf Gn 1,1-2,3). Il primo racconto della creazione, di sapore babilonese, fu scritto dalla scuola sacerdotale (P) durante o poco dopo l'esilio di Babilonia (VI?V sec. a.C.). Per P, il creato è come un palazzo che Dio preparò per insediarvi ADAM, ossia l'umanità, come re. 'Adam, vi appare come una creatura del tutto speciale, quasi il culmine di tutto il creato. La sua creazione è preceduta da una deliberazione di Dio. « Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra » (1,26). Si è discusso molto sul significato del termine « immagine di Dio » applicato a 'adam. Dal contesto sembra che esso implichi la superiorità di 'adam sul resto del creato, superiorità che lo pone in una relazione del tutto speciale con il Creatore. Ne segue il compito primario datogli da Dio: reggere il creato a nome suo, come suo rappresentante.

La relazione tra 'adam e il regno animale è pacifica. Non si aggrediscono l'un l'altro perché ad ognuno è assegnato il proprio cibo (1,29). Sarà solo dopo il diluvio causato dalla violenza umana (6,5), che Dio, per tener sotto controllo questa violenza, permetterà all'umanità di mangiare pesci, uccelli, animali e l'erba che prima era stata destinata agli animali (9,1?7).

Un'altra considerazione importante è che 'adam in questo primo racconto della creazione è un termine che include ambedue i sessi perché al v. 27 si dice che « Dio creò 'adam a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina lo creò ». Uomo e donna, quindi, hanno la stessa dignità e sono perfettamente uguali davanti al Creatore e davanti al creato verso cui hanno ambedue insieme lo stesso compito di reggerlo. II. Il secondo racconto della creazione (Gn 2,4?3,24), di sapore canaanaico, è attribuito allo Jahvista che, secondo il parere più diffuso, scrisse la sua storia della salvezza all'epoca di Davide e Salomone (X?IX sec. a.C.). Il racconto è costruito a modo di dittico. La prima parte (2,4?25) ci descrive la situazione di 'adam prima del peccato e ci delinea l'immagine ideale dell'umanità secondo il progetto originario di Dio. La seconda parte (3,1?24), raccontando la storia del peccato della prima coppia e le sue conseguenze, ci descrive la realtà dell'umanità peccatrice come la sperimentiamo giorno dopo giorno.

1. 'Adam nel giardino di Eden (Gn 2,4?25). Lo scopo della creazione di 'adam, secondo il racconto Jahvista, è che egli lavori la terra che senza il suo lavoro rimarrebbe un deserto (2,5?6,15). Forse questa è la spiegazione migliore del dominio dato da Dio all'umanità sul creato: reggere il creato significa svilupparlo secondo il progetto di Dio. Certo, anche qui, come già nel primo racconto, Dio crea tutto per 'adam, perché 'adam possa vivere contento. Però qui risalta maggiormente la reciprocità tra 'adam e il resto del creato: sono fatti l'uno per l'altro. Questa intima relazione tra 'adam e il creato appare anche dal fatto che 'adam è tratto dalla terra, 'adamah (2,7), proprio come gli animali e gli uccelli (2,19).

Eppure 'adam è superiore al resto del creato tanto che non si trova nessuna creatura che gli possa stare dinanzi da uguale e che soddisfi il bisogno più intimo insito nel suo cuore, di vivere una relazione personale con un altro essere (2,18?20). Questo vuoto lo può riempire soltanto un essere formato dal suo stesso corpo, cioè proprio uguale a lui, della sua stessa natura diremmo noi. Questo è un altro modo per ribadire l'idea già espressa nel primo racconto che l'uomo e la donna nel progetto di Dio godono della stessa dignità e sono perfettamente uguali e complementari.

2. Il peccato di 'adam (Gn 3,1?24). Su questo sfondo idillico appare un altro elemento, il serpente, che seduce la donna e per mezzo suo induce l'uomo a trasgredire il comando di Dio. L'uomo e sua moglie sono accecati dal desiderio di mangiare dall'albero proibito, tanto che esso diventa ai loro occhi un albero come tutti gli altri, « buono da mangiare e gradito agli occhi » (2,6; cf 2,9). Così trasgrediscono il comando di Dio. Le conseguenze sono disastrose. In primo luogo, la relazione con Dio, che prima doveva essere intima e amichevole, ora è tutta segnata dalla paura e da un forte senso di indegnità (3,8). Inoltre, si è guastata anche la perfetta comunione che esisteva prima tra l'uomo e la donna. A. getta sulla moglie la responsabilità per ciò che è accaduto (3,12) e le dà un nome proprio come aveva fatto prima con gli animali (3,20; cf 2,19?20). Nella mentalità biblica questo è segno di autorità e di superiorità. Anche la relazione di 'adam con il resto del creato è viziata per conseguenza del peccato (3,17?19).

Eppure Dio non dimentica la sua creatura che lo ha disobbedito. Vestendo A. ed Eva con tuniche di pelli (3,21), Dio mostra di avere ancora cura di loro e che, malgrado il peccato, 'adam conserva ancora una certa dignità.

Conclusione. A. in quanto rappresentante dell'umanità, ci indica la nostra vocazione fondamentale quali membri della famiglia umana. Creati ad immagine di Dio, l'uomo e la donna sono chiamati a vivere in comunione con il Creatore, tra di loro e con il resto del creato che devono reggere e sviluppare quali suoi rappresentanti e collaboratori. Questa sublime vocazione è sempre minacciata dal peccato che ci fa perdere di vista la nostra creaturalità per diventare, al posto di Dio, padroni assoluti della nostra vita, nonché degli altri e del creato strumentalizzandoli secondo il nostro capriccio. Cristo, facendosi uomo e offrendosi vittima per la nostra salvezza, ha elevato la vocazione originaria dell'umanità. Configurandosi a lui, nuovo A., l'uomo trova la sua compiutezza nel donarsi a Dio e ai fratelli ed è chiamato a diventare partecipe della natura divina (cf 2 Pt 1,4) e una sola cosa con i fratelli (cf Gv 17,22?23).

Bibl. G. Barbaglio, Uomo, in NDTB, 1590?1609; J. Barr, The Image of God in the Book of Genesis. A Study in Terminology, in Bulletin of the John Rylands University Library of Manchester, 51 (1968?69), 11?26; Id., Man and Nature. The Ecological Controversy and the Old Testament, in Ibid. 53 (1972?73), 20?22; D. Barsotti, s.v., in DES I, 18?20; U. Bianchi, Adamo e la storia della salvezza, in Aa.Vv., L'uomo nella Bibbia, Milano 1975, 209?223; Id., Prometeo, Orfeo, Adamo. Tematiche religiose sul destino, il male, la salvezza, Roma 1976; M. Gilbert, Soyez feconds et multipliez, in NRTh 96 (1974), 729?742; A.J. Hauser, Genesis 2?3: The Theme of Intimacy and Alienation, in Art and Meaning: Rhethoric in Biblical Literature (ed. D.Y.A. Climes, D.M. Gun, A.Y. Hauser), Sheffield 1982, 20?36; F. Maass, « 'Adam », in GLNT I, 161?186; I. Onings, s.v., in DSAM I, 187?195; A. Soggin, Testi chiave per l'antropologia dell'AT, in Aa.Vv., L'antropologia biblica, Napoli 1981, 45?70; A. Stolz, Teologia della mistica, Brescia 1940; W. Vogels, L'être humain appartient au sol. Gen 2,4b?3,24, in NRTh 105 (1983), 515?534; C. Westermann, s.v., in DTA I, 36?49.


Autore: A. Vella
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)
Visite: 216