Accecamento spirituale


I. Nozione. L'a. è l'incapacità, in qualche modo colposa, di vedere il vero e il buono. Questa a. si manifesta come peccato oppure come risultato del peccato.

II. Nella Scrittura. Secondo il Deutero?Isaia, i capi di Israele soffrono di a. perché sono egoisti, avidi e pigri (56,10). Questo li rende ciechi alla verità di Dio: « Stupite pure così da restare sbalorditi, chiudete gli occhi in modo da rimanere ciechi... Poiché il Signore ha versato su di voi (i profeti) uno spirito di torpore, ha chiuso i vostri occhi, ha velato i vostri capi » (29,9?10). Sono ciechi perfino al loro a.: « Acceca gli occhi (di questo popolo) e non veda con gli occhi... né si converta in modo da essere guarito » (6,10). L'AT, spesso, descrive l'a. in un contesto giuridico, istruendo così i giudici: « Non farai violenza al diritto, non avrai riguardi personali e non accetterai regali perché il regalo acceca gli occhi dei saggi e corrompe le parole dei giusti » (Dt 16,19). « Il dono acceca chi ha gli occhi aperti e perverte anche le parole dei giusti » (Es 23,8). Dio acceca i giudici corrotti ponendo un velo sopra i loro volti (cf Gb 9,24).

Nel NT il ritenersi giusti e l'ipocrisia portano all'a. Paolo ammonisce quelli che si chiamano giudei: « Sei convinto di esser guida dei ciechi, luce di coloro che sono nelle tenebre, educatore degli ignoranti, maestro dei semplici perché possiedi nella legge l'espressione della sapienza e della verità.... ebbene, come mai tu che insegni agli altri non insegni a te stesso? Tu che predichi di non rubare, rubi? Tu che proibisci l'adulterio, sei adultero? » (Rm 2,19?23). L'amore del mondo può causare l'a.: « Il dio di questo mondo ha accecato la mente incredula perché non vedano lo splendore del glorioso vangelo di Cristo » (2 Cor 4,4). Un'altra causa è l'assenza delle virtù cristiane di sapienza, temperanza, fede, bontà, controllo di sé, pazienza, pietà, amore fraterno... Chi, invece, non ha queste cose è cieco, è miope (cf 2 Pt 1,9). E ancora, l'a. ci rende ciechi alla nostra stessa cecità. L'Apocalisse narra dell'angelo della Chiesa di Laodicea che dice a se stesso: « Sono ricco, mi sono arricchito, non ho bisogno di nulla », ma non riconosce « di essere un infelice, un miserabile, un povero cieco e nudo » (3,17). Gesù si rivolge agli scribi e ai farisei chiamandoli guide cieche, ipocriti... « Trasgredite... la giustizia, la misericordia, la fedeltà. Queste cose bisognava praticare senza omettere quelle. Ipocriti... pulite l'esterno del bicchiere e del piatto, mentre all'interno sono pieni di rapina e di intemperanza... ipocriti, rassomigliate a sepolcri imbiancati: essi all'esterno sono belli al vedersi, ma dentro sono pieni d'ossa di morti e di ogni putredine » (Mt 23,23?27). « Sono ciechi e guide di ciechi. E quando un cieco guida un altro cieco tutti e due cadranno in un fosso » (Mt 15,14). « Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e allora potrai vederci bene nel togliere la pagliuzza che è nell'occhio di tuo fratello » (Lc 6,42). Gli scritti giovannei considerano l'a. nel contesto della luce e delle tenebre. L'amore e la luce vanno insieme e sono opposti alla mancanza di amore e all'oscurità (cf 1 Gv 2,11). Gesù usa le parole del Deutero?Isaia (Is 6,10): « (Dio) ha reso ciechi i loro occhi e ha indurito il loro cuore perché non vedano con gli occhi e non comprendano con il cuore e si convertano e io li guarisca » (Gv 12,40).

Nel NT, e soprattutto negli scritti di Giovanni, l'a. fisico spesso ha un aspetto metaforico e in qualche modo simbolico. Dopo la guarigione del cieco nato (cf Gv 9) e dopo che i farisei hanno rifiutato di accettare il fatto della guarigione dell'uomo, Gesù dice: « Sono venuto in questo mondo per giudicare, perché coloro che non vedono vedano e quelli che vedono diventino ciechi » (Gv 9,39). I farisei gli chiedono se anche loro sono ciechi. Risponde: « Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite noi vediamo, il vostro peccato rimane » (Gv 9,41). La Bibbia descrive la salvezza messianica come la guarigione dall'a., come luce per i ciechi; Gesù cita il libro di Isaia (61,1?2), « Mi ha mandato... per dare la vista ai ciechi » (Lc 4,18). Il libro dell'Apocalisse consiglia alla Chiesa di Laodicea di « comprare da me... un collirio per ungerti gli occhi e ricuperare la vista » (3,18). E specifica il rimedio sicuro per l'a.: la conversione del cuore, « Mostrati dunque zelante, ravvediti. Ecco, sto alla porta e busso » (3,19?20).

III. A. e conversione ? L'a., allora, trova la guarigione attraverso la grazia della conversione e questa avviene mediante la misericordia di Dio. Tommaso d'Aquino afferma che l'a. può essere sanato solo dalla misericordia divina.1 L'a. si verifica quando ci si attacca al male e si resiste alla luce di Dio: Dio ritira la luce della sua grazia da quelli nei quali trova degli ostacoli seri ed è in questo senso soltanto che possiamo dire che Dio causa l'a.2 In breve, Gesù dimostra che con la sua venuta non vi può essere più alcuna cecità di sorta: il regno di Dio, la salvezza, ossia la riappacificazione tra l'uomo peccatore, quindi cieco, e Dio, tre volte santo, è avvenuta. Ormai è iniziata un'epoca nuova e l'uomo, recuperata la vista, può tendere con tutto se stesso a Dio, luce infinita.

Note: 1 STh I?II, q. 79, a. 4; 2 Ibid., I?II, q. 79, a. 3.

Bibl. A. Legrand, s.v., in DSAM I, 1175?1176; E. Mangenot, Ignorance, in DTC VII, 731?740; L. Sentis, Saint Thomas d'Aquin et le mal, Paris 1922.


Autore: R. Faricy
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)
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